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Foglie Nomadi

È un progetto coraggioso: Foglie Nomadi mi solletica da diverso tempo.
Per usare parole semplici, si tratta di una sala da tè itinerante. Del resto la cultura del tè è strettamente legata al nomadismo.
L’idea nasce dalla constatazione di una mancanza, soprattutto nell’Italia del sud, nella mia terra. Nel meridione non ci sono sale da tè dove si possano bere tè in foglia, dove vi sia qualcuno che vi racconti, che vi guidi nelle degustazioni, che vi proponga, vi inviti alla scoperta, che vi accolga.
Di contro molte sono le richieste che da voi mi arrivano attraverso il blog, la bottega virtuale e Facebook, di luoghi dove potersi incontrare, sorseggiare un tè di buona qualità preparato bene, soddisfare curiosità.
Se inaugurassi un’unica sala non sarebbe raggiungibile da tutti. Per questo ho ritenuto sarebbe stato meglio renderla itinerante, in costante movimento e trasformazione, in continua evoluzione.


La proposta è rivolta a ristoranti e bar che, con cadenza settimanale o mensile, nelle ore pomeridiane avrebbero piacere ad allestire i loro tavoli con tazze e teiere. Al bollitore, alle foglie e alla conoscenza provvedo io. Sarò io stessa a servirvi.
Stabiliremo insieme di volta in volta quali tipologie di tè assaggiare, quali ritualità esplorare, quante infusioni delle stesse foglie sperimentare, quali sfizi culinari abbinare. Scambieremo impressioni, racconti di viaggi, fotografie, indirizzi, condivideremo video dei luoghi di raccolta e produzione.
In questo modo, solo in questo modo, nell’arco di un tempo ristretto il panorama gastronomico italiano può popolarsi contemporaneamente di molteplici case da tè, ciascuna con il proprio stile, arricchendo la propria offerta e tendendo una mano agli appassionati.

Qualora foste strutture interessate non esitate a contattarmi. Comincerò con 3 ristoranti.
Vi aspetto. Per sfidare lo spazio.

Dove tutto diventa possibile

Che Firenze sia un grande nucleo culturale risulta evidente da subito, dopo poche centinaia di metri percorsi nel centro storico. Non si tratta solo dei bellissimi musei e monumenti, non solo delle architetture religiose e civili; ad ogni angolo di strada si inciampa in piccole stamperie, cartolerie antiche e moderne, botteghe specializzate nella vendita di materiale per la pittura, rifugi di artigiani del legno e dell’oro, gallerie d’arte. È il trionfo dell’espressione artistica e creativa. Si ha la sensazione che tutti i passanti, una volta tornati a casa, non possano fare altro che scrivere, dipingere, scolpire, leggere o suonare.
Gli stimoli arrivano dai posti più inaspettati, dai bar che espongono mostre fotografiche, dagli alimentari tipici che propongono una selezione di letteratura a tema, dai parrucchieri che allestiscono le loro boutique con quadri e sculture di prestigio.
Il Rinascimento non è solo nato a Firenze, è una condizione dell’anima che si rinnova ogni giorno in questa città.

Ponte_vecchio
La sensibilità sviluppata nei confronti della cultura e del senso, inteso come significato, si manifesta anche attraverso la diffusione del tè nel capoluogo toscano. Nella mia lenta passeggiata mi sono imbattuta in diversi posti in cui servono e vendono le foglie profumate, alcuni dei quali mi hanno sorpresa e conquistata.
Durante il pomeriggio particolarmente afoso, cercavo una comune gelateria che mi rinfrescasse con un sorbetto alla frutta. Affacciandomi su Borgo degli Albizi ho scorto invece una deliziosa tana di legno chiaro, con due panchine, alcuni libri e un odore buono che mi ha catturata al primo sguardo. Vestri: cioccolato d’autore, gelato e, a sopresa, tè verde.
È il nome di una famiglia che da circa 30 anni rappresenta la tradizione della cioccolateria italiana e che negli ultimi 5 ha acquistato nell’isola di Puntacana (Santo Domingo) una piantagione di cacao di 8 ettari. Lì coltiva, senza pesticidi e senza prodotti chimici, il cacao che poi invia e lavora in Italia presso lo storico laboratorio di Arezzo. Il risultato è un cioccolato artigianale di altissima qualità, confezionato in un packaging realizzato dalla signora Vestri e studiato appositamente per ogni prodotto.
La stessa propensione alla genuinità e la stessa cura per i dettagli si ritrova nei loro gelati, rigorosamente artigianali, realizzati senza glutine, senza aggiunta di coloranti né aromi artificiali e dai gusti ricercati. La crema di menta, aromatizzata con la pianta erbacea e non con lo sciroppo zuccherino a cui gli altri bar ci hanno abituati, mi ha ammaliata per la sua inesprimibile bontà.
Vestri è un posto pensato sia per chi vuole fare una pausa veloce e ricominciare subito a camminare, sia per chi ha bisogno di riposarsi e desidera chiacchierare comodamente. Ai primi propone anche una serie di bevande servite in bicchieri di plastica adatti al take away (da portare via): cioccolata fredda, latte di mandorle freddo, frappé, granita, affogato di yogurt con fragole fresche e tè verde giapponese Matcha freddo, che ho trovato molto gustoso, preparato con la giusta concentrazione di polvere e venduto ad un prezzo decisamente accessibile (2 euro).

