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Takasugi-an: a sfiorare il cielo

È sorretta da due tronchi di castagno segati, senza radici. Ci si può accedere solo attraverso una scala non fissata: oscilla.
Non vi è alcuna rete di sicurezza, scegliere di raggiungerla è un atto di fiducia, di abbandono. È una sala da tè unica al mondo, si chiama Takasugi-an.
È un progetto partorito dalla mente di Terunobu Fujimori, un architetto e storico dell’architettura giapponese. Egli ha realizzato alcuni tra gli edifici più originali e audaci del Giappone, molti dei quali sono delle sale da tè.


Takasugi-an si trova a Chino, nella prefettura di Nagano, sull’Honshu, l’isola più grande del Giappone. Chino conta circa 57.000 abitanti e, tra le altre cose, è la casa del più antico tesoro nazionale: la Venere di Jomon.
A metà percorso ci si tolgono le scarpe, all’interno il pavimento è costituito da stuoie di bambù. La superficie corrisponde all’estensione di circa quattro tatami.
C’è una sola finestra, che richiama volutamente il tradizionale kakejiku, ossia la pergamena in seta e carta di riso dipinta a mano che rappresenta l’espressione artistica più diffusa nel Sol Levante e che spesso è un elemento caratterizzante delle case da tè. I kakejiku, attraverso i paesaggi raffigurati, servono ad indicare solitamente nei luoghi dove si serve il tè il periodo dell’anno corrente. La finestra di Takasugi-an mostra non solo i cambiamenti ciclici delle stagioni, attraverso una straordinaria tavolozza di colori, ma anche le trasformazioni della città di Chino. E in lontananza, si scorge il primo progetto di Fujimori: il Jinchokan Moriya Historical Museum.


Un rifugio che ambisce a sfiorare il cielo è un sogno che abita in ciascuno di noi; tutti hanno desiderato almeno una volta di possedere una casa sull’albero. Immergendosi in maniera completa nei suoni e negli odori della natura, si conquista la possibilità di conciliarsi con la parte più arcaica di se stessi, con l’origine.
Fujimori realizza con questa sala da tè un’estensione del proprio corpo, un inno ad una semplicità ruvida in cui risiede l’equilibrio tra quiete, misura, raffinatezza e armonia. Perché la vera bellezza trasuda dall’essenzialità, perché la casa del tè sia anche casa per l’anima.


L’acqua per il tè viene scaldata su un focolare a fiamma libera, utile anche a scaldarsi nei mesi più freddi. Il più delle volte si prepara del tè Matcha, accennando un Chanoyu intimo e frugale. Certamente due dei quattro principi fondamentali della cerimonia giapponese si realizzano in modo pieno nel Takasugi-an: Wa, armonia tra le persone e con la natura e Jaku, tranquillità e pace della mente, espresse in una condizione in cui l’anima rimane aperta.


L’assenza di qualunque altro oggetto o ornamento è voluta, favorisce la rappresentazione del vuoto a cui la meditazione Zen si ispira. L’assenza di contenuto lascia spazio al pensiero, alla contemplazione e alla purificazione dei sensi.
L’isolamento è imprescindibile per incentivare l’allontanamento dalla materialità della vita quotidiana e solo in questo modo ci si innalza, si arriva a lambire le nuvole.



“Sugli alberi noi trascorrevamo ore ed ore. Per il piacere di arrivare più in alto che si poteva e trovare bei posti dove fermarci a guardare il mondo laggiù, e fare scherzi e voci a chi passava sotto“. (I. Calvino – Il barone rampante)