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Il posto delle fragole, del tè e della musica

Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l’io che eravamo, con la semplicità, l’autenticità e le speranze di quando la vita era davanti; un luogo, che forse c’è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchio e farci vedere quello che siamo diventati, quello che abbiamo perduto, quello che forse possiamo ancora ritrovare. (Ingmar Bergman – Il posto delle fragole)

La città di Perugia è il mio posto delle fragole. Vi ho trascorso gli anni più intensi.
Mi piace tornarci ogni volta che posso, per ricordare che lì sono diventata, che in quelle strade ho cercato, perduto e ritrovato, fuori e dentro di me.
Perugia ha in sè la magia della lentezza, perché è con un fare placido che si ha l’opportunità di cogliere i dettagli.
Affacciarsi su Piazza IV Novembre significa varcare la soglia di un tempo antico che sintetizza arte, storia, avvenenza.

Ad ogni ritorno ci sono delle tappe irrinunciabili: un abbraccio alla mia fruttivendola in via Baldeschi, la panna cotta da Il settimo sigillo in via Ulisse Rocchi, un saluto alla proprietaria della tabaccheria Cianchetti di piazza Danti, una pausa davanti alla finestra di quella che è stata la mia casa in piazza Ansidei, il cappuccino universitario al Caffè Morlacchi, la torta al testo da Tutto testo in corso Garibaldi, le novità della Galleria Nazionale dell’Umbria (dove questa volta ho goduto della bellissima mostra fotografica di Steve McCurry).

Mi riservo sempre di passare anche da La pianta del tè, il luogo in cui ho iniziato a muovere i primi passi in fatto di foglie profumate e che mi ha permesso di affondare le radici della mia passione per il tè. È un rifugio intimo, gestito da un ragazzo dal temperamento serafico, rasserenante.
Lo separano dal centro della città le scalette di Sant’Ercolano, ai cui piedi si erge la deliziosa Chiesa di Sant’Ercolano: la lenta discesa è propedeutica allo stato di quiete da cui si viene contagiati una volta entrati nella boutique.
La luce è calda, naturale, i profumi delicati: ci si muove tra confezioni di caffè, cioccolato, spezie, infusi e oggettistica di vario tipo.
Decisamente più serrato nella selezione di tè aromatizzati, meno attento alla qualità di tè naturali soprattutto giapponesi, ha tuttavia il merito di aver conservato intatta la sua semplicità. La Pianta del tè è un posto che non ha tempo, che non invecchia perché possiede la giovinezza della scoperta, che garantisce di ritrovare gli stessi aromi con cui si è intrecciato un legame di familiarità.

L’altra tappa fissa si rinnova nei primi giorni di luglio: l’ormai noto Umbria Jazz, celebrazione di incontri indimenticabili, di emozioni ineguagliabili. Perché il posto delle fragole è anche il posto delle occasioni, della riconciliazione con ciò che restituisce vita.
Perugia in estate cambia volto, si fa territorio di suoni esoterici, di colori vivaci. La notte e  il giorno diventano una sola entità e l’unica cosa che sorge e non tramonta è la musica.
È il posto per tutti e di tutti, chiunque sappia suonare uno strumento può scegliere una porzione di strada e farsi ascoltare, o unirsi ad altri musicisti e improvvisare delle straordinarie jam session. A pochi passi da B.B. King, da Eric Clapton o Keith Jarret.
La gente che desidera ballare libera il proprio entusiasmo ovunque desideri, signore anziane muovono passi di danza accanto a gruppi di adolescenti e il più delle volte ciascuno ha una nazionalità diversa. Il linguaggio comune è quello del corpo, passa per il sorriso e finisce negli occhi.
Un’inspiegabile grazia è nell’aria, una bella armonia, tra le sinfonie, i gesti delle persone, gli odori, il colore del cielo e dei palazzi antichi che rifrangono una luce pulita.







Entrando casualmente nel Caffè del Banco, un elegante bar recentemente ristrutturato da due noti architetti perugini, scopro con stupore che il proprietario espone poche scatole di latta contenenti infusi e tè aromatizzati in foglia, che serve al banco in teiere di ghisa giapponesi da circa 200 ml. In Italia è una consuetudine rarissima attualmente.
Nella vetrina bottiglie di birra si alternano a teiere d’argento con manici in legno. Purtroppo l’acqua utilizzata per la preparazione è la stessa della macchina del caffè, dura e bollente; la quantità delle foglie è eccessiva rispetto alla quantità dell’acqua e il risultato è scuro e astringente. Il barista non dà alcun suggerimento in merito ai tempi di infusione, l’atteggiamento è distratto e scostante. Ma l’intenzione rimane apprezzabilissima.
Il bar propone anche una selezione di caffè di Vincent Rivier e tra i vini alcune bottiglie di Roberto Castagner.

Tornare nel proprio posto delle fragole rinfranca, riaccende. Durante il percorso si celano anche nuove scoperte, così la nostalgia si mescola con la meraviglia e il rimpianto si colora con i nuovi ricordi.
Prima di andare ripasso dalla mia finestra, al secondo piano di Piazza Ansidei. La persiana di legno è chiusa. Mi piace immaginare che tutto sia rimasto intatto, anche il buio, anche il silenzio.

Il tè è lo specchio dell’anima

Un’affezionata lettrice mi ha consigliato la lettura di un articolo molto interessante. Vi passo parola: mi piace sempre quando l’arte si muove intorno all’universo del tè.
Grazie Katia.