Articoli marcati con tag ‘vacanze’

L’isola del vento


Una colazione intima, familiare, è quanto di meglio possa rappresentare lo spirito di questo luogo.
A Ventotene ci si concede al giorno con un bicchiere di frutta appena tagliata, con la marmellata di albicocche fatta in casa, con i biscotti di riso e con il tè. Sono i sapori semplici, genuini, a pennellare i tratti di quest’isola eletta dall’Odissea come rifugio delle sirene.
L’intimità qui è una condizione naturale da cui si rimane irrimediabilmente contagiati, che si rinnova ogni giorno attraverso il piacere della riscoperta e del recupero dei bisogni primordiali.
C’è silenzio, esiste il tempo e il modo per dare voce alla natura, vi è raccoglimento, contatto.

Le sue origini sono molto antiche: geologicamente risale a 100 milioni di anni fa, quando sul fondale marino si aprirono profonde fratture da cui affiorò il magma che poi ha forgiato l’isola.
Al tempo dei greci e romani era conosciuta come Pandataria (dispensatrice di ogni bene), Παντατηρια in greco antico. In realtà il suo nome sembrava in netto contrasto con quanto poi diventò. Fu il luogo in cui il primo imperatore romano Augusto esiliò la figlia Giulia per cinque anni, in seguito all’accusa di adulterio e tradimento. Poco dopo, l’imperatore Tiberio vi fece esiliare la nipote Agrippina che nell’isola si lasciò morire di fame e Nerone esiliò sua moglie Ottavia dopo averla ripudiata.
Successivamente, durante il periodo fascista furono confinati sull’isola molti antifascisti, tra i quali Sandro Pertini, Luigi Longo, Altiero Spinelli. Alcuni di loro  nella primavera del 1941 scrissero sull’isola il Manifesto di Ventotene, un documento importante che testimoniava la necessità di un’Europa libera e unita e che costituì il riferimento ideale negli anni successivi per il processo di integrazione continentale.
Quella di Ventotene è dunque la storia di un posto che per molti anni è stato uditore di sofferenze, spettatore di ingiustizie e solitudini, di desideri di riscatto. Forse anche per questa coscienza storica oggi si fa focolare di tale sensibilità.

È strutturata come un abbraccio atteso Ventotene: da una parte il porto antico romano intagliato nel banco roccioso, dall’altra il porto nuovo. Nel mezzo si attracca, con il traghetto o l’aliscafo, e ci si sente accolti, aspettati.
Iniziando a muovere i primi passi ci si lascia inebriare dall’aroma di finocchietti selvatici, oleandri, ginestre e ammaliare da maestosi fichi d’India, nonché dalle sculture naturali scavate dal mare e dall’aria.
L’isola è una stazione di sosta per gli uccelli migratori nella rotta dall’Europa all’Africa, si ha la fortuna di assistere spesso a nutriti stormi che disegnano perimetri azzurri sulla testa. La magia è suffragata dalla presenza del faro bianco, dalle case colorate, da un vasto manto di stelle che ogni sera si replica e ogni sera smarrisce.



Il 20 settembre è una data molto importante per i 700 ventotenesi: si festeggia Santa Candida, patrona dell’isola.
È una ricorrenza profondamente e sinceramente sentita da tutti, si respira un entusiasmo pulito, una gioia inconsapevole che travolge, in mezzo a palloncini colorati, mongolfiere di carta, giochi di gruppo nel porto e straordinari fuochi pirotecnici affacciati sul mare.
La lunga processione avanza lentamente in un silenzio impastato di salsedine e tramonto, le sirene delle barche suonano, salutano il passaggio della Santa che termina il suo cammino nel mare.
All’alba la banda sveglia il paese, così ci si precipita in strada per mangiare insieme ciò che le signore dell’isola hanno preparato per tutti. È la festa della vicinanza.


A metà giugno il tempo scandisce un’altra tappa irrinunciabile: la raccolta delle lenticchie.
La lenticchia, le cui prime coltivazioni pare risalgano all’inizio del 1800, è il prodotto che incarna perfettamente la cultura non solo gastronomica dell’isola, perché richiede cura, devozione, pazienza.
È un prodotto di grande qualità, inserito dal 2002 nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio, con proprietà organolettiche uniche nel suo genere e particolarmente resistenti alla cottura.


