Di natura e di fiori


Dilegua l’eco della campana del tempio;
persiste la fragranza delicata dei fiori;
ed è sera.

(Matsuo Basho)

La natura è il fulcro intorno a cui l’intera cultura giapponese si muove. È il tema centrale e costante dell’arte tradizionale, l’elemento distintivo degli haiku, del sumie, dell’ikebana, dell’architettura, del cibo. Tutte le forme culturali giapponesi si prefiggono l’obiettivo di una fusione armonica tra il soggetto e il mondo circostante.

I nuovi preziosi accessori, di esclusiva manifattura giapponese, disponibili da pochi giorni nella bottega virtuale, assecondano lo stesso principio: attraverso la scelta dei materiali, delle linee e delle decorazioni rappresentano un inno all’espressione della natura.


Le due teiere (kyusu yokode) sono opere del forno Banko-Yaki, uno dei più noti nel campo della manifattura tradizionale giapponese delle ceramiche. Il nome Banko-Yaki fu coniato da Nunami Rozan, un ricco mercante esperto di tè e appassionato di ceramica; proviene dal timbro con cui egli era solito firmare le sue pentole e i suoi piatti: “Banko fueki“, che significa ”resistente in eterno”. Era un concetto legato alla speranza di tramandare le sue ceramiche attraverso numerose generazioni, anche dopo la sua morte.
Sulla prima teiera è scolpita a mano una peonia, definita meravigliosamente dal poeta Corrado Govoni una “rosa incinta di rosso” e considerato dalle popolazioni asiatiche il fiore degli imperatori, i soli che potessero coltivarlo e coglierlo; ad impreziosire la seconda c’è invece una decorazione smaltata raffigurante gli steli, le foglie e il pannicolo della pianta del riso.

Questi due utensili sono invece i protagonisti del noto Chanoyu, la cerimonia del tè giapponese. L’uno è il chashaku, la spatola di bambù utile a prelevare il tè Matcha dalla sua scatolina e l’altra una bellissima chawan, la tipica tazza in cui il Matcha si prepara e si beve. Sono entrambi realizzati a mano, il primo da Nakata Kizo, un esperto artigiano di frustini di bambù (chasen) nato nel 1940 a Takayama, Ikoma, prefettura di Nara; la seconda, prodotta a Seto nella prefettura di Aichi, da artigiani che lavorano le ceramiche di Shino, uno degli stili della provincia di Mino del tardo 16° secolo, noto in Giappone per il caratteristico smalto.
Questa chawan necessita di una temperatura di cottura bassa e di un lento processo di raffreddamento che non consente allo smalto di sciogliersi totalmente: il risultato è una particolarissima glassa densa che al tatto risulta irregolare e fluttuante. E a conferma dei richiami agli elementi della natura, anche la decorazione di questa tazza ricorda delle foglie, che al tempo stesso sembrano anche caratteri, quasi a sottolineare che la calligrafia, perché sia bella, è necessario riproduca forme simili a quelle prodotte dalla natura.
Il susudake chashaku è ricavato invece dal bambù di antichi soffitti di case di paglia, dove ha acquisito un colore ramato assorbendo per molti decenni il fumo dell’ “irori”, il tradizionale focolare incassato nel pavimento nelle case giapponesi. Questo colore naturale bruno-dorato lo rende un accessorio rarissimo e prezioso rispetto ai consueti chashaku.

