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Torta di pere allo zenzero con tè all’albicocca e miele

Il vostro ingredien-tè

La ricetta di oggi arriva da una terra che amo profondamente. Terra dai profumi, colori e suoni inconfondibili. Terra di magica gente e di poesia. Napoli. È Elisabetta a regalarci questa creazione, una ragazza che segue da tempo questo blog pur essendo del tutto estranea alla blogosfera.
Elisabetta racconta di averla ideata in un giorno di pioggia, in occasione del compleanno di suo padre. Frolly, la sua gatta è rimasta a guardarla per tutto il tempo. La nostra amica gusta solitamente il suo tè in una tazza di ceramica bianca giapponese, ma ama cambiare spesso a seconda del tipo di infuso. Se pensa al tè pensa alla Cina e ad un odore intenso. Le piacerebbe inventare una miscela che combini le foglie di tè con le verdure più originali e preferisce il tè nero, soprattutto perchè ha un infuso molto colorato e un sapore dolce.

Trovo che Elisabetta abbia avuto una buona intuizione: nella preparazione della torta ha utilizzato una miscela a base di tè verde molto profumata, che contrasta in maniera efficace il retrogusto pungente dello zenzero.

Ingredienti:
• 200 g di burro ammorbidito (più extra per la tortiera)
• 170 g di zucchero
• 175 g di farina autolievitante
• 3 cucchiaini di zenzero in polvere
• 3 uova sbattute
• 450 g di pere mondate e tagliate a fette sottili, spruzzate con succo di limone
• 1 cucchiaio di zucchero di canna
• 2 cucchiaini di tè all’albicocca e miele (o a scelta mela e cannella)

Imburrate una profonda tortiera di 20 cm di diametro e foderatene il fondo con carta da forno.
Mettete 175 g del burro insieme allo zucchero in una terrina.
Setacciatevi la farina, lo zenzero e unitevi le foglie di tè e le uova.
Sbattete con la frusta per amalgamare il tutto.
Versate il composto nella tortiera e livellatene la superficie con una paletta.
Disponete le fette di pera sul composto. Spolverizzate con lo zucchero di canna e condite con il burro rimasto.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 35-40 minuti, finché la torta non diventa dorata ed elastica al tatto.
Servitela possibilmente tiepida, accompagnandola, a piacere, con del gelato alla crema.
 


All’uomo che più di ogni altro ha rappresentato la magia di questa terra. Un piccolo omaggio, frutto della mia devozione.
 

L’ammore ched’è?
 
“Scusate, sapite l’ammore ched’è?”
“L’ammor’è na cosa
c’addora di rosa…
ca rosa nunn’è…
nduvina ched’è?”
“È rosa?…E scusate, sapite perché?”
“È rosa ‘o culore
che serve p’ ‘ammore.
L’ammore nun c’è
si rosa nunn’è.
“L’addore che c’entra…si rosa nunn’è?”
“Pecché dinto maggio,
se piglia curaggio.
Sentenno l’addore
te nasce l’ammore.”
“A maggio sultanto?…E sapite pecché?”
“È maggio pè n’anno
pè chille c’ ‘o ssanno.
Pè chi nun vò bene
stu mese nun vene.”
“Nun c’è…pecché ‘ammore
è forte delore,
ca pare na cosa
c’addora di rosa.”
 
(Eduardo De Filippo)