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Di bambini e di fiabe

Tra le varie passioni di Ninablu, c’è quella per il tè. Ma soprattutto la sua predilezione va alle teiere.
In una credenza del soggiorno, appositamente studiata per l’uso, stanno in bella vista le sue preferite. E nel cuore della primavera, ha luogo, a casa di Nina, il gioco del tè.
Il gioco del tè ha la durata di una settimana esatta. Si svolge ogni pomeriggio allo scoccare delle cinque. Ninablu, nelle settimane precedenti, scrive e invia sette biglietti d’invito per le sue sei amiche del cuore e per un amico.
Verranno nel giorno che Nina ha indicato nell’invito, da ogni parte dell’isola per prendere parte a questo evento, che non perderebbero per niente al mondo”.

Ninablu nasce dalla fantasia di Tiziana Rinaldi, una deliziosa e sensibile pittrice e illustratrice di origini toscane. Dopo numerosissime pubblicazioni in qualità di illustratrice, prende  finalmente corpo il suo primo libro, in cui anche i testi le appartengono: è una bellissima fiaba dedicata ad anime giovani e non, la cui protagonista è Nina, una bambina che vive in una casa sulla scogliera insieme al nonno Gustavo, al gatto Scampato e alla pappagallina Rachele.
Nina è circondata da tinte azzurrine, impastate di cielo, mare e vento. Vive di spiagge segrete, di tavoli di bellezza, saluta i gabbiani e siede davanti alla soglia a contare le navi di passaggio.
Gli spazi della sua casa sono cosparsi di conchiglie e sul tavolo una vecchia brocca avvolge erbe e fiori secchi.
Tiziana scrive una fiaba attraverso cui i bambini hanno l’opportunità di accostarsi a gesti e rituali antichi dal sapore autentico, come intagliare il legno, cucinare, cucire, leggere. E preparare il tè. Perché le bambine tornino a sognare principesse e indossare le ali “mentre il battito del cuore è ancora nei sogni dell’alba“.
Sono i valori semplici ad emergere da queste pagine, stati d’animo legati alla genuinità di una magia mai banale: Ninablu intesse un rapporto di affetto profondo con una donna anziana che l’attende sempre sul balcone, Venere, che si veste con stoffe colorate portate dai viaggi dei marinari. È l’elogio della natura che si dispiega nell’avvicendarsi delle stagioni, l’esaltazione dei profumi.
Così come accade nei suoi dipinti, Tiziana fonde anche in questo progetto realtà e mondo onirico. Lo colora con le stesse tinte vivaci con cui disegna le sue fate, sollecita le corde di quell’immaginazione polverosa che ciascuno di noi possiede.

Il tè è la bevanda più amata da quest’artista; giocando con l’iniziale del suo nome, che pronunciata diventa “Tea” (“ti“), ha creato un blog (chiamato per l’appunto “The T time“) in cui raccoglie suggestioni fotografiche, letterarie e spesso racconta i retroscena delle sue opere. Una delle categorie è dedicata proprio al tè, a tutti gli esperimenti fatti con le foglie profumate, ai pensieri che gli infusi le evocano: si intitola “L’ora del tè“.


Essere dispensatrici di grazia e di garbo è cosa molto rara. Tiziana Rinaldi lo fa in qualità di donna, prima che di artista. La sua è una gentilezza che appartiene a tempi lontani, i suoi disegni sono ambasciatori di positività, di serenità.
E a conferma di questa gentilezza, una copia gratuita (e autografata) di Ninablu è a disposizione di chi tra voi ne faccia richiesta per primo nei commenti. A corredo, da parte mia, una scatolina dell’infuso di frutta Gobbolino, che potrete offrire e condividere con i bambini a cui leggerete la splendida storia.

Ma venite adesso, fate piano, andiamo. Le ali di Nina stanno aspettando Luglio al sicuro in una scatola sull’armadio.
Il biglietto d’invito alla Festa D’Estate è assieme agli altri, nel primo cassetto del comò.
Le teiere sono nella credenza in attesa della primavera.
Tra poco tutto ricomincerà
“.
*Ringrazio sentitamente la casa editrice di Ninablu che ha pubblicato questa recensione nel suo sito.

Fate, streghe ed elfi ai fornelli

Il cibo incantato delle fiabe è un cibo estremamente semplice, semplice come le storie raccontate che si esauriscono nel puro piacere del narrare.

Sono soprattutto frutti, prodotti della terra, dolci e torte, cibo quotidiano legato al mondo contadino e ai suoi costumi.
Esiste, tra sogno e superstizione, un fantasticare legato alla penuria e agli stenti della vita quotidiana che proietta nel mondo fatato aspettative e desideri imbandendo le tavole – e non solo – di ogni ben di dio, così come paure, sapori e simboli ancestrali giungono a popolare le cucine di streghe, orchi e folletti.
Roberto Carretta – “La cucina delle fiabe”

Mi è piaciuto molto questo libro.
È dedicato a tutti coloro che credono ancora nel piacere dell’incanto.
L’ho scoperto per caso su uno scaffale in libreria e vi ho trovato racconti e ricette che attraversano un arco di tempo lunghissimo, dal tardo Medioevo alla letteratura contemporanea. Un’occasione per tornare a godere di sapori antichi spesso dimenticati.
Potrete impossessarvi delle ricette più giuste per far innamorare i vostri principi e principesse, per chiedere le grazie alle fate, per ammansire gli orchi cattivi. Dal pandolce della fata ai biscotti di Madama Fortuna.

Ho scelto per voi la ricetta che più mi ha deliziata, permettendomi di personalizzarla con l’aggiunta del tè.
Questa volta faremo a meno della fotografia: lasceremo tutto alla nostra immaginazione. Come ogni fiaba che si rispetti.

La fiaba del Purim – la Festa ebraica delle Sorti caratterizzata da banchetti e lazzi per i bambini – si abbandona ad una catena di nonsense alimentari: «…un mercante andò al mercato, vide una contadina e le comprò un tacchino. Portò l’oca a casa e arrostì la gallina. Chiese alla moglie di fargli una frittata di sei uova, perciò lei gli fece un homentash a sei punte, si spaventò e morì…».

Homentash di Tina

Ingredienti:
• 200 g di burro
• 4 uova
• 400 g di zucchero
• 400 g di farina
• 100 g di mandorle dolci
• 50 g di mandorle amare
• 1 bustina di lievito in polvere
• latte
• pasta sfoglia
• marmellata di prugne
• canditi
• semi di papavero
• 1 cucchiaio di tè al mirtillo

Amalgamate i tuorli con il burro, aggiungete lo zucchero e montate il tutto fino ad ottenere una crema morbida e soffice.
Aggiungete la farina bianca, le mandorle ridotte in polvere e il lievito; infine gli albumi montati a neve e un po’ di latte.
Farcite con questo composto una crosta di pasta sfoglia, disponendo poi, tra la pasta e il ripieno, uno strato sottile di marmellata di prugne, canditi e semi di papavero. Guarnite nel mezzo con mandorle intere e cospargete la superficie di zucchero a velo prima di infornare.
Prima di servire spolverizzate con le foglie di tè al mirtillo.

Questa ricetta appartiene ad un’anziana sapiente signora, gran maestra di favole e racconti, che a novant’anni la prepara ancora con le sue mani in un piccolo appartamento di una calle veneziana.