In ricordo della tradizione giapponese, dei riferimenti alla natura e del valore della bellezza, coloro che acquisteranno i primi pezzi dei quattro accessori sopra citati (e anche quest’altra meravigliosa chawan), riceveranno in omaggio una coppia di fiori giapponesi realizzati a mano con carta washi dalla talentuosa Miyako Kato (che tempo addietro ha già elaborato per Insieme a Tè delle bellissime agendine settimanali).
I fiori sono protagonisti indiscussi della cultura nipponica: il Giappone detiene il primato mondiale per la varietà di alberi di ciliegio, ne conta circa 200 specie. Le donne conservano i fiori in barattoli e li servono in bevande bollenti che preparano per occasioni speciali; le popolazioni pianificano con estrema cura le proprie escursioni per non perdere la fioritura degli alberi di fiori di ciliegio.
Anche il crisantemo è un fiore rappresentativo dell’impero del Sol Levante, sta a simboleggiare pace, serenità, lunga vita. Ed è anche nome di donna, Kiku. Ancora oggi, a Hirakata in provincia di Osaka, si allestiscono esposizioni di bambole di crisantemi, che riproducono per lo più attori del teatro kabuki e che solo in pochissimi artigiani ormai sanno produrre.
Lo stesso dicasi per la peonia, per il fiore di loto, il glicine, la nandina, il cui nome in Giappone si pronuncia come le parole “difficoltà” e “cambiamento” e per questa ragione si crede abbia la facoltà di scongiurare la sfortuna.

Ebbene questo omaggio sintetizza tutti questi significati, simboleggia universalmente un nuovo inizio. Potrete applicare questi fiori all’asola della giacca, utilizzarli come segnalibri o per adornare la tavola, insinuarli tra i capelli per un’acconciatura inusuale, incastonarli o avvilupparli ovunque desideriate. L’armonia e la freschezza dei colori diventeranno la vostra armonia, il recupero della vostra freschezza.

I tè per l’estate

Finalmente pare che l’estate abbia deciso di palesarsi.
I gelsomini rifioriscono, le giornate si spengono su un cielo terso, nei campi lampeggiano i papaveri, l’aria ricomincia a profumare di buono.
Molti di voi mi hanno scritto nelle ultime settimane per chiedermi se e come poter utilizzare i tè della mia selezione per farne delle tazze fredde e dissetanti. Di seguito vi lascio dunque alcuni suggerimenti, uniti a qualche novità.

Il Mizudashicha è senza dubbio il tè più adatto ad accompagnare le giornate calde. Alcuni lo hanno già assaggiato lo scorso anno; è un tè verde importato direttamente dal Giappone (di cui in Italia al momento detengo con grande orgoglio l’esclusiva), costituito dalle foglie di uno straordinario Gyokuro Kyotanabe: quest’ultima, situata tra le montagne Ikoma e il fiume Kizu, è considerata la patria del Gyokuro della qualità più elevata.
È confezionato in pratiche bustine-filtro da circa 10 g ciascuna, utili a preparare in soli 5 minuti 1/2 litro di tè con acqua fredda. Potete portarlo ovunque: per improvvisi pic-nic, colazioni, giornate al mare o merende in terrazza. Avete la possibilità di prepararlo a casa e conservarlo in un pratico thermos per diverse ore, senza che diventi amaro, né astringente: per non rinunciare a dissetarvi in modo sano durante i lunghi viaggi, in ufficio, per la strada, accompagnando ogni spostamento nelle giornate più afose.
Il liquore è verde brillante e il sapore è quello tipico di un Gyokuro, di erba fresca in prossimità del mare.


In generale, i tè che si prestano particolarmente ad essere gustati anche freddi, sono quelli verdi, naturali, aromatizzati o profumati, a seconda dei gusti.
Il Matcha, per esempio, riserva sorprese interessanti se unito al latte freddo, declinato in vari tipi di bevande con frutta o spezie. Ne trovate qualche ricetta quiqui. E in questo testo ne trovate altre.
Se invece desiderate acquisire un modo per gustarlo freddo senza aggiunta di altro:
- Raffreddate la chawan in frigorifero per circa un’ora
- Setacciate il Matcha per evitare la formazione di grumi
- Versate nella chawan 2 chashaku (o 1 cucchiaino raso) di Matcha
- Versate circa 80 ml di acqua fredda (0°C) e mescolate con il chasen

