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Tè verde: luoghi comuni e verità

Negli ultimi anni, con l’arrivo dell’estate, puntualmente si ricomincia a parlare di tè verde. Se ne scrive sui giornali, se ne sente ciarlare in televisione e molte signore si affrettano ad acquistarlo perché da qualche parte hanno sentito dire «che fa bene». Ho ricevuto anche numerose email in merito.
Mi è venuta voglia di capire e distinguere, allora, i luoghi comuni dalle verità.
Certo, una trattazione esaustiva dell’argomento richiederebbe molte pagine; io proverò ad offrirvi un piccolo sunto che ambisce ad essere comunque efficace ed esauriente.

Nella medicina naturale cinese sono noti da molto tempo gli effetti positivi del tè verde sulla salute, sebbene la bevanda sia stata analizzata scientificamente solo da trent’anni.
Il padre della medicina cinese Shen Nongshi, giĂ  nel terzo millennio a.C. affermava che “La salute del nostro corpo dipende dai succhi delle piante”.
Le proprietà terapeutiche del tè verde dipendono essenzialmente dal tipo di produzione: le differenze stanno tutte nella lavorazione.
Come molti di voi già sapranno, nel tè nero le foglie vengono fermentate, sottoposte cioè ad un processo di ossidazione. Nel tè verde invece la fermentazione non viene attivata, ma interrotta immediatamente dopo il raccolto riscaldando le foglie con il fuoco o con il vapore.
In realtà, la fermentazione è un processo distruttivo nel corso del quale si perdono le sostanze preziose contenute nelle foglie. Ecco perché è frequente considerare il tè verde un prodotto naturale puro e pregiato, al contrario del tè nero definito spesso un prodotto voluttuario con scarsi effetti terapeutici.
Ciononostante, oggi due terzi delle esportazioni mondiali di tè provengono da India, Pakistan, Ceylon e Indonesia e in questi paesi viene prodotto principalmente tè nero che domina l’80% del commercio di prodotti a base di tè.

Dicevamo delle ricerche scientifiche. I tannini, tra i principali componenti del tè verde, e in particolare il gruppo delle catechine, rappresentano un validissimo ausilio per la prevenzione del cancro, per la protezione dalle malattie cardiovascolari e per l’eliminazione dei virus. In più, calmano le mucose dello stomaco e dell’intestino adattandosi molto bene al trattamento di malattie di origine nervosa e infiammatoria del tratto gastrointestinale.
Inoltre, le saponine abbassano il livello di colesterolo e rafforzano il sistema immunitario.
La quantità di vitamine contenuta nel nostro nettare erbaceo è notevole (con particolare riferimento alla vitamina C): alcune sono presenti in concentrazioni così elevate che circa tre tazze basterebbero a soddisfare il fabbisogno giornaliero. Le vitamine del complesso B sono molto importanti per il cervello e i nervi, perché sono in grado di stimolare il metabolismo di grassi, proteine e carboidrati, fornendo inoltre energia al cervello e permettendo di mantenere un alto livello di concentrazione.
La vitamina K, presente in natura negli ortaggi verdi, nelle insalate e quindi anche nella pianta del tè, svolge un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue, nella cicatrizzazione delle ferite, nel metabolismo delle ossa e dei tessuti e nel funzionamento di fegato e reni.
Un altro elemento contenuto nel tè verde è il fluoro, che previene, come sappiamo, la formazione di carie ed è anche un importante componente delle unghie e delle ossa.
Chi patisce lo stress, chi è sottoposto a lunghe cure antibiotiche, chi consuma esageratamente alcol o si cimenta in sforzi impegnativi, riduce la quantità di zinco presente nel proprio organismo: il tè verde diventa così la bevanda ideale perché contiene numerosi minerali e oligoelementi.
In Cina utilizzano un farmaco a base di tè verde per combattere gli effetti collaterali della chemioterapia che purtroppo riduce la percentuale di globuli bianchi: si chiama Shen bai dshr e pare aumenti la percentuale addirittura del 90%.

In definitiva, in seguito a queste scoperte e studi scientifici, risulta evidente che bere il tè verde non ha alcuna controindicazione. Fa bene.
Si tratta di un prodotto naturale, privo di effetti collaterali (se non quelli legati eventualmente alla teina che variano da soggetto a soggetto).
Per godere di tutte le sue proprietĂ  benefiche vi consiglio di assumerlo regolarmente in grandi quantitĂ . I medici giapponesi raccomandano di bere circa dieci tazze orientali al giorno, che corrispondono mediamente a sei tazze occidentali.
A me piace alternare, nell’arco della stessa giornata, alcune tazze di un verde giapponese ad altre di un verde cinese. E mi piace utilizzare tazze diverse per ciascuno.
Spesso scelgo il tè verde cinese per pasteggiare e prima di andare a letto è il compagno ideale per una buona lettura.
Voglio esortarvi a provare: diventerà un’irrinunciabile abitudine capace di regalarvi energia e benessere come mai vi è accaduto prima.

Per approfondire ulteriormente l’argomento vi consiglio la lettura de “Il tè verde” di Hu Hsiang-Fan e Marion Zerbst, Ed. Tecniche Nuove.
Vi suggerirei anche di dare un’occhiata qui, qui e qui.

*Da questo post è stato tratto un articolo pubblicato su La Sesia – Il giornale di Vercelli e provincia nella rubrica “In forma” [Martedì 7 agosto 2007].