Horchata al tè verde

Horchata (o orxata) è il nome che viene attribuito ad una bevanda tradizionale a base di mandorle, orzo, riso, o chufa. Il nome ha origine a Valencia, orxata deriva molto probabilmente da ordiata (= fatta da ordi, orzo). Il francese e l’inglese orgeat, l’italiano orzata e l’olandese orgeade hanno la stessa origine, sebbene alcuni ingredienti siano diversi da Paese a Paese.
Viene servita ghiacciata ed è considerata un ottimo refrigerio durante la stagione calda; insieme al Tamarindo e Giamaica sono i tre sapori tipici della bevanda messicana Agua Frescas.

Quella che vi propongo è una versione rivisitata che, oltre alle mandorle, sperimenta l’aggiunta del tè verde e dello yogurt.
È un’idea innovativa ed energetica per le prossime colazioni estive, per la merenda di adulti e bambini, per un brunch o un dessert insolito per una cena in terrazza. Potete accompagnarla con un assaggio di cioccolato fondente, o qualche quadratino di ricotta fresca spolverizzata con cannella, o dello zenzero candito.

Ingredienti (per due persone):

• 1 tazza di tè verde freddo (potete utilizzare quello che preferite, personalmente vi consiglio questo, questo o questo che presto tornerà disponibile)
• 1 vasetto di yogurt bianco
• 1 bicchiere di succo di frutta alla pera freddo
• 1 pera Abate media fredda, pelata e tagliata a tocchetti
• 1 banana matura fredda, sbucciata e tagliata a tocchetti
• 3 cucchiai di mandorle pelate
• 5 cubetti di ghiaccio

Mettete tutti gli ingredienti in un mixer e aggiungete i cubetti di ghiaccio per ultimi. Frullate per circa 3 minuti a velocità media, o comunque finché il ghiaccio non si sarà frantumato completamente.
Versate nei bicchieri e servite immediatamente.


Il colore pallido e delicato dell’horchata mi ha portato alla mente alcuni versi di Pablo Neruda che vi lascio assaporare, tra un sorso e la pausa di un pensiero.

Ode al chiarore
(…)
Oh giorno pieno,
il mio corpo è una coppa
in cui la luce e l’aria
cadono come cascate.
(…)
Io sono il giorno,
sono la luce.
(…)
Devo andare
con il vento e l’acqua,
aprire le finestre,
abbattere porte,
rompere muri,
illuminare angoli.
Oggi devo
portare a termine il mio compito
di luce:
andare e venire per le strade,
le case e gli uomini
sconfiggendo l’oscurità.
Io devo farmi in mille
finché tutto sia giorno,
finché tutto sia chiarore.


Nel giardino segreto

Una notte fredda e piovosa in piena primavera giunge inaspettata, è quasi stridente. Come l’interruzione improvvisa di un legame che si riteneva fosse speciale.
È una dissonanza che crea fastidio: il sopraggiungere della pioggia sembrava impossibile, incalcolabile, dato il cielo terso di pochi attimi prima acceso da un turchese ardente.

Non c’è più spazio per il rito della tisana della sera, non c’è più musica intrisa di abbracci sul divano blu, non c’è più la sopracciglia destra che sfugge al controllo e si riversa sull’occhio verde a renderlo maliardo. I saponi profumati, le perle bianche, la luce verde della notte, non ci sono più i plumcake ad allietare i risvegli, non ci sono più i risvegli. Le estremità dei piedi che si cercano inconsapevoli nel sonno, il sorriso ad occhi chiusi dopo il suono della sveglia, l’amore consumato e riassaporato senza stanchezza fino a sorprendere l’alba.
Non è più nulla e certamente nulla è mai stato, come una primavera affatto autentica, incerta, bugiarda.

Una tazza di tè profumato al gelsomino mi scalda in questa notte e mi riconduce in un luogo e in un tempo lontani, mi riconcilia con il ricordo di un sentimento vero, puro, incondizionato. E quando ci si imbatte in una notte di primavera piovosa e fredda, si avverte il bisogno di chiudere gli occhi e arrivare fino al mare, di godere di quella brezza tiepida che imprime nell’aria odore di pane caldo.

- Luglio 2007 -

Il tè al gelsomino ha il sapore della tua bocca ormai, della tua saliva.
Bevendolo mi addentro in un percorso lento e sensuale e così scivolo nel nostro giardino, tra l’ombra e il sole. E ti rivedo, intento ad insinuare un gelsomino fresco tra i miei capelli di rame.

