Biscotti della nonna Maria

Le ricette delle nonne, si sa, sono di gran lunga più buone di quelle che catturiamo da libri, riviste, televisione e di recente anche dai food-blog. Hanno una storia, una ragione, un luogo, un ricordo, uno stato d’animo da cui si originano e a cui sono legate; spesso sono frutto di una necessità diventata creatività. Sono ricette autentiche, questo è il valore aggiunto.
Le nonne impastano esclusivamente con le mani, non ammettono l’utilizzo di nessun congegno. L’unico modo che conoscono per dare forma ad un piatto è entrare in contatto diretto con ciascun ingrediente che lo compone. Le nonne si sporcano, si scottano, attendono.
In passato cucinare significava famiglia, le nonne erano solite farlo solo per i loro uomini e i loro figli. Era sinonimo di dedizione, di aggregazione.

Nonna_MariaMia nonna Maria preparava il pane in casa, i taralli dolci per la colazione, le cartellate e le sfogliatelle a Natale, i marzapani, le spumette, la focaccia con la farina di grano bruciato, le scarcelle a Pasqua e la pasta fresca di ogni tipologia con ogni tipo di condimento. È sempre stata una sintesi di energia, candore, tenerezza, spontaneità: non so immaginare la mia esistenza senza la sua voce. È l’espressione dell’abnegazione nell’accezione più piena, è dotata di una solarità contagiosa, di una positività irresistibile.

Questa ricetta è frutto di una tradizione che lei ha accostato al periodo natalizio; da molti anni le mie colazioni dicembrine sono degli appuntamenti irrinunciabili con questi biscotti, leggeri e versatili: si prestano ad affiancare indifferentemente caffè, latte, cioccolato caldo, tè aromatizzati e persino naturali. Sono biscotti semplici, molto gustosi, hanno una consistenza che sorprende. L’essenzialità è la loro caratteristica migliore.

Ingredienti:

• 1 Kg di farina 00
• 180 g di zucchero
• 4 uova
• 200 g di olio di semi
• 1 bustina di ammoniaca per dolci
• 1 bustina di lievito per dolci
• 1 bustina di vanillina
• mezzo bicchiere di latte tiepido
• marmellata a scelta q.b. (mia nonna usa rigorosamente quella di mele cotogne che prepara in casa)

Impastate con le mani creando un cratere con la farina e aggiungendo nell’ordine: le uova, lo zucchero, l’olio di semi, la vanillina, il lievito e l’ammoniaca fatta sciogliere nel mezzo bicchiere di latte tiepido.
L’impasto deve risultare né troppo denso, né troppo molle.
Bagnate le mani all’olio, fate una sorta di serpentelli abbastanza spessi con la pasta e distendeteli con il mattarello. Spalmate la marmellata sui serpentelli e ripiegate la pasta su se stessa per chiudere il rotolo; mettete su carta da forno, spargete con il pennello poco latte sulla superficie e spolverare con pochissimo zucchero.
Infornate (con forno già caldo ventilato) a 175° per 20 minuti circa.

Biscotti_nonna

Volute di fumo e di pensieri: degustando tè e parole

Questo è il titolo che ho dato all’evento che si terrà domani a Canosa di Puglia (BA) presso l’Hotel del Centro: la F.I.D.A.P.A mi ha chiesto di organizzare un incontro-degustazione per sperimentare il primo approccio con il tè in foglia.
Ho accettato l’invito molto volentieri e ho proposto alla gentile presidentessa di trasformare l’incontro in un percorso non solo olfattivo e gustativo, ma anche emotivo. Le varie tipologie di tè saranno dunque accompagnate dalla lettura di poesie e stralci di narrativa che per qualche ragione si legano, esaltano o arricchiscono le sfumature di gusto delle foglie.
Ho selezionato questi testi proprio dal blog, perché in questi quattro anni ne ho raccolti diversi nella categoria Volute di fumo e di pensieri. Mi piace approfittare di questa occasione per poterveli riproporre, dedicandoli soprattutto a chi in passato non ha avuto modo di leggerli.

