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Biscotti della nonna Maria

Le ricette delle nonne, si sa, sono di gran lunga più buone di quelle che catturiamo da libri, riviste, televisione e di recente anche dai food-blog. Hanno una storia, una ragione, un luogo, un ricordo, uno stato d’animo da cui si originano e a cui sono legate; spesso sono frutto di una necessità diventata creatività. Sono ricette autentiche, questo è il valore aggiunto.
Le nonne impastano esclusivamente con le mani, non ammettono l’utilizzo di nessun congegno. L’unico modo che conoscono per dare forma ad un piatto è entrare in contatto diretto con ciascun ingrediente che lo compone. Le nonne si sporcano, si scottano, attendono.
In passato cucinare significava famiglia, le nonne erano solite farlo solo per i loro uomini e i loro figli. Era sinonimo di dedizione, di aggregazione.

Nonna_MariaMia nonna Maria preparava il pane in casa, i taralli dolci per la colazione, le cartellate e le sfogliatelle a Natale, i marzapani, le spumette, la focaccia con la farina di grano bruciato, le scarcelle a Pasqua e la pasta fresca di ogni tipologia con ogni tipo di condimento. È sempre stata una sintesi di energia, candore, tenerezza, spontaneità: non so immaginare la mia esistenza senza la sua voce. È l’espressione dell’abnegazione nell’accezione più piena, è dotata di una solarità contagiosa, di una positività irresistibile.

Questa ricetta è frutto di una tradizione che lei ha accostato al periodo natalizio; da molti anni le mie colazioni dicembrine sono degli appuntamenti irrinunciabili con questi biscotti, leggeri e versatili: si prestano ad affiancare indifferentemente caffè, latte, cioccolato caldo, tè aromatizzati e persino naturali. Sono biscotti semplici, molto gustosi, hanno una consistenza che sorprende. L’essenzialità è la loro caratteristica migliore.

Ingredienti:

• 1 Kg di farina 00
• 180 g di zucchero
• 4 uova
• 200 g di olio di semi
• 1 bustina di ammoniaca per dolci
• 1 bustina di lievito per dolci
• 1 bustina di vanillina
• mezzo bicchiere di latte tiepido
• marmellata a scelta q.b. (mia nonna usa rigorosamente quella di mele cotogne che prepara in casa)

Impastate con le mani creando un cratere con la farina e aggiungendo nell’ordine: le uova, lo zucchero, l’olio di semi, la vanillina, il lievito e l’ammoniaca fatta sciogliere nel mezzo bicchiere di latte tiepido.
L’impasto deve risultare né troppo denso, né troppo molle.
Bagnate le mani all’olio, fate una sorta di serpentelli abbastanza spessi con la pasta e distendeteli con il mattarello. Spalmate la marmellata sui serpentelli e ripiegate la pasta su se stessa per chiudere il rotolo; mettete su carta da forno, spargete con il pennello poco latte sulla superficie e spolverare con pochissimo zucchero.
Infornate (con forno già caldo ventilato) a 175° per 20 minuti circa.

Biscotti_nonna

Biscotti verdi dei due orologi

Li ho chiamati così sull’onda della suggestione di un libro che amo molto e che sto rileggendo con gusto: Saltatempo, di Stefano Benni. Un testo originale, spiritoso, poetico e intelligente.
Lo faccio spesso, mi piace cucinare leggendo, muovendomi abilmente tra parole e immagini, odori e colori. Da un prato di ciclamini, una corriera verso il fondovalle, ad una cascata di farina e zucchero.
Dedico questa ricetta alle due canzoni di grillo, al cesto pieno di funghi sottobraccio, all’acqua che sa di corteccia, che evocano ricordi puliti e soleggiati.

Ingredienti:
• 200 g di mandorle
• 200 g di zucchero a velo
• 2 albumi
• 1 bustina di vanillina
• 80 g di pinoli
• 4 cucchiaini di tè Matcha

Montate a neve ben ferma gli albumi con metà dello zucchero. 
Mescolate lentamente con il restante zucchero e con le mandorle tostate e polverizzate nel mixer.
Aggiungete la vanillina e il tè verde. 
Dosando con un cucchiaino fate delle palline da rotolare, se volete, su un piatto in cui avrete distribuito i pinoli. Altrimenti, se amate sentire il gusto del Matcha più forte e incisivo, mettete solo uno o due pinoli al centro del biscotto con lo scopo di guarnirlo.
Cuocete in forno caldo per 15 minuti circa a 170°.

«Dunque, mettiti sotto quel nocciolo umido di brina, e fai in modo di ascoltare il rumore delle stille che cadono. Ora ti spiegherò una cosa fondamentale. Questo, è un orologio per il mondo di fuori». E tira fuori una cipolla meravigliosa, di acciaio brunito con un disegno di stelle e pesci. Lo apre, e dentro c’è un carillon.
«È meraviglioso», dico io.
«Questo è l’orologio che segna il tuo giorno cosiddetto normale: quello del far tardi a scuola, dell’alzarsi presto, delle ore che non passano mai, dei calendari, del lei guarirà in dieci giorni, dei moti stellari, delle maree e delle partite di calcio. Ma attenzione, ora ascolta».
Ed io ascoltai il ticchettio delle gocce che cadevano dal nocciolo.
«Ecco, questo è il rumore dell’orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica, e quindi è diverso dal mio.
Tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e l’altro dentro. Ogni volta che sentirai il ticchettio di quello di dentro, il gocciolare dell’acqua, le crome di un grillo, qualsiasi ritmo e balbettio del mondo, tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai»