Un altro tempo sarà

Da 3 mesi ho registrato formalmente la disdetta del contratto d’affitto per la sede della bottega, quella vera. Quella con dentro tutti i tè, le tazze e le teiere.
Da 3 mesi tento di scrivere questo post che ogni giorno mi sembra sbagliato.
Non mi riesce di dire molto, se non che la mia avventura nel mondo del tè finisce qui. E si porta dietro tutti i colori, i profumi, i viaggi e i sorrisi, miei e vostri.
Sentirò sempre il privilegio di aver potuto, per più di un terzo della vita, fare un mestiere che più di ogni altro mi ha rappresentata autenticamente e intimamente.

Il mio grazie per la vostra fiducia rinnovata e incondizionata vi stringa al petto in un abbraccio interminabile. Grazie per avermi convinta che ogni cosa scritta, fotografata, raccontata e assaggiata fosse una cosa buona.

Ciao amici.
Un altro tempo sarà.

Insieme a Tè compie 10 anni

Nel primo post datato 15 Ottobre 2005 non sapevo ancora che il colino si sarebbe chiamato infusore.
Non capivo la differenza tra tè fermentato e tè ossidato. Arrivavano ancora telefonate che aspettavo da sempre. Vedevo le teiere come madri panciute, scrivevo volute di fumo e di pensieri.

Il blog quest’anno compie il suo decimo anno di vita. Ho ritenuto che l’unica maniera giusta per festeggiare fosse tornare a scrivere e ripercorrere le tappe più significative del percorso compiuto insieme. Non avrei potuto, e non avrei voluto, non lasciare traccia di un traguardo di tale valore.
583.394 visite, 310 post, 36600 commenti, 3450 email. Una grande emozione prendere coscienza di quanti di voi si siano impegnati a non perdere mai il filo.

Le due persone che forse prima di me hanno voluto e hanno creduto in questo spazio virtuale sono ancora i miei migliori amici.
Devo tutto a Giusy: fu lei a convincermi che un blog come questo avesse ragione di esistere. E fu lei a mettermi in contatto con Roberto, un grafico talentuoso ed eclettico che senza conoscermi decise di aiutarmi a mettere in piedi un progetto a cui nessuno aveva pensato prima. Senza mai chiedere un solo centesimo. Fino alla creazione del logo che sarebbe nato alcuni anni dopo.
Insieme a Tè nacque per passione e per amicizia. In un monolocale perugino, in mezzo ai libri universitari, alle prime miscele che iniziavo a sperimentare e alle interminabili chat inanellate con i due co-fondatori/motivatori che vivevano a centinaia di chilometri di distanza. Splinder fu la piattaforma che ne vide la luce.

Nel Gennaio 2007, dopo la laurea, un breve trasferimento nella capitale. Grazie all’incontro e all’ispirazione di Bibliotèq inaugurai la categoria “I luoghi del tè“, in cui raggruppavo tutte le recensioni delle boutique e sale da tè visitate in Italia. Ancora oggi Claudio Rubcich rimane un collega che stimo e che seguo con interesse.
Dopo meno di un anno una nuova dimora milanese e l’esperienza presso L’Essenza del the. È stato lì che ho acquisito le basi perché il mio inaspettato lavoro di selezionatrice e importatrice diretta diventasse successivamente una realtà possibile. Vi ho trascorso un anno splendido, indimenticabile. Ancora oggi conservo un ricordo indelebile di molti dei clienti conosciuti in quella boutique, una delle quali volli cristallizzare in un ricordo scritto.
Di lì a poco la conduzione del primo corso di formazione commissionato da La Pasqualina a Bergamo, l’evento con Giallo Zafferano in occasione della nascita delle video ricette, Identità Golose e il master of food Tè di Slow Food condotto dall’appassionato ed esperto collega e amico Giustino Catalano, grazie al quale ho avuto occasione di imparare molto. Intanto, su un tram di legno mi scoprivo rapita dall’odore della sciarpa del mio vicino di posto, che una volta a casa avrei riconosciuto nella tazza di un tè cinese: profumo fiorito di noce.
Nel frattempo iniziavano a susseguirsi le interviste agli ospiti: scrittori, pittori e scultori che nelle loro opere avevano mostrato interesse verso il mondo del tè. Una tra tutte, che sempre mi piace ricordare e rileggere, è quella a Paolo Lagazzi, straordinario scrittore e critico letterario, una delle amicizie più belle che il tè mi abbia regalato e che mi ha concesso l’onore di prendere parte al tè di Ninetta e di Attilio Bertolucci. Alcuni anni dopo, abbiamo condotto insieme presso Lo Spazio Tadini un evento unico su Le forme della leggerezza, un reading associato alla degustazione e al racconto di quattro tè rari.

