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Natale e tè da Doozo

Sabato 18 dicembre 2010, dalle ore 11.30 alle 19.00, presso Doozo Art Books & Sushi, sarà allestito da artiste giapponesi un mercatino di artigianato. Si potranno gustare anche tipici piatti giapponesi e tè verde.

Per informazioni:
Doozo – via Palermo 51/53, Roma
tel. 064815655
email: info@doozo.it

Dulcis Caffè

La natura è capace di spettacoli straordinari, ne ho avuto conferma visitando la Sardegna. Una terra affascinante, che in ogni cosa esprime passione nei confronti della tradizione. Cucina, artigianato, musica, lingua, monumenti, simboli: tutto è unico. Anche il mare.

 


Su reposu est pius saboridu pustis de su trabagliu (Il riposo è più gradito dopo la fatica), recita la saggezza popolare locale. Difatti l’approdo a questa sala da tè è giunto graditissimo dopo una giornata trascorsa a camminare per le vie di Cagliari.
 

La tentazione di sorseggiare una tazza tiepida in prossimità del mare è molto forte e Dulcis Caffè è sembrato subito un rifugio piacevole.
Lo affianca il ristorante di Luigi Pomata, giovane cuoco emergente, proprietario di entrambi i locali; insieme propongono una vasta offerta di sapori: ostriche, champagne, vino, sushi, specialità di pesce, aperitivi, piccola pasticceria, caffè e tè.
Sul terrazzo l’atmosfera è placida, si gode di un bel silenzio. L’ora è quella tipica del tea time, ma il cameriere si stupisce quando gli chiedo una tazza di tè.
L’accoglienza è cortese e attenta, l’ordine e la pulizia esaltano il design essenziale dell’arredamento.
La carta dei tè non è granché ricca, ma esibisce gran parte delle tipologie di tè esistenti sul mercato: English Breakfast, Lapsang Souchong, qualche tè nero aromatizzato, Assam, Ceylon e un paio di Darjeeling. I tè verdi ne escono penalizzati purtroppo, se ne scorge appena uno aromatizzato al limone e zenzero. Il costo medio di ciascuna tazza si aggira intorno ai 4,00 euro.
Peccato imbattersi nell’errore (sempre più comune) di definire il Rooibos “tè rosso”, denota un approccio superficiale e scarsa conoscenza della materia.
 

Gli accessori sono graziosi, bella la scelta della teiera in ghisa e della tazza in ceramica chiara. Ahimè, le foglie giungono al tavolo già infuse da un tempo indefinito e il risultato è pressoché imbevibile. Per di più, la temperatura dell’acqua è troppo alta per un tè verde e la quantità è eccessiva per circa 300 ml.
Prendendo tra le dita alcune foglie risulta evidente che nella totalità sono spezzate e questo senza dubbio depone a sfavore della qualità del tè.
Certo l’entusiasmo si spegne e lascia spazio alla delusione; fortunatamente il caffè shakerato di chi mi accompagna è accettabile.
L’intenzione è buona, l’impegno è discreto, la volontà c’è tutta e questo è da premiare, soprattutto se si considera che in questa regione la cultura del tè stenta ancora a prendere piede.
È apprezzabile la scelta di utilizzare le foglie sfuse piuttosto che le consuete bustine industriali, ma se non si acquisisce il giusto metodo di preparazione e non si seleziona un valido fornitore, si rischia di vanificare tutto.
Pagando il conto e scambiando qualche parola con il cameriere, mi permetto di suggerirgli qualche piccolo accorgimento: la sua disponibilità lascia sperare bene.

Una sala da tè allestita su un terrazzo affacciato sul mare è cosa molto rara, e all’unicità di questa idea bisogna dare merito. Lasciamo che trascorra un po’ di tempo e auguriamoci che l’esperienza faccia il suo corso. 

Dulcis Caffè
viale Regina Margherita 14 – Cagliari
 

*In seguito al commento del lettore emilio, che ha mosso qualche dubbio sui diritti di proprietà del locale recensito, pubblico un’importante rettifica.
È stata mia premura contattare direttamente il Sig. Luigi Pomata tramite email, cito testualmente: “Il ristorante Luigi Pomata è mio e di mio cugino ed io sono sempre presente, non saltuariamente ma costantemente, eccetto quando sono impegnato in trasmissioni televisive, conferenze, catering, ecc…
Comunque c’è il mio staff storico, ossia le stesse persone che cucinano e servono anche quando ci sono io.
Il locale accanto invece, chiamato Dulcis Caffè, dal dicembre 2007 non è più di mia proprietà, né la gestione della cucina, né l’organizzazione
“.
Ringrazio il Sig. Pomata per la disponibilità e il chiarimento, e allo stesso modo ringrazio emilio per avermi permesso di correggere un’informazione in parte errata.