- Il gelsomino notturno, di G. Pascoli [accompagnerà la tazza di Jasmine Pearl]
- Ode al suo aroma, di P. Neruda [accompagnerà il Genmaicha Hanafubuki]
- Portatemi il tramonto in una tazza, di E. Dickinson [accompagnerà Brezza di seta]
- Il tè di Ninetta, di P. Lagazzi [sosterrà ancora la tazza di Brezza di seta]
- Il setaccio, di S. Heaney [affiancherà il Giardino della nonna]
- Sogno infantile, di A. Machado [esalterà la tazza del Tè di Natale]

Hotel_del_Centro

Hotel del Centro - Canosa di Puglia (BA)



*Tengo a ringraziare di cuore tre cari lettori/clienti che hanno scritto di me qui, qui e qui.

Gli auguri di Insieme a Tè: i biglietti di Anna e Francesca

Qualche settimana fa vi avevo accennato che ho scelto di affidare a due ragazze marchigiane il compito di realizzare in esclusiva per Insieme a Tè i biglietti d’auguri che trovate nello Speciale Natale della bottega virtuale. Le ho individuate senza troppa esitazione, la loro creatività mi ha convinta da subito. Si tratta di due personalità estremamente diverse, due formazioni artistiche differenti, età e stili distanti ma assolutamente convincenti.
Ho imparato a conoscere meglio Anna e Francesca negli ultimi mesi, stabilendo con loro un contatto (virtuale) quotidiano, per decidere insieme soggetti, colori e misure giuste per ogni tipologia di biglietto: ho scoperto due collaboratrici appassionate, serie, precise e soprattutto talentuose. Sono molto contenta di essere riuscita, con il loro prezioso supporto, a proporvi un modo del tutto unico e legato ai tratti distintivi degli oggetti e degli stati d’animo del tè, per porgere auguri originali alle persone a cui tenete di più.

Biglietti_Anna
Anna Drai ha 39 anni, è nata a Milano e successivamente migrata ad Ancona per amore. È un affermato architetto, l’attività creativa è un piacevole hobby dedicato prima di tutto a se stessa e poi al piacere delle persone che la circondano.
È una donna dal temperamento tranquillo, è discreta, i suoi prodotti artistici la rispecchiano, sono semplici e raffinati.
Ha alimentato la sua passione per le arti creative da autodidatta, facendo affidamento solo sulla sua intuizione e sul suo talento naturale. Certamente i suoi studi universitari le hanno permesso di imparare a distinguere ciò che è bello e funzionale da ciò che non lo è, con uno sguardo sempre rivolto alle tendenze e al design.
Le creazioni di Anna sono realizzate interamente a mano, pezzo per pezzo, e non sono mai prodotte a stock. Tiene moltissimo che ciascun progetto preservi la sua unicità. Partendo da un’idea, si avvale di materiali come carta, stoffa, feltro, passamaneria, collage, scrapbooking, ritagli di blocknotes e dà così colore, forma e spesso tridimensionalità alle emozioni.
Il suo modo di assemblare i materiali, senza mai tralasciare l’attenzione per il dettaglio, significa mettere insieme storie, Paesi, tradizioni: il raso più pregiato si accosta ad un vecchio bottone di plastica dimenticato in un posacenere e in questo modo realizzano insieme la magia della diversità, che paradossalmente diventa uguaglianza.
Il suo blog è nato due anni e mezzo fa, quando si è accorta che intorno esistevano molti spiriti creativi desiderosi di condividere i propri lavori e idee. Lo ha chiamato Cafè Creativo perché da poco si iniziava a parlare di “knit cafè“, quei locali dove tra un sorso di tè o caffè e pasticcini, si era solite sferruzzare condividendo con le amiche i trucchi e le idee sul lavoro a maglia. Così ha cercato di ricreare la stessa atmosfera nel suo spazio virtuale, rendendolo un ritrovo conviviale ad oggi molto frequentato.
Anna è anche un’appassionata di tè: da sempre ne beve almeno due tazze ogni giorno, prediligendo le miscele aromatizzate dai sapori fruttati e speziati che in genere dolcifica con poco miele.

