Articoli marcati con tag ‘carretta’

Un nuovo cielo

E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l’orizzonte, il tempo, il modo di vedere.
(Ivano Fossati)

Si riparte. Valigia alla mano, mi dirigo verso un nuovo cielo.
La destinazione è Roma: mi trasferirò lì per i prossimi mesi.
È una buona occasione per diventare grande, si tratta di lavoro. Del primo lavoro.
Sono felice perché, finalmente, è tutta vita che si muove. Sono sussulti che accendono e speranze che riscaldano.
Sto inciampando in una serie di belle possibilità, in bilico tra stupore e meraviglia. È bello poter misurare le proprie capacità, mettere alla prova le proprie abilità e accrescere la propria conoscenza. Mi entusiasma l’idea di poter arricchire il mio sentire e il mio dire: è un sottile piacere quello di espandersi, di impregnarsi, di abbracciare.

Temo sarò costretta a prendere una piccola pausa da questa isola di conversazione, come un amico una volta l’ha definita.
Vi lascio un tè da sorseggiare, un libro da consumare e qualche carezza da trattenere.

Il tè è un P’u-Êrh, originario della provincia di Yunnan, nell’estremo sud occidentale della Cina. La sua specifica denominazione mi piace molto, la trovo particolarmente evocativa: I-P’êng-Hsüeh, che letteralmente significa manciata di neve. È simile al calice di uno dei fiori che più amo, il fiore di loto. Ha un aroma molto delicato e un gusto lieve.

Il libro si intitola I labirinti del tempo. Storia di un’imperfetta armonia, di Roberto Carretta, Medusa Edizioni.
È un libro di rara bellezza e raffinatezza, nei contenuti, nelle immagini e nelle intenzioni. Nasce da un lungo, accurato e appassionato lavoro di ricerca e ogni pagina trasuda fascino e cura per i dettagli.
È questo il libro che vi lascio perché sono certa sarà in grado di incuriosirvi, stimolarvi e sedurvi e sentirete l’esigenza di assaporarlo molto lentamente; ci racconta del tempo che segna l’uomo e dell’uomo che segna il tempo. «Come un movimento colto con la coda dell’occhio, un’impressione fugace».
È un percorso che dai miti greci arriva alle più recenti ipotesi della scienza moderna, in merito a quello che resta un mistero intimamente legato al nostro essere. È un bellissimo viaggio attraverso i silenziosi chiostri medievali, i simboli rinascimentali e le allegorie barocche e il tutto si dondola tra storia e poesia.
Scoprirete così il tempo prima del tempo, i nomi del tempo, la cattura del tempo, il tempo sospeso, i giochi del tempo, fino ad interrogarvi sulla possibile esistenza di «una scorta di istanti, minuti, ore non contaminati dall’uso».

A presto, vi stringo.

Fate, streghe ed elfi ai fornelli

Il cibo incantato delle fiabe è un cibo estremamente semplice, semplice come le storie raccontate che si esauriscono nel puro piacere del narrare.

Sono soprattutto frutti, prodotti della terra, dolci e torte, cibo quotidiano legato al mondo contadino e ai suoi costumi.
Esiste, tra sogno e superstizione, un fantasticare legato alla penuria e agli stenti della vita quotidiana che proietta nel mondo fatato aspettative e desideri imbandendo le tavole – e non solo – di ogni ben di dio, così come paure, sapori e simboli ancestrali giungono a popolare le cucine di streghe, orchi e folletti.
Roberto Carretta – “La cucina delle fiabe”

Mi è piaciuto molto questo libro.
È dedicato a tutti coloro che credono ancora nel piacere dell’incanto.
L’ho scoperto per caso su uno scaffale in libreria e vi ho trovato racconti e ricette che attraversano un arco di tempo lunghissimo, dal tardo Medioevo alla letteratura contemporanea. Un’occasione per tornare a godere di sapori antichi spesso dimenticati.
Potrete impossessarvi delle ricette più giuste per far innamorare i vostri principi e principesse, per chiedere le grazie alle fate, per ammansire gli orchi cattivi. Dal pandolce della fata ai biscotti di Madama Fortuna.

Ho scelto per voi la ricetta che più mi ha deliziata, permettendomi di personalizzarla con l’aggiunta del tè.
Questa volta faremo a meno della fotografia: lasceremo tutto alla nostra immaginazione. Come ogni fiaba che si rispetti.

La fiaba del Purim – la Festa ebraica delle Sorti caratterizzata da banchetti e lazzi per i bambini – si abbandona ad una catena di nonsense alimentari: «…un mercante andò al mercato, vide una contadina e le comprò un tacchino. Portò l’oca a casa e arrostì la gallina. Chiese alla moglie di fargli una frittata di sei uova, perciò lei gli fece un homentash a sei punte, si spaventò e morì…».

Homentash di Tina

Ingredienti:
• 200 g di burro
• 4 uova
• 400 g di zucchero
• 400 g di farina
• 100 g di mandorle dolci
• 50 g di mandorle amare
• 1 bustina di lievito in polvere
• latte
• pasta sfoglia
• marmellata di prugne
• canditi
• semi di papavero
• 1 cucchiaio di tè al mirtillo

Amalgamate i tuorli con il burro, aggiungete lo zucchero e montate il tutto fino ad ottenere una crema morbida e soffice.
Aggiungete la farina bianca, le mandorle ridotte in polvere e il lievito; infine gli albumi montati a neve e un po’ di latte.
Farcite con questo composto una crosta di pasta sfoglia, disponendo poi, tra la pasta e il ripieno, uno strato sottile di marmellata di prugne, canditi e semi di papavero. Guarnite nel mezzo con mandorle intere e cospargete la superficie di zucchero a velo prima di infornare.
Prima di servire spolverizzate con le foglie di tè al mirtillo.

Questa ricetta appartiene ad un’anziana sapiente signora, gran maestra di favole e racconti, che a novant’anni la prepara ancora con le sue mani in un piccolo appartamento di una calle veneziana.