Gli isolani sono soliti gustarle in zuppa con basilico e pesce (qui ne trovate una declinazione interessante). Ma coloro i quali ne hanno sperimentato versioni tra le più accattivanti sono Candida e Giovanni del ristorante “Il Giardino“. È un posto delizioso, aggraziato, raffinato come il sorriso e l’incedere della padrona di casa, Anna, loro figlia.
Gli ambienti sono in piena sintonia con i colori della natura, invogliano alla scoperta, infondono serenità.
L’accoglienza presso Il Giardino ha un calore antico, come le mani di Giovanni; i piatti sono frutto di un’attenta selezione della materia prima, il pescato è sempre di giornata a Km 0. In ogni pietanza la tradizione si incastra con fare schietto alla creatività mai banale e mai eccessiva: le linguine al dentice, limone e salvia hanno una verità che innamora.



L’isola del vento è una terra dove le porte delle case rimangono aperte e si compartecipa alle cene familiari passando per la strada. Una terra dove i venditori ambulanti, i barcaioli, i venditori di pesce hanno volti conosciuti e sembianze di casa.
In questo video ripongo il mio saluto a Ventotene, il mio arrivederci. Ringrazio il fotografo Daniele Cametti Aspri per aver colto nelle sue immagini la preziosità dei dettagli, della gestualità, del ritmo dei respiri che rendono quest’isola l’esaltazione della sincerità.

Le cose da crescere

Lo spunto per augurarvi delle buone vacanze mi arriva quest’anno da un librino sfizioso che ho ricevuto in regalo da un caro amico, perché sostenesse la mia “curiosità verde”: Dai diamanti non nasce niente, di Serena Dandini, edito da Rizzoli.
È una piacevolissima passeggiata sentimentale alla ricerca della bellezza, è dedicato a chi vede nella passione per le piante un modo di essere, una filosofia di vita.
Scorrendo le pagine, tra citazioni letterarie, pittoriche e cinematografiche, tra aneddoti e riflessioni più o meno ironiche, si comprende che attraverso il giardino ci si può scoprire coltivatori di se stessi. Perché si comincia dal proprio spazio privato, che però è anche esposto e dunque pubblico, di conseguenza condiviso.
La Dandini tenta di dirci che il paesaggio naturale, la vegetazione, ci insegna ad allargare l’orizzonte. “Per sua natura il giardiniere è proiettato in avanti, almeno fino alla prossima fioritura: sa aspettare e progettare, deve avere fiducia e intravedere un poi, un domani, un non ancora“.
Del resto Cicerone affermava: “Se possedete una biblioteca e un giardino avete tutto quel che vi serve“. Questo verde ci è necessario come una cura.
Il giardino non è solo un appezzamento dietro casa, ma una metafora ad ampio spettro che coinvolge il mondo. Se impariamo ad avere cura delle nostre piantine, sarà più facile coltivare i nostri sogni: dedicarci con attenzione e passione a qualcosa ci aiuta a tirare fuori i nostri istinti migliori“.
Questo libro fa il suo dovere: arricchisce lo sguardo. Dopo averlo letto si impara a camminare per strada alzando gli occhi in direzione dei balconi altrui, “per riposarli su qualcosa di verde e di vivo che ci ricordi chi eravamo prima di diventare schiavi delle applicazioni del nostro smartphone“.

Il mio augurio dunque per queste vacanze è di sporcarvi le mani con la terra, di accostarvi alle piante e alla possibilità di imparare a cogliere i segnali. Di usare questo tempo più calmo per predisporre il terreno giusto per le cose da crescere. Perché “trafficare con le piante è una promessa di felicità“.

Io vi aspetto nella bottega che rimarrà aperta per l’intero mese di agosto, con l’intento di continuare a garantirvi una “Bella estate“.

Buon viaggio

L’estate è spesso sinonimo di viaggio. Che sia reale o virtuale, breve o lungo, è un percorso che compiamo fuori e dentro di noi, mossi dalla voglia di cercare.
L’augurio per queste vacanze è che vi lasciate meravigliare: da un paesaggio, un profumo, dal movimento delle nuvole che si riflette sul finestrino di un’automobile.
Ovunque andiate, fate buon viaggio.