Pasqualina

Ha un nome buffo, insolito per una sala da tè.
Si chiamava così la moglie di colui che ne ha fondato le origini: Pasqualina Locatelli.

La Pasqualina segue le orme della tradizione familiare, che dal 1912 si prende cura dei clienti in maniera appassionata e sincera.
Si trova ad Almenno San Bartolomeo, un piccolo paese in provincia di Bergamo (e da circa un anno ha aperto anche nel centro di Bergamo stessa); Pasqualina e Pietro ne avevano fatto un’osteria e, dopo quasi cento anni, Riccardo Schiavi la trasforma in una deliziosa sala da tè.

Almenno San Bartolomeo
Verde, bianco e legno chiaro: questi sono i colori che compongono l’ambiente, vestendolo di luce e armonia.
Frequentata da persone di ogni età, La Pasqualina dispone di un personale giovane, costituito per la maggior parte da donne, molto cortesi, disponibili, efficienti.
La carta dei tè è assai ricca e propone un numero maggiore di tè naturali rispetto alle solite miscele aromatizzate. Il percorso è suddiviso in aree geografiche e a ciascun Paese è associato un breve paragrafo contenente informazioni utili e interessanti.
È possibile acquistare tutti i tè in confezioni da 100 g, per rinnovare il piacere stando comodamente sul proprio divano.
Cina, Taiwan, India, Ceylon, Giappone, Corea, Kenya, Java, qualche miscela aromatizzata con ingredienti semplici e una piccola selezione di infusi e tisane.  Il valore aggiunto è dato dal fatto che per i Darjeeling sono specificati anche i tipi di raccolti.
Un’idea curiosa, che senza dubbio colpisce e incuriosisce i clienti, è “Un tè per ogni ora: i consigli della Pasqualina”. In questa parte del menu si scoprono scelte coerenti e precise dedicate a chi non conosce bene la bevanda e ha voglia di lasciarsi guidare. Le proposte sono essenzialmente quattro: tè del mattino e da colazione, tè del pomeriggio e da pasticceria, tè della sera e tè dello spirito e delle grandi occasioni.
Il servizio è buono: il tè arriva in una piccola teiera di ghisa, posta su un vassoio insieme ad una tazza di stile occidentale di ceramica bianca, pochi biscotti al burro e due tipi di zucchero in cristalli.
È apprezzabile la scelta della tazza bianca, in quanto permette di vedere l’autentico colore del liquore e la cosa denota attenzione e sapienza. Tuttavia, per un puro capriccio estetico, in nome di una maggiore completezza, sarebbe stata forse più adatta una ciotola bianca giapponese che assecondasse lo stile della teiera.


Ho scelto un Gyokuro Tanabe, un tè verde naturale giapponese di pregiata qualità, perché trovo sia un valido biglietto da visita per una sala da tè. L’aroma è molto fresco e intenso, richiede una temperatura dell’acqua molto bassa e un tempo di infusione molto breve: può essere facile sbagliare. Invece il liquore ha la giusta temperatura, l’aroma spiccatamente erbaceo tipico del Gyokuro e non si rivela affatto amaro, a dimostrazione del fatto che i tempi di infusione sono stati rispettati. Peccato non vedere le foglie.
Qualora desideriate accompagnare la vostra tazza con del cibo salato, il menu vanta una vasta gamma di focacce e pani preparati con farine di diverso tipo, variamente farciti e serviti insieme ad una salvietta umida e agrumata per detergere le mani.

Una piccola esposizione di teiere di ghisa conquista lo sguardo sulla via dell’uscita; la selezione è raffinata, i prezzi decisamente accessibili e il certificato Iwachu  ne garantisce la manifattura giapponese e l’indiscutibile qualità.

Ma La Pasqualina non intende limitarsi solo al tè; soddisfa anche i desideri dei più golosi, cimentandosi nella realizzazione di torte da credenza, di un ottimo gelato e del cioccolato arricchito con spezie naturali: tutti preparati artigianalmente con ingredienti freschi e di stagione.
Al gelato, che Riccardo Schiavi definisce “Un desiderio che si scioglie in bocca”, è stato dedicato un menu speciale, accompagnato da bellissime fotografie, un’introduzione curata e la predilezione per ingredienti naturali acquistati direttamente dai coltivatori.


