Il tè a Cesano Boscone: fiera dell’artigianato e dei sapori

La domenica pomeriggio, ai primi cenni di primavera, mi piace andare alla ricerca di luoghi nascosti e ignorati dalla maggior parte della gente. Mi piace andare a scoprire piccoli paesi caratteristici che hanno sempre l’abilità di sorprendermi, posti che mi consentano di passeggiare e di godere di un sano silenzio.

La scorsa settimana è stata la volta di Cesano Boscone, un comune della provincia di Milano che conta circa 23.000 abitanti.
È un paese curato, che si distingue per l’impegno e l’entusiasmo dedicati alla promozione di spettacoli teatrali, mostre fotografiche, rassegne cinematografiche e iniziative legate alla solidarietà. Un borgo che dal 1990 edita un periodico comunale che informa i cittadini sulle attività, gli appuntamenti, i progetti e le decisioni dell’amministrazione locale. Un paese che ha creato “La casa dell’acqua”, un piccolo chiosco che richiama la tradizionale cascina lombarda e che erogando acqua naturale, fredda e gasata proveniente dall’acquedotto e ulteriormente filtrata, promuove il consumo dell’acqua del rubinetto buona, sicura e gratuita.

La Fiera dei prodotti del parco agricolo e La Fiera dell’artigianato e dei sapori mi hanno spinta fino al centro storico di questo posto. Si tratta di circa 10 bancarelle impegnate nella vendita di formaggio, miele, frutta e verdura, farine e cereali, marmellata, latte fresco, vini e liquori artigianali.
L’atmosfera è quella di uno scorcio di campagna; con l’aiuto di qualche pecora, un asino, una manciata di attrezzi da lavoro utilizzati nei campi e l’odore di cibi antichi, ci si sente parte di un tempo ormai molto lontano. Un sole tiepido e il cielo terso contribuiscono a sottolineare la sensazione di intimità e calma, restituendo morbidezza a forme e colori.

Il tè è stata una piacevole sorpresa, la testimonianza di un interesse crescente e di una diffusione sempre più ampia, propri di questi ultimi tempi.
Confezionato purtroppo in bustine trasparenti (il tè non dovrebbe mai essere esposto alla luce diretta) sigillate in maniera approssimativa e prodotto da un marchio non identificato, propone tuttavia nomi fantasiosi ed evocativi. Una tavolozza di colori che ricorda le tinte di un’estate inattesa.
Infusi di frutta, rooibos definiti erroneamente tè rossi, tè neri dalle foglie violacee consigliati per favorire il sonno, tè bianchi dalle foglie molto scure e troppo piccole: il risultato generale denota una certa confusione sull’argomento, ma il tutto ha una connotazione genuina, una bella ingenuità.
Mi è piaciuto guardare persone di ogni età accostarsi alla bancarella e avvicinare il naso alle bustine, mi è piaciuta la loro curiosità e lo stupore.

Nonostante tutto, anche a questo servono le piccole fiere di paese: a promuovere la conoscenza, seppure imprecisa, del tè e a favorirne l’avvicinamento. E anche per questo vanno apprezzate e premiate.

Bar Pasticceria Taveggia

Taveggia è una pasticceria storica di Milano, di raffinata bellezza. È un luogo che ha contribuito a tracciare il percorso di crescita della città e la formazione delle sue classi dirigenti; un posto molto noto, ambito, frequentato soprattutto da persone eleganti.
Era il ritrovo prediletto di Maria Callas e di altri personaggi colti e prestigiosi. I più nostalgici rammentano uno straordinario budino di riso e il migliore dei cappuccini.

Fondato da Fermo Taveggia nel 1909, nel 1997 l’insegna fu ceduta, dopo trent’anni di successo e consensi, dalla famiglia Carnelli al libanese Roland Hokayem.
A fine settembre 2006 il bar chiuse per fallimento, pare a causa di debiti, e in seguito ad una mobilitazione corale furono riaperti i battenti dopo circa un anno.
I nuovi titolari hanno rilevato le mura, mentre il nome Taveggia appartiene alla società americana Quality Tradition.
Un cammino complicato dunque, che rafforza senza dubbio il valore storico del luogo.

