L’impronta di un tempo

Benedetta De Marchi, una delle partecipanti alla serata che ho condotto da Brac lo scorso 2 febbraio, mi ha gentilmente omaggiato alcuni tra gli scatti più belli che ha realizzato durante l’evento.
Li condivido con voi per il calore e la spiritualità che sanno raccontare. Perché catturano l’impronta di un tempo, perché significano.
Mi sorprende che lei sia riuscita a cogliere in questi dettagli esattamente ciò che io desideravo trasmettere attraverso la scelta delle parole, delle luci, dei sapori.

Vi lascio anche uno degli haiku che durante la serata abbiamo letto e il ricordo di una suggestione sonora. Così sarà come se anche voi, tutti, foste stati lì.



Solitudine:
i fuochi d’artificio che fioriscono,
dopo cade una stella.
(Masaoka Shiki)






Di acqua, di aria e di fuoco: un incontro fiabesco

La storia di quest’incontro ha inizio mentre il sole seduce il cielo fino a far arrossire le nuvole. Un insolito calore è nell’aria, come se dietro i tetti giacesse un’enorme teiera che libera volute vermiglie.

È un incontro fiabesco, che prende forma dopo due anni di pensieri condivisi.
Il gelsomino ondeggia sotto la spinta del vento; c’è un silenzio conciliante: solo la vastità della luce può colmarlo.

Anna è una donna sorprendente. Le sue mani si muovono con l’emozione.
Da trent’anni vive l’arte della ceramica in un luogo che non ha chiamato laboratorio ma tempio, Tempio d’Argilla. Mentre io venivo al mondo, lei iniziava a collezionare bellezza.

Un incontro di tale valore non può che essere onorato nella mia casa, il luogo che consacro alle cose e alle persone che per qualche ragione mi lambiscono il cuore.

Attendiamo la sera preparando il tè. La luce naturale delle candele colora l’angolo che abbiamo eletto nostro.
La sintonia è sincera, tangibile. L’intimità non è solo quella dei piedi nudi, ma anche dei sorrisi, della musica, dei racconti.


 


Quando due anime affini hanno la fortuna di incontrarsi, quella di concretizzare l’empatia diventa una necessità, una conseguenza naturale. L’una riesce a tradurre i desideri dell’altra con una tazza profumata e l’altra ad interpretare le attese dell’una con il tocco di una mano che sull’argilla imprime un’intenzione. Così si compie l’incastro, la magia.
Gli elementi sono gli stessi, per il tè e per una ceramica d’arte: l’acqua, l’aria e il fuoco. Anna vi ha aggiunto la terra, che concilia con l’origine, con l’arcaicità. Del resto, dalla terra il tè germoglia.




Le parole rotolano tra progetti di lavoro condivisi e meandri privati del nostro vissuto.
Mi racconta che da alcuni mesi sta lavorando al tema del perdono, “inteso come accettazione, compassione e capacità di lasciare andare. Inteso non come giudizio indulgente, né negazione del problema, al contrario lucida e consapevole liberazione dalla rabbia, dal rancore, dalla punizione imposta a se stessi o agli altri. Il perdono inteso come strada verso la libertà interiore“.
Rimango in silenzio, la guardo disegnare, rimango rapita dall’abilità della mente che, alleata col cuore, proietta i suoi segni.


Le tazze sono vuote, come anche la teiera: si è fatto tardi. Se attendiamo ancora possiamo vedere il cielo che restituisce la corte al sole rischiarando le nuvole.

Accompagno la mia ospite a riposare, con la promessa di pubblicare, al mio ritorno da Firenze, la sua meravigliosa intervista e mostrarvi ciò che ha creato in esclusiva per la bottega virtuale.
A piedi ancora nudi, a candele spente, intono una ninna nanna in punta di voce che narra anch’essa di perdono: per ringraziarla e per cullarla, con la stessa grazia e delicatezza che lei ha concesso a me.

A presto.

 

Da Brac


Brac nasce dall’esigenza di esprimere la più naturale funzione del vivere quotidiano: nutrirsi. Di cibo e di conoscenza.
È un luogo dove la musica si ascolta con il giradischi, in cui i fiori si mangiano. Un luogo in cui dal cielo piovono strisce di tessuto colorate, in cui le biciclette sono appese alle pareti. È il posto ideale in cui esprimersi.

