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Una piccola porzione di cielo

C’è una piccola porzione di cielo in una stradina del centro di Firenze, dove varie declinazioni dell’arte e della cultura si esprimono a metà tra l’impronta francese e marocchina. È un luogo la cui anima è rappresentata dalla manualità, dalla preziosità dell’ingegno. Un posto dove la creatività si intreccia con la storia, dove l’accoglienza ha forme variopinte.
Come da antica tradizione delle botteghe fiorentine,  anche qui le giornate si trascorrono lavorando e intrecciando legami, scambi.

Derb significa quartiere e, come accade in quelli di molte città, la gente si incontra, chiacchiera, mangia, beve, compra.
Il progetto ruota intorno ad un originale laboratorio orafo, racchiuso tra pareti di vetro, dove la giovane proprietaria crea collezioni di gioielli in argento e pietre dure, ispirandosi ad uno stile arabo contemporaneo. Intorno a queste pareti di vetro si fluttua tra abiti artigianali realizzati con stoffe tradizionali magrebine, libri e riviste francesi e arabe, utensili di artigianato marocchino e tavoli e cuscini dove ci si può accomodare per sorseggiare un tè o cenare.

Le pareti di vetro del laboratorio orafo sono emblematiche dello spirito di questo luogo: mostrare significa conoscere, compartecipare. Così mentre si sfoglia un libro di ricette di cucina etnica, si attende di gustare un tajine e si osserva il sapiente lavoro di tecnica di lavorazione orafa, godendo della fusione di tradizioni e saperi.
La taverna al piano interrato, suggellata da contorni di pietra viva e luci soffuse, accoglie eventi culturali di ogni tipo e funge da spazio espositivo riservato a fotografia, pittura e scultura.

In Marocco l’infusione del più tipico dei prodotti nazionali è l’elemento fondamentale per alimentare calde chiacchiere e condividere problemi e preoccupazioni insieme ad amici e parenti. Il rito del tè riveste grande importanza: ogni casa marocchina possiede almeno un vassoio da tè pronto per essere mostrato agli ospiti e Al-Gayem (si chiama così l’incaricato a servire il tè) deve mostrarsi pulito, cortese, educato, ben vestito e deve dimostrare di saper intrattenere gli ospiti con poesie o racconti.
Dunque anche da Derb non poteva mancare la riproduzione dell’affascinante rituale di accoglienza, sinonimo anche di gradimento della visita e di disponibilità alla conversazione.
La carta dei tè è ristretta, si può scegliere tra tè alla menta, miscele speziate, tè con pinoli o mandorle ed essenza di geranio e alcune tisane. Il classico e ormai noto tè alla menta è proposto con la giusta base di tè verde cinese Gunpowder, dal caratteristico retrogusto spiccatamente tannico. Arriva al tavolo già pronto, accompagnato da una manciata di mandorle pelate e versato in modo coreografico nel bicchierino di vetro posato sul tavolo, tenendo la teiera d’acciaio molto in alto al fine di ossigenarlo. Normalmente dopo questa operazione si forma una leggera schiuma in superficie e, in circostanze meno pubbliche, questa viene applaudita come quando nella nostra cultura, durante le feste, si stappa una bottiglia nel metodo classico.
La menta fresca sprigiona un ottimo profumo, il tè è molto zuccherato come secondo la tradizione, ma avrei preferito avere la possibilità di vedere le foglie e potermi occupare personalmente dei tempi di infusione.

Sul piano culinario purtroppo le aspettative sono disattese: il servizio è lento e il cous cous vegetariano delude a causa di una evidente insipidezza. Il tajine di pollo alle olive e au citron confit in realtà non ha alcun sentore agrumato e la scelta delle olive sott’aceto risulta assai infelice. Infine, l’hummus ha tradito il suo delizioso sapore originario di ceci, cedendo il passo a troppe spezie aggiunte in quantità eccessiva e le verdure crude che lo accompagnano sono arrivate a tavola troppo fredde.
Tutte le carni servite sono halal, ma la stessa accuratezza non è riservata alla realizzazione e al servizio di tutti i piatti, per altro affatto economici.
Certo sono aspetti comprensibili se si considera che la formazione della gentile e simpatica proprietaria è più vicina agli studi di storia dell’arte, alla passione per l’oreficeria e per il design.

Nel complesso, l’idea è molto apprezzabile, le intenzioni sono lodevoli. Forse sarebbe più conveniente restringere il campo di azione, concentrare l’attenzione su meno aspetti per non rischiare di esaltarne alcuni a discapito di altri.
La piccola porzione di cielo però, mantiene comunque intatto il suo fascino azzurro.




Derb
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