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Il tè del sorriso

Si riversano sulla strada come cascate di piccoli ruscelli. Freschi, luminosi, di una bellezza essenziale.
Li ritrovo ogni giorno sul percorso di casa: l’aria si impregna di estate e puntualmente esplode una gioia incosciente.
Hanno forma di stella i gelsomini, racchiudono il mistero che palpita nelle piccole cose.
Il vento passa, ne ruba il profumo e si dirige verso le anziane sedute sui balconi, a sorprenderle.

Se ne coglie tutta la delicatezza in una tazza, e il liquore chiaro stordisce.
I gelsomini incontrano le foglie del tè e realizzano il miracolo dell’incanto. Il piacere si espande e il profumo diventa aroma, diventa sapore.
È il tè del sorriso, ne provoca uno ad ogni sorso.

Bianco, verde o nero, quello al gelsomino è uno dei tè profumati più antichi in assoluto. In Cina lo si beve da moltissimi anni (茉莉花茶) in ogni momento della giornata.
Si ottiene grazie ad una particolare lavorazione: le foglie del tè vengono accatastate per qualche ora accanto ai fiori di gelsomino appena raccolti, in modo che il tè assorba più possibile la fragranza dei petali. Si tende a ripetere l’operazione più volte a seconda del livello qualitativo che si desidera ottenere, arrivando fino ad un massimo di sette ripetizioni.
Completato il processo, i fiori possono essere allontanati dalle foglie del tè oppure mescolati con esse in minima parte. Contrariamente al pensiero comune, la presenza dei petali non è indice di qualità.
Raggiungere il corretto equilibrio tra fiori e tè non è semplice, anche in questa armonia risiede il fascino. Se l’aroma del fiore è troppo forte e dominante, il liquore assume un sapore amaro; generalmente, la giusta proporzione è costituita dal 70% di tè e 30% di fiori.

Non esiste il connubio migliore, le sensazioni si distinguono a seconda della base del tè utilizzato: il gelsomino riserva ad ogni tipo di foglia una caratteristica diversa.
È bene gustarlo puro, non troppo caldo, e qualora fosse tè verde o tè bianco, osservando tempi di infusione molto bassi. A sfiorarlo appena.

La notte, patria della pace e del silenzio, è la migliore alleata di una tazza di tè al gelsomino. Una brezza tiepida diffonde il profumo e gli occhi si chiudono sul ricordo.

Il gelsomino notturno   

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

(G. Pascoli)

Gelsomini