Potete sperimentare invece il Genmaicha seguendo questo metodo di  preparazione:
- Utilizzate 7 o 10 g di tè per 500 ml di acqua fredda
- Mettete le foglie in una caraffa dotata di chiusura ermetica e versatevi l’acqua fredda
- Conservate in frigorifero per circa 2 o 3 ore
- Al fine di uniformare il sapore del tè, agitate la caraffa in orizzontale prima di versarlo in ciascun bicchiere

Il Gyokuro Shincha Wakana BIO e il Sencha Extra Premium Wazuka rendono ottimi risultati se preparati in questo modo:
- Utilizzate 8 g di uno dei due tè per una teiera da circa 400 ml
- Riempite la teiera con del ghiaccio (fatto con un’acqua oligominerale a basso residuo fisso)
- Attendete che il ghiaccio si sciolga in modo naturale, a temperatura ambiente
- L’infusione sarà terminata quando il ghiaccio si sarà sciolto completamente
- Versate nei bicchieri

L’Houjicha può essere preparato secondo due metodi differenti. Il primo appartiene all’antica tradizione contadina giapponese e consiste nel far bollire 10 g circa di foglie per 30 secondi in 500 ml di acqua, per poi filtrare e mettete in frigorifero per almeno un’ora, prima di aggiungere qualche cubetto di ghiaccio e servire.
Il secondo invece consiste nel fare un’infusione a caldo piuttosto forte, utilizzando 8 g per 200 ml di acqua a 80°C per 2 o 3 minuti e versando immediatamente nei bicchieri colmi di ghiaccio.
In linea di massima, quest’ultima metodologia può considerarsi adatta anche per tutti i tè verdi aromatizzati.

Il Rooibos, gli infusi di frutta Tino e Gobbolino e la nuova tisana benessere al Ginkgo (che da oggi trovate nella bottega virtuale nella categoria degli infusi aromatizzati) sono infine le alternative ai tè freddi adatte anche ad anziani e bambini.

Godiamo allora dei gelsomini, dei papaveri, del cielo terso e dell’aria buona. Godiamo del mare, del sole, delle albe senza rumore. Ma non rinunciamo al piacere della tazza, del ristoro.


Notte d’estate

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo d’argento.
Gli alberi
tessono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.
Una ragnatela immensa
fa della luna
una stella.

(F.Garcia Lorca)

Speciale bambini: Tino e Gobbolino

Tino  e Gobbolino sono i due nuovi ospiti della bottega virtuale. Un gattino e un cioccolatino, entrambi teneri sognatori, da oggi presteranno il nome a due infusi di frutta dedicati ai bambini.
Gobbolino è il protagonista di un libro per ragazzi di Ursula Moray Williams (“Gobbolino the witch’s cat“), scritto nel 1943 in Inghilterra. È nato come gatto di strega, ma volare su una scopa lo terrorizza, desidera diventare un gatto di casa. Per questo si mette in viaggio per cercare un tetto sotto cui essere felice.
Tutti i gatti di strega sono neri e hanno gli occhi verdi, lui invece ha una zampa bianca e gli occhi blu. Questi stessi due colori sono dunque i protagonisti dell’infuso: petali di fiordaliso e meringhe, uniti a pezzi di mela, fragola e aroma naturale di vaniglia.
Tino invece è un personaggio nato dalla penna di Aurora Marsotto e Chiara Patarino, l’una giornalista e curatrice delle rubriche “Grandi e piccini” e “I primi libri” per Il Sole 24 ore e l’altra scrittrice. Il libro che hanno scritto insieme, intitolato “Tino il cioccolatino“, che ha avuto diversi seguiti attraverso altri piccoli volumi, è stato pubblicato nel 2002 e racconta le vicende di un cioccolatino al latte che abita nella cucina di zia Marianna e che lì incontra l’amore, la caramella Nugabella.
Il nome è un chiaro richiamo al protagonista indiscusso di questo infuso, il cioccolato, arricchito da pezzi di pera, papaia e petali di girasole.