La cura e l’attenzione si dimostrano anche considerando i bisogni di ciascuno e non trascurando alcuna esigenza; pertanto, a tutti coloro che sono costretti a fare i conti con qualche chilo di troppo, La Pasqualina dedica una serie di centrifughe di verdura e frutta dai gusti intriganti, con l’indicazione precisa delle calorie.

Riccardo Schiavi ha creato un luogo dove si può trascorrere piacevolmente l’intera giornata, dalla colazione all’aperitivo; un luogo dove si chiacchiera amabilmente e ci si avventura in percorsi olfattivi e gustativi affascinanti. Un posto dove le ore si sciolgono nel tepore di un ritmo calmo.
Quello che rimane è una bella sensazione, unita sicuramente alla voglia di tornare.

Pasqualina
via Papa Giovanni XXIII, 39
Almenno San Bartolomeo (BG)
Tel. 035540040
email: info@lapasqualina.it

Bar Pasticceria Taveggia

Taveggia è una pasticceria storica di Milano, di raffinata bellezza. È un luogo che ha contribuito a tracciare il percorso di crescita della città e la formazione delle sue classi dirigenti; un posto molto noto, ambito, frequentato soprattutto da persone eleganti.
Era il ritrovo prediletto di Maria Callas e di altri personaggi colti e prestigiosi. I più nostalgici rammentano uno straordinario budino di riso e il migliore dei cappuccini.

Fondato da Fermo Taveggia nel 1909, nel 1997 l’insegna fu ceduta, dopo trent’anni di successo e consensi, dalla famiglia Carnelli al libanese Roland Hokayem.
A fine settembre 2006 il bar chiuse per fallimento, pare a causa di debiti, e in seguito ad una mobilitazione corale furono riaperti i battenti dopo circa un anno.
I nuovi titolari hanno rilevato le mura, mentre il nome Taveggia appartiene alla società americana Quality Tradition.
Un cammino complicato dunque, che rafforza senza dubbio il valore storico del luogo.

Le vetrine e il bancone sono quelli originali del 1909 e ancora oggi si rimane ammirati dalla preziosità dei legni e dalle splendide decorazioni.
Anche la sala da tè conserva l’atmosfera di inizio Novecento ed è arredata in stile decò, è ampia e molto luminosa. Salottini, poltroncine, cristalli e lampadari scenografici sorprendono per la loro estrema eleganza.
Teiera e tazze sono di porcellana bianca, personalizzate, e un bellissimo samovar è posto al centro della sala.
Il personale che si occupa del tè è gentile, estremamente curato nell’abbigliamento, nel portamento. E vergognosamente incompetente.
Non esiste una carta dei tè, non c’è un menu e di conseguenza non esiste un elenco degli infusi, né tantomeno i relativi prezzi. Il tutto viene cortesemente esposto oralmente dalla giovane cameriera che elenca un Earl Grey, un Gunpowder, una miscela non bene identificata chiamata Giardini di Sicilia, un Darjeeling e alcuni infusi di frutta.
Assaggiando i Giardini di Sicilia e chiedendo maggiori chiarimenti in merito alla base del tè in questione, ottengo una risposta imbarazzante: «È un tè sempre italiano».
L’acqua è eccessivamente calda e le foglie sono racchiuse in filtri confezionati artigianalmente e impreziositi da pizzi e merletti.
La teiera viene servita con la bustina già immersa da un tempo non definito e il risultato è una tazza incerta, dal sapore pessimo e dall’aroma inesistente. Il costo è di 6,00 euro e qualora avessi voluto acquistare lo stesso tè in una scatola di latta da 50 g, sarei arrivata a spenderne 18,00.
18,00 euro per 50 g di una miscela di tè aromatizzato.
36,00 euro per 100 g di una miscela aromatizzata a base di un tè non identificato.
Una cosa indecorosa, una truffa indegna.
Nei negozi specializzati, in ogni parte d’Italia, 50 g di una qualsiasi miscela aromatizzata non supera mai i 5,00 euro. Mediamente 18,00 euro è la cifra che si è disposti a pagare per 50 g di un tè naturale di ottima qualità, di raffinata lavorazione e di accertata provenienza.

Quello che resta è un’amara delusione, un profondo disagio. Una rabbia che non viene lenita nemmeno dalle scorze d’arancia ricoperte di cioccolato dal sapore acidulo e sgradevole che concludono degnamente l’avventura al Taveggia.

«Il futuro ha il sapore antico, per questo, alla base di tutti i nostri prodotti c’è una tradizione di qualità consolidata nell’arco degli anni».

