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Foglie Nomadi

È un progetto coraggioso: Foglie Nomadi mi solletica da diverso tempo.
Per usare parole semplici, si tratta di una sala da tè itinerante. Del resto la cultura del tè è strettamente legata al nomadismo.
L’idea nasce dalla constatazione di una mancanza, soprattutto nell’Italia del sud, nella mia terra. Nel meridione non ci sono sale da tè dove si possano bere tè in foglia, dove vi sia qualcuno che vi racconti, che vi guidi nelle degustazioni, che vi proponga, vi inviti alla scoperta, che vi accolga.
Di contro molte sono le richieste che da voi mi arrivano attraverso il blog, la bottega virtuale e Facebook, di luoghi dove potersi incontrare, sorseggiare un tè di buona qualità preparato bene, soddisfare curiosità.
Se inaugurassi un’unica sala non sarebbe raggiungibile da tutti. Per questo ho ritenuto sarebbe stato meglio renderla itinerante, in costante movimento e trasformazione, in continua evoluzione.


La proposta è rivolta a ristoranti e bar che, con cadenza settimanale o mensile, nelle ore pomeridiane avrebbero piacere ad allestire i loro tavoli con tazze e teiere. Al bollitore, alle foglie e alla conoscenza provvedo io. Sarò io stessa a servirvi.
Stabiliremo insieme di volta in volta quali tipologie di tè assaggiare, quali ritualità esplorare, quante infusioni delle stesse foglie sperimentare, quali sfizi culinari abbinare. Scambieremo impressioni, racconti di viaggi, fotografie, indirizzi, condivideremo video dei luoghi di raccolta e produzione.
In questo modo, solo in questo modo, nell’arco di un tempo ristretto il panorama gastronomico italiano può popolarsi contemporaneamente di molteplici case da tè, ciascuna con il proprio stile, arricchendo la propria offerta e tendendo una mano agli appassionati.

Qualora foste strutture interessate non esitate a contattarmi. Comincerò con 3 ristoranti.
Vi aspetto. Per sfidare lo spazio.

Il tè e i grandi chef

La tendenza a proporre una tazza di infuso caldo al posto di un calice di vino, negli ultimi tempi si fa sempre più frequente. Sono proprio i grandi chef i promotori del fenomeno, del resto già abituati a servire tisane con riso basmati e sushi o pollo tandoori alla clientela internazionale.
Al D’ O di Cornaredo, Davide Oldani da cinque anni serve un cubo di pancetta brasata accompagnato da una tazza di tè alla cannella. «Chi assaggia il tè abbinato alla pietanza poi mi chiede la seconda tazza: è una scelta di benessere, che esclude dalla dieta vino e alcolici», dice Oldani.
Il nuovo gusto salutista è confermato da Andrea Berton, chef del ristorante Trussardi alla Scala, che usa il tè in cucina come ingrediente. Racconta: «Preparo un dentice con salsa al tè affumicato, dall’ aroma legnoso. Il piatto che si sposa meglio con la bevanda calda è il capriolo e la selvaggina in generale».
Ma è al dessert che il tè, di cui viene fornita lista, diventa protagonista assoluto e insidia il primato dei classici passiti di Pantelleria. «Lo serviamo soprattutto con i dolci al cioccolato. È perfetto per sgrassare il palato».
Pietro Leeman, chef del ristorante vegetariano Joia Leggero, per i suoi infusi utilizza solo acqua minerale filtrata. Nel suo «fast good» di cucina naturale, Leeman serve tè neri e verdi senza aromi aggiunti, seguendo la tradizione svizzera che abbina a un piatto «robusto» come la fondue di formaggi la delicatezza di un tè tiepido. «Il tè si sposa bene con i formaggi freschi, le verdure e le paste con condimenti a base di parmigiano», dice Leeman.
Sull’ onda della nuova tendenza, come per il vino, si moltiplicano le degustazioni di tisane per scoprirne il giusto abbinamento con i cibi «per contrasto o affinità». E si scopre che per accompagnare le capesante sono preferibili tè delicati che non alterano il sapore, come il pregiato tè bianco proveniente dall’ isola cinese di Fujian, o il Darjeeling, tè nero indiano coltivato sulle pendici dell’ Himalaya.
 

[Tratto da Il Corriere della Sera]