Toccarti è stato un dono, una concessione di un Dio cieco.
La tua pelle ha una consistenza diversa da quella di tutti gli altri esseri umani: è impastata di miele e seta, di grano e fiori.

Veniamo a rifugiarci tra questi alberi per nasconderci da una realtà che non ci appartiene. In questo giardino possediamo ogni cosa e ad ogni cosa abbiamo dato un nome. Qui diventiamo sole quando guardiamo il sole.
Restiamo seduti su una panchina di pietra a guardarci per un tempo infinito. Il tuo capo è raccolto sotto il mio e così ti proteggo, così ti assorbo.
Ti bacio piano perché nessuno ci senta e nel silenzio il profumo dei gelsomini ci stordisce. È un desiderio innocente e carnale, tenero e crudele. Vorrei vederti nudo non per averti ma per conoscerti.

Nel giardino segreto ho imparato l’amore, ho conosciuto la grazia. Lì ho incontrato il dolore, lì ho depositato il mio rimpianto.
L’amore dev’essere quello spazio che si colma quando un uomo e una donna sono vicini. Quando si allontanano torna a svuotarsi e l’amore finisce.
Resta però una tazza calda che esala note di gelsomino insieme a un sentore di miele e seta, di grano e fiori”
.

Speciale bambini: Tino e Gobbolino

Tino  e Gobbolino sono i due nuovi ospiti della bottega virtuale. Un gattino e un cioccolatino, entrambi teneri sognatori, da oggi presteranno il nome a due infusi di frutta dedicati ai bambini.
Gobbolino è il protagonista di un libro per ragazzi di Ursula Moray Williams (“Gobbolino the witch’s cat“), scritto nel 1943 in Inghilterra. È nato come gatto di strega, ma volare su una scopa lo terrorizza, desidera diventare un gatto di casa. Per questo si mette in viaggio per cercare un tetto sotto cui essere felice.
Tutti i gatti di strega sono neri e hanno gli occhi verdi, lui invece ha una zampa bianca e gli occhi blu. Questi stessi due colori sono dunque i protagonisti dell’infuso: petali di fiordaliso e meringhe, uniti a pezzi di mela, fragola e aroma naturale di vaniglia.
Tino invece è un personaggio nato dalla penna di Aurora Marsotto e Chiara Patarino, l’una giornalista e curatrice delle rubriche “Grandi e piccini” e “I primi libri” per Il Sole 24 ore e l’altra scrittrice. Il libro che hanno scritto insieme, intitolato “Tino il cioccolatino“, che ha avuto diversi seguiti attraverso altri piccoli volumi, è stato pubblicato nel 2002 e racconta le vicende di un cioccolatino al latte che abita nella cucina di zia Marianna e che lì incontra l’amore, la caramella Nugabella.
Il nome è un chiaro richiamo al protagonista indiscusso di questo infuso, il cioccolato, arricchito da pezzi di pera, papaia e petali di girasole.


L’idea di proporre delle bevande adatte a soddisfare anche il palato dei bambini nasce dalla richiesta di molti lettori/clienti desiderosi di coinvolgere i propri figli, nipoti, alunni o figli di amici nel rito della tazza calda. Gli infusi di frutta disidratata rappresentano, a mio parere, il modo più sano, perché nutrienti e privi di caffeina, e accattivante, in quanto colorati, profumati e dolci, per catturare la curiosità dei piccoli e per distrarli, tra le altre cose, dalle consuete bevande industriali ricche di additivi, coloranti e dolcificanti. Inoltre, perdendo l’acqua durante il processo di disidratazione, questi infusi si concentrano enormemente in fatto di fibre, minerali e vitamine.
Sono anche un omaggio ad una carissima lettrice che è alla sua prima dolce attesa, ad una delle mie più intime amiche che ha dato alla luce Viola appena un mese fa e ai miei quattro meravigliosi nipotini.

Tino e Gobbolino possono diventare dunque gli attori di feste di compleanni, ricevimenti quali prime comunioni o battesimi, serviti caldi o freddi, senza alcuna limitazione stagionale. In alternativa, diventano un’originale idea regalo da riservare anche agli anziani, alle donne in gravidanza o a tutti coloro che indistintamente non tollerano la caffeina e desiderano una tazza leggera e gustosa.