Francesca Ballarini invece preferisce da sempre tè verde naturale, ma solo di recente ha scoperto il piacere della foglia sfusa.
Ha 27 anni, è nata a Jesi e si è laureata in comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Ha disegnato giocattoli e collaborato con la Galleria d’arte contemporanea “A Suivre…” di Bordeaux; poco dopo è tornata in Italia per proseguire il suo percorso professionale come illustratrice e fotografa free-lance.
È un’anima in perpetuo tumulto, una mente brillante, sensibile al più impercettibile battito d’ali di una farfalla nel raggio di centinaia di metri. Ciò che crea si origina da quanto vede e sente e spesso anche da quanto non vede ma vive.
Ama la poesia, la musica e la natura con tutti i suoi palpiti che la stimolano nel cuore e nella pancia. È un’artista nel senso più completo del termine, possiede il guizzo della genialità, strappa le sensazioni al vento, al tempo e al non tempo, le imprime sui suoi taccuini e le fa sue e le fa vostre.

Le sue illustrazioni, intime ma generosissime di sé, economiche nel tratto eppure potentissime, sono immerse in un bianco luminoso, apparentemente vuoto e invece pieno di quell’amore universale che non teme le sfumature. Le sue illustrazioni si fanno ascoltare. E ascoltano anche”. (F. Ripa)

Lascio che siano le sue parole a raccontare il senso di quanto ha realizzato per me, io non saprei fare meglio:

il_Violinista
“Acilia mi ha chiamato e mi ha chiesto “Suona il violino per me”.
Ho preso matita penna cartoncino e una tazza di tè, e mi son tuffata in quel mondo di foglie di fiori e di volute di fumo, che poco conoscevo ma tanto chiamava.
A volte basta poco, pochi segni a capire e carpire, e onorare un rito semplice come quello del tè, ma denso di attesa, di significato intimo, di tranquillità, di pausa.
Ecco Acilia, nella sua forza e nella sua delicatezza mescolate assieme come due foglie di stagioni diverse, mi ha chiamato a suonare il violino per lei e, dentro, le sue pause migliori.
I biglietti che sono nati rappresentano quelle pause, che aderiscono al pensiero di tè, quando ci si ferma e ci si guarda dentro, e si ascolta la propria di musica. Quando si attende, tè, te, qualcosa o qualcuno. Quando ti sembra d’esser proprio come quella foglia lì, che appena in infusione, immersa nella sua calma, nell’acqua propria, giusta, che l’aspetta, si lascia andare, si svolge, distesa a riprendere la sua vera forma.
E così riflesso o riflessa in una tazza di tè, ci sei tu, come ad uno specchio, che aspetti che ti fermi, e “ascolti”. Che sia il suono di un violino, lo scorrere di un pensiero o il profumo che t’invade.
Sono auguri ampi, per tutto l’anno, per tutti gli anni. Sono auguri di vita. Che arrivi presto ciò che si sta aspettando e che quell’attimo prezioso di calma, di pace, di riflesso di sé possa durare più a lungo possibile”.

Biglietti_Nina

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L’arte del confettare

Nel gergo tecnico le mandorle, le nocciole e tutto ciò che si immerge nello zucchero sciolto perché diventi confetto, si chiama anima. Quella del confettare dunque non può che essere un’arte fortemente simbolica, poetica. L’abbraccio di un colore, di un manto di dolcezza.

Pare sia comparso un secolo antecedente al Mille il primo confetto, grazie ad uno scienziato persiano che ha contribuito in maniera incisiva in campo medico e chimico. Razhes (o Al-Razi), questo è il suo nome, sembra abbia dato inizio alla tradizione confettiera in modo del tutto inconsapevole, coprendo con lo zucchero le pillole più amare con l’intento di renderle più gradevoli ai bambini.
Esistono anche testimonianze che risalgono al 447 a.C. sull’uso dei confetti nei festeggiamenti delle nascite e dei matrimoni romani.
Altre tracce si trovano nelle opere di G. Villani, di G. Boccaccio, di L. Ariosto e nel 1493, quando Lucrezia Borgia sposò Giovanni Sforza, “dopo lo sposalizio Rodrigo Borgia presentò cinquanta coppe d’argento piene di confetti che, in segno di letizia, furono versati nel seno di molte donne“.
Dal 1500 i confetti diventano i protagonisti della conclusione ideale di ogni grande pranzo, soprattutto per il loro prestigio e costo e ancora oggi si offrono nelle occasioni e cerimonie che si desidera ricordare con piacere.

