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La lettera del mese: posso coltivare il tè a casa?

Cara Acilia,
sono mesi che non accendevo il computer (problemi tecnici) ma sono subito andata a leggere tutto quello che mi sono persa del tuo blog. Mi puoi forse suggerire un tipo di tè adatto ad un pomeriggio conviviale con le mie amiche?
E avrei ancora una cosa da chiederti, forse un pò azzardata: ho un pezzetto di terra in un paesino (a 900 mt.) che una volta il Carducci definì “l’aerea FIELIS”, proprio nel cuore della Carnia, e dove pianto un pò di tutto: pensi che potrei coltivare le piantine del tè? Se sì, dove potrei trovarle?
Un saluto e un abbraccio
Nirvana [Trieste]
Ciao Nirvana.
Dunque, in merito al pomeriggio conviviale, tutto dipende da come sono queste amiche :-) Se consumano abitualmente del tè, e se conosci già i loro gusti, potresti stupirle con un tè raro che assecondi le loro preferenze. Diversamente, direi che potresti orientarti su un paio di assaggi di tè aromatizzati o profumati (cosiddetti scented). Nei tea-time con le amiche si tende di solito ad offrire qualche biscotto, pasticcino, muffin o plumcake e per questo credo sarebbe meglio prediligere tè poco impegnativi che solleticano il palato.
Dovresti scegliere dei tè che quasi certamente incontrerebbero il gusto di tutte le tue ospiti, senza osare con miscele ricche di troppi ingredienti o sapori troppo particolari. Un classico tè al gelsomino è spesso gradito da tutti per esempio, o in alternativa un tè alla vaniglia, o all’arancia e cannella, una tazza tradizionale ai frutti di bosco o un Earl Grey (bergamotto).
In linea generale, per quanto ho appreso dalla mia esperienza personale, è sempre meglio proporre dei tè neri ad ospiti dal palato inesperto, perché sono più simili a quelli commerciali il cui gusto è già familiare, perché sono i più adatti ad accogliere lo zucchero e perché hanno aroma e sapore più incisivi, più definiti e quindi più “facili”. I tè verdi e i tè bianchi rischiano di apparire sfuggevoli e deboli a chi non li ha mai assaggiati e gli oolong suscitano spesso perplessità.
Certo i tè lavorati potrebbero essere una buona soluzione per sorprenderle; sono delle piccole opere d’arte a forma di gemma, lavorate a mano pezzo per pezzo e rilasciano un aroma tipicamente floreale (qualche tempo fa ho scritto un post in merito). Tuttavia, sono costituiti il più delle volte da foglie di tè verde e le osservazioni sono le stesse fatte poc’anzi.           

Il tuo secondo quesito richiede una risposta un po’ più complessa.
La pianta del tè, la Camelia Sinensis, non si può coltivare ovunque purtroppo, ha bisogno di condizioni climatiche molto particolari. Anzitutto necessita di grandi quantitativi d’acqua per crescere e per questo viene coltivata nelle regioni calde e umide, dove l’elevata frequenza delle piogge ne assicura almeno 2 metri ogni anno (ma ciò che più conta per la resa agricola è la distribuzione temporale delle precipitazioni). Inoltre, il terreno più adatto al suo sviluppo è bene che sia acido, permeabile, privo di ristagni d’acqua e per i primi 2 metri di profondità privo di sassi o di terra troppo dura.
Altri fattori importanti sono la temperatura, che in genere dovrebbe oscillare tra i 13 e i 32°C, e la lunghezza del giorno che influenza i ritmi di crescita della pianta.
Dopo la raccolta, le foglie devono essere immediatamente sottoposte a diverse lavorazioni (che determineranno la tipologia del tè), perché qualunque ritardo incide sulla qualità. Nel caso del tè nero, per esempio, le foglie sono disposte su graticci ventilati con aria calda e sono fatte appassire per circa 20 ore ad una temperatura di 30°, al fine di perdere gran parte della loro umidità. Segue poi il processo di appassimento, rullatura, la fase della fermentazione e l’essiccamento (indispensabile per stabilizzare nel tempo il peso e le caratteristiche delle foglie): tutte pratiche che non potresti svolgere personalmente accanto al tuo pezzetto di terra :-)
Addirittura la fase del trasporto delle foglie, subito dopo la raccolta, richiede che si rispettino rigidamente alcune regole. Non meno importanti sarebbero anche le problematiche legate agli insetti nocivi che potrebbero rovinare la piantagione.
Purtroppo non funziona come per il basilico, le foglie del tè non vengono semplicemente raccolte e poi infuse in una tazza calda: la fase della lavorazione è imprescindibile e molto complessa.