Vestri

Attraversando Piazza Salvemini e proseguendo per via Pietrapiana, si giunge a Piazza Ghiberti: un vasto largo improvviso dedicato al mercato di frutta, verdura e ogni altro genere alimentare. Non è tra le piazze più raffinate della città, ma grazie ai colori e ai suoni tipici dei mercati, freme di sincerità.
Al numero 22 della piazza si trova La via del tè. Da più di 40 anni questo marchio, sotto la guida di Alfredo Carrai, si è guadagnato il primato di importazione e commercializzazione del tè in foglia in Italia. Attualmente la squadra di Carrai è una delle poche, se non l’unica nel nostro Paese, ad occuparsi anche di miscelazione e creazione di nuovi mélanges.

Via Del Tè
La sala/boutique a Firenze, sede principale e storica de La via del tè, è esteticamente piacevole, elegante. Due gentilissime ragazze accolgono i clienti all’entrata aiutandoli a scegliere il posto ad essi più congeniale: sono sorridenti, disponibili e naturali.
I rivestimenti in legno scuro, le comode sedie tipiche dei vecchi bar e un ottimo jazz a basso volume, rendono l’atmosfera rilassante.
Il menu è abbastanza vario, ci sono specialità dolci e salate, tè aromatizzati freddi, cocktail analcolici a base di tè, il Gongfu cha e il tè marocchino serviti con gli oggetti caratteristici dei riti. Il Shincha Gyokuro Wakana è il tè che ho ordinato, corredato di biscotti al burro e Matcha e mandorle tartufate al Matcha. È stato servito in una piccola teiera di vetro, modello giapponese, alla giusta temperatura; la qualità delle foglie non ha deluso, forse la quantità era leggermente superiore a quella necessaria. Inoltre, giungendo al tavolo ad infusione già iniziata, sarebbe utile che il cliente fosse illuminato dal personale sui tempi di infusione del tè scelto, ché non è detto debba conoscerli.

Shincha Gyokuro Wakana
Chi mi ha accompagnato ha ordinato un tè verde freddo shakerato aromatizzato con agrumi e menta (da loro chiamato Casablanca), servito in un bicchiere da bibita di vetro con l’aggiunta di ghiaccio e quadratini di albicocca e accompagnato da frutta secca tostata e salata. Il risultato, benché alleggerito dopo poco dallo sciogliersi del ghiaccio, si è rivelato gradevole, molto fresco e dissetante.
Certo i prezzi non sono propriamente modici: € 5,60 per il tè freddo e € 9,80 per il Shincha Gyokuro Wakana. Ma è un bel posto in una bella città, rappresenta una buona occasione per chi desidera bere un tè autentico fuori casa e per chi vuole muovere i primi passi verso il piacere delle foglie. Un buon compromesso tra le sale da tè inglesi e quelle di stampo orientale, a metà tra l’essenzialità e la forma.

Shincha Wakana e Casablanca
Firenze induce a guardare, ad accorgersi. È il covo dei vecchi amori, il luogo dove tutto diventa possibile. Il profumo del verde brillante degli alberi si mescola all’odore delle brioches calde, che si mescola a quello della tempera, che si mescola a quello della gente che ti sfiora passando, che si mescola all’aroma del tè. E ti travolge, ti innamora.


