Un’ombra con il tetto rotto

“La vera poesia sfugge a tutte le logiche pragmatiche, ai condizionamenti, ai moralismi di qualsiasi provenienza. Nel suo nocciolo primo e ineffabile essa è come la vita dell’universo: qualcosa che fluisce trasformandosi senza tregua, alternando in sé la luce e l’ombra, il bene e il male, la vita e la morte, la notte e il giorno. Non possiamo, perciò, chiederle di essere “questo” o “quello”: non possiamo imprigionarla nelle nostre piccole categorie mentali o nei nostri limitati punti di vista. Dobbiamo solo abbandonarci al suo movimento, fluire con lei, lasciarci bagnare dalla sua freschezza e intridere dai suoi aromi sottili come quelli di un tè, lasciarci scottare e rinfrancare dai suoi fuochi, lasciarci spostare dai suoi soffi delicati e potenti. Mentre ci risucchia nel suo gorgo di bellezza e di pena, di forza e dolcezza, la poesia trasforma la nostra anima, le ridà ali liberandola dalla sua pesantezza, senza che noi ce ne accorgiamo”.

Questo stralcio rubato alla bellissima intervista che Paolo Lagazzi mi ha gentilmente concesso più di un anno fa, mi offre lo spunto per comunicarvi che domani 21 Marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nel 1999 dall’UNESCO.
La data segna l’inizio della primavera che, come anche Alda Merini ci ha insegnato, è la stagione che più di ogni altra solletica gli istinti poetici più reconditi e pungola il desiderio di destarsi da ogni torpore, da ogni assenza o distanza.
È una manifestazione che unisce e rinsalda la memoria di un veicolo di espressione che sta alla base di tutte le forme della creatività artistica e diventa luogo privilegiato di incontri tra energie.
In molte città italiane si terranno letture, performance poetiche e musicali, carovane di versi itineranti, mostre e dibattiti. I Parchi Letterari proporranno percorsi sensoriali nei luoghi che hanno ispirato i più grandi poeti italiani: il Parco D’Annunzio ad Anversa degli Abruzzi, il Parco Quasimodo a Modica (Rg), il Parco Pasolini alle porte di Roma, il Parco Campanella a Cosenza.

Anch’io, a mio modo, desidero dare un contributo a questo evento attraverso il mio vettore privilegiato di emozioni. Perché una tazza di tè, come la poesia, genera un significato attraverso gli aromi che la compongono.
La forma delle foglie narra una serie infinita di storie; il colore del liquore, la sua intensità, la persistenza, sollecitano immagini, suggeriscono che il mondo non si esaurisce solo nel visibile.
Come la poesia, anche il rito della tazza calda diventa arte di esprimere, di stimolare, di scegliere. Perché la poesia è un “canto di emergenza” come dice Paul Celan e il rito del tè si fa canto di intimità. La poesia è “un’ombra con il tetto rotto, ma nei buchi ci sono le stelle“, come scrive Pablo Neruda e l’atto di sorbire il tè squarcia il tetto della mente.
Le parole di un componimento poetico sono cristalline, vibranti, vegetali, fruttate, come i sentori di un tè. E spesso si possono bere, possono liberare. Sono antichissime e recentissime, come le gestualità dei riti del tè che si rinnovano e commemorano simbologie magiche.

Il mio contributo dunque viene dal Giappone, si chiama Sencha (Extra Premium) Wazuka. Si dispiega in ampie distese di velluto verde, in una zona situata nel distretto di Sōraku, nei pressi di Uji, Kyoto. Nei prossimi giorni arriverà nella bottega virtuale direttamente dal Sol Levante.
Wazuka è stato per tradizione il luogo di coltivazione del tè giapponese dal 13° secolo. Durante il periodo Kamakura (1185-1333), Jishin-shounin, il più noto sacerdote del tempio Kaijuusen, ricevette alcuni semi della pianta del tè e ritenne che Wazuka fosse il luogo più adatto per piantarli e coltivarli. Così è iniziata la storia del tè a Wazuka.
Durante il periodo Edo (1603-1867), questo luogo divenne il territorio della Famiglia Imperiale e il tè coltivato lì si offriva a palazzo.
L’aroma, il sapore e la forma delle foglie del Sencha Wazuka sono considerati i migliori in Giappone nel vasto panorama dei Sencha. Si tratta di un aroma speciale, frutto della commistione di piccoli fiumi che mantengono il terreno perfettamente umido e splendide colline avvolte spesso dalla foschia, da una sottile nebbia che protegge le foglie dalla luce diretta del sole. Grazie alla combinazione naturale di queste condizioni, si riesce a garantire una crescita lenta e un clima fresco che promettono un aroma straordinariamente dolce e persistente.
È un tè rarissimo, al momento non rintracciabile in Italia: la difficile reperibilità accresce il suo valore.
Raccolte a mano (pratica di solito riservata raramente ai Sencha) solo una volta l’anno, in aprile, le foglie di questo tè subiscono una brevissima cottura a vapore della durata di 30 – 40 secondi, grazie alla quale la freschezza è preservata e la condizione originaria rimane pressoché invariata. Il colore del liquore risulta abbagliante.