L’idea di proporre delle bevande adatte a soddisfare anche il palato dei bambini nasce dalla richiesta di molti lettori/clienti desiderosi di coinvolgere i propri figli, nipoti, alunni o figli di amici nel rito della tazza calda. Gli infusi di frutta disidratata rappresentano, a mio parere, il modo più sano, perché nutrienti e privi di caffeina, e accattivante, in quanto colorati, profumati e dolci, per catturare la curiosità dei piccoli e per distrarli, tra le altre cose, dalle consuete bevande industriali ricche di additivi, coloranti e dolcificanti. Inoltre, perdendo l’acqua durante il processo di disidratazione, questi infusi si concentrano enormemente in fatto di fibre, minerali e vitamine.
Sono anche un omaggio ad una carissima lettrice che è alla sua prima dolce attesa, ad una delle mie più intime amiche che ha dato alla luce Viola appena un mese fa e ai miei quattro meravigliosi nipotini.

Tino e Gobbolino possono diventare dunque gli attori di feste di compleanni, ricevimenti quali prime comunioni o battesimi, serviti caldi o freddi, senza alcuna limitazione stagionale. In alternativa, diventano un’originale idea regalo da riservare anche agli anziani, alle donne in gravidanza o a tutti coloro che indistintamente non tollerano la caffeina e desiderano una tazza leggera e gustosa.

Proprio in occasione di comunioni, battesimi e primi compleanni, esiste la possibilità di realizzare delle bomboniere personalizzate con l’ausilio di Tino e Gobbolino. Il principio è uguale a quello espresso per le Idee regalo: la volontà che il ricordo rimanga, in modo tangibile. Per questa ragione ho selezionato una piccola serie di oggetti che possono affiancare l’infuso e che, dopo aver esaurito il piacere olfattivo e gustativo, impreziosiscono le camerette, facendosi talvolta anche elementi di gioco.



Al di là di ogni ricorrenza, Tino e Gobbolino rappresentano un’occasione per allietare: attraverso la natura dei loro nomi, l’esplosione dei colori, gli aromi avvolgenti capaci di ricondurre immediatamente ai sapori dell’infanzia.
E se avete piacere, mentre bevete in compagnia dei vostri bambini (ma anche da soli), concedetevi la lettura di fiabe e filastrocche: qui potete scegliere quelle più adatte ad ogni momento.
Io ve ne lascio una di origine cinese.

Idee regalo

L’idea di inserire nella bottega virtuale una categoria che proponesse degli spunti per regali a base di tè, mi è stata data da numerosissime email ricevute da cari lettori/clienti negli ultimi mesi.
La possibilità c’è sempre stata in realtà, forse mai palesata, di confezionare i tè in scatole agghindate ogni volta in modo diverso e di spedirle direttamente al destinatario del regalo, a sorprenderlo. È già capitato di irrompere con scrigni profumati in vari uffici, boutique, hotel, ospedali. Le foglie si sono fatte ambasciatrici di messaggi d’amore, di amicizia, di riconoscenza, gratitudine, di volontà di manifestare la propria presenza.

Le ragioni per cui si ha il desiderio di fare un regalo possono essere tante, non necessariamente legate ad una ricorrenza riconosciuta, né necessariamente rivolte ad una persona che conosciamo in maniera approfondita. Il piacere di dare non ha bisogno di ragioni, né di momenti; scaturisce in modo spontaneo e con il tè ho appurato che molti propendono a voler condividere l’entusiasmo della scoperta con più persone possibili.
Così le idee regalo a cui ho pensato, che ho selezionato e ricercato per voi, rispondono a questa logica: rappresentano il regalo giusto per chiunque in qualunque momento dell’anno.
Di seguito vi do qualche assaggio. Qui invece potete vederle tutte, una per una, leggendone ogni caratteristica.
Sarà una sezione della bottega in continua evoluzione, gli spunti cambieranno o si amplieranno ogni volta che riterrò di aver trovato un nuovo oggetto degno di originalità: sarà mia premura comunicarvi ogni aggiornamento attraverso la newsletter e Facebook.