Proprio in occasione di comunioni, battesimi e primi compleanni, esiste la possibilità di realizzare delle bomboniere personalizzate con l’ausilio di Tino e Gobbolino. Il principio è uguale a quello espresso per le Idee regalo: la volontà che il ricordo rimanga, in modo tangibile. Per questa ragione ho selezionato una piccola serie di oggetti che possono affiancare l’infuso e che, dopo aver esaurito il piacere olfattivo e gustativo, impreziosiscono le camerette, facendosi talvolta anche elementi di gioco.



Al di là di ogni ricorrenza, Tino e Gobbolino rappresentano un’occasione per allietare: attraverso la natura dei loro nomi, l’esplosione dei colori, gli aromi avvolgenti capaci di ricondurre immediatamente ai sapori dell’infanzia.
E se avete piacere, mentre bevete in compagnia dei vostri bambini (ma anche da soli), concedetevi la lettura di fiabe e filastrocche: qui potete scegliere quelle più adatte ad ogni momento.
Io ve ne lascio una di origine cinese.

Idee regalo

L’idea di inserire nella bottega virtuale una categoria che proponesse degli spunti per regali a base di tè, mi è stata data da numerosissime email ricevute da cari lettori/clienti negli ultimi mesi.
La possibilità c’è sempre stata in realtà, forse mai palesata, di confezionare i tè in scatole agghindate ogni volta in modo diverso e di spedirle direttamente al destinatario del regalo, a sorprenderlo. È già capitato di irrompere con scrigni profumati in vari uffici, boutique, hotel, ospedali. Le foglie si sono fatte ambasciatrici di messaggi d’amore, di amicizia, di riconoscenza, gratitudine, di volontà di manifestare la propria presenza.

Le ragioni per cui si ha il desiderio di fare un regalo possono essere tante, non necessariamente legate ad una ricorrenza riconosciuta, né necessariamente rivolte ad una persona che conosciamo in maniera approfondita. Il piacere di dare non ha bisogno di ragioni, né di momenti; scaturisce in modo spontaneo e con il tè ho appurato che molti propendono a voler condividere l’entusiasmo della scoperta con più persone possibili.
Così le idee regalo a cui ho pensato, che ho selezionato e ricercato per voi, rispondono a questa logica: rappresentano il regalo giusto per chiunque in qualunque momento dell’anno.
Di seguito vi do qualche assaggio. Qui invece potete vederle tutte, una per una, leggendone ogni caratteristica.
Sarà una sezione della bottega in continua evoluzione, gli spunti cambieranno o si amplieranno ogni volta che riterrò di aver trovato un nuovo oggetto degno di originalità: sarà mia premura comunicarvi ogni aggiornamento attraverso la newsletter e Facebook.


Il denominatore comune dei regali che vi propongo è la possibilità che il ricordo rimanga, in modo tangibile. Perché chi fa un regalo il più delle volte intende lasciare un segno, entrare a far parte delle consuetudini dell’altro, occupare uno spazio nei luoghi in cui l’altro si muove abitualmente. Per questo potrete collocare le mie scatole in ogni parte della casa o dell’ufficio, riutilizzandole come porta gioie, porta matite, porta lettere, bigliettini, cartoline, bottoni.
Per la stessa ragione ho scelto una linea di carte naturali fatte a mano che, una volta scartato il regalo, potrete riutilizzare per il decoupage o lo scrapbooking, per rivestire agende, album, scatoline, piccoli paralumi. Alcune sono lavorate con inserti di fili di seta, altre con fibre di banana, altre sono dei batik realizzati con la cera.
E ancora per lo stesso motivo troverete una selezione di biglietti d’auguri che, per la particolarità dei soggetti, dei colori e dei materiali, potrete incorniciare facendone dei deliziosi quadretti.



I temi raffigurati nei biglietti d’auguri si intrecciano con l’universo e le origini del tè; raccontano un sentire orientale, hanno tratti essenziali e alcuni di essi rispecchiano quel gusto estetico e quella delicatezza tipici dell’arte nipponica.

Attendo dunque le vostre visite e, se vorrete, i vostri pareri.
Nell’attesa, vi auguro una Pasqua serena da trascorrere nei luoghi e con le persone che vi fanno stare bene. E per i pranzi di domenica e lunedì vi suggerisco due ricette realizzate con e per i miei tè da due cari amici tra i più apprezzati nel mondo dei food-blog: Sorbetto al tè bianco “Hanai” e Financiers ai lamponi per “Canzone d’autunno”. Grazie di cuore a Yari e Tuki.

