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Omaggio all’artigianato artistico: 7 nuove teiere giapponesi

Il pruno bianco
ritorna secco.
Notte di luna.

(Yosa Buson)

Dal candore dei fiori di prugno desidero cominciare.
Delicati e fragili, sono alcuni tra i primi fiori a sbocciare all’inizio dell’anno, nonostante il gelo dell’inverno. In Giappone, nel corso degli anni hanno assunto una connotazione religiosa e commemorativa; hanno scritto anche una gustosa leggenda che li riguarda.
Insieme alle foglie d’acero, ai fiori di glicine blu e a quelli della sanguinella, i fiori di prugno sono i protagonisti di una delle nuove sette preziosissime teiere giapponesi (kyusu) che da oggi entrano a far parte della bottega virtuale. Si tratta di una piccola linea esclusiva, che in futuro nutro la speranza di ampliare, di ceramiche realizzate e dipinte a mano da una serie di artisti giapponesi: un inno non solo alla bellezza e alla raffinatezza, ma anche alla praticità e alla qualità, un omaggio all’artigianato artistico.
Banko-Yaki, Tokoname, Kutani-Yaki, Gyokko, Shoyou: sono solo alcuni dei nomi che concorrono a rappresentare questo microcosmo di grande fascino. Hanno una bella musicalità, raccontano storie di mani e di luoghi, tradizioni, forme e colori che abbiamo l’opportunità di accostare ai nostri riti del tè quotidiani.
Essendo lavorata a mano, ognuna di queste teiere è un’opera d’arte unica, irripetibile: non esistono due esemplari perfettamente uguali. Anche per questa ragione, al momento è disponibile un solo pezzo per ogni tipologia: non sono prodotte in serie, sono ordinate e commissionate agli artigiani che provvedono a realizzarle appositamente e che richiedono l’attesa di un tempo. Ciascuna passa dalle mani del ceramista alle vostre, dal suo tavolo di lavoro al tavolo della vostra cucina, ad intrecciare passioni comuni, a mischiare gli odori. Mi piace pensare che qualcuno abbia fatto qualcosa apposta per me e che io possa fare qualcosa apposta per voi.



L’arte della lavorazione dell’argilla, la ceramica, a partire dal periodo neolitico ha conosciuto uno straordinario sviluppo in Giappone, con un’alternanza continua di tecniche e stili. Il suo utilizzo si è sempre esteso a tutti i livelli sociali, dai prodotti popolari a quelli esclusivi della cerimonia del tè.
Il filo conduttore tra gli artisti di tutte le epoche è senza dubbio l’originalità, lo splendore, l’eleganza, lo stile e l’impatto sintetizzati in ogni loro creazione.



L’invito che vi porgo è quello di visitare la pagina di ognuno di questi capolavori, per penetrare nei loro luoghi di origine, nelle interessanti tecniche di manifattura e nelle storie che stipano sotto i coperchi, per smarrirsi nelle suggestioni suscitate dalla loro forza espressiva, come ad intraprendere un viaggio.
Vi invito a muovervi tra glicini in fiore, pagliuzze d’oro impalpabili, geometrie tridimensionali, colate di lucentezza. Fino a fermarvi sotto un prugno bianco, per una notte di luna.

Di natura e di fiori


Dilegua l’eco della campana del tempio;
persiste la fragranza delicata dei fiori;
ed è sera.

(Matsuo Basho)

La natura è il fulcro intorno a cui l’intera cultura giapponese si muove. È il tema centrale e costante dell’arte tradizionale, l’elemento distintivo degli haiku, del sumie, dell’ikebana, dell’architettura, del cibo. Tutte le forme culturali giapponesi si prefiggono l’obiettivo di una fusione armonica tra il soggetto e il mondo circostante.

I nuovi preziosi accessori, di esclusiva manifattura giapponese, disponibili da pochi giorni nella bottega virtuale, assecondano lo stesso principio: attraverso la scelta dei materiali, delle linee e delle decorazioni rappresentano un inno all’espressione della natura.


