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La primaVera

Questa parola pacchiana con nome preminente.
Questa vecchia signora vestita di fiori e toppe verdi, un po’ contadinotta. Non capisco perché risvegli tanto entusiasmo, tanta passione, quando ogni anno fa il suo passaggio sulla terra.
A cosa si devono tutti questi festeggiamenti, tanto entusiasmo e tanta allegria per il suo arrivo, quando le sue visite sono trucchi di magia di una mezzana vecchia e furba che crea miraggi aumentando il battito della vita?
Tutti gli animali vanno in calore e arrossiscono al suo arrivo: un gran casino.
Tutte le femmine si sentono nello stesso modo: e così l’orgia è servita.
Le femmine si ritrovano impregnate d’amore.
E i maschietti? Dopo tutto quel casino, a lavorare. A difendere la loro femmina, l’onore. Fino all’anno prossimo, e se è necessario fino all’eternità.
Quando passa il calore e la terra si raffredda, quando rallenta il battito della vita, se ne va la signora in visita, lasciandosi dietro un enorme parto di piacere e dolore, di pianto e risa: il frutto della vita.
Però non impara mai la vita, ingenua. Inciampa sempre sullo stesso sasso.
Maschi e femmine torneranno a inebriarsi quando l’anno venturo tornerà a ipnotizzarli e a mettere in piedi la sua orgia, la contadinotta.
E diranno tutti e tutte con smisurato tripudio: ma che bella, la primavera.

Ramón Sampedro