Questa la mia poesia: l’armonia della natura, l’equilibrio perfetto tra condizioni, forme e colori che procurano un’emozione.

Novità in Puglia e in Giappone

Mancherò qualche giorno perché andrò a Gragnano (NA) a seguire il Master del tè.
Nell’attesa di potervi raccontare quanto appreso, vi lascio una ricetta finger food velocissima in cui i sapori tipicamente meridionali sorreggono e arricchiscono quelli orientali in modo originale e stuzzicante. L’idea nasce infatti per accompagnare una tazza di Genmaicha Hanafubuki o Houjicha Kaori Fumi: nelle cene improvvise, per un aperitivo sfizioso, a merenda o per un brunch innovativo.

Crocchette J’improvise

Ingredienti:
- 1 mozzarella fresca
- 6 taralli pugliesi medi all’olio di oliva con semi di finocchio
-  25 g di burro
- rosmarino fresco q.b

Tagliate la mozzarella a tocchetti e frantumate i taralli in un mortaio. Amalgamate in una ciotola questi due ingredienti con le mani. Rosolate subito dopo in una padella antiaderente i 25 g di burro insieme al rosmarino, fino a farlo imbiondire.
Prendete l’impasto con un cucchiaio per poi passarlo in un altro (formate delle quenelle), oppure prendete il composto e lavoratelo con le mani fino a ottenere delle crocchette.
Cuocete le crocchette nel burro aromatizzato al rosmarino per pochi minuti (girandole almeno una volta), finché non risulteranno dorate. Servite ancora calde (e filanti).

Rimanendo in Giappone, colgo l’occasione per comunicarvi che da pochissimi giorni la categoria “Accessori” della bottega virtuale si è ampliata grazie all’inserimento di due nuovi prodotti esclusivamente orientali: il chasen e il set 3 pezzi per la preparazione del tè Matcha.

Rimanendo in Puglia invece, vi lascio due accenni di alcune nuove proposte che si affacceranno nella bottega nei prossimi mesi: una confettata realizzata e adornata artigianalmente per una coppia di sposi di Bari e un pensiero-ricordo realizzato, sempre artigianalmente, per il primo compleanno del mio nipotino, dedicato agli invitati della sua festicciola.




Torno presto. Vi abbraccio.

La camomilla di nonna Mimma

Camomilla
La camomilla ha un posto nei ricordi di ognuno.
Il mio è rimasto in via Michelangelo Buonarroti, in una cucina piccola e accogliente, su un frigorifero bianco. Era lì che la nonna Mimma era solita conservare i suoi mazzetti di fiori di camomilla, in un barattolo di vetro.
Erano i tempi in cui alcune donne ancora la raccoglievano, per poi spargerla sui teli di cotone al sole, lasciarla essiccare e sgranarla. Mi raccontava che nella sua giovinezza molti uomini la utilizzavano come tabacco per la pipa.
Avevo poco più di cinque anni e quell’odore di fiori soleggiati mi colpiva, mi piaceva molto osservare la ritualità e allo stesso tempo l’ormai veloce abilità con cui lei sapeva prepararla. Il pentolino di rame dal manico rotto, il colino che aveva perso la sua lucentezza e le grandi tazze bianche e blu.
Rimanevo spesso a riposare da lei nel primo pomeriggio e l’aroma di camomilla, che spesso sorseggiavamo dopo pranzo, nutriva la flanella delle lenzuola. Per qualche tempo ho creduto che anche i fiori disegnati sui cuscini sprigionassero quell’odore.
Al risveglio, il più delle volte c’era il gelato, sedute sul balconcino stretto.
Amavo l’immagine di mia nonna riflessa nello specchio mentre spazzolava a lungo la sua chioma grigia, per poi raccoglierla in un corposo chignon che affrancava con fermagli di corno.

