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Emergenza Giappone: il tè a rischio radiazioni?

Non avrei mai creduto di trovarmi a scrivere, un giorno, un post come questo: uno dei più difficili nei 6 anni della mia storia di blogger. Il più doloroso, delicato.
Quanto accaduto in Giappone negli ultimi 5 giorni è di una tale enormità che la mia immaginazione si rifiuta di offrirmi una rappresentazione precisa.
Eviterò volutamente di elargire ovvietà, di rimbalzare video, di inanellare definizioni tristi di stati d’animo avvilenti. Preferisco stare ad ascoltare chi ha da dire cose certamente più opportune e chi, con l’ausilio di mille gru, ha saputo rendere un pensiero di intima vicinanza. O chi della questione offre un punto di vista differente.

Molti, prima di questa catastrofe, ignoravano il significato e l’esistenza di una centrale nucleare. È un concetto molto complesso per chi non ha conoscenze specifiche in materia.
Teoricamente le centrali sono progettate per resistere ai sismi, soprattutto in Giappone che, come sappiamo, è un Paese geologicamente instabile. Talvolta però i progetti non tengono conto di sismi di entità particolarmente importanti; nella fattispecie, gli impianti giapponesi sono progettati per resistere ad un sisma di grado 8.5 (sebbene l’impianto di Kashiwazaki-Kariwa ebbe problemi già con un sisma di grado 6.8), ma il terremoto dell’11 marzo è stato confermato di grado 9.0.
Le conseguenze sono del tutto inaspettate.
Alcuni reattori della centrale di Fukushima Dai-ichi (qui trovate un grafico animato che ve ne mostra l’interno) hanno subìto danni all’impianto di raffreddamento principale, mentre il sistema di raffreddamento di emergenza non è entrato in funzione a causa dei danni ai generatori.

Ed è confusione, panico, terrore. La gente è totalmente disorientata.
Stamani in televisione il ministro della salute Fazio ha annunciato misure precauzionali restrittive: l’importazione di prodotti ittici pescati dopo l’11 marzo e prodotti di origine vegetale sarà severamente vietata per le prossime settimane. Tra questi, è stato menzionato anche il tè verde. [qui potete trovare il testo della circolare del Ministero della salute]
Gregory Hartl, il portavoce dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di Ginevra, asserisce che è un rischio territoriale molto specifico, per i prodotti alimentari giapponesi che provengono dall’area immediatamente vicina (nel raggio di 30 Km) all’impianto nucleare danneggiato di Fukushima. Intanto, l’Organizzazione mondiale della sanità sta collaborando con l’Aiea (Associazione Internazionale Energia Atomica) e con la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) per raccogliere più informazioni possibili in merito ai reali rischi.

Tè verde giapponese è una definizione troppo vasta: in Giappone si coltiva tè in diverse regioni, da Kagoshima a Fukuoka, da Saga a Kyoto, da Mie a Shizuoka, fino a Saitama. Lanciare un allarme mediatico così indiscriminato è quantomeno pericoloso, deviante.
Dal canto mio, quello che posso fare per provare a rassicurarvi, è garantirvi che i lotti di tutti i tè giapponesi della bottega virtuale in vendita attualmente appartengono a spedizioni antecedenti l’11 marzo. Del resto, l’evento è talmente vicino (appena 5 giorni) e i consueti tempi di spedizione così lunghi (normalmente circa 2 settimane compresa la permanenza in dogana), che non potrebbe essere altrimenti.
In più, dettaglio non meno importante, il loro luogo di produzione è Uji, Kyoto, situato a circa 560 Km da Fukushima.

(Cartina del Giappone con l’indicazione delle aree colpite dal terremoto/tsunami
Per ulteriori informazioni in merito alla legenda con il significato dei simboli vi rimando qui)

(Cartina del Giappone – Segnalazione di Kyoto (Uji) e di Fukushima)

(Cartina del Giappone – Zona ad alta pericolosità radioattiva – Evacuazione pressi Fukushima (entro 20 Km))

Sono in attesa di risposte dai miei fornitori che, sono certa, saranno in grado di assicurare la soluzione più giusta e più sicura. Parallelamente, seguo l’operato dell’Adoc (Associazione Nazionale per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori) che ha richiesto al Governo e a Fazio maggiore chiarezza.
Vi terrò costantemente aggiornati. Nel frattempo, quando le scorte dei tè degli attuali lotti importati precedentemente all’11 marzo saranno terminate, qualora non mi fosse dato ricevere certificazioni controfirmate da esperti in materia, sarà mia premura interrompere l’importazione di tutti i tè giapponesi a data da destinarsi.

AGGIORNAMENTO DEL 17.03.2011 – ORE 16.00
Di seguito la dichiarazione di uno dei miei fornitori, in risposta alla mia email:

“We are following with great attention the news from Japan and are very sad and concerned about the situation there after this catastrophe. Regarding our business, please be informed as follows:
– The affected region (Fukushima)  is not a tea producing region.

– The nearest tea gardens are located in the south and west of Tokyo and are distant approx. 600 km from Fukushima.

– The most important bio tea gardens are located on another island named Kyushu in the south west of Japan. The distance to Fukushima is approx. 1500 km.

– There is not any effect on the complete harvest of 2010.

– We are in contact with the tea institute in our country, and till now we haven’t heard that  there are negative effects or influence on the tea gardens and tea production.

– It is too early to predict what will happen in the next few months , but we think (and hope)  that there will not be any negative ecological effect on the next harvest.
If we get any news from the tea institute of our country, we will of course keep you informed”.

Qui trovate l’AGGIORNAMENTO DEL 20 MARZO – ORE 22.30.

Non manca molto ai giorni in cui i ciliegi torneranno a fiorire nel Sol Levante: Hanami, la stagione dei “fiori da guardare” è ormai alle porte. Tornerà un sospiro, la rinascita, un cambiamento.


Primavera
nella mia capanna
non c’è nulla e c’è tutto.
(Sodo)