Le vetrine e il bancone sono quelli originali del 1909 e ancora oggi si rimane ammirati dalla preziosità dei legni e dalle splendide decorazioni.
Anche la sala da tè conserva l’atmosfera di inizio Novecento ed è arredata in stile decò, è ampia e molto luminosa. Salottini, poltroncine, cristalli e lampadari scenografici sorprendono per la loro estrema eleganza.
Teiera e tazze sono di porcellana bianca, personalizzate, e un bellissimo samovar è posto al centro della sala.
Il personale che si occupa del tè è gentile, estremamente curato nell’abbigliamento, nel portamento. E vergognosamente incompetente.
Non esiste una carta dei tè, non c’è un menu e di conseguenza non esiste un elenco degli infusi, né tantomeno i relativi prezzi. Il tutto viene cortesemente esposto oralmente dalla giovane cameriera che elenca un Earl Grey, un Gunpowder, una miscela non bene identificata chiamata Giardini di Sicilia, un Darjeeling e alcuni infusi di frutta.
Assaggiando i Giardini di Sicilia e chiedendo maggiori chiarimenti in merito alla base del tè in questione, ottengo una risposta imbarazzante: «È un tè sempre italiano».
L’acqua è eccessivamente calda e le foglie sono racchiuse in filtri confezionati artigianalmente e impreziositi da pizzi e merletti.
La teiera viene servita con la bustina già immersa da un tempo non definito e il risultato è una tazza incerta, dal sapore pessimo e dall’aroma inesistente. Il costo è di 6,00 euro e qualora avessi voluto acquistare lo stesso tè in una scatola di latta da 50 g, sarei arrivata a spenderne 18,00.
18,00 euro per 50 g di una miscela di tè aromatizzato.
36,00 euro per 100 g di una miscela aromatizzata a base di un tè non identificato.
Una cosa indecorosa, una truffa indegna.
Nei negozi specializzati, in ogni parte d’Italia, 50 g di una qualsiasi miscela aromatizzata non supera mai i 5,00 euro. Mediamente 18,00 euro è la cifra che si è disposti a pagare per 50 g di un tè naturale di ottima qualità, di raffinata lavorazione e di accertata provenienza.

Quello che resta è un’amara delusione, un profondo disagio. Una rabbia che non viene lenita nemmeno dalle scorze d’arancia ricoperte di cioccolato dal sapore acidulo e sgradevole che concludono degnamente l’avventura al Taveggia.

«Il futuro ha il sapore antico, per questo, alla base di tutti i nostri prodotti c’è una tradizione di qualità consolidata nell’arco degli anni».

Taveggia Milano 1909
via Visconti di Modrone, 2 – Milano
tel. 0276280856
info@taveggia.it

Libri e Caffè (e tè)

L’ho scoperto per caso, il tram con cui vado a lavoro mi ha offerto l’occasione.
Libri e Caffè: un nome chiaro e diretto che non lascia spazio ai dubbi. Un posto silenzioso, accogliente ed elegante che esalta il piacere della pausa: quella di una buona lettura e quella di una tazza calda.
L’idea è originale e ben realizzata, l’ambiente conquista al primo sguardo e la disponibilità della giovane proprietaria di certo invoglia ad accomodarsi.
Cura per i dettagli, buona musica, grandi poltrone in cui ammorbidirsi. Sono belle le luci e il modo con cui si distribuiscono e l’allestimento delle vetrine è molto particolare.
Saggistica, narrativa italiana e straniera, poesia, libri di viaggio, cinema, teatro, musica, arte e libri per bambini: l’offerta è varia e una particolare attenzione è rivolta alle piccole case editrici difficilmente reperibili in altre librerie di stampo sfacciatamente commerciale.
Potrete trovare Un saluto attraverso le stelle dimenticato da qualcuno su una poltrona, o sul tavolino di cristallo Il libro del desiderio che si intreccia con il vostro caffè. È un luogo vissuto, che conserva i libri in maniera sbadata e che per questo diventa affascinante e insolito. È uno spazio dove la cultura si consuma, si assapora e si compenetra con i gusti e le esperienze degli altri. Un angolo che favorisce il piacere della conversazione e del confronto.

