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Le vostre lettere: la teiera sul fuoco?

Ciao Acilia!
Sono Sara e seguo il tuo sito da un po’ di tempo. Adoro il tè e pian piano mi sto avvicinando a questa dimensione fantastica.
Da sempre bevo tè nelle bustine, tuttavia in questi ultimi mesi ho scoperto il piacere (e soprattutto le qualità benefiche) del tè verde. Quindi niente più bustine, mi sono recata nel negozio della mia città e ho fatto rifornimento di Bancha.
È un rito che adoro, mi rilassa e mi fa sentire bene. Lo bevo circa tre volte al giorno e sono felice di aver scoperto un piacere così rasserenante e al tempo stesso così salutare 🙂
Tuttavia ho ancora alcuni dubbi che ho pensato tu potresti risolvere.
Dunque, ho acquistato un set da tè giapponese, con teiera in porcellana piccola e tazzine altrettanto piccole. L’acqua da riscaldare sul fuoco deve essere inserita in un contenitore a parte e poi una volta portata a ebolizione versata nell’apposita teiera con le foglie di tè?
Mi pare di aver letto da qualche parte che la teiera (meglio se di argilla) va messa direttamente sul fuoco…ma non oso immaginare la teiera piccola che ho acquistato sulle fiamme, potrebbe rompersi no?
Scusa la domanda che forse ti sembrerà stupida.
Intanto grazie dell’attenzione.
Ciao,
Sara [Bergamo]
Cara Sara,
ti ringrazio per avermi scritto, mi fa molto piacere che tu segua il mio sito da tempo.
Abbiamo iniziato tutti dal tè in bustine, è apprezzabile che tu abbia voglia di avvicinarti alle foglie sfuse 🙂
Non preoccuparti, la tua domanda non mi sembra affatto stupida; trovo che nessuna domanda lo sia, la curiosità è un istinto sano, sempre.
Dunque, in merito ai tuoi dubbi:
– prima di ogni altra cosa, l’acqua per preparare il tè (soprattutto se si tratta di tè verde come nel tuo caso) non va MAI portata ad ebollizione. Basta scaldarla fino a 60/70°C per i tè verdi e circa 85/90°C per i tè neri;
– assolutamente NO alla teiera sul fuoco; solo in rarissimi casi, quando per esempio la teiera è di ghisa, può essere messa direttamente sul fuoco con lo spargifiamma (ma personalmente preferisco non farlo mai, perché si corre il rischio di rovinarla dimenticandola per un minuto in più). In caso contrario, per tutti gli altri materiali (quindi anche per la tua porcellana), è sufficiente scaldare la teiera con acqua calda corrente, in modo che dopo, durante la preparazione, non raffreddi immediatamente il tè. A questo punto, l’acqua da scaldare sul fuoco può essere messa in un comune pentolino di acciaio.
Quindi riassumendo i passaggi:
1) scaldare la teiera con acqua calda corrente, all’interno e all’esterno, e se possibile anche le tazzine;
2) scaldare l’acqua per il tè sul fuoco in un pentolino di acciaio;
3) svuotare la teiera dall’acqua corrente e metterci dentro le foglie di tè (che con il calore e la leggera umidità inizieranno ad idratarsi e liberare l’aroma);
4) quando l’acqua nel pentolino avrà raggiunto la giusta temperatura, versarla nella teiera sulle foglie, coprire per il tempo che occorre, rimuovere le foglie e servire.

Mi auguro di esserti stata utile e di essere riuscita a spiegarti tutto con chiarezza. Rimango a tua disposizione per qualunque altra informazione.
Buon tè e buona serata.