Sono simbolo di fortuna dunque i confetti, di prosperità, di buon auspicio. Per questa ragione ho scelto di chiedere ausilio ad un’antica fabbrica confettiera della città di Andria (BA) per realizzare, in occasione del Natale, dei confetti bianchi di marzapane che sigilleranno alcune delle confezioni regalo che vi mostrerò nella bottega virtuale. Il valore aggiunto è rappresentato dal marchio di Insieme a Tè dipinto a mano (con colori rigorosamente alimentari) su ciascun confetto, insieme all’augurio di Buon Natale.
È un piccolo gioiello che sintetizza cura, unicità, preziosità.

Confetti Insieme a Tè
La scelta dell’azienda Mucci di definirsi “casa”, casa Mucci, è emblematica dello spirito che dal 1894 anima la tradizione della sua arte dolciaria. Custodi della più alta pratica confettiera, gli eredi del nonno Nicola, fondatore dell’azienda e figlio di Raffaele, già titolare di un caffè-pasticceria, confermano tutt’oggi un’attenta lavorazione del prodotto in maniera artigianale. “Il segreto della qualità è soprattutto una forte passione e un grande amore per il proprio lavoro“, recita il loro motto.
Nicola iniziò appena quindicenne a seguire un corso di perfezionamento dell’arte dolciaria a Napoli, presso la nota scuola della famiglia Caflish, dove ebbe occasione di specializzarsi nella manifattura di confetti, caramelle e cioccolato.

Nicola MucciMolte sono state le onorificenze ricevute da casa Mucci fin dal 1900: medaglia d’oro all’esposizione universale di Bruxelles del 1910, medaglia d’oro e gran croce d’onore all’esposizione internazionale di Roma del 1911, a quella di Parigi e di Londra, medaglia d’oro dell’Accademia degli inventori industriali in Francia nel 1911 e gran croce d’onore all’esposizione internazionale industrie alimentari di Genova nel 1913.

Da quando nel 1467 per fare i confetti bastava mettere a bagno le mandorle, i pinoli, i semi di coriandolo e altro ancora nell’acqua pulita per poi immergerli nello zucchero sciolto, si sono fatti molti progressi; a casa Mucci infatti la fabbricazione richiede una preparazione estremamente complessa, soprattutto per poterne produrre diverse tipologie. Dalla liquirizia al rhum, dal cocco alle fave di cacao, dal peperoncino alla mela verde alla banana, fino ad arrivare al ripieno di sorbetto di nocciole.
Anticamente il confetto veniva lavorato con la bassina o bacinella a mano chiamata “branlante” (che significa oscillante) e risultava perciò tenero e delicatissimo. Negli ultimi tempi grazie a mani sapienti si possono ottenere gli stessi risultati con le bassine di rame a trazione meccanica, il cui compito è quello di costituire il guscio di zucchero composto da molti strati sottilissimi (da 50 a 80).

Stampa del 1783 - La lavorazione dei confetti
Una delle specialità di casa Mucci è il tenerello (commercializzato con il nome ufficiale di Mon amour), un confetto preparato con nocciole di Piemonte o mandorle di Puglia, con crema di caffè o con scorzette d’arancia candite, rivestiti da purissimo cioccolato declinato nelle versioni fondente, latte e bianco. Grazie soprattutto alla bontà del Mon amour, il marchio Mucci è diventato assai noto in tutta Italia.

In passato a carnevale ad Andria si perpetuava la tradizione della “petresciata“, ossia il lancio in strada dei confetti, specie nelle case di spose e fidanzate come augurio di fecondità. Oggi è una consuetudine ormai scomparsa, ma gli abitanti del luogo ricordano con affetto le strade e le case invase da improvvise esplosioni di colore. Si chiamavano ”coccole” i confetti di zucchero che si era soliti lanciare, delle dimensioni simili a palline da ping pong.

