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LatTè

Le muse ispiratrici di questa creazione sono Kjaretta e FrancescaV.
Mi sono sempre piaciute le collaborazioni, soprattutto se frutto di stima e affetto reciproci.
L’idea è nata da Francesca, dopo aver letto il reportage di Kja circa il suo soggiorno a New York.
L’oggetto in questione è il Matcha-Latte e l’invito è stato quello di creare una bevanda simile condita con un tocco di personalità. 
È stato divertente sperimentare vari abbinamenti e alla fine sono giunta a realizzare un elisir dal gusto vellutato e rinfrescante. Genuino e nutriente.
Da portare sulla spiaggia, da offrire agli amici per un aperitivo casalingo o da gustare a colazione.
Un’ulteriore testimonianza della versatilità di questa polvere smeraldina.

Matcha-Latte con banana, miele e cioccolato fondente

Ingredienti (per 2 persone):
• due bicchieri di latte freddo
• un cucchiaino di miele di lavanda (anche un semplice miele di acacia va bene)
• due cucchiaini rasi di tè Matcha
• una banana mediamente matura
• 2 cubetti di ghiaccio
• un pezzetto di cioccolato fondente
• qualche fiore di lillà

Ponete nel frullatore tutti gli ingredienti, escludendo il cioccolato e i lillà. Frullate finché non otterrete una crema omogenea e lievemente schiumosa.
Versate nei bicchieri e guarnite in superficie con il cioccolato a scaglie e i lillà.

 

* La proposta di Kja: Mélange du Cap latte version
* La proposta di Francesca V: Frullato tiepido di fragole e Matcha

Limone, zucchero o latte?

È una delle questioni più dibattute, in materia di tè.
Si deve o non si deve, è giusto o sbagliato, da intenditori o da principianti: il  tè va bevuto puro o si può ‘miscelarlo’ con limone, latte e zucchero?

Premettendo che ognuno, ovviamente e giustamente, è libero di assecondare i propri gusti o le proprie curiosità, proviamo a tracciare solo alcune linee guida che potrebbero servire ad indicarci la giusta via.

Dunque vediamo: quanto al limone, pratica molto corrente in Europa occidentale, secondo l’opinione dei veri intenditori è totalmente inconcepibile aggiungerne anche solo una fettina o una goccia in una tazza di tè. La ragione è facilmente immaginabile: il limone è un agrume che possiede, oltre alla capacità di trasformare vistosamente il colore del tè, anche la proprietà di snaturarne completamente il sapore (cosa che invece con l’arancio, per esempio, non succede).
Pare quindi che aggiungere del limone ad un delicato tè verde sia un vero e proprio sacrilegio. Probabilmente diventa tollerabile in un tè freddo, per le sue proprietà rinfrescanti e dissetanti.

In merito allo zucchero, i puristi prendono le parti dello scrittore inglese George Orwell, il quale diceva: «Mai zuccherare il tè. Si potrebbe allora anche aggiungere del pepe o del sale. Il tè è naturalmente amaro, come la birra; se lo si zucchera, non è più il tè che si degusta, ma lo zucchero che vi è stato messo; si otterrebbe peraltro una bevanda simile facendo sciogliere della zucchero nell’acqua caldissima».
Io vi dico che, se il desiderio di dolcezza si fa irrefrenabile, un pizzico di zucchero candito bianco, uno dei più neutri, non disonorerà né il vostro infuso, né il vostro palato.
Pare invece che sarebbe una vera infamia in un tè verde dal sapore delicato: a meno che non sia profumato con menta fresca e servito, come avviene nel Maghreb, in un bicchiere.
E il latte? 
È una domanda che dovrebbe essere posta solo rispetto ad alcuni tè neri, quelli scuri, naturali e forti. Per un vero amatore, in effetti, il solo pensiero di aggiungere latte ad un tè verde, a un tè affumicato o profumato, è già di per sé un atto ‘criminale’.
Il latte possiede un solo vantaggio, a mio parere: addolcisce i tè troppo forti, a volte amari, in quelle ore in cui le nostre papille richiedono una certa cremosità. Quando l’ho sperimentato a Londra, è stato esattamente così. 
Ma si pone allora un’altra domanda: è meglio versare il latte freddo prima o dopo il tè? Ammettetelo, non ve lo siete mai chiesti prima d’ora. In Gran Bretagna, la tradizione esige il milk in first, “prima il latte”, uso originariamente destinato ad evitare che la preziosa porcellana potesse rompersi al contatto con l’infuso bollente; ma alcuni preferiscono versare il latte dopo, in modo da controllare meglio il colore della bevanda.
Infine, non resta che porsi l’ultima domanda cruciale, la stessa che fu posta a Cecil Roth da un cameriere del barone Alfred de Rotschild: «Jersey, Herford o Sorthorn, Sir?».
Si trattava della razza della mucca.