Articoli marcati con tag ‘poesia’

Portatemi il tramonto in una tazza

Portatemi il tramonto in una tazza,
contate le ampolle del mattino,
e dite quante sono di rugiada.
Ditemi quanto lontano salta il mattino,
ditemi quanto tempo dorme il tessitore
che filò le ampiezze di blu.
(…)
E ancora, chi gettò i moli dell’arcobaleno,
e ancora, chi guida le docili sfere
con sferzate di flessibile azzurro?
Le dita di chi filano la stalattite,
chi conta i grani di rosario della notte.
(…)
Chi mi lascerà uscire
in qualche giorno di festa
con gli attrezzi per volare via?

(Emily Dickinson)

Buone vacanze

Per augurarvi buone vacanze, ho pensato di regalarvi alcune idee per lasciarvi rinfrescare dal vostro tè.
Durante il mese di agosto siamo costretti a rinunciare al piacere della tazza calda e così ripieghiamo (piacevolmente) su ricette che associano il nostro nettare a frutta, gelato e ghiaccio.

La speranza è di essere con voi al ritorno da una lunga giornata di mare, di sedere su un piccolo balcone tra l’odore di gerani e salsedine, e di gustare insieme alcune di queste delizie. Magari contando le barche in lontananza.

Cocktail di bosco
• ½ litro di acqua
• 7 cucchiaini di tè nero ai frutti di bosco
• 2 cucchiaini di zucchero di canna
• ¼ di litro di succo di ribes nero
• 2 cucchiai di rum bianco
• poca panna per dolci
• scaglie di cioccolato
• arancia candita

Portate l’acqua a circa 95° e versatela sul tè e lo zucchero. Lasciate in infusione per circa 5 minuti, poi filtrate e mettete in frigo.
Unite al tè freddo il rum e il succo di ribes.
Versate in bicchieri di vetro e guarnite con panna, scaglie di cioccolato e poche scorze di arancia candita.

Tè ghiacciato alla pesca
• 4 cucchiai di menta
• ½ l di acqua
• 2 cucchiaini di tè nero (preferibilmente Assam)
• 2 cucchiaini di tè alla rosa
• 8 piccole porzioni di gelato al limone
• 2 pesche

Preparate separatamente i due tè, ciascuno con ¼ di acqua molto calda; poi mescolate insieme i due infusi, fateli raffreddare e teneteli in frigorifero.
Sbucciate le pesce, frullatene la polpa nel mixer e mescolatela con il gelato e la menta.
Distribuite il gelato in 4 bicchieri di vetro e finite di riempire con il tè ben freddo.

Ice Buddha Tè
• 1 l di acqua
• 5 cucchiaini di Amacha Buddha tè (una rara specialità del Giappone con lieve aroma di liquirizia)
• 1 cucchiaino di miele
• 4 piccole porzioni di gelato alla vaniglia
• granella di nocciole

Preparate il tè e, quando è ancora caldo, mescolate il miele e lasciate raffreddare.
Deponete il gelato in calici, irrorate con il tè raffreddato e decorate con una spruzzata di granella di nocciole.

Gelato al tè rosso d’Africa [tratta da È l’ora del tè, di Carla Massi, Ed. Guido Tommasi]
• 5 gr di tè rosso Rooibush naturale o aromatizzato
• ½ litro di latte
• 100 gr di zucchero
• 4 tuorli d’uovo
• 120 gr di panna liquida

Fate bollire il latte, versatelo sul tè e lasciate in infusione per 5 minuti. Quindi filtrate.
Battete i rossi d’uovo insieme allo zucchero finché il composto diventerà bianco e spumoso.
Aggiungete il latte aromatizzato al tè.
Fate scaldare il mélange a fuoco basso senza mai smettere di mescolare. Nel momento in cui avrete raggiunto una sufficiente densità, togliete dal fuoco, aggiungete la panna e lasciate raffreddare.
Mettete la preparazione in una sorbettiera o nel congelatore.

Agosto,
(…)
e il sole dentro la sera
come il nocciolo nel frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e luna buona.
(Federico Garcia Lorca)

Fatto d’argilla

Come se ti avessero, amore, fatto d’argilla
per le mie mani di vasaio.
(…)
Le tue ginocchia, la tua cintura
mancano in me come nel vuoto
di una terra
da cui staccarono una forma,
e uniti,
siamo completi come un solo fiume,
come una sola arena.

