Ci mangiamo una tisana?

Banner_ConcorsoHo scoperto per caso pochi giorni fa un grazioso food blog redatto da una ragazza di Lecco quasi mia coetanea. L’originale nome si ispira ad un vecchio negozio genovese di alimentari: “Al cibo commestibile”, semplice, essenziale.
Genny sogna di aprire un’osteria, è appassionata di cibi genuini, saporiti. Nell’attesa, ha inaugurato uno spazio virtuale che associa due sue grandi passioni: cucina e fotografia.

Il suo primo contest (concorso) ha a che fare con le foglie profumate. L’idea, che sposo in pieno e che sostengo da sempre attraverso le rubriche Le mie ricette e Il vostro ingredien-tè, è quella di utilizzare erbe, fiori, tè e tisane come ingredienti per realizzare ricette di ogni tipo; partecipo molto volentieri perché apprezzo la volontà di diffondere la cultura del tè  promuovendo anche la creatività in cucina. Apprezzo la curiosità, il confronto e le occasioni che consentono di imparare.
Le iscrizioni saranno accettate fino al 30 giugno; successivamente sarà il vasto popolo dei blogger a decretare il vincitore che si aggiudicherà una selezione di prodotti a tema.

La ricetta che propongo è la sintesi di molte delle mie passioni: la carne rossa, la frutta, il miele, naturalmente il tè e il pepe Szechuan. È un ottimo piatto unico, adatto a tutte le stagioni.
Ho utilizzato un tè nero perché sostiene degnamente il carattere della carne e contribuisce a creare un buon equilibrio insieme al sapore incisivo della salsa di soia.

FILETTO AL TÈ ASSAM CON MIELE, SALSA DI SOIA E PURÈ DI MELE E SEDANO

• 300 g di sedano-rapa
• 50 g di burro
• 3 mele Golden medie
• 4 fettine di filetto
• 2 cucchiaini di miele d’acacia
• 4 cucchiaini di salsa di soia
• 2 cucchiaini di tè Assam Mangalam
• 1 tazza del liquore dello stesso tè (preparato con 200 ml di acqua a 90°C)
•  sale e pepe Szechuan q.b.

Pulite e tagliate il sedano a pezzetti, lessatelo in acqua bollente per pochi minuti. Successivamente scolatelo, sciacquatelo sotto acqua fredda corrente e asciugatelo con un panno o carta assorbente.
Pulite e tagliate le mele a pezzi non troppo piccoli; fondete il burro in una padella antiaderente, aggiungete le mele e lasciate cuocere a fuoco basso finché non si colorano. Aggiungete il sedano e lasciate ammorbidire per 3 minuti.
Insaporite con la quantità di sale e pepe Szechuan che desiderate (tenendo presente che la salsa di soia è già salata e molto saporita) e mescolate con una forchetta la poltiglia di mele e sedano.
Togliete il grasso dalla carne e cuocetela su un’altra padella antiaderente già calda a fuoco alto girandola solo una volta. Quando avrà assunto un colore marrone scuro-dorato, rimuovetela dal fuoco e mettetela su un piatto (possibilmente riscaldato).
Nella padella in cui avete grigliato la carne aggiungete il miele e lasciatelo caramellare leggermente. Aggiungete quindi la salsa di soia e fate ridurre per 1 minuto prima di versare il liquore del tè.
Quando la riduzione sarà diventata abbastanza densa, spegnete il fuoco e aggiungete le foglie del tè. Permettete alle foglie di impregnarsi della salsa per qualche minuto.
Tagliate il filetto a listarelle abbastanza spesse e sistemate il purè di mele e sedano in un grande piatto da portata o, se preferite, su piatti individuali. Adagiatevi il filetto su cui potete spolverizzare alcune foglie di Assam e versatevi sopra la salsa al tè.
Se desiderate, potete accompagnare il piatto sorseggiando una tazza di tè verde giapponese Houjicha o di un qualunque tè nero cinese.

Filetto_al_Tè

Affogato al tè Houjicha e pinoli nella no man’s land

Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria “no man’s land”, in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale. Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all’altra e queste ore ore hanno una loro continuità.
Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell’uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la linea generale dell’esistenza.
In questa “no man’s land” possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Forse in questa “no man’s land” gli uomini piangono, o bevono, o ricordano cose che nessuno conosce, o osservano i propri piedi scalzi, o provano una nuova scriminatura sulla testa calva, oppure sfogliano una rivista illustrata con immagini di belle donne seminude e muscolosi lottatori.
Ma non bisogna credere che quest’altra vita, questa “no man’s land”, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. Non per questa via passa la distinzione: solo per quella del mistero assoluto e della libertà.          

