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Tortelli verdi di zucca con tè all’arancia amara

Ho sempre pensato che la pasta fresca rappresentasse un inno alla semplicità, all’umiltà.
Le nostre nonne hanno cominciato con acqua e farina, per concederci oggi il piacere dell’uovo.
È la pasta che una volta era definita “pasta fatta in casa” e che fino ad alcuni decenni fa era riservata ai giorni di festa.

Il piatto che vi regalo oggi nasce dalla voglia di rinnovare una tradizione, senza rinunciare al piacere della scoperta. 
È una ricetta che richiede tempo, pazienza e cura. È dedicata ai palati più raffinati e attenti.

Ingredienti (per 4 persone)
Per la pasta:
• 200 g di farina
• 2 uova
• sale
• 1 cucchiaino di tè Matcha

Per il ripieno e per condire:
• 1 kg e mezzo di zucca
• 250 g di parmigiano grattugiato
• 100 g di burro
• 100 g di amaretti
• 2 cucchiaini di tè all’arancia amara
• 1 limone
• un pizzico di noce moscata
• 1 uovo
• alcune foglie di salvia
• sale

Cuocete la zucca a vapore e passate la polpa al setaccio.
Tritate gli amaretti riducendoli in polvere.
Riunite in una terrina la polpa di zucca, gli amaretti, metà del parmigiano, la scorza grattugiata del limone, qualche pizzico di sale, la noce moscata, l’uovo e il tè.
Mettete a riposare il composto in frigorifero.
Intanto preparate la pasta: impastate la farina con le uova, un pizzico di sale e la polvere del tè Matcha, lavorate la pasta, stendetela in una sfoglia sottile e ricavate dei tortelli.
Distribuitevi al centro di ciascuno un cucchiaino di ripieno; successivamente ripiegate la pasta sul ripieno e premetela intorno per evitare che, cuocendo, fuoriesca.
Lessate i tortelli in abbondante acqua salata, scolateli appena affiorano e disponeteli in una terrina, condendoli con il burro fuso insieme alla salvia. Cospargete con il parmigiano rimasto e lasciate riposare un solo minuto prima di servire.

Sotto il piatto vi lascio una poesia, trascritta su un foglio di carta di riso.

Quest’anno quest’inizio d’autunno nel meridione
m’impasticcio di mare di sabbia di sole
mi stropiccio all’albero
alle mele
come ci s’impasticcia di miele.
La notte, il cielo ha un buon odore di semi
la notte, il cielo scende sulla via polverosa
m’impasticcio di stelle. 

Io m’abituo, mia rosa,
io m’abituo
al mare alla sabbia al sole alle mele alle stelle
è tempo di andare
mischiato
al sole alla sabbia alle mele alle stelle al mare.

Nazim Hikmet