L’ho scelto per ricominciare a raccontare i tè giapponesi, perché non voglio ci si arrischi a dimenticarli.
Il 2 febbraio alle ore 16:30 vi invito pertanto a Firenze a prendere parte all’evento “Il tè in Giappone tra ritualità e poesia”, che condurrò in mezzo ai libri di arte contemporanea, a bauli, lanterne e stampe d’autore.
Intraprenderemo un viaggio nella cultura giapponese del tè, partendo dalle origini della sua comparsa, passando per le diverse tipologie, i caratteristici metodi di coltivazione e lavorazione, gli accessori della cerimonia del tè, i luoghi e le consuetudini che accompagnano la tradizione di questo Paese.
Il percorso traccerà i temi fondamentali della cultura nipponica: l’essenzialità, l’accuratezza, il culto della bellezza, l’amore per la natura, la spiritualità. Fino a sfiorare la poesia, perché leggeremo insieme una breve selezione di haiku librando nelle suggestioni musicali della violinista Ikuko Kawai.



I tè in degustazione saranno cinque:
- Bancha
Sencha Extra Premium Wazuka
Shincha Gyokuro Wakana BIO
Houjicha Kaori Fumi
Genmaicha Hanafubuki

Agli ultimi due saranno affiancati degli sfiziosi finger food preparati da Brac, assecondando la sua impronta vegetariana.
Durante la serata potrete spiluccare confetti giapponesi artigianali al tè Matcha, caramelle giapponesi al tè Gyokuro e intanto annotare qualunque dettaglio vi colpisca su un taccuino che avrò piacere a regalarvi. Perché mi piace sempre che portiate a casa spunti che vi consentano di continuare il viaggio.


Da Brac si beve già del tè in foglia. Nel menu trovate una piccola selezione di tè naturali e profumati con cui potete accompagnare delicati tortini di riso, raffinati carpacci di avocado distesi su vellutate di peperoni. E la tazza si fa più buona perché si arricchisce del calore del disegno o del dipinto raffigurato sulla tovaglietta sottostante. Si tratta di opere di artisti emergenti che, dopo qualche tempo, quando passano il testimone, vengono messe in vendita.

Nella dimora dell’arte dunque, in un rifugio per nostalgici e sognatori, io vi aspetto.

La partecipazione è gratuita.
È richiesta obbligatoriamente l’iscrizione, fino ad un numero massimo di 25 persone.

Per informazioni e prenotazioni scrivete una email oppure telefonate a Brac: 0550944877.

 

Insieme

Antonella fa la traduttrice in un piccolo paese di campagna. Insieme a suo marito cura anche l’orto e il frutteto, durante l’estate prepara marmellate e confeziona verdure nei barattoli di vetro per poi poterne godere in inverno.
Si sveglia all’alba, quando c’è freddo accende la stufa, si mette al lavoro e scalda l’acqua per il Giardino della nonna. Dopo qualche ora va a svegliare i suoi due figli, uno dei quali spesso prepara crostate per la colazione.

Giorgio cercava un motivo per depositare un attimo i pennelli con cui stava imbiancando casa da otto giorni e sua moglie voleva raccontargli cosa aveva visto per strada e chi aveva incontrato tornando dalla Posta. Il momento era perfetto per bere insieme una tazza di Sempr’amore.

Lucrezia ha offerto alla sua amica il Tè di Natale accompagnandolo con una crostata fatta in casa. Si è sentita Babette.

Il cuore di Marica ha fatto una piccola capriola imbattendosi nell’infuso di frutta Gobbolino. Lei e il suo compagno sono tra i ragazzi della generazione delle fiabe in cassetta del raccontastorie e il gatto Gobbolino è la loro preferita in assoluto, tant’è che si sono conosciuti e avvicinati parlando proprio di questa.

Deborah ha acquistato il set Sharaku perché le faccia compagnia nell’ultimo mese di gravidanza, mentre aspetta che il suo bambino si affacci.