(Tratto da “Il giunco mormorante”, di Nina Berberova – Adelphi)
 

In una sera di queste, una sera nella no man’s land, ho sperimentato questa ricetta. Il sapore è indeciso, né dolce, né salato, sfugge al controllo. È un piatto libero: si può servire a colazione, a pranzo o a cena come dessert, a merenda o in piena notte, se si ha voglia di dissetarsi. È intrigante, un concentrato di attese.

Ingredienti (per 4 persone):

• 250 g di latte parzialmente scremato
• 200 g di panna da montare
• 1 cucchiaio di tè Houjicha Kaori Fumi
• 40 g di zucchero
• 35 g di pinoli
• 2 tuorli
• 50 g di infuso di tè Houjicha molto concentrato

Versate il latte in una casseruola e scaldatelo per 5 minuti mescolando lentamente. Spegnete, aggiungete le foglie di tè e lasciate in infusione per 10 minuti. Filtrate il latte e rimettetelo nella casseruola.
Aggiungete la panna montata e mescolate a fuoco medio per circa 3 minuti. A parte montate i tuorli con lo zucchero e quando il composto sarà spumoso, unitevi a filo il latte con la panna precedentemente preparati.
Mescolate tutto su fuoco basso per 6 minuti e per 3 minuti portate a bollore.
Versate il composto in un contenitore da freezer largo e basso foderato con pellicola per alimenti e lasciate raffreddare.
Mettete in freezer per circa 8 ore.
Togliete dal freezer e tagliate a pezzettoni; tritate i pezzettoni per circa 15 secondi e poi frullate per un minuto. Se lo ritenete necessario, rimettete in freezer.
Servite guarnendo con pinoli e affogando con il tè Houjicha freddo.

Banana split al tè verde

È una ricetta dedicata a tutti coloro che, giunta la primavera, iniziano ad assaporare il piacere di attardarsi fino a notte fonda: per leggere un libro, ascoltare musica, scrivere o dilungarsi in una chiacchierata telefonica con un amico lontano. Quando il sole tramonta più tardi e l’aria si fa più tiepida, la notte diventa per molti un’occasione, un frammento di tempo da cui farsi avvolgere per godere di tutti quei dettagli che durante il giorno si è costretti a trascurare.

Questa bevanda è particolarmente adatta ad accompagnare le notti di primavera: è fresca, dolce, semplice e veloce da preparare. È una di quelle tenerezze riservate solo a se stessi e che per questo diventano più buone.

È bella di notte la città. C’è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione. Escono i trasformati, gli uomini vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi. È una tasca rivoltata, la notte nella città.   

(tratto da “Il giorno prima della felicità”, di Erri De Luca)
 

Foto tratta dall’album di Jape*

Ingredienti (per 2 persone):

• mezza tazza di tè verde giapponese Sencha Ariake raffreddato (potete sostituirlo con qualunque altro tè verde di vostro gradimento)
• un vasetto di yogurt alla vaniglia (o una tazza di gelato alla vaniglia)
• una banana piccola e matura
• sciroppo al cioccolato (q.b.)
• 4 cubetti di ghiaccio

Mettete tutti gli ingredienti in un frullatore, aggiungendo i cubetti di ghiaccio alla fine. Frullate per 3 minuti circa a velocità media, o comunque finché il ghiaccio non si sarà sciolto completamente. Servite subito (in un bicchiere o in una tazza) e, se desiderate, aggiungete un accenno di Maraschino.

Spaghetti di riso con verdure al tè verde

Negli ultimi giorni sono accadute molte cose, sto cercando di spostarmi dall’epicentro di pericolosi terremoti emotivi. È successo qualcosa, un fatto oggettivo, che nessuno potrà cancellare. Qualcosa che fa parte della realtà, qualcosa con cui in seguito dovrò fare i conti.
Mentre cerco di ricostruire un percorso, vi propongo un piatto di spaghetti, uno dei pochi piaceri onesti ancora esistenti.
È una ricetta semplice, veloce, molto gustosa e sana. 