Vestri
Borgo degli Albizi 11/R – Firenze
tel. 055 2340374

La Via del Tè
Piazza Ghiberti 22/23 – Firenze
tel. 055 2344967

Dalle case alle sale da tè

Pochi sanno che le antenate delle attuali sale da tè sono le case.
Le prime a comparire furono quelle della città cinese di Hangzhou, che rappresentavano il punto di incontro dei ricchi commercianti e funzionari che vi giungevano per imparare a suonare un nuovo strumento musicale. Erano dotate di ogni arredo di lusso, da collezioni di pini e cipressi nani, alle opere dei grandi calligrafi; i servizi da tè erano di porcellana fine e le qualità di tè tra quelle più pregiate.

Pian piano, accanto a quelle pubbliche, si fecero strada anche le case da tè private: letterati colti e raffinati avevano all’interno delle proprie abitazioni delle stanze opportunamente adibite alla preparazione e degustazione del tè. Ancora oggi sono visitabili quelle dei famosi giardini di Suzhou, solitamente circondate da siepi di loto o laghi artificiali in miniatura e incorniciate da vaste pareti su cui si aprono insolite finestre dalle forme più bizzarre: foglie, fiori, vasi o luna piena. Pensate a quanto sarebbe curioso, poter guardare attraverso la luna e scorgervi un paesaggio.
Queste case private avevano arredi essenziali, tra cui immancabilmente era previsto un giaciglio per il riposo, un piccolo tavolo con sedie di legno e gli utensili tradizionali della preparazione del tè.

Lu Yu, nel suo Canone, descrisse un ulteriore genere di casa da tè privata, caratterizzata da un’ideale di sobrietà e coltivata dalla religione buddhista. Un tetto di paglia che poggiava su elementi portanti di legno non laccato o semplice bambù, delle pareti di carta fissate su una fragile intelaiatura, elementi d’arredo molto essenziali in legno, servizi da tè in terrecotte.
Durante l’ultima dinastia, la frequentazione delle case da tè si estese a quasi tutte le fasce della popolazione: dall’alba a mezzanotte erano popolate da giovani e anziani, alcuni dei quali vi andavano per dissetarsi e mangiare, altri per assaggiare vari tipi di tè, altri ancora per parlare d’affari, concludere accordi, organizzare matrimoni, ricevere visitatori.
Le abitudini ovviamente differivano da una regione all’altra del paese e da nord a sud erano diverse anche le preferenze in merito alle qualità e l’accompagnamento del tè. A Nord, per esempio, la gente usava bere (e pare beva tuttora) due soli tipi d’infuso: il tè verde e il tè ai fiori. Nelle case da tè di Pechino veniva servito di solito insieme a piattini di semi di melone o arachidi.
Una casa da tè particolarmente famosa portava un nome bellissimo: La Nuvola Verde. Tra le specialità che vi si servivano c’era il tè Dea Ferrea della Misericordia. Non lo trovate anche voi un carnevale di immagini straordinariamente evocativo? E c’erano anche le case del Ponte delle Delizie a fare da contrappunto a quell’eleganza aristocratica: era il quartiere cittadino dei divertimenti, dove insieme alle esibizioni dei cantastorie e degli acrobati si poteva consumare del tè.

Ma quello che si è diffuso in tutto il mondo fu lo stile delle case da tè del Sud, soprattutto attraverso l’influenza dell’isola di Hong Kong. Secondo questo costume, le case da tè si sviluppavano su piani differenti, più importanti nel servizio e più costosi man mano che si accedeva gradualmente all’ultimo piano.

Ed eccoci arrivati così in Europa. La grande diffusione del tè fece nascere anche qui diversi ritrovi per la sua degustazione: l’iniziativa di inserire il tè nella lista d’offerta ai clienti fu presa per la prima volta dall’inglese Thomas Garraway, nella sua coffee house londinese, nel 1657.
Nel nostro Paese, le sale da tè si ispirarono, all’inizio del secolo scorso, a quelle viennesi e la più antica risale al 1893, a Roma: fu aperta con l’intento di riproporre la tradizione inglese e dare accoglienza alla clientela femminile, la cui presenza in un caffè avrebbe infranto le regole di bon ton.