Acilia

Le vostre lettere: il Lapsang Souchong

Ciao,
sono capitato per caso nel tuo blog mentre cercavo informazioni sul Lapsang Souchong. Complimenti, è molto elegante e ben fatto.
Dicevo, ho scoperto da poco questa varietà di tè affumicato e mi piace molto per il suo gusto più pieno e aromatico rispetto al solito té nero. Al mattino ne bevo sempre una tazza (un cucchiaino nell’acqua bollente, poi spengo e lo lascio a riposo circa 5 minuti).
Devi sapere che io al mattino sono praticamente uno zombie e dal momento che il caffé mi ha sempre fatto male (per oscuri motivi, forse le resine mi hanno detto), un periodo mi sono indirizzato sul guaranà, ma siccome ho una completa assuefazione alla caffeina, dopo pochi giorni il suo effetto scompare. E invece il té mi fa un effetto più blando, non mi dà questi effetti.
Certo tutta la mia famiglia protesta (ormai debolmente) perché sembra che stia cucinando le uova col bacon. Poi si ricordano che sono vegan e se ne vanno mormorando “che schifo”, “ma no, guarda che è buono”, “ti assicuro,non faccio complimenti”…
Questo volevo chiederti: c’è una particolare preparazione per questo tipo di té, non credo che si debba lasciarlo in ebollizione, vero?
Ringraziandoti per i futuri consigli, ti ringrazio anche per le rubriche che hai messo a disposizione di tutti.
Ugo [Roma]
Ciao Ugo.
Ti ringrazio per i complimenti, sei gentile.
In merito al Lapsang Souchong, forse lo sai già, è un tè che ha subìto un processo di affumicatura ottenuto disponendo le foglie su grate di bambù e avvolgendole con il fumo della combustione di legni aromatici.
Tra i tè affumicati in realtà è il più leggero e delicato; se dovesse piacerti più forte potresti provare il Tarry Souchong.
Mi permetto di consigliarti una preparazione un po’ diversa da quella che segui abitualmente; di solito l’acqua per qualsiasi tè non si fa MAI bollire e piuttosto che immergere le foglie nella tazza già piena, sarebbe preferibile versare l’acqua calda sulle foglie, delicatamente. Il tempo di infusione per questo tè corrisponde a 4 minuti circa e la temperatura dell’acqua dovrebbe avvicinarsi ai 90° C. Ricorda di non utilizzare mai l’acqua del rubinetto, bensì l’acqua oligominerale in bottiglia (ho scritto un post tempo fa in merito a questo).
Certo è insolito che si scelga di berlo puro al mattino, spesso l’aroma di fumo lo rende adatto ad accompagnare cibi speziati e salati, in particolare il pesce. Ma è importante che ognuno segua i propri gusti 🙂
Mi auguro di averti fornito informazioni utili e di aver soddisfatto la tua curiosità.
Un caro saluto, buona giornata.

Acilia

Le vostre lettere

L’idea è nata per caso, rileggendo vecchie email di lettori affezionati e occasionali. Di tanto in tanto mi piace farlo.
In questi anni, molti mi hanno scritto per chiedere consigli e informazioni tecniche in materia di tè, altri per esprimere la loro opinione in merito ad argomenti trattati nei post, altri ancora per lasciare un semplice saluto.
Nonostante l’opportunità dei commenti, le lettere rimangono il mezzo interattivo prediletto dai miei lettori. Ho pensato così di renderle ulteriormente interattive pubblicandole, sperando che le informazioni richieste e fornite si rivelino utili per tutti e servano da spunto per nuove discussioni.

Inoltre, sarebbe una buona occasione per conoscervi, contattarvi, scambiare pareri o esperienze. La maggior parte di coloro che scrivono email non hanno mai lasciato commenti, è un popolo differente.

Credo molto nel confronto, nello scambio e nel desiderio di condivisione. Mi auguro che i quesiti e i racconti di alcuni possano muovere curiosità e suggestioni in altri ancora.

Carissima Acilia,
visto che sono inserito nella Sua mailing list, ne approfitto sfacciatamente per chiederLe qualche consiglio e ottenere qualche spiegazione.
Antefatto:
vivendo in una città che NON ha affatto la cultura del tè, ogni volta che mi trovo da qualche parte che ne è fornita faccio incetta. In merito alla conservazione del tè ho appreso di aver sbagliato tutto fino ad oggi! Ho comperato molti sacchetti che ho conservato per anni (da 1 a 4), non riuscendo a smaltirli facilmente, data anche la varietà di cui mi riempivo la casa.
Ho deciso quindi di cambiare strategia, iniziando a smaltire tutto il “vecchio” e non acquistando più fino a quando la dispensa non sarà semideserta.
Allora ecco che necessito dei Suoi lumi.
Domanda 1: quanto si può conservare il tè perché mantenga le caratteristiche organolettiche?

2: come andrebbe conservato meglio? Esistono alternative alle latte che i negozi specializzati vendono più care del tè stesso? (C’è poi il problema di avere in casa tutto lo spazio per mettere tante latte !)

3: Ripartendo da zero, quanti tipi di tè mi consiglia di acquistare ogni volta e in quali quantità? Insomma, esiste una misura massima da tenere in dispensa, al di sopra della quale, tenuto conto del consumo giornaliero per 1 persona, il tè finirebbe inevitabilmente per deteriorarsi?