Un’ombra con il tetto rotto

“La vera poesia sfugge a tutte le logiche pragmatiche, ai condizionamenti, ai moralismi di qualsiasi provenienza. Nel suo nocciolo primo e ineffabile essa è come la vita dell’universo: qualcosa che fluisce trasformandosi senza tregua, alternando in sé la luce e l’ombra, il bene e il male, la vita e la morte, la notte e il giorno. Non possiamo, perciò, chiederle di essere “questo” o “quello”: non possiamo imprigionarla nelle nostre piccole categorie mentali o nei nostri limitati punti di vista. Dobbiamo solo abbandonarci al suo movimento, fluire con lei, lasciarci bagnare dalla sua freschezza e intridere dai suoi aromi sottili come quelli di un tè, lasciarci scottare e rinfrancare dai suoi fuochi, lasciarci spostare dai suoi soffi delicati e potenti. Mentre ci risucchia nel suo gorgo di bellezza e di pena, di forza e dolcezza, la poesia trasforma la nostra anima, le ridà ali liberandola dalla sua pesantezza, senza che noi ce ne accorgiamo”.

Questo stralcio rubato alla bellissima intervista che Paolo Lagazzi mi ha gentilmente concesso più di un anno fa, mi offre lo spunto per comunicarvi che domani 21 Marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nel 1999 dall’UNESCO.
La data segna l’inizio della primavera che, come anche Alda Merini ci ha insegnato, è la stagione che più di ogni altra solletica gli istinti poetici più reconditi e pungola il desiderio di destarsi da ogni torpore, da ogni assenza o distanza.
È una manifestazione che unisce e rinsalda la memoria di un veicolo di espressione che sta alla base di tutte le forme della creatività artistica e diventa luogo privilegiato di incontri tra energie.
In molte città italiane si terranno letture, performance poetiche e musicali, carovane di versi itineranti, mostre e dibattiti. I Parchi Letterari proporranno percorsi sensoriali nei luoghi che hanno ispirato i più grandi poeti italiani: il Parco D’Annunzio ad Anversa degli Abruzzi, il Parco Quasimodo a Modica (Rg), il Parco Pasolini alle porte di Roma, il Parco Campanella a Cosenza.

Anch’io, a mio modo, desidero dare un contributo a questo evento attraverso il mio vettore privilegiato di emozioni. Perché una tazza di tè, come la poesia, genera un significato attraverso gli aromi che la compongono.
La forma delle foglie narra una serie infinita di storie; il colore del liquore, la sua intensità, la persistenza, sollecitano immagini, suggeriscono che il mondo non si esaurisce solo nel visibile.
Come la poesia, anche il rito della tazza calda diventa arte di esprimere, di stimolare, di scegliere. Perché la poesia è un “canto di emergenza” come dice Paul Celan e il rito del tè si fa canto di intimità. La poesia è “un’ombra con il tetto rotto, ma nei buchi ci sono le stelle“, come scrive Pablo Neruda e l’atto di sorbire il tè squarcia il tetto della mente.
Le parole di un componimento poetico sono cristalline, vibranti, vegetali, fruttate, come i sentori di un tè. E spesso si possono bere, possono liberare. Sono antichissime e recentissime, come le gestualità dei riti del tè che si rinnovano e commemorano simbologie magiche.

Il mio contributo dunque viene dal Giappone, si chiama Sencha (Extra Premium) Wazuka. Si dispiega in ampie distese di velluto verde, in una zona situata nel distretto di Sōraku, nei pressi di Uji, Kyoto. Lo trovate nella bottega virtuale.
Wazuka è stato per tradizione il luogo di coltivazione del tè giapponese dal 13° secolo. Durante il periodo Kamakura (1185-1333), Jishin-shounin, il più noto sacerdote del tempio Kaijuusen, ricevette alcuni semi della pianta del tè e ritenne che Wazuka fosse il luogo più adatto per piantarli e coltivarli. Così è iniziata la storia del tè a Wazuka.
Durante il periodo Edo (1603-1867), questo luogo divenne il territorio della Famiglia Imperiale e il tè coltivato lì si offriva a palazzo.
L’aroma, il sapore e la forma delle foglie del Sencha Wazuka sono considerati i migliori in Giappone nel vasto panorama dei Sencha. Si tratta di un aroma speciale, frutto della commistione di piccoli fiumi che mantengono il terreno perfettamente umido e splendide colline avvolte spesso dalla foschia, da una sottile nebbia che protegge le foglie dalla luce diretta del sole. Grazie alla combinazione naturale di queste condizioni, si riesce a garantire una crescita lenta e un clima fresco che promettono un aroma straordinariamente dolce e persistente.
È un tè rarissimo, al momento non rintracciabile in Italia: la difficile reperibilità accresce il suo valore.
Raccolte a mano (pratica di solito riservata raramente ai Sencha) solo una volta l’anno, in aprile, le foglie di questo tè subiscono una brevissima cottura a vapore della durata di 30 – 40 secondi, grazie alla quale la freschezza è preservata e la condizione originaria rimane pressoché invariata. Il colore del liquore risulta abbagliante.