Il denominatore comune dei regali che vi propongo è la possibilità che il ricordo rimanga, in modo tangibile. Perché chi fa un regalo il più delle volte intende lasciare un segno, entrare a far parte delle consuetudini dell’altro, occupare uno spazio nei luoghi in cui l’altro si muove abitualmente. Per questo potrete collocare le mie scatole in ogni parte della casa o dell’ufficio, riutilizzandole come porta gioie, porta matite, porta lettere, bigliettini, cartoline, bottoni.
Per la stessa ragione ho scelto una linea di carte naturali fatte a mano che, una volta scartato il regalo, potrete riutilizzare per il decoupage o lo scrapbooking, per rivestire agende, album, scatoline, piccoli paralumi. Alcune sono lavorate con inserti di fili di seta, altre con fibre di banana, altre sono dei batik realizzati con la cera.
E ancora per lo stesso motivo troverete una selezione di biglietti d’auguri che, per la particolarità dei soggetti, dei colori e dei materiali, potrete incorniciare facendone dei deliziosi quadretti.



I temi raffigurati nei biglietti d’auguri si intrecciano con l’universo e le origini del tè; raccontano un sentire orientale, hanno tratti essenziali e alcuni di essi rispecchiano quel gusto estetico e quella delicatezza tipici dell’arte nipponica.

Attendo dunque le vostre visite e, se vorrete, i vostri pareri.
Nell’attesa, vi auguro una Pasqua serena da trascorrere nei luoghi e con le persone che vi fanno stare bene. E per i pranzi di domenica e lunedì vi suggerisco due ricette realizzate con e per i miei tè da due cari amici tra i più apprezzati nel mondo dei food-blog: Sorbetto al tè bianco “Hanai” e Financiers ai lamponi per “Canzone d’autunno”. Grazie di cuore a Yari e Tuki.

Un’ombra con il tetto rotto

“La vera poesia sfugge a tutte le logiche pragmatiche, ai condizionamenti, ai moralismi di qualsiasi provenienza. Nel suo nocciolo primo e ineffabile essa è come la vita dell’universo: qualcosa che fluisce trasformandosi senza tregua, alternando in sé la luce e l’ombra, il bene e il male, la vita e la morte, la notte e il giorno. Non possiamo, perciò, chiederle di essere “questo” o “quello”: non possiamo imprigionarla nelle nostre piccole categorie mentali o nei nostri limitati punti di vista. Dobbiamo solo abbandonarci al suo movimento, fluire con lei, lasciarci bagnare dalla sua freschezza e intridere dai suoi aromi sottili come quelli di un tè, lasciarci scottare e rinfrancare dai suoi fuochi, lasciarci spostare dai suoi soffi delicati e potenti. Mentre ci risucchia nel suo gorgo di bellezza e di pena, di forza e dolcezza, la poesia trasforma la nostra anima, le ridà ali liberandola dalla sua pesantezza, senza che noi ce ne accorgiamo”.

Questo stralcio rubato alla bellissima intervista che Paolo Lagazzi mi ha gentilmente concesso più di un anno fa, mi offre lo spunto per comunicarvi che domani 21 Marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nel 1999 dall’UNESCO.
La data segna l’inizio della primavera che, come anche Alda Merini ci ha insegnato, è la stagione che più di ogni altra solletica gli istinti poetici più reconditi e pungola il desiderio di destarsi da ogni torpore, da ogni assenza o distanza.
È una manifestazione che unisce e rinsalda la memoria di un veicolo di espressione che sta alla base di tutte le forme della creatività artistica e diventa luogo privilegiato di incontri tra energie.
In molte città italiane si terranno letture, performance poetiche e musicali, carovane di versi itineranti, mostre e dibattiti. I Parchi Letterari proporranno percorsi sensoriali nei luoghi che hanno ispirato i più grandi poeti italiani: il Parco D’Annunzio ad Anversa degli Abruzzi, il Parco Quasimodo a Modica (Rg), il Parco Pasolini alle porte di Roma, il Parco Campanella a Cosenza.