Cento anni fa volavano coccole.

Un classico moderno: tofu al tè verde

Logo sol levanteSe si desidera esplorare il repertorio gastronomico giapponese, allora si passerà da famose specialità come la ざるそば zaru-soba fino ad arrivare allo 冷奴豆腐 hiyayakko-doofu, ossia blocchetti di tofu freddo conditi semplicemente con cipollotti verdi tritati, una punta di wasabi , dello zenzero grattugiato ed un goccino di salsa di soia. E non tralasciamo nella nostra lista gli eleganti 素麺 soomen, ovvero sottilissimi spaghettini di farina di frumento, serviti quasi sempre freddi, guarniti da cipollotti e zenzero giapponese (茗荷 myooga) e accompagnati da un gustosissimo condimento a base di salsa di soia e dashi. Insomma, un vero ed irrinunciabile classico della cucina giapponese.
Anche nel reparto dolci non mancano appetitose soluzioni. Senza bisogno di scomodare gelati e yogurt che sono dopotutto prodotti di origine occidentale, è senz’altro più curioso esplorare la tradizione pasticcera giapponese così inaspettatamente ricca di specialità come ad esempio la celebre あんみつ anmitsu, ossia una sorta di macedonia a base di frutta fresca tagliata a fettine (generalmente pesche, albicocche, mandarini, ecc.), cubetti di gelatina di agar-agar (nota in giapponese col nome di 寒天 kanten), ed una generosa cucchiaiata di marmellata dolce di fagioli azuki.
Ma passeggiando lentamente per le corsie di un supermercato, in un afoso pomeriggio di pioggia in cui la voglia di lasciare i locali condizionati del luminoso centro commerciale della mia zona era nulla, ne ho approfittato per esplorare con molta calma il reparto frigo, ed è lì che ho scoperto un invitante prodotto: il 抹茶とうふ maccha-toofu, ovvero il tofu aromatizzato al tè matcha. Naturalmente non me lo sono lasciato scappare e ho immediatamente acquistato quel blocchetto dall’aria appetitosa con l’intenzione di assaggiarlo e di parlarne ai lettori di questo bel sito e amanti del tè.
Si tratta dunque di un tofu in piena regola, ossia preparato con latte di soia e にがり nigari (l’agente coagulante usato per tradizione e composto da cloruro di magnesio) e aromatizzato con una generosa dose di tè matcha.

Tofu_Matcha
Questo tofu va servito freddo e volendo lo si può cospargere di 黒みつ kuromitsu, uno sciroppo dolce preparato con zucchero di canna di Okinawa. Nella confezione è già inclusa una bustina di questo aromatico sciroppo scuro e quindi è possibile assaggiare questo tofu verde sia al naturale che arricchito da qualche goccia di kuromitsu.
In entrambi i casi non si rimarrà indifferenti al sapore delicato ed alla consistenza vellutata di questo tofu rivisto in chiave classica eppure così moderna. Immaginate la cremosità del tofu fresco abbinata all’aroma squisitamente verde ed amarognolo del matcha. E adesso immaginate il tutto condito da qualche goccia di un miele ambrato e dalla dolcezza che ricorda vagamente un abbraccio tra il caramello e la liquirizia.

お茶はいかがですか。O-cha wa ikaga desu ka? Vi andrebbe una tazza di tè?

Gli altri articoli di Tsubaki:
Il mugicha: l’estate in Giappone
- Ochazuke: un incontro perfetto tra riso e tè
- Un tè da Kazuha
- Una pausa da Yamaguchi-ya
- Una merenda invernale: dorayaki e hoojicha
- La cultura del tè in Giappone e il sencha