Questa la mia poesia: l’armonia della natura, l’equilibrio perfetto tra condizioni, forme e colori che procurano un’emozione.

Enogastronomia Di Leva: tornare a casa

Francesco e Margherita iniziarono nel 1930. Marito e moglie, avviarono un’attività specializzata nella lavorazione di latte di mandorla, sciroppi di frutta, infusi e liquori a base di agrumi. L’antica bottega si trovava nella bellissima Sorrento, a pochi passi da Piazza Tasso: lì nacque l’antenato del limoncello, il Citrus.
Ancora bambino, Giovanni, quintogenito di Francesco, si appassionò alla faccende del laboratorio di famiglia che produceva più di cento bottiglie al giorno. Così, intorno al 1970, scelse di assumere la direzione dell’azienda.
Durante gli anni ‘90 la storia della famiglia Di Leva si connette strettamente al Limoncello che esporta in ogni parte del mondo, i cui limoni vengono pelati manualmente e lavorati tassativamente entro le 24 ore successive alla raccolta.

Sono trascorsi diversi anni da quando la nonna Margherita, e poi il nipote Giovanni, annotavano su un quaderno i piccoli e grandi segreti del mestiere. Oggi i cinque fratelli Di Leva, figli di Giovanni, hanno ampliato il sapere della famiglia gestendo con dedizione una boutique enogastronomica sita a Gragnano, in provincia di Napoli.



Entrare in questo regno, ampio e luminoso, dà la sensazione di essere tornati a casa. E la scelta del verbo tornare non è casuale, perché è proprio il ritorno a dare la sensazione netta di calore, di abbraccio, di cura.
Si varca la soglia e il sorriso di Maria Grazia, Francesco, Enrica ed Elisa vi fanno sentire attesi; la loro gestualità spontanea e radiosa li rende immediatamente familiari, vicini.
Salutano ciascun cliente ricordandone il nome, se è l’ora della colazione sono pronti ad offrirvi una fetta di torta di mele, se avete la fortuna di assistere alla consegna del pane fresco vi invitano ad assaggiarlo condividendone una porzione. L’ospitalità e l’autenticità rappresentano senza dubbio il loro valore aggiunto.

La selezione dei prodotti è ricercata, in termini di qualità, di schiettezza, di genuinità. Da Di Leva potete trovare ottimi salumi, formaggi, legumi, mieli, spezie, confetture (tra cui le note e apprezzatissime Mackays), oli, cioccolato pregiatissimo, biscotti. Nulla di ciò che può sembrare è scontato: ogni cosa concorre a realizzare un desiderio di unicità.

Colpisce la vasta scelta di pasta artigianale, naturalmente di esclusiva produzione  di Gragnano, originale nei formati, nei nomi e nella sincerità dei sapori. La qualità è superiore rispetto alle consuete paste industriali perché si adoperano le migliori miscele di semola di grano duro a basso contenuto di ceneri, perché si impiegano trafile di bronzo di piccole dimensioni per assicurare una trafilatura lenta e a bassa pressione, perché viene garantita un’essiccazione naturale che salvaguarda le proteine della pasta e quindi il suo sapore, le sue proprietà nutritive.
Così sugli scaffali si alternano Scialatielli al limone, ‘E caccavelle, penne rigate al nero di seppia, E colonn e Pumpei, fino ad arrivare ai Fidanzati Capresi, una sorta di fusilli che simulano l’intreccio di due amati. Sono nomi che raccontano storie, di luoghi, di persone, perché nel piatto si possa assaporare anche quella caratteristica sensibilità che da sempre contraddistingue il popolo partenopeo.


La selezione di vini, nazionali e internazionali, è pressoché infinita. A corredarla, ci sono birre speciali (una delle quali ottenuta con l’infusione del tè affumicato Lapsang Souchong), brassate artigianalmente con miele, con fiori o ottenute con grano di kamut e speziate con mirra e zenzero. E ancora vini dolci delicatissimi, spumanti, champagne pregiati, liquori e distillati.