Anch’io, a mio modo, desidero dare un contributo a questo evento attraverso il mio vettore privilegiato di emozioni. Perché una tazza di tè, come la poesia, genera un significato attraverso gli aromi che la compongono.
La forma delle foglie narra una serie infinita di storie; il colore del liquore, la sua intensità, la persistenza, sollecitano immagini, suggeriscono che il mondo non si esaurisce solo nel visibile.
Come la poesia, anche il rito della tazza calda diventa arte di esprimere, di stimolare, di scegliere. Perché la poesia è un “canto di emergenza” come dice Paul Celan e il rito del tè si fa canto di intimità. La poesia è “un’ombra con il tetto rotto, ma nei buchi ci sono le stelle“, come scrive Pablo Neruda e l’atto di sorbire il tè squarcia il tetto della mente.
Le parole di un componimento poetico sono cristalline, vibranti, vegetali, fruttate, come i sentori di un tè. E spesso si possono bere, possono liberare. Sono antichissime e recentissime, come le gestualità dei riti del tè che si rinnovano e commemorano simbologie magiche.

Il mio contributo dunque viene dal Giappone, si chiama Sencha (Extra Premium) Wazuka. Si dispiega in ampie distese di velluto verde, in una zona situata nel distretto di Sōraku, nei pressi di Uji, Kyoto. Lo trovate nella bottega virtuale.
Wazuka è stato per tradizione il luogo di coltivazione del tè giapponese dal 13° secolo. Durante il periodo Kamakura (1185-1333), Jishin-shounin, il più noto sacerdote del tempio Kaijuusen, ricevette alcuni semi della pianta del tè e ritenne che Wazuka fosse il luogo più adatto per piantarli e coltivarli. Così è iniziata la storia del tè a Wazuka.
Durante il periodo Edo (1603-1867), questo luogo divenne il territorio della Famiglia Imperiale e il tè coltivato lì si offriva a palazzo.
L’aroma, il sapore e la forma delle foglie del Sencha Wazuka sono considerati i migliori in Giappone nel vasto panorama dei Sencha. Si tratta di un aroma speciale, frutto della commistione di piccoli fiumi che mantengono il terreno perfettamente umido e splendide colline avvolte spesso dalla foschia, da una sottile nebbia che protegge le foglie dalla luce diretta del sole. Grazie alla combinazione naturale di queste condizioni, si riesce a garantire una crescita lenta e un clima fresco che promettono un aroma straordinariamente dolce e persistente.
È un tè rarissimo, al momento non rintracciabile in Italia: la difficile reperibilità accresce il suo valore.
Raccolte a mano (pratica di solito riservata raramente ai Sencha) solo una volta l’anno, in aprile, le foglie di questo tè subiscono una brevissima cottura a vapore della durata di 30 – 40 secondi, grazie alla quale la freschezza è preservata e la condizione originaria rimane pressoché invariata. Il colore del liquore risulta abbagliante.


Questa la mia poesia: l’armonia della natura, l’equilibrio perfetto tra condizioni, forme e colori che procurano un’emozione.

Novità in Puglia e in Giappone

Mancherò qualche giorno perché andrò a Gragnano (NA) a seguire il Master del tè.
Nell’attesa di potervi raccontare quanto appreso, vi lascio una ricetta finger food velocissima in cui i sapori tipicamente meridionali sorreggono e arricchiscono quelli orientali in modo originale e stuzzicante. L’idea nasce infatti per accompagnare una tazza di Genmaicha Hanafubuki o Houjicha Kaori Fumi: nelle cene improvvise, per un aperitivo sfizioso, a merenda o per un brunch innovativo.