Taveggia Milano 1909
via Visconti di Modrone, 2 – Milano
tel. 0276280856
info@taveggia.it

Libri e Caffè (e tè)

L’ho scoperto per caso, il tram con cui vado a lavoro mi ha offerto l’occasione.
Libri e Caffè: un nome chiaro e diretto che non lascia spazio ai dubbi. Un posto silenzioso, accogliente ed elegante che esalta il piacere della pausa: quella di una buona lettura e quella di una tazza calda.
L’idea è originale e ben realizzata, l’ambiente conquista al primo sguardo e la disponibilità della giovane proprietaria di certo invoglia ad accomodarsi.
Cura per i dettagli, buona musica, grandi poltrone in cui ammorbidirsi. Sono belle le luci e il modo con cui si distribuiscono e l’allestimento delle vetrine è molto particolare.
Saggistica, narrativa italiana e straniera, poesia, libri di viaggio, cinema, teatro, musica, arte e libri per bambini: l’offerta è varia e una particolare attenzione è rivolta alle piccole case editrici difficilmente reperibili in altre librerie di stampo sfacciatamente commerciale.
Potrete trovare Un saluto attraverso le stelle dimenticato da qualcuno su una poltrona, o sul tavolino di cristallo Il libro del desiderio che si intreccia con il vostro caffè. È un luogo vissuto, che conserva i libri in maniera sbadata e che per questo diventa affascinante e insolito. È uno spazio dove la cultura si consuma, si assapora e si compenetra con i gusti e le esperienze degli altri. Un angolo che favorisce il piacere della conversazione e del confronto.

Libri e Caffè propone periodicamente un tema di approfondimento, scegliendo tra i titoli che non sono stati valorizzati dalle dinamiche editoriali. In più, si rende disponibile per la realizzazione di mostre pittoriche e fotografiche, presentazione di libri, organizzazione di convegni e feste private.
Bella ed efficace la scelta del logo e molto interessante anche la piccola selezione di articoli di cartoleria che ribadisce l’originalità del posto. Ricettari, rubriche, biglietti d’auguri, quaderni, carte da lettera, album fotografici realizzati con carte di ottima qualità.

Quanto al tè, ne possiedono un vasto assortimento, purtroppo di natura industriale e servito rigorosamente in bustina. Una nota stonata, in un contesto così attento ai dettagli e alla qualità dei prodotti che offre.
Pessimo sia il tè verde naturale, l’unico a disposizione e non bene specificato se cinese, giapponese o indiano, sia il tè nero Darjeeling, non bene identificato se di primo, secondo o terzo raccolto, né di quale giardino.
Più indicato sarebbe senza dubbio il tè sfuso a foglia intera, un ulteriore gesto di cura nei confronti del cliente. Vanterebbero una selezione più modesta, ma di migliore qualità e raffinatezza.
La quiche con prosciutto e piselli, unica pietanza prevista nel menu (del giorno), è di qualità medio-bassa e di certo non tiene il passo con la ricercatezza che contraddistingue tutto il resto.

Esiste un certo squilibrio, dunque, tra la libreria e il bar. Un aspetto sicuramente migliorabile, che mi auguro sia preso in seria considerazione.

Libri e Caffè srl
via Pietro Maestri, 1 – Milano
Tel. 0276016131
email: info@libriecaffe.it

Bar Ristorante San Francesco

Assisi è una città dal fascino indubbio. Suggerisce un ritmo lento, infonde una sana serenità: si impregna di colori e stati d’animo diversi a seconda delle stagioni.
L’azzurro del cielo esalta la straordinaria bellezza della basilica e le varie gradazioni del verde fanno del prato un velluto.
Il Bar Ristorante San Francesco si affaccia su questo scorcio e al tramonto sul suo portico i gerani assumono le tinte del sole riflesso nella pietra della chiesa.

L’avventura ha inizio nel 1945, quando il padre di Carlo Angeletti, Ubaldo, decise di aprire un albergo con bar e ristorante nella casa in cui abitava, proprio di fronte alla basilica di San Francesco. Sua moglie Elena si occupava della cucina e più tardi decisero insieme di separare l’attività del ristorante da quella dell’albergo.
Una lunga tradizione familiare dunque, il cui sapore genuino si ritrova ancora oggi nella scelta del menu e nell’accoglienza riservata ai clienti.
La cucina è semplice, sebbene vanti qualche accento creativo: il signor Carlo sa cogliere quanto c’è di buono nella cultura tradizionale umbra e sa confrontarlo con le esigenze del nostro tempo, con la leggerezza e la voglia di sperimentare. Si prediligono le erbe aromatiche e la scelta delle materie prime è strettamente legata alla stagionalità.
I suoi piatti raggiungono anche ville, giardini, castelli e abbazie attraverso catering organizzati con uno staff di persone molto preparate.
La cantina propone una ricca selezione di bottiglie che raccontano la geografia e la storia del territorio umbro e non solo.