Nel 2009 Acilia è sbarcata su Facebook. Qualche mese dopo è nato il gruppo Insieme a Tè sullo stesso social.
Nello stesso anno ho inaugurato la rubrica Il Sol Levan-Tè, curata da Tsubaki, una simpatica e appassionata inviata che mi adoperai a cercare in Giappone a cui chiesi di raccontarci come si vivesse il tè nelle case e nelle strade giapponesi.
A settembre 2009 apre i battenti la bottega virtuale di Insieme a Tè: prende corpo la piattaforma di e-commerce. Un progetto nato tra l’incoscienza e l’incredulità.
Da quel momento in poi, il viaggio, ancora oggi tutt’altro che concluso, ha avuto inizio partendo da Napoli con “I tè del Darjeeling”, passando poi per Firenze, Andria, Bari, Molfetta, Avellino, Roma, Bergamo, stazionando in posti bellissimi che mi hanno accolta con una serie di eventi a tema, corsi di formazione gastronomica e degustazioni guidate. Tra questi i bellissimi ristoranti Umami e Brac.
Emerge il Diario Collettivo con le vostre tracce, una pagina in cui decido di mettere insieme i vostri racconti, i luoghi, gli stati d’animo che i miei tè contribuiscono a generare nella vostra quotidianità. Oggi l’esperienza continua sulla bacheca della pagina Facebook di Insieme a Tè.
Nello stesso periodo, mi viene offerta l’opportunità di curare la rubrica “Il canone del tè” su Il Cucchiaio d’argento.
Ultime, solo in ordine di arrivo, la preziosa docenza a Eataly Bari per cui ancora mi ritengo onorata, e il progetto di Foglie nomadi che ha preso il via nella bellissima libreria Punto Einaudi Barletta (BT) a cui vanno i miei più sinceri ringraziamenti per l’ospitalità e l’entusiasmo, e dove durante tutti i fine settimana vi aspetto per gustare tè profumati accompagnati da sfizi culinari particolarissimi, oltre che da ottime letture.

Dentro 10 anni ci sono molte cose e persone che non mi riesce di menzionare, per dimenticanza o per non rischiare una lungaggine insopportabile. Ci sono 4 traslochi in 4 città diverse, ci sono relazioni sentimentali naufragate, c’è la malattia di mio padre, figura preziosissima per la mia esistenza e per il sostegno e la continuità di questo progetto, l’arrivo di Eto, il mio cane, i libri scoperti e divorati e tutti quelli in attesa di essere acquistati, i viaggi fatti, le ricette sperimentate, la partecipazione a questo libro, le collaborazioni particolarmente riuscite. Ci sono tè speciali che mi hanno rubato il cuore e che ho ritenuto di regalare, condividere, proteggere. Ci sono le fiere di settore, i fornitori pazienti e disponibili, le miscele create da sola che hanno conquistato centinaia di palati, le piccole scoperte remote e preziose, i testi in lingua inglese reperiti con fatica grazie a cui ho potuto approfondire, i ceramisti artigiani stranieri e non. Ci sono tutte le persone, reali e virtuali, conosciute grazie alla condivisione di questa passione e ci sono tutti gli spunti che da loro ho potuto trarre per imparare, per accrescere la conoscenza e il piacere e talvolta anche il dispiacere.
Voglio ringraziare Loretta, Deborah, Diletta, Giovanna, Patrizia, Francesco, Luca, Paolo: so che loro si riconosceranno. Perché dopo 6 anni ancora scelgono di tornare nella mia bottega e acquistare i miei tè, perché continuano ad esserci in modo sincero, autentico.
Grazie a Stefano che con amorevolezza, costanza e pazienza si è sempre occupato della parte tecnica del sito, in qualità di eccellente webmaster e di amico.
E poi c’è Serena. Un’anima affine come poche se ne possono incontrare, una presenza che mi ha accompagnato e ancora mi accompagna, seppure da lontano, in ogni piccola e grande conquista e in ogni piccolo e grande sconforto, che ama, conosce e comprende il mondo del tè come fosse il mio doppio. Senza di lei il piacere che provo nel fare tutto quello che faccio sarebbe ridotto di almeno la metà. Spero sempre che un giorno decida di tornare a scrivere e ridare la luce al suo splendido tea blog giustodueparole.it, che tanto ha rappresentato per la diffusione della cultura del tè in Italia.