Crocchette J’improvise

Ingredienti:
- 1 mozzarella fresca
- 6 taralli pugliesi medi all’olio di oliva con semi di finocchio
-  25 g di burro
- rosmarino fresco q.b

Tagliate la mozzarella a tocchetti e frantumate i taralli in un mortaio. Amalgamate in una ciotola questi due ingredienti con le mani. Rosolate subito dopo in una padella antiaderente i 25 g di burro insieme al rosmarino, fino a farlo imbiondire.
Prendete l’impasto con un cucchiaio per poi passarlo in un altro (formate delle quenelle), oppure prendete il composto e lavoratelo con le mani fino a ottenere delle crocchette.
Cuocete le crocchette nel burro aromatizzato al rosmarino per pochi minuti (girandole almeno una volta), finché non risulteranno dorate. Servite ancora calde (e filanti).

Rimanendo in Giappone, colgo l’occasione per comunicarvi che da pochissimi giorni la categoria “Accessori” della bottega virtuale si è ampliata grazie all’inserimento di due nuovi prodotti esclusivamente orientali: il chasen e il set 3 pezzi per la preparazione del tè Matcha.

Rimanendo in Puglia invece, vi lascio due accenni di alcune nuove proposte che si affacceranno nella bottega nei prossimi mesi: una confettata realizzata e adornata artigianalmente per una coppia di sposi di Bari e un pensiero-ricordo realizzato, sempre artigianalmente, per il primo compleanno del mio nipotino, dedicato agli invitati della sua festicciola.




Torno presto. Vi abbraccio.

La camomilla di nonna Mimma

Camomilla
La camomilla ha un posto nei ricordi di ognuno.
Il mio è rimasto in via Michelangelo Buonarroti, in una cucina piccola e accogliente, su un frigorifero bianco. Era lì che la nonna Mimma era solita conservare i suoi mazzetti di fiori di camomilla, in un barattolo di vetro.
Erano i tempi in cui alcune donne ancora la raccoglievano, per poi spargerla sui teli di cotone al sole, lasciarla essiccare e sgranarla. Mi raccontava che nella sua giovinezza molti uomini la utilizzavano come tabacco per la pipa.
Avevo poco più di cinque anni e quell’odore di fiori soleggiati mi colpiva, mi piaceva molto osservare la ritualità e allo stesso tempo l’ormai veloce abilità con cui lei sapeva prepararla. Il pentolino di rame dal manico rotto, il colino che aveva perso la sua lucentezza e le grandi tazze bianche e blu.
Rimanevo spesso a riposare da lei nel primo pomeriggio e l’aroma di camomilla, che spesso sorseggiavamo dopo pranzo, nutriva la flanella delle lenzuola. Per qualche tempo ho creduto che anche i fiori disegnati sui cuscini sprigionassero quell’odore.
Al risveglio, il più delle volte c’era il gelato, sedute sul balconcino stretto.
Amavo l’immagine di mia nonna riflessa nello specchio mentre spazzolava a lungo la sua chioma grigia, per poi raccoglierla in un corposo chignon che affrancava con fermagli di corno.

La camomilla mi fa tornare ai suoi occhi, che non ci sono più.
A lei devo il merito di avermi trasmesso il fascino e l’arte dell’infuso, di avermi insegnato il piacere suscitato da un aroma familiare. Per questa ragione da oggi, nella bottega virtuale, la sezione dedicata agli infusi si arricchisce con i fiori di camomilla.
È il modo in cui posso rendere omaggio al suo ricordo, ai miei ricordi. È la mia maniera per concederle di entrare nelle vostre case e tenervi compagnia alla sera, o dopo pranzo com’era sua consuetudine.
La tazza che vedete nella fotografia apparteneva a lei, è una delle sue cose che ho voluto tenere dopo che ci ha lasciati, insieme ad una scatola di legno in cui conservava bottoni, ditali, uncinetto e medagliette.
Nella sua tazza bianca e blu bevo la mia camomilla dal 4 ottobre. E vi ritrovo la morbidezza delle sue lenzuola.