Giovanna lavora la maglia, ama quest’arte tanto quanto il tè. Questa volta ha ascoltato l’istinto, ha fatto una sorta di esperimento, associando un filato ad ognuno dei Sei sentieri.
Solitamente, tutte le volte che inizia un nuovo lavoro sceglie un tè che possa accompagnare la nuova esperienza. Questa volta invece ha tentato il contrario: assaporando i nuovi tè, si è lasciata guidare nella scelta della lana più adatta.
Così Anji Bai, timido e delicato, le ha regalato una sensazione di appagamento e calore non comuni: il suo filato dunque è stato il cachemire purissimo. Il Jasmine Bai Hao Yin Zhen, dolce, profumato e intenso, l’ha condotta senza esitazione ad un misto di lana merinos e seta prodotta artigianalmente in Uruguay, tinta a mano in grandi calderoni. Il Song Zhong Dan Cong, dal carattere schietto e deciso, l’ha portata a scegliere un tweed prodotto in Scozia, rustico ma caldissimo.

Il nuovo anno è iniziato così, insieme.
Molti di voi hanno avuto piacere a condividere con me momenti, luoghi e stati d’animo che si intrecciano o si generano grazie ai miei tè, ridisegnando così ad ogni racconto un sapore nuovo.
Avere l’occasione di compartecipare alla vostra quotidianità, così come alla vostra straordinarietà, è uno degli aspetti più belli di questo mestiere di bottegaia. Mi piace stare a vedere quali vie intraprendono le foglie che ho scelto, in quali meandri si vanno ad infilare, cosa accendono, cosa suscitano o modificano. Cosa migliorano o peggiorano, chi uniscono, cosa ricordano. Quali speranze sorreggono, quali eventi festeggiano. Quali ferite sanano, quanti baci insaporiscono.
Grazie ai vostri racconti i miei tè si fanno energia, smettono di essere solo liquore caldo e diventano storie.

Mi sorprendo sempre di come siate capaci di rendere questo luogo assai poco virtuale. Con le vostre email, le recensioni, i messaggi su Facebook e le chiacchierate su Skype, sapete reinterpretare e reinventare questo spazio, così come lo spirito che lo anima, continuamente, allargando le pareti della bottega ogni volta un po’ di più.
Siamo in perpetuo reciproco ascolto.

Questo primo post del nuovo anno vorrei lo costruissimo insieme. Come fosse una sorta di formula magica di buon auspicio per nuovi giorni potenzialmente pieni di tutto e del loro contrario.
Mi piacerebbe che ciascuno lasciasse la traccia di un momento in cui nell’anno appena trascorso i miei tè sono stati protagonisti o spettatori di qualcosa che per voi è stato significativo. Mi piacerebbe lo faceste con estrema libertà, nel modo e attraverso il canale che preferite, che vi viene più naturale: con una email, tra i commenti, con un messaggio privato su Facebook, con una fotografia, un disegno, con un video o un qualunque supporto audio, utilizzando il vostro nome o un qualsiasi nickname. Per conoscere e riconoscere i profumi, per osservare in quanti modi le volute di fumo possono tratteggiare figure nuove, inaspettate.
Per non stare da soli davanti alla propria tazza. Per vedere quante cose può essere un tè.

L’intenzione è quella di raccogliere tutte le tracce in un unico file, consultabile e aggiornabile in ogni momento. Mi auguro diventi il vostro diario del tè.
Teniamo memoria delle miscele che preferite, di come siete soliti prepararle, degli accessori che utilizzate, di tutti i dettagli più svariati che avrete voglia di condividere. Così chi varca la soglia della bottega per la prima volta può seguire la scia dei vostri aromi e sedere accanto a chi gli appare più affine.
Tra un anno potremo ritrovarci qui e vedere se e quanto siamo cambiati, se i nostri gusti sono rimasti gli stessi, se siamo diventati più abili nella preparazione, più golosi, esigenti o se siamo rimasti tradizionalisti. E perché no, se abbiamo intrecciato nuove amicizie e condiviso ulteriormente.