La camomilla mi fa tornare ai suoi occhi, che non ci sono più.
A lei devo il merito di avermi trasmesso il fascino e l’arte dell’infuso, di avermi insegnato il piacere suscitato da un aroma familiare. Per questa ragione da oggi, nella bottega virtuale, la sezione dedicata agli infusi si arricchisce con i fiori di camomilla.
È il modo in cui posso rendere omaggio al suo ricordo, ai miei ricordi. È la mia maniera per concederle di entrare nelle vostre case e tenervi compagnia alla sera, o dopo pranzo com’era sua consuetudine.
La tazza che vedete nella fotografia apparteneva a lei, è una delle sue cose che ho voluto tenere dopo che ci ha lasciati, insieme ad una scatola di legno in cui conservava bottoni, ditali, uncinetto e medagliette.
Nella sua tazza bianca e blu bevo la mia camomilla dal 4 ottobre. E vi ritrovo la morbidezza delle sue lenzuola.

Sempr’amore

Sempr'amore
Quella di San Valentino è una delle ricorrenze più controverse del nostro Paese. Considerata da molti un’invenzione puramente commerciale, per altri è invece un piacevole vezzo attraverso cui ci si regala un’ulteriore occasione per sognare.
Molti sono stati i lettori/clienti che mi hanno chiesto di proporre una miscela ad hoc che rendesse possibile, grazie ad una tazza profumata, la condivisione di un momento.
Così nasce Sempr’amore, un tè che non celebra solo l’unione di chi è innamorato, ma soprattutto gli stati d’animo di cui l’amore è ambasciatore. Che rimarca le sensazioni già vissute e quelle bramate. Che sia un augurio a perpetuare il sentimento, nell’accezione più ampia possibile.
Il nome si ispira ad una poesia di Pierre Reverdy, poeta francese vissuto tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900, intitolata Sempre l’amore.

(…) Quei paesaggi confusi quei giorni misteriosi
con le sembianze del tempo ebbro quando passa l’amore
un amore senza oggetto che arde giorno e notte
(…)
Il molo tiepido dove il marinaio si addormenta
l’acqua che giunge ad accarezzare la dura pietra
sotto il sole goloso che bruca la verzura
i ricordi leggeri inanellati sulla fronte
il sorriso del cielo che scorre nella mano.

SempramoreÈ una tazza che sintetizza perfettamente il racconto di questo sentire, che evoca immagini vicine, per forza e per profondità, a quelle descritte in questi versi. Un tè nero che attraverso i suoi ingredienti rende omaggio al colore che per antonomasia rappresenta l’amore, la passione.
L’aroma è avvolgente, libera un concerto di sensazioni gioiose che solo i frutti rossi sanno infondere. E sullo sfondo, ad imprimere la nota nostalgica è la vaniglia.

Tra pochi giorni Sempr’amore sarà disponibile nella bottega virtuale in un breve “Speciale San Valentino“, in cui troverete anche una linea di set di tazze dedicate ad alcune coppie di amanti di cui la storia ha mantenuto traccia, i simpatici infusori Lovers (raffigurati nella fotografia sopra) e una scatola di latta esclusiva decorata artigianalmente (dallo stesso artista che ha realizzato le scatole natalizie) che conterrà 50 g della miscela.

Tazze_San_Valentino

Nuove scoperte

Il silenzio di questi giorni si è rivelato prezioso per testare e selezionare tre nuovi tè che da oggi amplieranno l’offerta della bottega virtuale. Non è stata una scelta facile, mi auguro possano soddisfare i palati di tutti, anche i più esigenti.
Con orgoglio vi presento:

Malawi_Thyolo

MALAWI THYOLO PEONY

Il Malawi è uno stato dell’Africa Orientale. Il distretto di Thyolo è uno dei 27 distretti del Malawi.
La parte destra dell’altopiano intorno al Monte Mulanje, la vetta più alta dell’Africa centrale, (3.000 metri) è conosciuta universalmente per le piantagioni di tè. I suoi picchi più alti si affacciano sopra la bruma che avvolge i pendii più elevati, caratteristica che gli ha conferito uno dei suoi nomi locali: “Isola nel cielo”. Tra Blantyre e Mulanje si trovano le piantagoni di tè di Thyolo. 
Le prime foglie sono arrivate a Thyolo dall’India, sebbene in Africa siano stati gli inglesi i primi importatori della Camelia; successivamente nel 1928, un signore di nome Maclean Kay ha fondato la Satemwa Estate, che ancora oggi è la più antica piantagione a gestione familiare presente in Malawi.
Circa il 90% della produzione africana è costituita da tè neri (Kenia, Tanzania, Camerun). Tuttavia, negli ultimi tempi, si è iniziato a produrre una piccola gamma unica di tè bianchi che sintetizzano egregiamente l’imparagonabile combinazione di terreno, altitudine e clima di questi luoghi. Rispetto ai consueti tè bianchi cinesi, che ne rappresentano la declinazione originale, questo tè bianco africano ha un colore e un aroma nettamente diversi, pur avvicinandosi ai primi in fatto di dolcezza, delicatezza e squisitezza.
 È una tazza di notevole rarità, in cui avete l’occasione di ritrovare il calore di un sole radioso, la vastità delle campagne e l’ospitalità della gente che occupa questi posti fuori dal tempo.

Special_Golden

CHINA SPECIAL GOLDEN

Lo Yunnan (letteralmente “a sud delle nuvole”), situato nel sud-ovest della Cina e ricco di stupendi scenari naturali, è la dimora di questo eccezionale tè nero.
Quasi sempre i tè cinesi, a differenza di quelli indiani che portano il nome del proprio giardino di provenienza, vantano nomi creativi che spesso descrivono peculiarità del loro aspetto. È il caso di questo tè il cui nome “Special Golden” (golden = dorato) esalta la sua ricchezza di punte dorate, ovvero l’estremità di germogli giallo-dorati che, come molti già sanno, sono indice di alta qualità.
Raccolto solo tra la fine di marzo e la metà di aprile, è coltivato ad un’altitudine tra i 1.800 e i 2.100 metri, in un’area dal clima freddo e dal naturale terreno boscoso. Le foglie, finemente lavorate, conferiscono alla tazza un aroma in bilico tra il maltato e il piccante, insieme al tipico gusto morbido, aromatico e lievemente terroso dei tè dello Yunnan.
Adatto a colazione o al pomeriggio, da bere assolutamente puro per poterne apprezzare ogni sfumatura, è un tè nero capace di conquistare anche tutti coloro che amano esclusivamente i tè verdi: possiede uno charme notevole.

Nido_di_fata

NIDO DI FATA

Queste foglie ricordano, per colore e forma, la struttura di un nido. Hanno sfumature di terra, ma il lieve aroma di cacao conferisce loro una insolita magia. Per questo diventano il luogo in cui dimorano le fate.
È una tazza speciale, estremamente particolare, dall’impatto dolce e dal retrogusto tostato, stuzzicante. È il trionfo dei contrasti. La commistione con i fiori di camomilla romana lo rendono inoltre un tè dalle proprietà digestive, antinfiammatorie e sedative (l’Houjicha è un tè già povero di caffeina).
Gli ingredienti sono i seguenti: tè verde giapponese Houjicha (specialità dalle foglie arrostite), tè verde giapponese Kukicha tostato (10%), fiori di camomilla romana, scaglie di fave di cacao, pezzetti di cioccolato bianco.
Ottimo a colazione, a merenda, per accompagnare il dessert o in sostituzione di esso per tutti coloro che non possono abusarne.

Inoltre troverete un nuovo tea timer digitale nella sezione dedicata agli accessori: sono certa si rivelerà utilissimo per preparare al meglio le vostre tazze calde.

Colgo l’occasione per rammentarvi che il tè di Natale, per coloro che avessero voglia di continuare a gustarlo durante l’inverno, sarà ancora disponibile per un breve periodo, fino ad esaurimento scorta. E vi rinnovo l’invito a recensire, nella pagine di ogni prodotto, i tè che acquistate, perché il confronto e lo scambio diventino fonte di spunto e di arricchimento. Potete annotare non solo le vostre opinioni e/o critiche in merito alle foglie, ma anche le vostre sperimentazioni in fatto di modalità e tempi di preparazione e ricette abbinate o create appositamente.