Quando ho inaugurato il progetto della bottega virtuale mi auguravo che i miei tè sapessero darvi. Un’idea, un ricordo, un rifugio, il solletico, una speranza, uno stimolo. Che dopo averli bevuti vi rendessero diversi e che potessero rinnovare costantemente questo processo di cambiamento, che vi procurassero un piacere interno.
Le vostre numerosissime email, i vostri commenti su FB, gli sms, le parole scambiate dopo gli eventi condivisi, mi hanno sempre dato conferma che fosse così.
L’unico augurio che sento di fare a Insieme a Tè è che questo movimento del dare si esaurisca il più tardi possibile, che trovi sempre la forza giusta per rigenerarsi e reinventarsi.
Quanto a voi, continuate a sedervi qui intorno, ciascuno con la propria tazza, ché io continuo a versare.

Riemergere

Ho trovato quello che cercavo.

Per 120 giorni ho osservato, ascoltato.
Ho alternato lunghe giornate di silenzio a piene immersioni di vita reale, di contatto vero. Sentivo la necessità di mischiarmi tra la gente,  di immergermi nei rumori, di sentire le risate. Di vedere il mare.
Ho viaggiato, fotografato, ho cucinato per gli amici, letto libri con avidità nuova. Mi sono arresa all’amore.
Non ho smesso un solo giorno di bere tè, di continuare a sperimentarne di nuovi, e ad ogni sorso sempre mi ha colto quel salto in mezzo al petto che rimbalza fino al sorriso.

Questi sono i luoghi che, insieme alle vostre numerose email e messaggi, mi hanno permesso di riemergere.







In questo processo di ribaltamento e di recupero di un’emotività reale, ho compreso che la mia passione per il tè avrebbe dovuto iniziare a traslare su assi nuovi, diventando più concreta, più diretta, tangibile.

Lo stimolo è stato questo libro che, quando mi è giunto tra le mani, mi ha trasmesso un’energia costruttiva.
Devo a Francesca Martinengo la partecipazione a questa rassegna di oltre cinquanta foodblog tra i più visitati nel panorama italiano. Grazie a lei, di ciascun blogger si può conoscere la personalità, i temi principali trattati nel suo spazio virtuale e alcune delle sue ricette più rappresentative.
È stato un piacere sincero prendere parte ad un vademecum prezioso per un’esplorazione del gusto del tutto innovativa.



Ho dunque provato a cementare i rapporti con alcune figure e luoghi appartenenti alla mia terra, con l’intento di intessere una rete di appassionati reali, oltre che virtuali. Ché si possano guardare negli occhi mentre si chinano su una tazza odorosa.
In questi 4 mesi ho maturato il bisogno di vedere, di toccare, di concedere di annusare e di contagiare, oltre che scrivere, certa che questo avrebbe favorito anche il recupero degli stimoli perduti, di riscontri palpabili, di condivisioni totali.
Questi i luoghi che fino ad adesso hanno accettato la sfida e che ringrazio per la fiducia e la curiosità: Umami e Psicoluoghi.
Di volta in volta vi racconterò i progetti, gli eventi e le finestre che intenderemo aprire in ciascuno di essi, ampliando la condivisione e sperando di allargare i confini. Pochi giorni fa si è iniziato dallo Yoga Fest nel castello svevo di Barletta (BT), con un tè di benvenuto insieme a Psicoluoghi, le cui fotografie potete vedere qui.

Alla luce di queste numerose novità, il ritorno sui social network si fa mio malgrado indispensabile, non certo per i contenuti ma per una più veloce diffusione delle informazioni di ordine pratico e organizzativo, soprattutto legata agli eventi. Per i contenuti, vi prego di continuare a commentare nel blog, che vorrei rimanesse la Nostra Casa del Tè per antonomasia.

A questo proposito, l’evento di maggio scorsoLe forme della leggerezza” co-condotto con lo scrittore Paolo Lagazzi, rinviato a causa di un mio infortunio, si terrà sabato 20 ottobre, sempre presso lo Spazio Tadini a Milano. Qualora aveste piacere ad inoltrare l’invito ai vostri amici, potete farlo da qui.