Spero di esserti stata utile in qualche modo. Ricambio il tuo abbraccio.
A presto

Acilia

Afternoon tea Award

Ho accolto con piacere l’invito a partecipare a questa iniziativa, perché chi l’ha organizzata è una persona gioviale, dall’entusiasmo contagioso e la cui creatività sono lieta di promuovere.
Naturalmente l’argomento mi è familiare, sebbene non sia granché appassionata del tea time britannico.
Sentendomi più vicina allo spirito orientale e considerando il tè una consuetudine quotidiana che appartiene ad ogni momento della giornata, ho cercato di interpretare la proposta di Twostella raccontando semplicemente un tè del pomeriggio, immaginandolo in un angolo appartato della mia casa e consumato con le poche amiche più care.
La colonna sonora è quella di “Time for tea“, una deliziosa raccolta di brani anni ‘50 dedicati al tè, adatti a rendere l’atmosfera leggera e piacevolmente frivola.
Offrirei uno dei tè che preferisco, un verde naturale giapponese, il Gyokuro Uji, ma non sono certa incontri il gusto delle mie ospiti. Così preparo altre due teiere per un tè nero naturale Darjeeling Selimbong e un tè bianco cinese aromatizzato al melograno e lampone. Trovo che tutti costituiscano un ottimo connubio con i dolci a cui ho pensato: crepes con confettura di castagne al cacao, dolcetti allo zenzero e mandorle, un assaggio di scaglie di cioccolato fondente aromatizzato alla maggiorana, una ciotola di lamponi freschi bagnati con acqua di fiori d’arancio e delle frittelline di riso al miele di cui vi lascio la ricetta.

Ingredienti:
• 100 g di riso
• 1/2 litro di latte
• mezza stecca di cannella
• 50 g di farina
• un cucchiaino raso di lievito in polvere
• la scorza di mezzo limone grattugiata
• un vasetto di miele
• 3 uova
• olio di semi per la frittura
• un pizzico di sale
• 100 g di uvetta
• 40 g di zucchero

Mettete in ammollo l’uvetta in acqua tiepida (o in una tazza del tè nero che preferite).
Portate ad ebollizione il latte e la cannella in una casseruola. Unite il sale, il riso e fate cuocere quest’ultimo mescolando continuamente, finché il latte sarà assorbito.
Aggiungete, lontano dal fuoco, lo zucchero, la farina, l’uvetta ben asciugata, il lievito, la scorza del limone e i tuorli; mescolate bene e lasciate raffreddare il riso.
Successivamente amalgamatevi gli albumi montati a neve ben soda.
Fate scaldare l’olio nella padella e mettetevi a cucchiaiate il composto di riso. Fate cuocere, poche per volta, le frittelline, fino a quando saranno dorate e croccanti.
Scolatele su carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso, accomodatele su un piatto da portata e servitele tiepide, versando il miele al momento di gustarle.  

Quanto all’argomento di conversazione, mi piacerebbe proporre la lettura di una poesia di A. Machado intitolata “Sogno infantile“: per scivolare insieme sui ricordi adolescenti e tornare a fantasticare di fate, baci, feste e profumi.
 

Una chiara notte
di festa e di luna,
notte dei sogni miei,
notte di allegria
(…)
la più giovane fata
mi portò in braccio
all’allegra festa
che ardeva in piazza.
Sotto il crepitio
delle luminarie,
amore tesseva
matasse di danze.
E in quella notte
di festa e di luna,
notte dei sogni miei,
notte di allegria,
la fata più giovane
mi dava un bacio
in fronte.
Tutti i roseti
davano profumi,
tutti gli amori
offriva l’amore.
 

*Qui trovate gli altri menu di chi ha partecipato all’iniziativa.

Chupito con il tè: un nuovo tea time

A Milano il Pixel, uno dei locali più amati dal popolo notturno per l’aperitivo e il dopocena, qualche tempo fa ha dato vita ad una nuova tendenza: il chupito con il tè. [Il chupito consiste in un bicchierino di superalcolico (solitamente rum) che si beve tutto d’un fiato, “alla goccia”]

Maestro di cerimonia delle serate, organizzate a scadenza settimanale ogni giovedì, è stato il Barone Ubaldo Lanzo Jr, stilista e cromatologo noto per le sue apparizioni televisive. Proprio lui ha indicato i corretti abbinamenti con le personalità di ciascuno.
Per chi possiede un animo cavalleresco, energetico e spirituale, l’ideale è il tè alla pesca con vodka; il sognatore eclettico deve bere il tè alla menta con rhum; il benpensante esalta la sua personalità con il tè alla cannella e whiskey; il giovane libero e passionale si sposa con il tè alla fragola e Grand Marnier; la persona solare aumenta la sua energia con il tè all’arancia e tequila; per chi è timido e introverso ottimo il connubio tè deteinato con Malibù; chi ama trasgredire e possiede libertà di pensiero beve tè verde con gin; l’avanguardista sorseggia il tè classico con Cointreau e l’equilibrato si gode un tè ai frutti di bosco con Martini bianco.
Ad ognuno il proprio tè, anche se naturalmente nessuna indicazione vieta la possibilità di provare i vari accostamenti proposti o mixarli a seconda del proprio gusto.