La Selezione di Acilia: novità e anticipazioni

“In quel mentre mia sorella Hayal si trovava nel mio studio seduta accanto a me, bevendo in silenzio del tè. Ogni giorno agli stessi orari saliva nel mio studio all’ultimo piano di questa casa centenaria di tre piani dove abitavamo insieme, beveva il suo tè in silenzio, sussurrandomi di cosa parlassero gli uccelli, il mio gatto, gli insetti e le figure sulle tele. Era schizofrenica catatonica e, se aveva un attacco, rimaneva impietrita una giornata intera davanti a me con la tazza di tè in mano.
Da quando è uscita dall’ospedale psichiatrico, ogni sua pietrificazione con la tazza di tè in mano nel mio studio è ricordata da un quadro. L’altro giorno li ho contati, ci sono esattamente trecentottantasei quadri fatti a Hayal in questo stato.
Con lei faccio lo stesso gioco che faccio con tutti, nel ritrarla le cambio il destino. In ognuno dei trecentottantasei ritratti mia sorella sorseggia il tè come una donna sana, felice e tranquilla”.
(tratto da “Edera”, di Sebnem Isigüzel – Fazi Editore)

Insieme ad una traccia del bellissimo libro che sto leggendo in queste prime sere d’autunno, vi aggiorno in merito ad alcune novità riguardanti l’ormai nota bottega virtuale. E vi do qualche anticipazione su quanto accadrà nel prossimo mese.
Mi piace lavorare per voi.

Dipinto di Francesca FerrariÈ finalmente in stampa la versione cartacea del pieghevole informativo de La Selezione di Acilia (la cui versione elettronica trovate qui in formato .pdf), utile a spiegare in una manciata di righe e qualche immagine che cos’è il tè, come è nato il progetto della bottega e in cosa consiste la selezione. È prima di tutto un veicolo attraverso cui mi auguro di diffondere la conoscenza e il piacere delle foglie. Mi accompagnerà in tutti gli eventi che avrò modo di organizzare, prossimamente nei vostri pacchi ne troverete uno in omaggio.
Nella realizzazione di questo progetto mi hanno affiancata persone speciali che tengo a ringraziare in maniera sincera e appassionata. Primo tra tutti, il fedelissimo Nybras che ha curato la grafica e il layout con la consueta precisione e raffinatezza che lo contraddistingue.
La talentuosa Francesca Ferrari si è occupata invece della copertina, realizzando appositamente un dipinto bellissimo che in seguito mi ha anche omaggiato e che adesso impreziosisce la mia cucina. Grazie a questa collaborazione ho scoperto non solo un’artista di raro pregio, ma una donna tenera, generosa ed entusiasta. Prossimamente vorrò dedicarle uno spazio in cui farle un’intervista, desidero mostrarvi altri suoi lavori, in materia di tè e non solo.
Infine, Nina Ricci Fedotova, una studentessa di 25 anni che a dicembre scorso ha partecipato al concorso fotografico “Il tuo rito del tè”, mi ha concesso gentilmente il suo scatto per accompagnare uno dei tre paragrafi.

Il 22 ottobre sarò a Milano presso la redazione di Giallo Zafferano che mi ha cortesemente invitata ad allestire una degustazione, in occasione della presentazione della nuova sezione dedicata alle video-ricette. Vi racconterò ogni dettaglio al mio ritorno.

È in arrivo la miscela natalizia che ho fatto realizzare espressamente per Insieme a Tè da uno dei migliori fornitori europei. Sarà un tè di Natale che si discosta dalle miscele già conosciute e sperimentate in Italia negli anni scorsi: niente cannella, niente mandorle né zenzero, nessun chiodo di garofano. Voglio aspettare ancora un po’ a svelarvi gli ingredienti, ma posso assicurarvi che dopo vari tentativi sono giunta ad una tazza equilibrata, buona nel senso più ampio del termine, gustosa ed evocativa. Manderò un assaggio gratuito ai prossimi due clienti che si registreranno ed effettueranno un ordine, così potremo condividere le vostre impressioni.
Il tè di Natale non sarà venduto solo nelle consuete bustine; per coloro che desidereranno regalarlo, ho pensato a diverse linee e misure di scatole di latta adornate manualmente da un artista pugliese che sarà mia premura presentarvi. Ho voluto fortemente proporvi solo idee realizzate artigianalmente, perché credo nel valore aggiunto dell’unicità di quanto nasce dalle mani e dalla commistione di mente e cuore di chi di arte si nutre.
Possono diventare dei segnaposto per le vostre cene natalizie o per i banchetti di chi si sposa a dicembre, un pensiero per i collaboratori delle vostre aziende, per i clienti delle vostre boutique. Potrebbero essere un buon modo per augurare un sereno Natale agli ospiti affezionati dei vostri Hotel e Bed&Breakfast, magari esibiti sul comodino o sul cuscino.
Eccovi un assaggio di quanto vedrete (qualora foste interessati a grandi quantità, vi pregherei di contattarmi per email prima possibile in modo da poter gestire i tempi di spedizione e produzione).