Libri e Caffè propone periodicamente un tema di approfondimento, scegliendo tra i titoli che non sono stati valorizzati dalle dinamiche editoriali. In più, si rende disponibile per la realizzazione di mostre pittoriche e fotografiche, presentazione di libri, organizzazione di convegni e feste private.
Bella ed efficace la scelta del logo e molto interessante anche la piccola selezione di articoli di cartoleria che ribadisce l’originalità del posto. Ricettari, rubriche, biglietti d’auguri, quaderni, carte da lettera, album fotografici realizzati con carte di ottima qualità.

Quanto al tè, ne possiedono un vasto assortimento, purtroppo di natura industriale e servito rigorosamente in bustina. Una nota stonata, in un contesto così attento ai dettagli e alla qualità dei prodotti che offre.
Pessimo sia il tè verde naturale, l’unico a disposizione e non bene specificato se cinese, giapponese o indiano, sia il tè nero Darjeeling, non bene identificato se di primo, secondo o terzo raccolto, né di quale giardino.
Più indicato sarebbe senza dubbio il tè sfuso a foglia intera, un ulteriore gesto di cura nei confronti del cliente. Vanterebbero una selezione più modesta, ma di migliore qualità e raffinatezza.
La quiche con prosciutto e piselli, unica pietanza prevista nel menu (del giorno), è di qualità medio-bassa e di certo non tiene il passo con la ricercatezza che contraddistingue tutto il resto.

Esiste un certo squilibrio, dunque, tra la libreria e il bar. Un aspetto sicuramente migliorabile, che mi auguro sia preso in seria considerazione.

Libri e Caffè srl
via Pietro Maestri, 1 – Milano
Tel. 0276016131
email: info@libriecaffe.it

Bar Ristorante San Francesco

Assisi è una città dal fascino indubbio. Suggerisce un ritmo lento, infonde una sana serenità: si impregna di colori e stati d’animo diversi a seconda delle stagioni.
L’azzurro del cielo esalta la straordinaria bellezza della basilica e le varie gradazioni del verde fanno del prato un velluto.
Il Bar Ristorante San Francesco si affaccia su questo scorcio e al tramonto sul suo portico i gerani assumono le tinte del sole riflesso nella pietra della chiesa.

L’avventura ha inizio nel 1945, quando il padre di Carlo Angeletti, Ubaldo, decise di aprire un albergo con bar e ristorante nella casa in cui abitava, proprio di fronte alla basilica di San Francesco. Sua moglie Elena si occupava della cucina e più tardi decisero insieme di separare l’attività del ristorante da quella dell’albergo.
Una lunga tradizione familiare dunque, il cui sapore genuino si ritrova ancora oggi nella scelta del menu e nell’accoglienza riservata ai clienti.
La cucina è semplice, sebbene vanti qualche accento creativo: il signor Carlo sa cogliere quanto c’è di buono nella cultura tradizionale umbra e sa confrontarlo con le esigenze del nostro tempo, con la leggerezza e la voglia di sperimentare. Si prediligono le erbe aromatiche e la scelta delle materie prime è strettamente legata alla stagionalità.
I suoi piatti raggiungono anche ville, giardini, castelli e abbazie attraverso catering organizzati con uno staff di persone molto preparate.
La cantina propone una ricca selezione di bottiglie che raccontano la geografia e la storia del territorio umbro e non solo.

Il bar è raffinato e spazioso: ci sono molti specchi a renderlo luminoso. I tavoli sono circondati da vetrine che mostrano offerte di prodotti di vario tipo, tra cui il tè. Sono per lo più miscele confezionate ma ad impreziosirle c’è una bellissima collezione di teiere e tazze di stampo orientale e occidentale. Dalla terra Yixing alla porcellana, dalla ceramica giapponese all’argento.
Esiste addirittura una Carta dei tè, sebbene poi la qualità della bevanda purtroppo lasci a desiderare. Del resto non si possono nutrire aspettative diverse dalla polvere degli avanzi del tè contenuta nelle bustine confezionate.
Poche scatole di latta de La via del Tè sono nascoste sui piani alti del banco gelati: riportano le scritte: “Tè Darjeeling”, “Tè di rose”, “Tè Pai Mu Tan” e lasciano sperare. Tuttavia, chiedendo delucidazioni al cassiere vengo a sapere che si tratta solo di esposizione. Peccato.

