Paesi produttori

Nel mondo si producono ogni anno oltre 30 milioni di quintali di tè e gran parte di questa cifra proviene dall’Asia.
I maggiori produttori sono l’India, con 8.850.000 quintali e la Cina con 7.700.000. Seguono poi Sri Lanka, Giappone, Kenya e Indonesia.
Anche l’Europa vanta una piccolissima produzione di tè nelle Isole Azzorre.

Le piante di tè dell’India, coltivate dalle rive del Brahmaputra ai versanti dell’Himalaya e fino alle regioni meridionali del paese, si distinguono per la loro sorprendente diversità. 
I tè d’Assam (regione nel nord-est dell’India) producono infusioni scure e forti, dal sapore rotondo e speziato, pieno di carattere. Sono i tè del mattino per eccellenza. 
I “grandi signori” indiani sono i Darjeeling, raccolti sui contrafforti dell’Himalaya: tè di altitudine elevata, possiedono un’incomparabile finezza di profumo. 

La produzione cinese oggi è la seconda al mondo. Esistono più giardini del tè in Cina che vini in Italia: un’infinità di tè, dai bianchi, ai verdi, semifermentati o neri. Molti ci sono sconosciuti perché riservati al consumo locale.

Immagine di Shabbir Ferdous

Il Kenya, dopo la sua indipendenza, nel 1963, fino ad allora famoso soprattutto per la qualità del suo caffè, si è lanciato nella coltivazione del tè. Si trattava anzitutto di soddisfare un forte consumo locale dovuto naturalmente all’influenza britannica.

Il paese ha saputo produrre sui suoi altopiani un tè nero che ha acquistato qualità anno dopo anno. 
Grazie all’azione molto attiva della Kenya Tea Developpement Authority, creata nel 1974, nel paese si trovano ormai grandi giardini. Il più noto è il Marinyn, che produce un tè a foglie intere o sminuzzate e a punte dorate. 

In Indonesia la storia del tè ha inizio alla fine del Seicento, quando i coloni olandesi tentarono di acclimatare le piante giunte dalla Cina. L’esperimento fallì, ma fu ritentato con maggiore successo dal governo olandese all’inizio dell’Ottocento, nelle regioni montagnose a ovest di Giava e Sumatra. Le piantagioni vennero gradatamente cedute ai coloni, che con grande sapienza seppero produrre tè di qualità notevole a partire dalle nuove piante provenienti dall’Assam. 
Per motivi di redditività, quasi tutti i grandi cru coltivati un tempo hanno lasciato il posto a tè mediocri destinati a riempire le bustine. Resta tuttavia qualche raro giardino di grande qualità, come il Taloon o il Malabar di Giava, tè neri aromatici e soavi.

In ultimo, gli europei scoprirono il tè all’alba del Seicento. Furono gli olandesi della Compagnia del “Lontano Oriente” a importarlo per primi, nel 1606.
Fin dal 1635 ad Amsterdam, Londra e Parigi, il tè era consumato per le sue qualità terapeutiche. Verso la fine del Seicento, gli inglesi portarono in patria le prime piante di Camelia Sinensis.
Verso il 1640 la Germania scoprì il tè attraverso l’Olanda e fondò la propria compagnia, la Compagnia reale del tè, nel 1752. Vent’anni più tardi i porti di Amburgo e di Brema importavano dalla Cina sessanta tipi di tè verde e la bevanda divenne di uso comune in Europa. Il consumo di tè nero divenne importante soltanto alla fine dell’Ottocento, quando si potè disporre delle produzioni indiane e cingalesi.

 

I principali luoghi di coltivazione

Ceylon: isola situata nell’Oceano Indiano a sud-est dell’India, oggi nota come Sri Lanka. 

Darrang: distretto dello stato di Assam, nel nord dell’India.

Dehru Dun: distretto dello stato di Uttar Pradesh, nel nord dell’India. Circa 50 ettari di terreno producono un tè che viene poi sottoposto alla lavorazione “ortodossa”.

Dickoya: distretto situato nel massiccio centrale dello Sri Lanka. Dà il nome ad una pianta di tè nota per la crescita veloce e per il corrispondente infuso dall’aroma pieno e astringente.

Dimbula: distretto dello Sri Lanka, a nord del distretto di Dickoya. Dà il nome ad una miscela di tè Ceylon caratterizzato da un aroma forte.

Dooars: regione indiana del nord, ai piedi dell’Himalaya.

Java: isola indonesiana.

Kangra: Valley Regione nel Himachal Pradesh, situata nel nord-ovest dell’India, dove il tè (soprattutto verde) viene coltivato in circa 1.200 fattorie.

Nilgiri: città indiana dello stato di Orissa, nel sud del paese: produce l’omonimo tè nero.

Ruanda: nazione africana in cui si produce tè destinato alla miscelazione, in genere dal gusto molto deciso.

Sibsagar: uno dei distretti dell’Assam, nel nord dell’India.

Sichuan: provincia cinese.

Taiping: località malese che dà il nome ad un tipo di tè.

Taiwan: isola cinese, nota un tempo come Formosa, che produce essenzialmente tè Wulong e pochi neri.

Terai: regione indiana che separa a nord l’India dal Nepal.

Uva: distretto dello Sri Lanka che produce un tè dall’aroma molto raffinata.

Yunnan: provincia cinese che, insieme all’Assam, è il luogo originario della pianta del tè.

Zimbabwe: stato africano.

Bibliografia: 

  • Il tè – Verità e bugie, pregi e difetti, Gianluigi Storto, Avverbi Edizioni.
  • Piccola enciclopedia del tè, di Catherine Donzel, Alain Stella, Kitti Cha Sangmanee,Stépahane Melchior-Durand, Rizzoli libri illustrati.

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