La mia motivazione imprescindibile siete voi, il vostro affetto, la vostra stima. Mi siete mancati, tanto quanto mi è mancato raccontarvi. È bello che mi abbiate aspettata, come chi ti conosce da sempre e sa esattamente quello che farai perché sa che quello è il tuo bene.

Talvolta dunque le pause si rivelano preziose perché germoglino nuovi cammini. Riposare serve a riacquisire le forze, a fare spazio al vuoto che cede il passo al pensiero.
Del resto, come diceva Plutarco, “il riposo è il condimento che rende dolce il lavoro”.

 

Solo vita

Ogni frutto
stringe il seme come giurando.
Cadendo giura e in forma di radice risponde
alla terra che chiama. Alla terra che canta
la promessa infinita.
C’è solo vita
niente altro.
Solo vita.

Mariangela Gualtieri – da “Bestia di gioia

 

Come è la natura al meglio

Non lo so come si inizia un post così.
Da alcune settimane scrivo e cancello decine di incipit: alcuni mi sembrano melensi, altri troppo duri.
Non so come si fa.

Qualcosa si è rotto.
Non ho compreso ancora bene cosa, né perché.
Ho compreso però che devo fermarmi. Che per provare a capire questa immobilità interiore, non posso fare altro che osservarla, accoglierla.

Qualcosa si è spezzato.
Non ho compreso ancora bene quanti pezzi si siano sperduti, né dove.

Scrivo per voi da 7 anni in questa che è diventata la casa di tutti ormai. Ci sono le vostre tazze, sedie e poltrone spaiate, scatole di tè da tutto il mondo.
Ogni cosa scritta è stata animata da entusiasmo sincero: per il tè, per la condivisione di una passione, per amore della conoscenza.
In questo momento ho perso quell’entusiasmo, ho smarrito la voglia di raccontare, di cercare, la gioia di fare.
Ho perso la fiducia nelle possibilità, ho perso la curiosità. Non sono più certa di avere cose da dire, né sono più certa che sollecitino l’interesse degli altri.

Tra le altre cose, non mi riesce di stare dietro ai tempi e ai modi stringati dei social network, mi avvilisce che il muto e veloce “Mi piace” abbia rimpiazzato un’interazione più autentica, più personale, più esaustiva.
Il rapido avvicendarsi delle bacheche, delle timeline, delle app, è troppo svelto, troppo approssimativo per me.
Mi rendo conto del limite che è mio, ma il piacere di redigere contenuti in queste condizioni si riduce notevolmente.
Manifestiamo quotidianamente le nostre opinioni con un solo click, con appena due parole, sempre le stesse, perdendo così la nostra individualità e insieme il piacere di esprimerla.
Ciò che qui rappresento si nutre di lentezza, di cura, di tempo. E il mio sentire asseconda questo spirito.
Dunque nei prossimi giorni chiuderò i battenti di Facebook.

Certo non dimentico l’esistenza della bottega virtuale. E comprendo bene che queste parole possano non giovare all’aspetto strettamente commerciale della stessa. Ma una buona venditrice a mio parere è prima di tutto onesta, fedele a se stessa, ed io ho sempre sentito di dovervi una sincerità piena.
Rimarrò pertanto a completa disposizione per ciò che concerne l’e-commerce, la mia assistenza sarà assidua, come sempre.

La parte creativa invece, la parte dell’anima, la dimensione del pensiero e della pancia, si fermano qui. Il blog si ferma qui.
Non so dirvi se sia un addio o un lungo arrivederci. In questo momento sento una stanchezza sotterranea e totale.

Chissà che un giorno si riaffacci un volo di piccioni, a sorpresa, fuori dall’aria pallida: leggeri e calmi, pieni di grazia. Come è la natura al meglio.

 

Di acqua, di aria e di fuoco: un incontro fiabesco

La storia di quest’incontro ha inizio mentre il sole seduce il cielo fino a far arrossire le nuvole. Un insolito calore è nell’aria, come se dietro i tetti giacesse un’enorme teiera che libera volute vermiglie.

È un incontro fiabesco, che prende forma dopo due anni di pensieri condivisi.
Il gelsomino ondeggia sotto la spinta del vento; c’è un silenzio conciliante: solo la vastità della luce può colmarlo.