Tra le prime venti tracce ne sorteggerò una a cui desidero ricambiare lo stesso dono di compartecipazione: un invito reale a bere una tazza calda insieme, unitamente ad un accessorio del tè della mia collezione personale, quella che utilizzo ogni giorno, e uno dei miei libri sul tema.
L’anno che arriva vorrei vedesse nuove interazioni, nuovi scambi, confronti, nuova curiosità, solletico.

Lascio aperta la porta della bottega.
Tengo la stufa di Antonella accesa, vi offro la crostata di Lucrezia.
Porgo a Deborah la poltrona più ampia perché il suo pancione stia comodo. E indosso un maglione a tweed fatto da Giovanna.
Raccontatemi chi avete incontrato tornando dalla Posta.


Nelle mani di Cosimo

Cosimo fa il contadino. Suo figlio Michele è morto tre anni fa a causa di un tumore.
Era amico di mio padre, Michele. Quando ha combattuto con il tempo per provare a capire e a risolvere, mio padre non lo ha abbandonato un istante.

Ad ogni stagione Cosimo si presenta a casa per regalarci i frutti della sua terra.
Ogni volta ci sorprende, ogni volta lo invitiamo a sedersi e ogni volta lui rimane sulla porta, non vuole dare fastidio. Viene con il volto annerito e rugoso, dice poche parole sommesse: nelle mani cesti di olive, oppure di pesche o uva.

Per questo Natale io vi regalo questa piccola storia. E vi auguro di riuscire a mantenere saldo il valore della memoria, della riconoscenza, del pudore, di riuscire ad emozionare con gesti piccoli, come fa Cosimo.
Vi metto tutti nelle sue mani, segnate, indurite ma tenaci, autentiche. Nelle stesse mani in cui lui trattiene la bellezza dei frutti.

Carissimi auguri, grazie sempre per la vostra presenza.

 

Natale nell’Ukiyo


Ukiyo significa mondo fluttuante. Ukiyo-e si riferisce alle immagini del mondo fluttuante.
Si tratta di un genere di stampa artistica giapponese su blocchi di legno, prodotta tra il XVII e il XX secolo: solitamente raffigura paesaggi.
È questa la suggestione del nuovo Natale e delle novità che porta con sé nella bottega virtuale.
Negli ultimi mesi, quello in cui ci stiamo muovendo è senza dubbio un mondo che fluttua, instabile,  soggetto a continue variazioni. Cambiano le priorità, i punti di vista, cambia la natura attraverso i suoi tumulti.
La nuova proposta natalizia asseconda questo sentire: si ispira all’arte giapponese da cui prende il nome, è momentanea, figlia di questo tempo, evoca i colori e le insurrezioni della natura.

La collezione “Ukiyo” propone 10 pezzi di ceramiche giapponesi artigianali ad edizione limitata, ciascuno dei quali porta il nome di noti pittori, incisori e calligrafi giapponesi. Perché l’arte nipponica meglio di ogni altra sa cogliere i mutamenti attraverso un profondo rapporto di rispetto. Che sia questo l’auspicio per l’anno che arriva.

Le mani di un artigiano hanno creato questi accessori esclusivamente per voi, perché possiate sorbire i vostri tè nella piena consapevolezza di averli preparati in tazze e teiere irripetibili.
Sono tutti realizzati in gres semirefrattario; gli smalti utilizzati sono composti da rocce in polvere (feldspati, rocce basaltiche, polvere di marmo) e cenere di legna di ulivo.
I pigmenti sono per lo più rame e ferro, i quali combinati di volta in volta con smalti diversi reagiscono regalando colori diversi. Così la magia si rinnova ad ogni tocco.

La carrellata degli artisti parte da HokusaiUtagawa e Sharaku, che ispirano 3 set composti da teiera e due tazze.
UtamaroToyokuniTakanobu e Inoue prestano le suggestioni della loro poetica a 4 coppie di tazze. Infine, Shubun, OkamotoKiyohara, l’unica donna della selezione che per altro sposò un pittore italiano, omaggiano 3 splendide chawan per la preparazione del tè Matcha.