“C’è una grande luna piena, la Luna d’Agosto. Ho voglia di passare una serata diversa dal solito.
Mi dirigo verso il centro della città e là sotto la Torre del Tamburo c’è una casa da tè. È la prima casa da tè che visito.
È un luogo a cielo aperto. Gli ascoltatori sono già seduti, alcuni sono stranieri. Mi seggo anch’io su una delle sedie di legno lucide per il lungo uso, attorno al tavolo di pietra.
Tutti bevono il tè al gelsomino servendosi di ciotole munite di coperchio. Vengono qui per ascoltare la storia raccontata da un uomo cieco con gli occhiali neri, seduto su uno sgabello sopra un palco di legno.
Ogni sera entra nella casa da tè e racconta una puntata di una lunga storia che per tradizione accompagna la consumazione. Gli ascoltatori sorseggiano il tè versato continuamente da una giovane cameriera. Quasi tutti gli uomini fumano la pipa sottile dalla canna lunga con il fornello di metallo.
Il cieco prende in mano un liuto di bambù e ne batte sul tavolo l’estremità coperta da un sottile budello di maiale; con voce monotona comincia a raccontare; a tratti canta.
È la storia di una madre infelice che non potendo più custodire il suo bambino lo abbandona in un cesto vicino a un ponte, perché qualche persona di buon cuore ne prenda cura. Un’anziana coppia lo trova e lo alleva come figlio proprio. Il bambino diventa grande e sa delle sue origini, lascia la casa per ritrovare la vera madre e ci riesce.  La madre lo ammonisce di non dimenticare chi gli ha dato affetto, ma quando il giovane diviene mandarino finge invece di non riconoscere i genitori adottivi. Così muore colpito da un fulmine, perché è stato ingrato.
Il cieco racconta la sua storia nel dialetto antico. Saputo che non ho capito niente o poco, un anziano che la conosce a memoria mi da fa interprete, un po’  nella lingua ufficiale cinese e un po’ in inglese,
Il fascino della storia è nel suo modo di raccontarla, di ricamare a piacimento i personaggi descritti perché sembrino sempre verosimili e attuali. Accompagnato dallo strumento, il tono della voce è così bello che ne rimango affascinata.
Approfittando dell’intervallo, vado a rendergli omaggio. Si chiama Zhang, è nato cieco.
Ho assistito a una puntata soltanto della storia che non poteva essere conclusa in una serata sola. Mi dicono che occorrono sette serate per raccontarla.
Per ogni tazza di tè consumata ha diritto a un decimo di yuan. Ogni sera riesce a guadagnare così due yuan (circa 800 lire).
In questa serata di luna piena non ricordo di aver mai consumato tante ciotole di tè, tante da tenermi sveglia tutta la notte. Pensavo a questa città dove permane ancora l’antica tradizione dei cantastorie che frequentano le case da tè.
Pensavo anche al cieco, dicono che conosce duecento storie e calcolavo a mente quante ciotole di tè avrei bevuto se fossi rimasta per tutte e sette le sere”.

 

(Tratto da Il mondo oltre il fiume dei peschi in fiore – Viaggio attraverso la Cina, di Bamboo Hirst, Mondadori)

Buone vacanze

Per augurarvi buone vacanze, ho pensato di regalarvi alcune idee per lasciarvi rinfrescare dal vostro tè.
Durante il mese di agosto siamo costretti a rinunciare al piacere della tazza calda e così ripieghiamo (piacevolmente) su ricette che associano il nostro nettare a frutta, gelato e ghiaccio.

La speranza è di essere con voi al ritorno da una lunga giornata di mare, di sedere su un piccolo balcone tra l’odore di gerani e salsedine, e di gustare insieme alcune di queste delizie. Magari contando le barche in lontananza.

Cocktail di bosco
• ½ litro di acqua
• 7 cucchiaini di tè nero ai frutti di bosco
• 2 cucchiaini di zucchero di canna
• ¼ di litro di succo di ribes nero
• 2 cucchiai di rum bianco
• poca panna per dolci
• scaglie di cioccolato
• arancia candita

Portate l’acqua a circa 95° e versatela sul tè e lo zucchero. Lasciate in infusione per circa 5 minuti, poi filtrate e mettete in frigo.
Unite al tè freddo il rum e il succo di ribes.
Versate in bicchieri di vetro e guarnite con panna, scaglie di cioccolato e poche scorze di arancia candita.

Tè ghiacciato alla pesca
• 4 cucchiai di menta
• ½ l di acqua
• 2 cucchiaini di tè nero (preferibilmente Assam)
• 2 cucchiaini di tè alla rosa
• 8 piccole porzioni di gelato al limone
• 2 pesche

Preparate separatamente i due tè, ciascuno con ¼ di acqua molto calda; poi mescolate insieme i due infusi, fateli raffreddare e teneteli in frigorifero.
Sbucciate le pesce, frullatene la polpa nel mixer e mescolatela con il gelato e la menta.
Distribuite il gelato in 4 bicchieri di vetro e finite di riempire con il tè ben freddo.

Ice Buddha Tè
• 1 l di acqua
• 5 cucchiaini di Amacha Buddha tè (una rara specialità del Giappone con lieve aroma di liquirizia)
• 1 cucchiaino di miele
• 4 piccole porzioni di gelato alla vaniglia
• granella di nocciole

Preparate il tè e, quando è ancora caldo, mescolate il miele e lasciate raffreddare.
Deponete il gelato in calici, irrorate con il tè raffreddato e decorate con una spruzzata di granella di nocciole.