Ingredienti (per 4 persone):

• 400 g di spaghetti di riso (potete sostituirli con spaghettini o capelli d’angelo)
• 1 tazza grande di tè verde Sencha giapponese (io ho usato lo Shimizu)
• 1 carota media
• 1 zucchina media
• 2 champignon grandi
• mezzo scalogno
• 70 g di piselli congelati
• 2 cucchiai di olio d’oliva
• pepe Sechuan
• sale

Pulite tutte le verdure e tagliatele a dadini disponendole in piatti separati, tranne lo scalogno che triterete finemente. Soffriggete lo scalogno in una padella con l’olio e unite le verdure nel seguente ordine: carota, zucchina, piselli e infine i funghi. Lasciate cuocere per circa 15 minuti e poi sfumate con il tè.
Cuocete gli spaghetti in acqua bollente, scolateli e saltateli direttamente in padella con il condimento.
Spolverizzate con il pepe e servite subito.
Potete esaltare la delicatezza del piatto pasteggiando con una tazza di tè verde naturale cinese Jin Xian Te Jian. 
 

 

A proposito di ricette, tengo a segnalarvi un post molto interessante scritto da [:Nybras] in merito ai suoi esperimenti a base di Earl Grey e Lapsang Souchong.

Bavarese di riso con tè al gelsomino

A Natale, una delle cugine a cui sono più affezionata mi ha regalato un libro delizioso intitolato Cereali & Co. (AA.VV. – Food Editore). Mais, riso, farro, orzo, miglio e cous cous sono i protagonisti di stuzzichini, zuppe, sformati, piatti esotici e dessert che si articolano in una serie di ricette sane e creative.
Ci sono anche alcuni esperimenti interessanti a base di tè e questo è quello che più mi ha colpita.

La bavarese è un dessert nato all’inizio dell’Ottocento e prende il nome dalla regione tedesca della Baviera.
Ha origini dalla bevanda tipica della Francia che si chiama allo stesso modo e che consiste in un composto caldo di tè, latte e liquore.
Viene preparata a partire da una crema inglese (senza farina) cui si amalgama gelatina e panna. Può essere servita come dolce al cucchiaio, oppure essere usata come farcitura o costituire la base di preparazioni più elaborate.

Dal libro ho selezionato e personalizzato altre ottime ricette che metto a disposizione di chiunque sia appassionato di cereali. Gnocchi di miglio e sesamo alla romana, focaccia di kamut con crema di broccoli, zuppa di farro decorticato con borlotti e fave al caffè, e via dicendo. Qualora foste interessati scrivetemi una email, ad ognuno riservo una ricetta a sorpresa.

Ingredienti (per 4 persone):

Per la bavarese
• 100 g di riso Basmati
• 1 cucchiaio di tè al gelsomino
• 200 ml di panna da montare
• 100 g di zucchero
• 1/2 litro di latte parzialmente scremato
• 1/4 di baccello di vaniglia
• 3 fogli di gelatina
• sale q.b.

Per decorare
• 1 lime
• qualche foglia di menta fresca
• foglie di tè nero

Ammorbidite la gelatina in poca acqua fredda per 10 minuti circa.
Portate a ebollizione il latte con un pizzico di sale, la vaniglia e il tè  (racchiuso, se possibile, in una piccola garza o in una bustina-filtro usa e getta). Lasciate bollire per qualche minuto, eliminate il tè (ma conservate le foglie a parte) e versatevi il riso Basmati sciacquato attraverso un colino fine. Cuocete a fiamma bassa per 30 minuti mescolando spesso.
Togliete dal fuoco il composto, unite la gelatina scolata e strizzata e infine lo zucchero. Mescolate accuratamente finché gli ingredienti non si saranno amalgamati e lasciate raffreddare.
Montate la panna e incorporatela al riso.
Travasate il riso in stampini individuali della forma che preferite; inumiditeli leggermente e spolverizzateli con le foglie di tè tenute da parte. Mettete gli stampini in frigorifero a rapprendere per circa 2 ore.
Sformate e serviteli decorando con fettine sottili di lime e menta fresca.
[Per sformare più agevolmente la bavarese, mettete gli stampini in 3 dita d’acqua calda per qualche minuto e capovolgete su un piatto da portata.]

Il concorso fotografico: in dirittura di arrivo

Chi sta seguendo gli sviluppi del concorso fotografico, sa che tra circa 10 giorni scadrà il termine entro cui poter inviare le fotografie. Due mesi sono quasi trascorsi e l’iniziativa ha riscosso un successo che non osavo immaginare.
Sono felice che abbiate accolto l’idea con entusiasmo, che vi siate dedicati con passione alla realizzazione degli scatti e che abbiate proposto riti unici e tutti diversi. Ringrazio ciascun partecipante e colgo l’occasione per comunicarvi che, oltre al premio riservato al vincitore assoluto, sarà aggiunto Il Premio Simpatia che gratificherà la fotografia più spiritosa.
Inoltre, tengo a ricordarvi che, come espressamente indicato nel bando di concorso, le fotografie devono essere inedite. Non è stato sempre possibile controllare gli scatti arrivati, ma quando ne abbiamo avuto la possibilità e abbiamo scoperto che erano già stati pubblicati su altri siti o album Flickr, siamo stati costretti a non accettarli. Vi invito pertanto ad essere corretti, nel pieno rispetto delle regole e degli altri partecipanti.