Il fascino di questi materiali si accentua col trascorrere del tempo, perché come recita il filosofo Yanagi Sóetsu “La bellezza nasce dall’uso“. Da sempre la cerimonia del tè incarna il culto della bellezza insita negli oggetti comuni di uso quotidiano, frutto del lavoro di umili artigiani. Questo dunque lo spirito di queste opere uniche, questo il messaggio che portano.
Sembrano partorite dalla terra, alcune sono la sintesi di boschi che spaziano fino al mare, fluiscono come acqua di cascate e si solcano con colate di cielo.


Nell’arte pittorica giapponese un ruolo dominante è riservato anche al vuoto, come del resto nella poesia haiku e nell’allestimento della stanza del tè. Dal vuoto si irradia l’energia che genera l’esperienza estetica e nella condizione del vuoto l’anima rimane aperta.
Il vuoto lascia spazio al pensiero, alla purificazione dei sensi. Sta a voi completarlo.

Sei nuovi sentieri

La danza è un’arte antica, sinonimo di grazia, di armonia. È la forma di espressione più calzante al fine di presentarvi le sei nuove eccellenze che entrano a far parte da oggi nella bottega virtuale.
Arrivano dalla Cina e da Taiwan, sono il frutto di raccolti che affondano le radici in tempi antichissimi, la sintesi di condizioni ambientali e geografiche particolarissime. Sono il risultato di lunghe ricerche appassionate, dell’amore per la scoperta, della forza dell’impegno e della fiducia: serbano il fascino della storia e dei doni del tempo.
Come la danza, che permette di esprimere stati d’animo attraverso il corpo, queste foglie si rendono capaci di esprimere un sentire mediante forme, colori, aromi che evocano la dimensione del sogno.

Si tratta di sei sentieri, alcuni dei quali sono situati su monti altissimi, altri su colline scoscese. Percorrendone alcuni si scoprono fragranze di pesca, lavanda, miele e mosto d’uva; attraversandone altri si percepiscono sentori di erba fresca, di orchidea, nocciola e fragoline di bosco.
Sono delle esperienze, dei fremiti. Sei tazze che vi sarà naturale personificare, traducendole in vecchie amicizie che possiedono il dono della saggezza e del conforto.

Un tè verde, un nero, un bianco naturale ed uno profumato e due semi ossidati con differenti percentuali di ossidazione. Il panorama olfattivo e gustativo è molto ampio e in grado di soddisfare ogni palato.
Sono tutte foglie sapientemente lavorate a mano: alcune vengono raccolte appena prima che raggiungano la maturità, altre quando ancora sono dischiuse, tra la veglia e il sonno, altre ancora vengono stipate per più di dieci anni perché conquistino la giusta consapevolezza.
Per alcune ci sono voluti 900 anni di ricerche storiche perché se ne scoprisse la piantagione, per altre è servito coraggio per rilevarne la coltivazione dopo decenni di abbandono e di crescita selvatica. Talune godono di meravigliosi tramonti e in tazza ne liberano la luminosità e il calore.

Ciascuno di essi ha bisogno della stagione ideale, della giusta quantità di luce e della temperatura più adatta per realizzarsi pienamente. Alcuni richiedono una temperatura tra i 7 e i 10°C perché l’arrivo del caldo scurirebbe eccessivamente le foglie e perché il freddo favorisce una produzione di teanina superiore rispetto agli altri tè, conferendo al liquore spiccate proprietà rilassanti. Altri  prediligono giornate di sole alto, utile ad asciugare l’umidità residua sulle gemme. Altri ancora impongono intervalli orari precisi di raccolta che oscillano tra le 13:00 e le 16:00, durante giornate soleggiate ma fredde, perché le foglie conservino il caratteristico profumo intenso.
Uno in particolare sceglie la notte, o per meglio dire sette crepuscoli, per perpetuare la vicinanza con i fiori di gelsomino e impregnarsi così di una gioia incosciente.
Gli equilibri sono labili, delicati, si muovono come ballerine su punte di gesso.



Sono tè dalla personalità totalizzante, sono sensuali, attraenti al primo sguardo. La lanugine dei germogli è avvolgente, il verde delle lance piatte è ficcante.
Vi lascio il piacere di addentrarvi in ciascun sentiero, in solitudine o in compagnia di chi desiderate, e scoprire ogni dettaglio.
Qualora aveste la sensazione di percepire una sinfonia lontana, abbandonatevi a questa danza.