Bar Ristorante San Francesco
via San Francesco 52 – Assisi (PG)
Per info e prenotazioni:
tel. 075812329 – 075813302
email: info@ristorantesanfrancesco.com

Maison&Objet

L’emozione è intensa, non mi è mai capitato di sedere accanto ad una donna cinese e osservarla mentre prepara il tè. L’occasione mi è stata data dalla Maison&Objet, una fiera dedicata alla moda della casa e del complemento d’arredo, tenuta a Parigi nei giorni scorsi.

La carnagione di neve, i capelli neri sottili. Nel suo spazio espositivo siamo circondate da scatole cinesi, ventagli, teiere e tazze per lo più bianche.
La osservo affascinata: in questo momento stiamo comunicando attraverso una tazza di tè. C’è naturalezza e semplicità in ogni gesto e una profonda umiltà.
Sceglie poche foglie del Tai Ping Hou Kui, un tè verde tra i migliori. Lo assaggia prima di porgerlo a me, per assicurarsi che sia buono. Poi avvicina le foglie bagnate al mio naso e mi sorride: l’aroma è inebriante.
Poco dopo sceglie uno straordinario Tie Guan Yin, un oolong first grade proveniente dalla provincia del Fujian, appena fermentato al 10%. Bagna le foglie con acqua bollente, lasciandole in infusione per soli 4 secondi. Successivamente utilizza quell’acqua per bagnare le piccole tazze e l’esterno della teiera: per lavarle e iniziare a diffondere l’aroma, spiega.
Immediatamente dopo versa altra acqua sulle stesse foglie e questa volta l’infusione dura 40 secondi. Le due infusioni successive sono molto diverse l’una dall’altra e il suo ausilio è prezioso per coglierne le differenze.
Mostra come distribuire esattamente il liquido all’interno della bocca, per riuscire a liberare e sentire l’aroma mentre “si apre”. Intanto è come passeggiare all’alba in un vasto campo di fiori: questo oolong è fortemente profumato e l’aroma è di legni, vaniglia e orchidea.

Tra gli espositori, un’azienda specializzata in oggetti d’arte e d’uso giapponesi offre un’elegante collezione di “Arte di vita giapponese”: una serie di porcellane tradizionali e contemporanee dai disegni e colori più inaspettati.
Una nota di classe e originalità è data dalla bellissima collezione di teiere in limoges cinesi dipinte a mano e decorate con metallo, perle e pietre.
Per finire, idea curiosa e di sicuro fascino è quella di un’azienda francese che produce piccoli cuscini e sacchetti profumati per ambienti, armadi e biancheria, contenenti foglie di tè e spezie.

Un puzzle di forme, segni e colori che non sarà facile dimenticare.
Il trionfo delle geometrie, di vortici sfumati, un’unione di energie che presta particolare attenzione alla creatività.

L’essenza del the

«Bere il tè è ricerca della bellezza, dei gesti, degli oggetti e del cuore, che si offrono ai propri amici».
Luisa, con L’essenza del the, ha scelto di sintetizzare in questo aforisma lo spirito del suo negozio.
Armonia e gusto sono i principi fondamentali sui quali si fonda la sua arte, perché di arte si tratta. La cura per i dettagli fa da maestra.
Due cose mi colpiscono subito: l’originalità e la raffinatezza del logo, per altro inciso su una pietra leccese, e la cura riservata alla confezione di ogni prodotto. Nulla sembra lasciato al caso ed è bello poterlo appurare al primo sguardo.