(Il vasaio – Pablo Neruda)

Pensa a

Pensa a una delicata morbidezza.
Pensa a una nuvola, non per quello che è, vapore e aria,
ma per come l’immaginazione la domina,
la nomina, la trattiene in bilico sull’orlo della mente.
Pensa a un passerotto.
Osserva le sfumature di pastello,
l’opale dei soli al tramonto,
e come gli alberi si oscurano in ogni trama e ombra di verde.
Pensa al primo timido amore
che non osa dire quello che pensa di vedere
ma aspetta in un librarsi felice.
Pensa alla gioia concreta di un bambino sulla spiaggia
non ancora diviso dal luogo da dove guarda
o come si incolla alle conchiglie.
Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni.
E infine, pensa ai primi invitanti accordi di una musica,
il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni,
e poi sii grato per come la mente può danzare
in mezzo e attorno e sotto le parole.
E rallegrati.

(Elizabeth Jennings)

Torta di pere allo zenzero con tè all’albicocca e miele

Il vostro ingredien-tè

La ricetta di oggi arriva da una terra che amo profondamente. Terra dai profumi, colori e suoni inconfondibili. Terra di magica gente e di poesia. Napoli. È Elisabetta a regalarci questa creazione, una ragazza che segue da tempo questo blog pur essendo del tutto estranea alla blogosfera.
Elisabetta racconta di averla ideata in un giorno di pioggia, in occasione del compleanno di suo padre. Frolly, la sua gatta è rimasta a guardarla per tutto il tempo. La nostra amica gusta solitamente il suo tè in una tazza di ceramica bianca giapponese, ma ama cambiare spesso a seconda del tipo di infuso. Se pensa al tè pensa alla Cina e ad un odore intenso. Le piacerebbe inventare una miscela che combini le foglie di tè con le verdure più originali e preferisce il tè nero, soprattutto perchè ha un infuso molto colorato e un sapore dolce.

Trovo che Elisabetta abbia avuto una buona intuizione: nella preparazione della torta ha utilizzato una miscela a base di tè verde molto profumata, che contrasta in maniera efficace il retrogusto pungente dello zenzero.

Ingredienti:
• 200 g di burro ammorbidito (più extra per la tortiera)
• 170 g di zucchero
• 175 g di farina autolievitante
• 3 cucchiaini di zenzero in polvere
• 3 uova sbattute
• 450 g di pere mondate e tagliate a fette sottili, spruzzate con succo di limone
• 1 cucchiaio di zucchero di canna
• 2 cucchiaini di tè all’albicocca e miele (o a scelta mela e cannella)

Imburrate una profonda tortiera di 20 cm di diametro e foderatene il fondo con carta da forno.
Mettete 175 g del burro insieme allo zucchero in una terrina.
Setacciatevi la farina, lo zenzero e unitevi le foglie di tè e le uova.
Sbattete con la frusta per amalgamare il tutto.
Versate il composto nella tortiera e livellatene la superficie con una paletta.
Disponete le fette di pera sul composto. Spolverizzate con lo zucchero di canna e condite con il burro rimasto.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 35-40 minuti, finché la torta non diventa dorata ed elastica al tatto.
Servitela possibilmente tiepida, accompagnandola, a piacere, con del gelato alla crema.
 


All’uomo che più di ogni altro ha rappresentato la magia di questa terra. Un piccolo omaggio, frutto della mia devozione.
 

L’ammore ched’è?
 
“Scusate, sapite l’ammore ched’è?”
“L’ammor’è na cosa
c’addora di rosa…
ca rosa nunn’è…
nduvina ched’è?”
“È rosa?…E scusate, sapite perché?”
“È rosa ‘o culore
che serve p’ ‘ammore.
L’ammore nun c’è
si rosa nunn’è.
“L’addore che c’entra…si rosa nunn’è?”
“Pecché dinto maggio,
se piglia curaggio.
Sentenno l’addore
te nasce l’ammore.”
“A maggio sultanto?…E sapite pecché?”
“È maggio pè n’anno
pè chille c’ ‘o ssanno.
Pè chi nun vò bene
stu mese nun vene.”
“Nun c’è…pecché ‘ammore
è forte delore,
ca pare na cosa
c’addora di rosa.”
 
(Eduardo De Filippo)
 

Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

(Erri De Luca)

Le cose sono le cose

Ciò che noi vediamo delle cose sono le cose.
Perché mai dovremmo vedere una cosa se ce ne fosse un’altra?
Perché mai vedere e sentire dovrebbe essere un’illusione
se vedere e sentire sono vedere e sentire?
L’essenziale è saper vedere,
saper vedere senza stare a pensare,
saper vedere quando si vede,
e non pensare quando si vede,
né vedere quando si pensa.
Ma questo esige uno studio profondo,
un imparare a disimparare
e una reclusione nella libertà di quel convento
del quale dicono i poeti che le stelle sono le eterne suore
e i fiori i penitenti convinti di un solo giorno,
ma dove in realtà le stelle non sono altro che stelle,
i fiori non sono altro che fiori,
ed è per questo che li chiamiamo stelle e fiori.

Fernando Pessoa