In ultimo, tengo a farvi presente che i prezzi di alcuni tè hanno subìto una leggera variazione in seguito a cambiamenti di listino impostimi dai fornitori con l’inizio del nuovo anno. I nuovi prezzi pertanto annullano e sostituiscono quelli precedenti.

Volute di fumo e di pensieri: degustando tè e parole

Questo è il titolo che ho dato all’evento che si terrà domani a Canosa di Puglia (BA) presso l’Hotel del Centro: la F.I.D.A.P.A mi ha chiesto di organizzare un incontro-degustazione per sperimentare il primo approccio con il tè in foglia.
Ho accettato l’invito molto volentieri e ho proposto alla gentile presidentessa di trasformare l’incontro in un percorso non solo olfattivo e gustativo, ma anche emotivo. Le varie tipologie di tè saranno dunque accompagnate dalla lettura di poesie e stralci di narrativa che per qualche ragione si legano, esaltano o arricchiscono le sfumature di gusto delle foglie.
Ho selezionato questi testi proprio dal blog, perché in questi quattro anni ne ho raccolti diversi nella categoria Volute di fumo e di pensieri. Mi piace approfittare di questa occasione per poterveli riproporre, dedicandoli soprattutto a chi in passato non ha avuto modo di leggerli.

- Il gelsomino notturno, di G. Pascoli [accompagnerà la tazza di Jasmine Pearl]
- Ode al suo aroma, di P. Neruda [accompagnerà il Genmaicha Hanafubuki]
- Portatemi il tramonto in una tazza, di E. Dickinson [accompagnerà Brezza di seta]
- Il tè di Ninetta, di P. Lagazzi [sosterrà ancora la tazza di Brezza di seta]
- Il setaccio, di S. Heaney [affiancherà il Giardino della nonna]
- Sogno infantile, di A. Machado [esalterà la tazza del Tè di Natale]

Hotel_del_Centro

Hotel del Centro - Canosa di Puglia (BA)



*Tengo a ringraziare di cuore tre cari lettori/clienti che hanno scritto di me qui, qui e qui.

Gli auguri di Insieme a Tè: i biglietti di Anna e Francesca

Qualche settimana fa vi avevo accennato che ho scelto di affidare a due ragazze marchigiane il compito di realizzare in esclusiva per Insieme a Tè i biglietti d’auguri che trovate nello Speciale Natale della bottega virtuale. Le ho individuate senza troppa esitazione, la loro creatività mi ha convinta da subito. Si tratta di due personalità estremamente diverse, due formazioni artistiche differenti, età e stili distanti ma assolutamente convincenti.
Ho imparato a conoscere meglio Anna e Francesca negli ultimi mesi, stabilendo con loro un contatto (virtuale) quotidiano, per decidere insieme soggetti, colori e misure giuste per ogni tipologia di biglietto: ho scoperto due collaboratrici appassionate, serie, precise e soprattutto talentuose. Sono molto contenta di essere riuscita, con il loro prezioso supporto, a proporvi un modo del tutto unico e legato ai tratti distintivi degli oggetti e degli stati d’animo del tè, per porgere auguri originali alle persone a cui tenete di più.