Gelato al tè rosso d’Africa [tratta da È l’ora del tè, di Carla Massi, Ed. Guido Tommasi]
• 5 gr di tè rosso Rooibush naturale o aromatizzato
• ½ litro di latte
• 100 gr di zucchero
• 4 tuorli d’uovo
• 120 gr di panna liquida

Fate bollire il latte, versatelo sul tè e lasciate in infusione per 5 minuti. Quindi filtrate.
Battete i rossi d’uovo insieme allo zucchero finché il composto diventerà bianco e spumoso.
Aggiungete il latte aromatizzato al tè.
Fate scaldare il mélange a fuoco basso senza mai smettere di mescolare. Nel momento in cui avrete raggiunto una sufficiente densità, togliete dal fuoco, aggiungete la panna e lasciate raffreddare.
Mettete la preparazione in una sorbettiera o nel congelatore.

Agosto,
(…)
e il sole dentro la sera
come il nocciolo nel frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e luna buona.
(Federico Garcia Lorca)

Tèmpo di vacanze

Pare sia finalmente arrivato. Il tempo delle vacanze, cari amici. 
È tempo di riposare le stanche membra, di arenarsi, insieme a tutti i pensieri, su spiagge sconfinate e maestose montagne. 
È tempo di avventura, di curiosità , di scoperta, di relax, di divertimento, di condivisione e solitudine.
Ed è tempo di viaggi, per molti.
Qualcuno diceva che il viaggio deve allinearsi con le più severe forme di ricerca. Certo ci sono altri modi per fare la conoscenza del mondo, ma il viaggiatore è uno schiavo dei propri sensi; la sua presa su un fatto può essere completa solamente quando è rafforzata dalla prova sensoriale; egli può conoscere davvero il mondo soltanto quando lo vede, lo sente e lo annusa. Quale modo migliore, dunque, per spingerci verso la conoscenza e la scoperta del nostro nettare preferito.
Diversi aspetti potrebbero accomunare il tema del viaggio a quello del tè. Ed è esattamente così che sono giunta a pensare di regalarvi i principali indirizzi delle più note botteghe e sale da tè sparse in tutta Italia. Per non perdere il filo mentre sarete lontani da qui, da me. 
Per assaggiare, per apprezzare. Per lasciarvi sedurre. Fatevi schiavi dei vostri sensi e lasciate il passo a queste esperienze sensoriali.
Io proverò a fare lo stesso a Parigi nella prossima settimana.
Al ritorno mi racconterete.
A presto.

FIRENZE
La via del tè
Piazza Ghiberti, 22/23
0552344967

Gallery hotel art
Vicolo dell’Oro, 5
05527264796

Hemingway
Piazza Piattellina, 9/r
055284781

ROMA
Tè e teiere
Via del Pellegrino, 85
066868824

BiblioTèq
Via dei Banchi Vecchi, 124
0645433114

Babington’s Tea Room
Piazza di Spagna, 23
066780846

Il giardino del tè
Via del Boschetto, 112/a
064746888

Sciam
Via del Pellegrino, 55
0668308957

Namastey
Piazza del Paradiso, 69
0668135660

 

MILANO
La teiera eclettica
Via Bacone, 2
0229419101

Arte del ricevere
Via Melloni, 35
02715442

L’essenza del tè
Via Cerva, 12
0245481483

Montresor
Via Broletto, 43
028690999

Dulcis in fundo
Via Zuretti, 55
0266712503

BOLOGNA
Stregatè
Via Porta Nova, 7/a
051222564

Caffetteria Terzi
Via Obersan, 10
051236470

TORINO
Tea & Company
Via Giuseppe Mazzini, 22
0118170433

L’ancienne maison du thè
Via della Rocca, 2
011835575

NAPOLI
Intra Moenia
Piazza Bellini, 70
081290720

PALERMO
Via di mezzo-Librotheca
Via S.Oliva, 20/22
0916090090

PERUGIA
La pianta del tè
Corso Cavour, 104
0755727700

TREVISO
La stanza del tè
Via Santa Margherita, 26/b
0422419781

UDINE
Abitare il tempo
Piazza Matteotti, 10
0432229178

PAVIA
Emporio del tè e delle spezie
Via teodolinda, 20
038221148

LECCE
Drogheria Mele
Viale Lo Re, 11
0832303167

Syrbar…oltre il caffè
Piazza Duomo
0832247165