Confezioni_natalizie

Confezioni_natalizie2
Lo stesso vale per i biglietti d’auguri che avrete la possibilità di affiancare ai vostri regali, che saranno realizzati a mano, uno per uno, da due ragazze marchigiane assai virtuose.

C’è una bella squadra che sta lavorando per voi e che ogni giorno si arricchisce con nuove attitudini e nuovi spunti. Si tratta di anime affini, innamorate del proprio lavoro, positive, genuine, dotate di una sensibilità particolare. Faccio il possibile per offrirvi quanto di meglio sono capace di fare.
A presto.

Gelatina al Genmaicha con pezzi di pesca

Loretta è un nome allegro, frizzante. Rispecchia perfettamente il suo modo di essere, positivo.
È una lettrice fedele di questo blog e dalla nascita della bottega virtuale è anche cliente affezionata, una delle prime ad avermi accordato piena fiducia. Una donna entusiasta, attenta, sensibile.
Fortemente appassionata di cioccolato, si diletta spesso nella preparazione di praline particolari che condivide con la famiglia e gli amici. La immagino così, circondata da antiche pentole di rame ricolme di creme, in una cucina di legno scuro alla luce di un sole di tarda mattina. Mi piace pensare che si muova con movimenti svelti e sapienti e che nell’aria imprima una scia lieve di cacao.

Loretta predilige da sempre i tè neri aromatizzati, sceglie raramente i tè naturali sebbene di recente abbia iniziato ad apprezzare i verdi.
Consuma il suo rito quotidiano in un mug natalizio molto alto che tiene in ufficio, anche se la tazza che preferisce è quella bassa rigorosamente bianca, perché si possa guardare il colore del liquore. Quando sceglie invece di accompagnare il tè ai pasti, utilizza due servizi in particolare: uno di vetro con delle tazze sottilissime, l’altro verde di stampo giapponese con due tazzine disuguali senza manici.
Considera quello del tè un momento speciale, una coccola per la sua anima e per quella degli altri, un rito di centratura e di conciliazione con il mondo. Ne beve tutte le mattine e quando arriva il freddo il rito si ripete anche nel pomeriggio e nel fine settimana.
Le piacerebbe creare una miscela aromatizzata con mandorle, panna, vaniglia e scorza di limone, su base nera di un Darjeeling secondo raccolto.

In occasione di una cena con pochi amici  ha sperimentato una mousse di cioccolato abbinata ad una gelatina di tè Genmaicha con pezzi di pesca. È una ricetta semplice, veloce, che si può abbinare anche a molte altre pietanze e che riscuote un successo sicuro.

Tagliate della polpa di pesca gialla matura a tocchetti. Preparate intanto un infuso concentrato di Genmaicha sufficiente a riempire per poco più della metà delle ciotoline individuali, possibilmente di vetro trasparente, pesando preventivamente l’acqua necessaria.
Nel frattempo mettete a bagno in acqua fredda 2 g di gelatina in fogli per ogni 100g di infuso. La proporzione è un po’ in difetto rispetto a quanto previsto dalle confezioni, per mantenere un più alto grado di freschezza dovuto alla sensazione “acquosa” che una gelatina più lenta dà al palato. Se desiderate avere un effetto più “fermo”, utilizzate 4 g per 100 g come previsto.
Quando i fogli si saranno ammorbiditi, toglieteli dall’acqua, strizzateli e metteteli nell’infuso, mescolando finché non si saranno sciolti. Disponete nelle ciotole i pezzetti di pesca in modo da coprire bene il fondo e versatevi sopra l’infuso.
Quando il composto non sarà più caldissimo, mettete le ciotole in frigorifero, fino al momento di servire.

Gelatina