Il bar è raffinato e spazioso: ci sono molti specchi a renderlo luminoso. I tavoli sono circondati da vetrine che mostrano offerte di prodotti di vario tipo, tra cui il tè. Sono per lo più miscele confezionate ma ad impreziosirle c’è una bellissima collezione di teiere e tazze di stampo orientale e occidentale. Dalla terra Yixing alla porcellana, dalla ceramica giapponese all’argento.
Esiste addirittura una Carta dei tè, sebbene poi la qualità della bevanda purtroppo lasci a desiderare. Del resto non si possono nutrire aspettative diverse dalla polvere degli avanzi del tè contenuta nelle bustine confezionate.
Poche scatole di latta de La via del Tè sono nascoste sui piani alti del banco gelati: riportano le scritte: “Tè Darjeeling”, “Tè di rose”, “Tè Pai Mu Tan” e lasciano sperare. Tuttavia, chiedendo delucidazioni al cassiere vengo a sapere che si tratta solo di esposizione. Peccato.

Bar Ristorante San Francesco
via San Francesco 52 – Assisi (PG)
Per info e prenotazioni:
tel. 075812329 – 075813302
email: info@ristorantesanfrancesco.com

Babington’s

Ho indossato uno degli abiti più raffinati che possiedo per andare da Babington.
Mi trovo in piazza di Spagna, nel prestigioso palazzo settecentesco adiacente alla scalinata di Trinità dei Monti.

All’ingresso avverto subito un forte contrasto tra i rumori della strada e il silenzio ovattato della sala da tè. Vedo molta gente seduta ai tavoli ma tutti parlano a voce bassa.
C’è una bella luce che filtra dalle finestre, che in realtà sono vetrine.
La sala è arredata in tipico stile fine 800 e conserva tutte le decorazioni, stampe e mobili di quel periodo. Il risultato è sicuramente raffinato e signorile.

Sono state due signorine inglesi di buona famiglia a fondare Babington, nel 1893 : Isabel Cargill e Anna Maria Babington. L’intento era quello di aprire una sala da tè e di lettura per la comunità anglosassone.
Ancora oggi è gestita dalla famiglia di Isabel Cargill ed è un luogo diventato sinonimo dell’arte di servire il tè “all’inglese”, nel rispetto della più rigorosa tradizione.

Il personale sembra avere un’aria infelice: signore con una divisa verde e rossa dalla capigliatura impeccabile che indossano un sorriso cortese.
Il servizio è molto curato ma un po’ impersonale. Avverto la mancanza di un sottofondo musicale che quasi sicuramente conferirebbe maggiore calore alla sala.
Ogni rivestimento è in legno pregiato, c’è un piacevole profumo nell’aria e gli specchi antichi donano all’ambiente una chiara impronta storica.
I tavolini posti negli angoli più belli, quelli che offrono gli assaggi più suggestivi della piazza, sono tutti rigorosamente riservati e sono gli unici ad essere impreziositi da vasi colmi di fiori.
Mancano i punti di errore, quelli che non si riescono a controllare. Mancano gli spazi imperfetti, quelli in cui l’apertura di una porta non è dove dovrebbe essere.
Non ci sono parti non finite, non chiare. Non vedo cose poste in posizioni sbagliate, non classiche.

Babington ha ospitato famiglie reali, politici, giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura e ancora oggi offre una selezione di oltre 30 diversi tipi di tè e miscele provenienti da tutto il mondo, a cui  si possono accompagnare dolci, muffins, tea cakes e scones caldi serviti con marmellate fatte in casa. Nel corso degli anni il menu si è arricchito con tradizionali breakfast all’inglese, insalate, sandwiches e piatti salati come il famoso riso al curry. E se non fosse abbastanza, il menu propone il tradizionale Brunch all’inglese con le uova Benedictine e l’High Tea: una  selezione di crumpets caldi e pasticceria.

Il costo minimo di una tazza di tè è di 9,00 euro e quello massimo si aggira intorno ai 23,00.
Ordino un Keemun North Congou Anhui, un semplice tè nero aromatizzato all’orchidea. Non riesco ad apprezzarne la qualità: non emana alcun odore e il sapore purtroppo è impreciso.

Babington’s English Tea Room
Piazza di Spagna, 23
00187 – Roma
Phone  +39 06 6786027
Fax      +39 06 6791532
email: sales@babingtons.com