Anna è una donna sorprendente. Le sue mani si muovono con l’emozione.
Da trent’anni vive l’arte della ceramica in un luogo che non ha chiamato laboratorio ma tempio, Tempio d’Argilla. Mentre io venivo al mondo, lei iniziava a collezionare bellezza.

Un incontro di tale valore non può che essere onorato nella mia casa, il luogo che consacro alle cose e alle persone che per qualche ragione mi lambiscono il cuore.

Attendiamo la sera preparando il tè. La luce naturale delle candele colora l’angolo che abbiamo eletto nostro.
La sintonia è sincera, tangibile. L’intimità non è solo quella dei piedi nudi, ma anche dei sorrisi, della musica, dei racconti.


 


Quando due anime affini hanno la fortuna di incontrarsi, quella di concretizzare l’empatia diventa una necessità, una conseguenza naturale. L’una riesce a tradurre i desideri dell’altra con una tazza profumata e l’altra ad interpretare le attese dell’una con il tocco di una mano che sull’argilla imprime un’intenzione. Così si compie l’incastro, la magia.
Gli elementi sono gli stessi, per il tè e per una ceramica d’arte: l’acqua, l’aria e il fuoco. Anna vi ha aggiunto la terra, che concilia con l’origine, con l’arcaicità. Del resto, dalla terra il tè germoglia.




Le parole rotolano tra progetti di lavoro condivisi e meandri privati del nostro vissuto.
Mi racconta che da alcuni mesi sta lavorando al tema del perdono, “inteso come accettazione, compassione e capacità di lasciare andare. Inteso non come giudizio indulgente, né negazione del problema, al contrario lucida e consapevole liberazione dalla rabbia, dal rancore, dalla punizione imposta a se stessi o agli altri. Il perdono inteso come strada verso la libertà interiore“.
Rimango in silenzio, la guardo disegnare, rimango rapita dall’abilità della mente che, alleata col cuore, proietta i suoi segni.


Le tazze sono vuote, come anche la teiera: si è fatto tardi. Se attendiamo ancora possiamo vedere il cielo che restituisce la corte al sole rischiarando le nuvole.

Accompagno la mia ospite a riposare, con la promessa di pubblicare, al mio ritorno da Firenze, la sua meravigliosa intervista e mostrarvi ciò che ha creato in esclusiva per la bottega virtuale.
A piedi ancora nudi, a candele spente, intono una ninna nanna in punta di voce che narra anch’essa di perdono: per ringraziarla e per cullarla, con la stessa grazia e delicatezza che lei ha concesso a me.

A presto.

 

Insieme

Antonella fa la traduttrice in un piccolo paese di campagna. Insieme a suo marito cura anche l’orto e il frutteto, durante l’estate prepara marmellate e confeziona verdure nei barattoli di vetro per poi poterne godere in inverno.
Si sveglia all’alba, quando c’è freddo accende la stufa, si mette al lavoro e scalda l’acqua per il Giardino della nonna. Dopo qualche ora va a svegliare i suoi due figli, uno dei quali spesso prepara crostate per la colazione.

Giorgio cercava un motivo per depositare un attimo i pennelli con cui stava imbiancando casa da otto giorni e sua moglie voleva raccontargli cosa aveva visto per strada e chi aveva incontrato tornando dalla Posta. Il momento era perfetto per bere insieme una tazza di Sempr’amore.

Lucrezia ha offerto alla sua amica il Tè di Natale accompagnandolo con una crostata fatta in casa. Si è sentita Babette.

Il cuore di Marica ha fatto una piccola capriola imbattendosi nell’infuso di frutta Gobbolino. Lei e il suo compagno sono tra i ragazzi della generazione delle fiabe in cassetta del raccontastorie e il gatto Gobbolino è la loro preferita in assoluto, tant’è che si sono conosciuti e avvicinati parlando proprio di questa.

Deborah ha acquistato il set Sharaku perché le faccia compagnia nell’ultimo mese di gravidanza, mentre aspetta che il suo bambino si affacci.

