Articoli marcati con tag ‘iniziative’

ContagiaTè

Questo blog si alimenta essenzialmente di entusiasmo, che sia legato al principio di condivisione o apprendimento. La voglia di coinvolgere sempre nuove persone in questo universo parallelo si fortifica anno dopo anno.
Ogni volta che una tazza calda conquista la curiosità e il sorriso di qualcuno, provo un piacere sincero, una gioia addirittura infantile; sono sempre stata persuasa che esista almeno un tè per ciascuno di noi, sebbene molti ancora non lo sappiano. Bisogna solo attendere l’incontro.
Accade come in un rapporto d’amore: l’aroma giusto, il sapore calzante, sono in grado di esaltare la parte migliore di noi stessi, colmare i vuoti, acquietare le ire, lusingare i sensi.

L’operazione di contagio che mi è balzata in mente nasce dalla volontà di favorire questo incontro, per misurare la nostra capacità di calamitare, allettare, sedurre i palati meno esperti e per allargare il cerchio, perché il piacere sia scoperto e distribuito.
Chiedete a tutti coloro che riuscirete a contagiare di scrivermi una email in cui raccontare questa prima esperienza: ai primi 8 di loro regalerò un’agendina settimanale rilegata a mano con carta washi (carta giapponese). Perché sia un incentivo a fissare le prossime date in cui acquistare o bere una tazza di tè.

È il momento appropriato per invitare un amico, un parente, un vicino di casa a bere una tazza di tè; il momento per regalare le foglie profumate alla cassiera del supermercato, al cameriere più simpatico del ristorante che preferite, a chi si cela dietro il nickname con cui siete soliti chattare ogni giorno, al blogger che leggete con devozione, al medico di cui avete più fiducia. Organizziamo un tea party notturno, a tavola offriamo  una tazza di tè accanto ad un bicchiere di vino, chiediamo alla nonna o alla zia di inaugurare quella bellissima teiera antica nella credenza.
È un intreccio divertente, un esperimento che avvia un insolito brusìo di voci e bollitori, una mistura di profumi che interseca lo spazio e le generazioni.
Sono curiosa di vedere cosa succede.
 

 

*La carta washi fu introdotta in Giappone intorno al 600, durante un periodo di forte influenza da parte della Cina. La carta era prodotta utilizzando asa (canapa) e kozo (appartenente alla famiglia del gelso).
Con l’aumento della richiesta di carta, i produttori cercarono un materiale naturale diverso dal gelso e scoprirono il gampi, una pianta della famiglia delle daphne originaria del Giappone: così diedero inizio al passaggio dall’imitazione della carta cinese alla produzione della carta tipicamente giapponese.
Trasformare le fibre del gampi in carta è un processo che necessita di tecniche sofisticate e il prodotto finito è durevole, lucido, morbido e di raro pregio. Qui trovate altre informazioni in merito.

Fuori tema: Delurking day

Sono coloro che frequentano siti web, blog, forum o altri sistemi di interazione senza mai dare cenno della propria presenza: i lurker lasciano le proprie tracce informatiche nei log di accesso senza mai partecipare.
Qualche anno fa un blogger americano ha dato vita al delurking day (che ricorre puntualmente tra il 4 e il 12 gennaio), ossia “giorno dedicato ai lurker“, spinto dalla voglia di chiedere, almeno per una volta, a tutti i lettori silenziosi di lasciare nei commenti un segno del loro passaggio, un breve saluto, una firma, a testimonianza di reciproca esistenza. Un giorno in cui non si è più solo osservatori, ma membri di una comunità; un giorno in cui si chiede a chi serpeggia tra le pagine web che apprezza e che magari consulta tutti i giorni, di dare una forma alla propria presenza.

L’iniziativa ha raccolto numerosi consensi anche in Italia e quest’anno ho scelto di lasciarmi coinvolgere dalla simpatica sfida. Certo è un gioco e come tale va considerato se vi diverte.
Vi sarò grata se vorrete accogliere l’invito.
 

Foto tratta dall’album di marcosan74

Fuori tema: Il vino per la neve

Con l’interessante iniziativa di Maricler inauguro una nuova categoria del blog intitolata “Fuori tema”: una piccola selezione di notizie, esperienze e curiosità che meritano di essere menzionate e diffuse, seppur lontane dall’universo del tè.

Apre la rassegna “Il vino per la neve“, un’originale raccolta di ricette che promuove il gusto della tradizione e il valore dei cibi semplici. Il protagonista è il vincotto, un nettare dolce che affonda le sue radici nella cultura gastronomica del Salento. È un mosto d’uva dal colore scuro ottenuto dalla cottura a fuoco lento delle uve Negroamaro e Malvasia Nera, raccolte dopo un naturale appassimento di circa 30 giorni. In seguito alla cottura, il mosto si riduce ad un quinto del volume iniziale e viene riposto in botti di rovere per quattro anni.
Attualmente è considerato un esaltatore naturale di sapori, un condimento adatto ad ogni tipo di pietanza: selvaggina, formaggi stagionati, pollame, verdure, cocktail e dessert.
Valeria Righini, professoressa di storia della Produzione artigianale e della Cultura materiale presso l’Università di Bologna, ci insegna che la menzione del mosto cotto ricorre frequentemente nelle opere di Catone, Varrone, Columella e Plinioi quali ne indicavano vari utilizzi: per la conservazione della frutta come uva, pere, sorbe, corniole, prugne e olive; per migliorare il gusto del vino aspro o del vino dal sapore poco gradevole; per la preparazione del vinello consumato dagli schiavi, come cibo per le api e per ingrassare le lumache di allevamento; per numerosi usi medici, specie di natura ginecologica.

Per sapere quante consuetudini e quante storie ancora si perpetuano celebrando la preziosità e la bontà del vincotto, Maricler chiede a ciascuno di voi di regalarle la propria ricetta: degli elisir ottenuti da fichi, uva, miele, melagrana, oppure dei possibili abbinamenti sperimentati.

Il mio contributo nasce dalla pazienza e dall’abilità di mia zia Anna, che ogni anno si adopera per produrre il vincotto di fichi utile a mia nonna Maria per impregnare le cartellate, tipico dolce natalizio pugliese (la cui ricetta potete trovare qui). La tradizione vuole che lo si faccia a fine agosto, sulla grande terrazza di mia nonna, mentre le altre sorelle e alcuni nipoti lavorano alla produzione della salsa. Ci si ritrova alle 7.00 del mattino quando l’aria è ancora fresca, si fa colazione insieme con le brioches calde imbottite di crema e cioccolato, acquistate sempre presso lo stesso bar, e si dà il via ai lavori.
La preparazione del vincotto è casereccia e le dosi sono assolutamente “ad occhio”, come ogni ricetta di famiglia che si rispetti.
Per circa 7 Kg di fichi:
Lavateli accuratamente con acqua calda, tagliatene l’estremità e poneteli in una grande pentola in cui li coprirete con molta acqua. Cuocete per circa 3 ore, finché i fichi vi sembreranno del tutto spappolati.
Successivamente mettete a scolare la polpa di fichi in un velo, con un recipiente sotto che ne raccolga il mosto. Schiacciateli per ottenere più succo possibile e poco dopo cucinate il nettare ottenuto a fuoco basso finché si sarà ristretto.

Qualora aveste voglia di partecipare alla raccolta scrivete entro il 31 dicembre a: maricler@thechefisonthetable.com