4: Al momento mi sono rimasti questi, in ordine di vetustà, dal più vecchio al più giovane:
Lapsang Souchong (circa 4/5 anni); Yunnan Imperial; Festin d’or (tè verde), Marco Polo (tè nero), Tzara Alexandre (nero) (2/3 anni); Pai Mu tan (2 anni); Chun Mee; Lu Mu Dan (1 anno), Dan Gui Bai He  e Tè Sencha aromatizzato, entrambi in sacchetti trasparenti (quasi 1 anno); Lung Ching, Li Zi Xiang e Ginseng Olong (più di 1 anno). Che faccio? Butto tutto?

5: Ho un’ultimissima domanda, sperando di non averla annoiata oltre misura.
Siccome, quando mi appresto a fare una tazza di tè, mi piace scegliere tra diverse varietà, a seconda dell’umore del momento, partendo da zero – dispensa vuota – Lei al mio posto cosa comprerebbe per avere, diciamo così, una rapresentanza delle principali tonalità di gusto?
Nel ringraziarLa per la disponibilità e per qualsiasi consiglio ulteriore vorrà darmi, Le rinnovo la mia stima e simpatia per il Suo blog.
Sinceramente
Giorgio [Salerno]

Caro Giorgio,
apprezzo la tua estrema gentilezza e cortesia, ma il fatto che mi dia del Lei mi fa sentire terribilmente vecchia 🙂 Mi piacerebbe mi dessi del Tu dalle prossime occasioni.
Mi fa piacere che tu segua ancora il mio blog e ti ringrazio molto per gli apprezzamenti e la stima.
Detto questo, provo a rispondere ai tuoi quesiti.

1. Il tè è un prodotto secco, per cui in realtà non è sottoposto ad una scadenza vera e propria. Tuttavia, per gustarlo al meglio e perché mantenga vivo il suo aroma originario è sempre bene consumarlo entro massimo 8-10 mesi, a mio parere.

2. Le foglie del tè tendono ad assorbire umidità e possono essere attaccate da muffe e batteri se non sono conservate negli ambienti giusti. Pertanto ti consiglio di evitare la cucina dove vapori, odori e calore sono sempre presenti.
Oltre le latte che di solito sono considerate ottime per la conservazione del tè (sebbene personalmente cerchi di evitarle per i tè verdi naturali), andrebbe bene anche il vetro, a condizione di non esporlo alla luce, magari rivestendolo con della carta e assicurandosi che sia chiuso ermeticamente. Vanno molto bene anche i barattoli in ceramica e in legno, purché non siano mai stati usati prima per altri alimenti.
Quanto ai prezzi, mi rendo conto che spesso le scatole costino anche più del tè, ma quando si acquistano dei tè di pregiata qualità allora anche la conservazione diventa molto importante. Per conservare uno dei tè che preferisco in assoluto, per esempio, il Lung Ching West Lake, ho una scatola di legno di ciliegio con doppia chiusura che adopero solo ed esclusivamente per quel tè.
In linea di massima, cerca di tenere lontano il tè da alimenti come il caffè, l’aglio e le spezie in generale, saponi, detersivi  e da tutte quelle sostanze che emanano un odore forte e persistente.

3. Non saprei consigliarti quanti tipi di tè acquistare ogni volta, è una scelta che attiene al gusto e al consumo personale, dipende strettamente dalle tue abitudini. Certo sarebbe meglio acquistare 100 g di un tè che ami e che sei certo di consumare in breve tempo, e 50 g di un tè che sorseggi una volta ogni tanto.
Naturalmente ti invito a non riempire mai eccessivamente la dispensa, fai in modo di bere sempre del tè fresco e conserva i tè naturali e i tè aromatizzati in mobili diversi.

4. Sicuramente ti consiglio di buttare tutti i tè che hanno superato 1 anno, insieme a quelli conservati nei sacchetti trasparenti.

5. Una buona rappresentanza delle principali tonalità di gusto forse dovrebbe prevedere un tè bianco naturale, un tè verde naturale cinese, uno giapponese, un Oolong (più o meno fermentato) e un tè nero naturale indiano (a scelta tra un Ceylon, Darjeeling o Assam). In merito ai tè aromatizzati non saprei dirti, ne esistono infinite tipologie; magari se ne possono tenere un paio sempre a disposizione per offrirli eventualmente agli ospiti.
Le tonalità di gusto cambiano a seconda delle persone, non esiste una regola fissa. Personalmente amo quasi esclusivamente i tè verdi e i tè bianchi naturali e nella mia dispensa ho quasi solo quelli 🙂
Mi auguro di essere stata abbastanza precisa ed esauriente. Qualora avessi ancora dei dubbi o delle perplessità, rimango a tua disposizione.
Sarei curiosa di sapere in quale città vivi, dato che asserisci non abbia affatto la cultura del tè.
Un carissimo saluto, buona serata.

Acilia