In attesa di decretare la fine dei giochi e mostrarvi tutte le immagini, godo dell’incanto della neve e vi lascio la ricetta di un tè semplice e veloce particolarmente adatto a curare i sintomi influenzali (tratto dal libro “La via del tè“).
Secondo un’antica leggenda che risale al periodo dei Tre Regni (221-277 d.C.), un famoso generale e il suo esercito furono curati con questo tè. Si trovavano in una regione montuosa e si ammalarono di influenza.
Gli abitanti del luogo conoscevano una ricetta speciale per curare questa malattia, sebbene la formula fosse mantenuta segreta. Ciononostante, gli abitanti del villaggio decisero di aiutare comunque i soldati e prepararono il tè curativo. Il generale e l’intero esercito guarirono e ancora oggi, i visitatori che giungono nei villaggi di montagna sono accolti con questo tè.

Lei Ch’a

Ingredienti:
• 1 cucchiaino di foglie di tè verde Sencha (o qualunque altro tè verde)
• 1 cucchiaio di riso bianco a chicco lungo, crudo
• 3 fette sottili di radice di zenzero fresco
• 850 ml di acqua

Lavate il riso e tritate finemente le fettine di zenzero. Mettete il tè, il riso e lo zenzero in un mortaio con un po’ di acqua fredda e con il pestello schiacciate gli ingredienti finché non saranno diventati una pasta fine (in alternativa potete anche usare il frullatore).
Portare l’acqua a bollore in un pentolino, aggiungete il composto e fate bollire, mescolando in senso orario per 2 minuti. Togliete dalla fiamma e lasciate raffreddare leggermente prima di bere.
Potete variare la quantità degli ingredienti secondo il gusto personale.
 

Zuppa di melone al tè Yong Xi Huo Qing con pinoli

Il Yong Xi Huo Qing, detto anche Jade Fire, è un tè verde naturale cinese che qualche mese fa la cara Maricler mi ha gentilmente portato da Parigi. Ha origine nella provincia di Anhui e apparentemente le sue foglie sono simili a quelle del più noto Gunpowder, pur vantando una qualità nettamente superiore. Il liquore che ne scaturisce è scuro, l’aroma è incisivo e sprigiona alcune note di fumo: ha un gusto particolare, poco erbaceo, piuttosto insolito per un tè verde.
Piace senza dubbio a tutti coloro che amano il Lapsang Souchong e si presta ad essere gustato per più infusioni. È una tazza adatta ad accompagnare cibi salati, soprattutto pesce, formaggi, frutta secca e pietanze speziate. 
Ne ho sperimentato l’uso anche in questa ricetta, ottenendo un risultato sorprendente.

Ingredienti:
• 1 melone invernale medio (privato dei semi)
• 1 porro tritato
• 25 g di burro
• 1 foglia di lauro
• 6 bacche di pepe Giamaica macinate (o pestate nel mortaio)
• 600 ml di tè Yong Xi Huo Qing (preparato con 5 cucchiaini di foglie)
• 60 g di pinoli tostati
• pane 

Mettete le due metà del melone su una teglia coperta con carta da forno. Fatele cuocere in forno già caldo a 190°C per circa 40 minuti. Togliete dal forno e, utilizzando un cucchiaio, staccate la polpa dalla buccia e lasciatela cadere in un recipiente.
Fate sciogliere il burro a fuoco basso in una casseruola, aggiungete il porro, il lauro, i grani di pepe e cuocete a fuoco lento, finché il porro comincia ad ammorbidirsi.
Unite la polpa del melone, il tè, 1 litro d’acqua e aggiungete poco sale. Portate a bollore, abbassate il fuoco e cuocete per circa 10 minuti.
Togliete il lauro e mettete la zuppa in un frullatore (o nel Bimby). Aggiungete i pinoli (fatti tostare in una padella antiaderente) e frullate il composto fino ad ottenere una crema omogenea.
Rimettete la zuppa nella casseruola, fatela scaldare leggermente e servitela guarnendo con crostini di pane.
 

*Il melone invernale è tardivo, ha una forma allungata ed è di colore giallo, la buccia è piuttosto liscia e priva di costole, è poco profumato, ha una polpa bianca ed è molto dolce.