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Mostra Antiche Camelie della Lucchesia: il tè italiano

È risaputo: l’Asia da sempre è il maggior produttore ed esportatore di tè, sia verde che nero. India, Cina (con Taiwan) e Ceylon costituiscono la metà del mercato mondiale e producono circa 820.000 tonnellate di tè all’anno.
In Europa, le isole Azzorre erano considerate l’unico tentativo andato a buon fine: sull’isola di Sao Miguel, “piantagioni di tè Gorreana” dal 1883 si dedica a questa attività e da 5 generazioni mantiene  le tecniche più  tradizionali di coltivazione.
Negli ultimi 20 anni però, con grande sorpresa, Sant’Andrea di Compito, un piccolo paese in provincia di Lucca, si è guadagnato il titolo di secondo produttore europeo di tè e unico produttore italiano. L’idea appartiene a Guido Cattolica, responsabile per la Toscana della Società Italiana della Camelia e attualmente anche consigliere dell’Associazione Italiana Cultura del Tè.
Nel 1987 attraverso l’Orto Botanico di Lucca furono trovati i semi provenienti dalla Cina e si decise di farli germinare: giovani piantine videro la luce e furono messe a fissa dimora in alcuni filari in un terreno lungo il Rio Visona. Sia per il tipo di terreno che per l’acqua, il territorio di Sant’Andrea di Compito presenta caratteristiche idonee alle camelie di cui, come sappiamo, il tè è una specie. Nel 1990 fu effettuato manualmente il primo raccolto destinato a ottenere tè verde; ad oggi i tipi di tè dell’impianto compitese sono tre: tè verde “Polvere di Giada”, tè semi-fermentato “Opale” e tè nero “Tè delle tigri”. Pare che ciascuno di essi abbia partecipato a concorsi internazionali, posizionandosi intorno al 12° posto su un totale di circa 60 partecipanti.
 


In occasione della ventesima edizione della Mostra Antiche Camelie della Lucchesia, sabato 21 marzo è stata data la possibilità di visitare personalmente la piantagione del Sig. Cattolica e l’esperienza si è rivelata bellissima, di grande fascino e interesse.
Nella piantagione i raccolti sono annuali e la quantità di tè prodotto, considerata ancora a livello amatoriale, è minima: circa 1400 piante per 5 kg di tè in totale.
Recentemente l’esperimento è stato allargato con altri due impianti di 300 nuove piante, presso il vivaio dell’Antica Chiusa Borrini, con la speranza di riuscire ad ottenere nei prossimi anni una produzione di 10 kg di tè al massimo.
Il Sig. Cattolica si occupa personalmente della vendita del suo tè, non intende concederne la distribuzione a terze persone, né ad attività commerciali di alcun tipo. L’unico modo per assaggiare le sue foglie è recarsi in Toscana e bussare alla sua porta.
 

La Mostra delle Antiche Camelie ha riservato al tè italiano un ruolo privilegiato che ha conciliato la visita guidata alla piantagione, i racconti del Sig. Cattolica e la vendita di poche confezioni del tè (5 euro per ciascuna scatolina da 10 g), unite alle piantine e ai semi della Camelia Sinensis, riservati a chi avesse voglia di godere del fiore sul proprio balcone.
 


L’emozione di trovarsi immersi in un verde accecante, avvolti e penetrati da una freschezza sconosciuta, è stata netta. Stabilire un contatto così ravvicinato con la propria passione più grande, è occasione di rara soddisfazione.
Ascoltare il Sig. Cattolica è stato piacevole e condividere le esperienze personali con quelle degli altri presenti è stato istruttivo. Inoltre, spostandosi di qualche centinaia di metri, percorrendo i suggestivi vicoli del borgo, siamo stati testimoni della dimostrazione della cerimonia cinese del tè gongfu cha.

Delle tre qualità prodotte, l’unica a cui, a mio parere, riconoscerei una certa personalità è il tè semi-fermentato, che ha un aroma definito e genera un liquore più convinto rispetto agli altri. È piacevolmente aromatico, al contrario del tè verde che produce un liquore molto scuro e ha un sapore debole e indefinito.
È un peccato che il Sig. Cattolica abbia scelto di frantumare le foglie dei suoi tè e di proporle in bustine-filtro, per di più non sigillate ermeticamente: il packaging andrebbe forse riconsiderato e sarebbe conveniente lasciare le foglie intere, soprattutto per l’Oolong la cui caratteristica principale è la foglia lunga, arricciata, che si gonfia considerevolmente durante l’infusione. Frantumando le foglie si perde la possibilità di valutare le sfumature di colore, o la presenza di tips dorati che spesso distinguono le migliori qualità; in più, a parità di peso, nei tè sminuzzati è esposta all’aria una maggiore superficie, per cui le perdite di aroma risultano più pronunciate.
 


Al di là di ogni considerazione, rimane una bella conquista, una grande prova di coraggio e abilità.
Che il tè italiano trovi una collocazione nel mercato mondiale oppure no, per noi è motivo di grande orgoglio e sicuramente ha già trovato una collocazione nel cuore. 
 

Qui trovate altre fotografie della Mostra e altri particolari degli eventi dedicati al tè.