sab, 8 maggio 2010
Una notte fredda e piovosa in piena primavera giunge inaspettata, è quasi stridente. Come l’interruzione improvvisa di un legame che si riteneva fosse speciale.
È una dissonanza che crea fastidio: il sopraggiungere della pioggia sembrava impossibile, incalcolabile, dato il cielo terso di pochi attimi prima acceso da un turchese ardente.
Non c’è più spazio per il rito della tisana della sera, non c’è più musica intrisa di abbracci sul divano blu, non c’è più la sopracciglia destra che sfugge al controllo e si riversa sull’occhio verde a renderlo maliardo. I saponi profumati, le perle bianche, la luce verde della notte, non ci sono più i plumcake ad allietare i risvegli, non ci sono più i risvegli. Le estremità dei piedi che si cercano inconsapevoli nel sonno, il sorriso ad occhi chiusi dopo il suono della sveglia, l’amore consumato e riassaporato senza stanchezza fino a sorprendere l’alba.
Non è più nulla e certamente nulla è mai stato, come una primavera affatto autentica, incerta, bugiarda.
Una tazza di tè profumato al gelsomino mi scalda in questa notte e mi riconduce in un luogo e in un tempo lontani, mi riconcilia con il ricordo di un sentimento vero, puro, incondizionato. E quando ci si imbatte in una notte di primavera piovosa e fredda, si avverte il bisogno di chiudere gli occhi e arrivare fino al mare, di godere di quella brezza tiepida che imprime nell’aria odore di pane caldo.
- Luglio 2007 -
“Il tè al gelsomino ha il sapore della tua bocca ormai, della tua saliva.
Bevendolo mi addentro in un percorso lento e sensuale e così scivolo nel nostro giardino, tra l’ombra e il sole. E ti rivedo, intento ad insinuare un gelsomino fresco tra i miei capelli di rame.
Toccarti è stato un dono, una concessione di un Dio cieco.
La tua pelle ha una consistenza diversa da quella di tutti gli altri esseri umani: è impastata di miele e seta, di grano e fiori.
Veniamo a rifugiarci tra questi alberi per nasconderci da una realtà che non ci appartiene. In questo giardino possediamo ogni cosa e ad ogni cosa abbiamo dato un nome. Qui diventiamo sole quando guardiamo il sole.
Restiamo seduti su una panchina di pietra a guardarci per un tempo infinito. Il tuo capo è raccolto sotto il mio e così ti proteggo, così ti assorbo.
Ti bacio piano perché nessuno ci senta e nel silenzio il profumo dei gelsomini ci stordisce. È un desiderio innocente e carnale, tenero e crudele. Vorrei vederti nudo non per averti ma per conoscerti.
Nel giardino segreto ho imparato l’amore, ho conosciuto la grazia. Lì ho incontrato il dolore, lì ho depositato il mio rimpianto.
L’amore dev’essere quello spazio che si colma quando un uomo e una donna sono vicini. Quando si allontanano torna a svuotarsi e l’amore finisce.
Resta però una tazza calda che esala note di gelsomino insieme a un sentore di miele e seta, di grano e fiori”.
Acquista



Per segnalare manifestazioni, corsi ed eventi legati al tè scrivete 
Contattami
RSS Articoli
RSS Commenti