Un tè al Ritz

Recentemente, una cara amica mi ha regalato un libretto curioso: “Un tè al Ritz”, di Helen Simpson (Guido Tommasi Editore).
Sono circa 100 pagine in cui si declina il fascino del tè inglese, insieme ad una raccolta di ricette classiche che lo accompagnano. La consuetudine del tea time, profondamente diversa da quella orientale, viene descritta qui come simbolo dell’aristocrazia e delle classi abbienti.
È un tè pomeridiano tinto di rosa quello di César Ritz, che ha il merito di aver creato il primo hotel dove fu permesso alle giovani donne di prendere il tè da sole.
L’illuminazione garbata, color albicocca tenue, rende le persone più belle che nella vita reale.

Il tè al Ritz è servito in porcellane bianche e blu, e avvia il suo rito con un arcobaleno di tramezzini ripieni di 6 farciture classiche. Lo chef del Ritz che si occupa dei tramezzini impiega circa 3 ore a preparare la quantità necessaria per un pomeriggio.
Poco dopo la tavola si arricchisce con gli scones, da mangiare con panna e marmellata, le torte e i pasticcini.

Quella che ho scelto è una delle ricette più rappresentative del libro: vi consiglio di abbinarla ad un qualunque  Assam, tè nero vigoroso e pungente, ciò che la maggior parte degli inglesi si aspetta da una tazza di tè.

The Ritz’s special smoked salmon sandwiches

Ingredienti:
100 g di ritagli di salmone affumicato
150 ml di panna liquida
25 ml di whisky
mezzo cucchiaino di pepe bianco
una spruzzata di noce moscata
150 ml di panna densa
pane nero imburrato
50 g di fette sottilissime di salmone affumicato
spicchi di limone per servire

Tritate molto finemente i ritagli di salmone affumicato.
Incorporate la panna liquida e passate il composto in un colino schiacciando con il dorso di un cucchiaio di legno.
Incorporate, sbattendo, il whisky, il pepe e la noce moscata e mettete in frigorifero.
Montate la panna densa e incorporatela al composto freddo, poca alla volta. Spalmate la farcitura sulle fette di pane nero imburrato; poi sistemateci sopra con cura le fettine di salmone affumicato. Insaporite con un po’ di pepe bianco macinato al momento e chiudendo con altre fette di pane nero, schiacciate e tagliate via le croste.
Tenete i tramezzini coperti con un panno pulito, dopo averlo immerso in acqua fredda e strizzato, fino al momento di servire.
Servite con uno spicchio di limone.

Pan dolce speziato al cioccolato

Ancora oggi il tea time viene comunemente consumato.
Si tratta di quel rito, nato in epoca vittoriana, che aveva lo scopo di soddisfare quel languore tipico del pomeriggio e di caratterizzare anche un’occasione mondana.
Leader del tea time nel Vecchio Continente sono gli inglesi, che vantano non solo l’importazione delle foglie aromatiche sin dal XVIII secolo, ma anche l’apertura del primo locale specializzato in tè, biscotti e torte: ed era l’anno 1706.
In Italia, la dolce abitudine delle “cinque”, sebbene non molto diffusa, ha risentito purtroppo dei nuovi ritmi di vita accelerati ed è stata quasi del tutto abbandonata per mancanza di tempo.
Ma non a casa mia.
A casa mia, riscoprire il significato del rito del tè, in senso occidentale oppure orientale, è un’occasione per provare a ritrovare me stessa, prendermi cura degli altri, riassaporare sensazioni dimenticate, evocate magari dal sapore casalingo di alcuni dolci genuini.
Del resto, anche Proust, nel suo La ricerca del tempo perduto, affida a una madeleine inzuppata nel tè il recupero di un piacevole ricordo: «Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me…».

Il mio piacevole ricordo oggi è riposto in questo delicatissimo pan dolce.
Vi stupirà, perché ha un impatto molto discreto con il vostro palato, quasi timido, un gusto deciso, e un retrogusto persistente che lascia un lieve pizzicore sull’estremità della vostra lingua. Quasi a volervi fare il solletico.
Potrete abbinarlo ad un tè altrettanto speziato, se vi piace raffozzarne il gusto. Oppure contrastarlo con un tè dolce, se preferite riconquistarlo ad ogni morso.

Ingredienti (per 8 persone)
• 250 g di farina
• 200 g di cioccolato fondente
• 200 g di miele
• 60 g di zucchero a velo
• 2 bicchieri di latte
• 3 tuorli
• 1/2 bustina di lievito
• 1 cucchiaino di cannella
• 1 cucchiaino di zenzero
• 1 cucchiaino di pepe bianco
• bicarbonato
• sale

In una casseruola versate il latte, il miele, lo zucchero, un pizzico di sale e tutte le spezie, e cuocete a fiamma bassa.
Montate i tuorli e uniteli al composto mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete la farina setacciata insieme a un cucchiaino di bicarbonato e al lievito poco alla volta.
In un pentolino sciogliete il cioccolato a bagnomaria e unitelo al composto continuando a mescolare.
Ungete e infarinate uno stampo rettangolare da plum cake, versatevi il composto, coprite con carta d’alluminio e cuocete in forno già caldo a 180° per un’ora circa.
Lasciate poi raffreddare e sformate.