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Fuori tema: il cibo diventa strumento terapeutico

David Servan-Schreiber, psichiatra e neuroscienziato francese, autore di un best-seller dal titolo Anticancro (edito da Sperling & Kupfer), sostiene che tutti abbiamo cellule cancerose nell’organismo. Possiamo però evitare che si attivino facendo appello alle difese naturali.
È stata la sua storia personale a condurlo a questo assunto, perché dopo la scoperta di un tumore al cervello ha accantonato l’impegno professionale in campo psichiatrico per immergersi totalmente nello studio del cancro.
Il medico francese sostiene che l’epidemia di questo male ha cominciato ad investirci dal secondo dopoguerra, da quando il nostro modo di vivere ha subìto un netto cambiamento. Dal 1945 abbiamo iniziato a consumare lo zucchero raffinato e poco dopo abbiamo inventato i grassi vegetali idrogenati, utili per garantire una facile preparazione e una lunga conservazione a molti cibi confezionati. In più, se i nostri nonni si recavano ovunque a piedi, oggi gran parte delle persone si muove esclusivamente in automobile.
Il grasso costituisce un deposito di colesterolo il quale, a sua volta, è la materia prima per la sintesi di alcuni ormoni sessuali. E, come molti sanno, numerosi tumori si dimostrano sensibili proprio a questi stimoli ormonali.
Dunque a tavola siamo soliti circondarci di nuovi nemici che sostanzialmente alimentano le cellule cancerose.
Dovremmo preferire le proteine che provengono dai pesci, dal pollame biologico, dai legumi e dalla soia, alimento della cucina orientale che non solo riduce il colesterolo, ma contiene molti isoflavonoidi, un gruppo di fitoestrogeni in grado di arginare la presenza degli ormoni sessuali.
Oltre al riso, dovremmo fare in modo di mangiare spesso orzo, farro, grano saraceno, miglio e avena, in quanto rallentano l’assorbimento degli zuccheri e non inducono i rialzi bruschi della glicemia.
Ottimi i semi di sesamo, di girasole, di lino e di zucca, tutti ricchissimi di lignani (altri fitoestrogeni).
Tra il vino bianco e quello rosso dovremmo prediligere il secondo, perché contiene un antiossidante di spicco, il resveratrolo, e dovremmo bere molto tè verde i cui polifenoli sono antinfiammatori. Naturalmente dovremmo evitare il fumo, consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, limitare le carni rosse, gli insaccati e cercare di muoverci quotidianamente per almeno 30 minuti consecutivi.
 

Chi condivide l’opinione di Servan-Schreiber è anche Ferran Adrià, cuoco di fama internazionale che ha avviato un’affascinante esperienza di ricerca con la Fondazione Alicia (il nome deriva dalle parole alimentacion e ciencia) a Barcellona. Il centro studia i temi dell’alimentazione e trasferisce la scienza in cucina per rendere la gastronomia uno strumento anche terapeutico.

Nascono così ricette facili e nutrienti per aiutare i pazienti a tollerare meglio le terapie e allo stesso tempo prevenire alcune patologie come il diabete, l’obesità, l’anoressia e le riacutizzazioni della fibrosi cistica.
I cibi morbidi e poco salati sono adatti alle infiammazioni delle mucose, mentre uno sgombro al forno con pomodori e olive si addice a chi soffre di secchezza orale. E via dicendo.

Forse quanto la natura ha messo a disposizione è già abbastanza, forse bisogna fare in modo di non sottovalutare la rilevanza delle abitudini alimentari: dobbiamo recuperare l’antico approccio di fiducia nei confronti di ciò che mangiamo.
La medicina convenzionale può salvare la vita, ma spesso rappresenta solo un attacco frontale alle malattie. Il buon cibo può essere da solo una potente arma di prevenzione.