Le due teiere (kyusu yokode) sono opere del forno Banko-Yaki, uno dei più noti nel campo della manifattura tradizionale giapponese delle ceramiche. Il nome Banko-Yaki fu coniato da Nunami Rozan, un ricco mercante esperto di tè e appassionato di ceramica; proviene dal timbro con cui egli era solito firmare le sue pentole e i suoi piatti: “Banko fueki“, che significa ”resistente in eterno”. Era un concetto legato alla speranza di tramandare le sue ceramiche attraverso numerose generazioni, anche dopo la sua morte.
Sulla prima teiera è scolpita a mano una peonia, definita meravigliosamente dal poeta Corrado Govoni una “rosa incinta di rosso” e considerato dalle popolazioni asiatiche il fiore degli imperatori, i soli che potessero coltivarlo e coglierlo; ad impreziosire la seconda c’è invece una decorazione smaltata raffigurante gli steli, le foglie e il pannicolo della pianta del riso.

Questi due utensili sono invece i protagonisti del noto Chanoyu, la cerimonia del tè giapponese. L’uno è il chashaku, la spatola di bambù utile a prelevare il tè Matcha dalla sua scatolina e l’altra una bellissima chawan, la tipica tazza in cui il Matcha si prepara e si beve. Sono entrambi realizzati a mano, il primo da Nakata Kizo, un esperto artigiano di frustini di bambù (chasen) nato nel 1940 a Takayama, Ikoma, prefettura di Nara; la seconda, prodotta a Seto nella prefettura di Aichi, da artigiani che lavorano le ceramiche di Shino, uno degli stili della provincia di Mino del tardo 16° secolo, noto in Giappone per il caratteristico smalto.
Questa chawan necessita di una temperatura di cottura bassa e di un lento processo di raffreddamento che non consente allo smalto di sciogliersi totalmente: il risultato è una particolarissima glassa densa che al tatto risulta irregolare e fluttuante. E a conferma dei richiami agli elementi della natura, anche la decorazione di questa tazza ricorda delle foglie, che al tempo stesso sembrano anche caratteri, quasi a sottolineare che la calligrafia, perché sia bella, è necessario riproduca forme simili a quelle prodotte dalla natura.
Il susudake chashaku è ricavato invece dal bambù di antichi soffitti di case di paglia, dove ha acquisito un colore ramato assorbendo per molti decenni il fumo dell’ “irori”, il tradizionale focolare incassato nel pavimento nelle case giapponesi. Questo colore naturale bruno-dorato lo rende un accessorio rarissimo e prezioso rispetto ai consueti chashaku.

In ricordo della tradizione giapponese, dei riferimenti alla natura e del valore della bellezza, coloro che acquisteranno i primi pezzi dei quattro accessori sopra citati (e anche quest’altra meravigliosa chawan), riceveranno in omaggio una coppia di fiori giapponesi realizzati a mano con carta washi dalla talentuosa Miyako Kato (che tempo addietro ha già elaborato per Insieme a Tè delle bellissime agendine settimanali).
I fiori sono protagonisti indiscussi della cultura nipponica: il Giappone detiene il primato mondiale per la varietà di alberi di ciliegio, ne conta circa 200 specie. Le donne conservano i fiori in barattoli e li servono in bevande bollenti che preparano per occasioni speciali; le popolazioni pianificano con estrema cura le proprie escursioni per non perdere la fioritura degli alberi di fiori di ciliegio.
Anche il crisantemo è un fiore rappresentativo dell’impero del Sol Levante, sta a simboleggiare pace, serenità, lunga vita. Ed è anche nome di donna, Kiku. Ancora oggi, a Hirakata in provincia di Osaka, si allestiscono esposizioni di bambole di crisantemi, che riproducono per lo più attori del teatro kabuki e che solo in pochissimi artigiani ormai sanno produrre.
Lo stesso dicasi per la peonia, per il fiore di loto, il glicine, la nandina, il cui nome in Giappone si pronuncia come le parole “difficoltà” e “cambiamento” e per questa ragione si crede abbia la facoltà di scongiurare la sfortuna.

Ebbene questo omaggio sintetizza tutti questi significati, simboleggia universalmente un nuovo inizio. Potrete applicare questi fiori all’asola della giacca, utilizzarli come segnalibri o per adornare la tavola, insinuarli tra i capelli per un’acconciatura inusuale, incastonarli o avvilupparli ovunque desideriate. L’armonia e la freschezza dei colori diventeranno la vostra armonia, il recupero della vostra freschezza.