Di recente, il panorama delle prelibatezze dell’enogastronomia Di Leva è stato arricchito anche dalla presenza di tè e infusi. Aromatizzati piuttosto che naturali, di varie provenienze geografiche, denotano senza dubbio da parte dei cinque fratelli una curiosità vivace nei confronti della materia e una confermata ricercatezza nelle tipologie di lavorazione del tè che giorno per giorno va perfezionandosi.



Il marchio predominante è quello di Dammann Freres, che offre una serie di latte contenenti foglie sfuse, eleganti scatole di cartone contenenti tè in filtri di seta e alcune confezioni di tè lavorati e pressati. Particolarmente interessante è la piccola selezione di tè giapponesi marchiati Keiko e raffinata la scelta di teiere e vari accessori utili alla preparazione del tè.
Merita una menzione speciale il tè giallo Meng Ding Huang Ya, coltivato sul monte Meng nella provincia cinese di Sichuan, che ho avuto occasione di assaggiare durante il Master del tè che i fratelli Di Leva hanno allestito poche settimane fa proprio all’interno dell’enoteca. È un tè che è stato coltivato nella stessa zona da più di 2000 anni, era considerato un tè imperiale durante la dinastia Tang. Ha sorpreso per il sapore perfettamente equilibrato, di impatto lievemente tostato con retrogusto di nocciola fresca, dolce.


L’enogastronomia Di Leva entra a far parte dei luoghi del tè del nostro Paese e diventa un punto di riferimento importante soprattuto per il sud Italia, dove purtroppo la conoscenza del tè in foglia stenta ancora ad affermarsi. Non si esaurisce in un punto vendita, ma si fa luogo di cultura, di scambio, tiene a raccontare la storia del tè, aggrega appassionati e offre l’opportunità di apprendere e sperimentare.
Il Master del tè, che ha riscosso un acclarato successo, non è stato un episodio isolato; esiste la ferma intenzione di continuare ad approfondire, di proporre eventi a tema innovativi organizzati con particolare attenzione ai dettagli. E la serata dedicata ai tè del Darjeeling è stata un ottimo inizio, un’esperienza ineguagliabile.

Enogastronomia Di Leva
via Castellammare 150/156
Gragnano (NA)
Tel. 081 8706701
Email: info@dileva.it


Novità in Puglia e in Giappone

Mancherò qualche giorno perché andrò a Gragnano (NA) a seguire il Master del tè.
Nell’attesa di potervi raccontare quanto appreso, vi lascio una ricetta finger food velocissima in cui i sapori tipicamente meridionali sorreggono e arricchiscono quelli orientali in modo originale e stuzzicante. L’idea nasce infatti per accompagnare una tazza di Genmaicha Hanafubuki o Houjicha Kaori Fumi: nelle cene improvvise, per un aperitivo sfizioso, a merenda o per un brunch innovativo.

Crocchette J’improvise

Ingredienti:
- 1 mozzarella fresca
- 6 taralli pugliesi medi all’olio di oliva con semi di finocchio
-  25 g di burro
- rosmarino fresco q.b

Tagliate la mozzarella a tocchetti e frantumate i taralli in un mortaio. Amalgamate in una ciotola questi due ingredienti con le mani. Rosolate subito dopo in una padella antiaderente i 25 g di burro insieme al rosmarino, fino a farlo imbiondire.
Prendete l’impasto con un cucchiaio per poi passarlo in un altro (formate delle quenelle), oppure prendete il composto e lavoratelo con le mani fino a ottenere delle crocchette.
Cuocete le crocchette nel burro aromatizzato al rosmarino per pochi minuti (girandole almeno una volta), finché non risulteranno dorate. Servite ancora calde (e filanti).

Rimanendo in Giappone, colgo l’occasione per comunicarvi che da pochissimi giorni la categoria “Accessori” della bottega virtuale si è ampliata grazie all’inserimento di due nuovi prodotti esclusivamente orientali: il chasen e il set 3 pezzi per la preparazione del tè Matcha.

Rimanendo in Puglia invece, vi lascio due accenni di alcune nuove proposte che si affacceranno nella bottega nei prossimi mesi: una confettata realizzata e adornata artigianalmente per una coppia di sposi di Bari e un pensiero-ricordo realizzato, sempre artigianalmente, per il primo compleanno del mio nipotino, dedicato agli invitati della sua festicciola.




Torno presto. Vi abbraccio.