Giovanna lavora la maglia, ama quest’arte tanto quanto il tè. Questa volta ha ascoltato l’istinto, ha fatto una sorta di esperimento, associando un filato ad ognuno dei Sei sentieri.
Solitamente, tutte le volte che inizia un nuovo lavoro sceglie un tè che possa accompagnare la nuova esperienza. Questa volta invece ha tentato il contrario: assaporando i nuovi tè, si è lasciata guidare nella scelta della lana più adatta.
Così Anji Bai, timido e delicato, le ha regalato una sensazione di appagamento e calore non comuni: il suo filato dunque è stato il cachemire purissimo. Il Jasmine Bai Hao Yin Zhen, dolce, profumato e intenso, l’ha condotta senza esitazione ad un misto di lana merinos e seta prodotta artigianalmente in Uruguay, tinta a mano in grandi calderoni. Il Song Zhong Dan Cong, dal carattere schietto e deciso, l’ha portata a scegliere un tweed prodotto in Scozia, rustico ma caldissimo.

Il nuovo anno è iniziato così, insieme.
Molti di voi hanno avuto piacere a condividere con me momenti, luoghi e stati d’animo che si intrecciano o si generano grazie ai miei tè, ridisegnando così ad ogni racconto un sapore nuovo.
Avere l’occasione di compartecipare alla vostra quotidianità, così come alla vostra straordinarietà, è uno degli aspetti più belli di questo mestiere di bottegaia. Mi piace stare a vedere quali vie intraprendono le foglie che ho scelto, in quali meandri si vanno ad infilare, cosa accendono, cosa suscitano o modificano. Cosa migliorano o peggiorano, chi uniscono, cosa ricordano. Quali speranze sorreggono, quali eventi festeggiano. Quali ferite sanano, quanti baci insaporiscono.
Grazie ai vostri racconti i miei tè si fanno energia, smettono di essere solo liquore caldo e diventano storie.

Mi sorprendo sempre di come siate capaci di rendere questo luogo assai poco virtuale. Con le vostre email, le recensioni, i messaggi su Facebook e le chiacchierate su Skype, sapete reinterpretare e reinventare questo spazio, così come lo spirito che lo anima, continuamente, allargando le pareti della bottega ogni volta un po’ di più.
Siamo in perpetuo reciproco ascolto.

Questo primo post del nuovo anno vorrei lo costruissimo insieme. Come fosse una sorta di formula magica di buon auspicio per nuovi giorni potenzialmente pieni di tutto e del loro contrario.
Mi piacerebbe che ciascuno lasciasse la traccia di un momento in cui nell’anno appena trascorso i miei tè sono stati protagonisti o spettatori di qualcosa che per voi è stato significativo. Mi piacerebbe lo faceste con estrema libertà, nel modo e attraverso il canale che preferite, che vi viene più naturale: con una email, tra i commenti, con un messaggio privato su Facebook, con una fotografia, un disegno, con un video o un qualunque supporto audio, utilizzando il vostro nome o un qualsiasi nickname. Per conoscere e riconoscere i profumi, per osservare in quanti modi le volute di fumo possono tratteggiare figure nuove, inaspettate.
Per non stare da soli davanti alla propria tazza. Per vedere quante cose può essere un tè.

L’intenzione è quella di raccogliere tutte le tracce in un unico file, consultabile e aggiornabile in ogni momento. Mi auguro diventi il vostro diario del tè.
Teniamo memoria delle miscele che preferite, di come siete soliti prepararle, degli accessori che utilizzate, di tutti i dettagli più svariati che avrete voglia di condividere. Così chi varca la soglia della bottega per la prima volta può seguire la scia dei vostri aromi e sedere accanto a chi gli appare più affine.
Tra un anno potremo ritrovarci qui e vedere se e quanto siamo cambiati, se i nostri gusti sono rimasti gli stessi, se siamo diventati più abili nella preparazione, più golosi, esigenti o se siamo rimasti tradizionalisti. E perché no, se abbiamo intrecciato nuove amicizie e condiviso ulteriormente.

Tra le prime venti tracce ne sorteggerò una a cui desidero ricambiare lo stesso dono di compartecipazione: un invito reale a bere una tazza calda insieme, unitamente ad un accessorio del tè della mia collezione personale, quella che utilizzo ogni giorno, e uno dei miei libri sul tema.
L’anno che arriva vorrei vedesse nuove interazioni, nuovi scambi, confronti, nuova curiosità, solletico.

Lascio aperta la porta della bottega.
Tengo la stufa di Antonella accesa, vi offro la crostata di Lucrezia.
Porgo a Deborah la poltrona più ampia perché il suo pancione stia comodo. E indosso un maglione a tweed fatto da Giovanna.
Raccontatemi chi avete incontrato tornando dalla Posta.