Biglietti_Anna
Anna Drai ha 39 anni, è nata a Milano e successivamente migrata ad Ancona per amore. È un affermato architetto, l’attività creativa è un piacevole hobby dedicato prima di tutto a se stessa e poi al piacere delle persone che la circondano.
È una donna dal temperamento tranquillo, è discreta, i suoi prodotti artistici la rispecchiano, sono semplici e raffinati.
Ha alimentato la sua passione per le arti creative da autodidatta, facendo affidamento solo sulla sua intuizione e sul suo talento naturale. Certamente i suoi studi universitari le hanno permesso di imparare a distinguere ciò che è bello e funzionale da ciò che non lo è, con uno sguardo sempre rivolto alle tendenze e al design.
Le creazioni di Anna sono realizzate interamente a mano, pezzo per pezzo, e non sono mai prodotte a stock. Tiene moltissimo che ciascun progetto preservi la sua unicità. Partendo da un’idea, si avvale di materiali come carta, stoffa, feltro, passamaneria, collage, scrapbooking, ritagli di blocknotes e dà così colore, forma e spesso tridimensionalità alle emozioni.
Il suo modo di assemblare i materiali, senza mai tralasciare l’attenzione per il dettaglio, significa mettere insieme storie, Paesi, tradizioni: il raso più pregiato si accosta ad un vecchio bottone di plastica dimenticato in un posacenere e in questo modo realizzano insieme la magia della diversità, che paradossalmente diventa uguaglianza.
Il suo blog è nato due anni e mezzo fa, quando si è accorta che intorno esistevano molti spiriti creativi desiderosi di condividere i propri lavori e idee. Lo ha chiamato Cafè Creativo perché da poco si iniziava a parlare di “knit cafè“, quei locali dove tra un sorso di tè o caffè e pasticcini, si era solite sferruzzare condividendo con le amiche i trucchi e le idee sul lavoro a maglia. Così ha cercato di ricreare la stessa atmosfera nel suo spazio virtuale, rendendolo un ritrovo conviviale ad oggi molto frequentato.
Anna è anche un’appassionata di tè: da sempre ne beve almeno due tazze ogni giorno, prediligendo le miscele aromatizzate dai sapori fruttati e speziati che in genere dolcifica con poco miele.

Francesca Ballarini invece preferisce da sempre tè verde naturale, ma solo di recente ha scoperto il piacere della foglia sfusa.
Ha 27 anni, è nata a Jesi e si è laureata in comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Ha disegnato giocattoli e collaborato con la Galleria d’arte contemporanea “A Suivre…” di Bordeaux; poco dopo è tornata in Italia per proseguire il suo percorso professionale come illustratrice e fotografa free-lance.
È un’anima in perpetuo tumulto, una mente brillante, sensibile al più impercettibile battito d’ali di una farfalla nel raggio di centinaia di metri. Ciò che crea si origina da quanto vede e sente e spesso anche da quanto non vede ma vive.
Ama la poesia, la musica e la natura con tutti i suoi palpiti che la stimolano nel cuore e nella pancia. È un’artista nel senso più completo del termine, possiede il guizzo della genialità, strappa le sensazioni al vento, al tempo e al non tempo, le imprime sui suoi taccuini e le fa sue e le fa vostre.

Le sue illustrazioni, intime ma generosissime di sé, economiche nel tratto eppure potentissime, sono immerse in un bianco luminoso, apparentemente vuoto e invece pieno di quell’amore universale che non teme le sfumature. Le sue illustrazioni si fanno ascoltare. E ascoltano anche”. (F. Ripa)

Lascio che siano le sue parole a raccontare il senso di quanto ha realizzato per me, io non saprei fare meglio:

il_Violinista
“Acilia mi ha chiamato e mi ha chiesto “Suona il violino per me”.
Ho preso matita penna cartoncino e una tazza di tè, e mi son tuffata in quel mondo di foglie di fiori e di volute di fumo, che poco conoscevo ma tanto chiamava.
A volte basta poco, pochi segni a capire e carpire, e onorare un rito semplice come quello del tè, ma denso di attesa, di significato intimo, di tranquillità, di pausa.
Ecco Acilia, nella sua forza e nella sua delicatezza mescolate assieme come due foglie di stagioni diverse, mi ha chiamato a suonare il violino per lei e, dentro, le sue pause migliori.
I biglietti che sono nati rappresentano quelle pause, che aderiscono al pensiero di tè, quando ci si ferma e ci si guarda dentro, e si ascolta la propria di musica. Quando si attende, tè, te, qualcosa o qualcuno. Quando ti sembra d’esser proprio come quella foglia lì, che appena in infusione, immersa nella sua calma, nell’acqua propria, giusta, che l’aspetta, si lascia andare, si svolge, distesa a riprendere la sua vera forma.
E così riflesso o riflessa in una tazza di tè, ci sei tu, come ad uno specchio, che aspetti che ti fermi, e “ascolti”. Che sia il suono di un violino, lo scorrere di un pensiero o il profumo che t’invade.
Sono auguri ampi, per tutto l’anno, per tutti gli anni. Sono auguri di vita. Che arrivi presto ciò che si sta aspettando e che quell’attimo prezioso di calma, di pace, di riflesso di sé possa durare più a lungo possibile”.

Biglietti_Nina

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