Luisa, con il suo fare schietto e gentile, è un’ottima padrona di casa: non risparmia alcuna informazione, accoglie confidenze e dispensa utili suggerimenti. È una persona grintosa e solare.
Provvede ancora oggi, dopo 6 anni dall’inizio della sua avventura, a spedire lettere di auguri in occasione del compleanno di ciascun cliente.
Offre spesso piccoli assaggi e sul bancone tiene un librino che ha chiamato Un ricordo di“, su cui i clienti possono imprimere un proprio ricordo legato all’infuso che preferiscono.
Un angolo meno evidente nasconde una serie di libri a tema che si possono acquistare o anche solo consultare in piena libertà.
La vetrina è molto ricercata e filtra una luce naturale che impreziosisce le ceramiche giapponesi.

Acquisto e assaggio vari tipi di tè e constato una qualità indiscutibile: un ottimo Gyokuro (tè verde giapponese) mi conquista al primo sorso. Trovo addirittura un rarissimo Longjing West Lake, un tè verde superiore, esclusivo, coltivato e raccolto secondo rituali fermi alla Cina di quattro secoli fa. Test di laboratori cinesi, americani, francesi e svedesi affermano che questa piccola zona a sud di Shanghai possieda un’acqua ricca di selenio che permette al suo tè di crescere con il più alto potere antiossidante, anti-tumorale e antivirale.
Circa trecento tè dunque, per soddisfare anche i palati più esigenti e sofisticati; inoltre, un’interessante rassegna di rarità, con produzione limitata, esalta la curiosità e la passione dei clienti più affezionati.
Rosa d’oriente è una delle sue miscele più richieste, a base di tè Sencha, Gunpowder, Jasmin, Wu Lu con scorze d’arancia, petali di fiordaliso, calendula e boccioli di rosa: ha un profumo molto buono e una tavolozza di colori decisamente fresca.


Accanto al tè, Luisa sceglie di deliziare e stupire con una selezione di sali dal mondo aromatizzati, venduti con ricette esclusive ideate opportunamente per i suoi clienti.
In più, zuccheri di vario genere, caffè di ottima qualità, spezie, cioccolato, un’attenta selezione di miele, confetture e gelatine.


Tra infusori, cucchiaini, tazze e teiere, scorgo alcuni pezzi antichi di mirabile bellezza, molti dei quali lavorati a mano: trovo che donino al negozio la sfumatura di un tempo passato e rimpianto.

L’essenza del the vi guida lungo un viaggio lento, alla scoperta dei segreti di un rito che vi eleverà, al di sopra di ogni distrazione e preoccupazione.

L’essenza del the
via Cerva, 12 [MM San Babila] – 20122 Milano
tel. 0245481483
email: info@essenzadelthe.fastwebnet.it

Babington’s

Ho indossato uno degli abiti più raffinati che possiedo per andare da Babington.
Mi trovo in piazza di Spagna, nel prestigioso palazzo settecentesco adiacente alla scalinata di Trinità dei Monti.

All’ingresso avverto subito un forte contrasto tra i rumori della strada e il silenzio ovattato della sala da tè. Vedo molta gente seduta ai tavoli ma tutti parlano a voce bassa.
C’è una bella luce che filtra dalle finestre, che in realtà sono vetrine.
La sala è arredata in tipico stile fine 800 e conserva tutte le decorazioni, stampe e mobili di quel periodo. Il risultato è sicuramente raffinato e signorile.

Sono state due signorine inglesi di buona famiglia a fondare Babington, nel 1893 : Isabel Cargill e Anna Maria Babington. L’intento era quello di aprire una sala da tè e di lettura per la comunità anglosassone.
Ancora oggi è gestita dalla famiglia di Isabel Cargill ed è un luogo diventato sinonimo dell’arte di servire il tè “all’inglese”, nel rispetto della più rigorosa tradizione.

Il personale ha un’aria infelice: signore con una divisa verde e rossa, dalla capigliatura impeccabile, che indossano un falso sorriso cortese e fissano i clienti in maniera insistente.
La sensazione che si ha dopo essersi accomodati è quella di essere di troppo.
Il servizio è molto curato ma del tutto impersonale. Avverto la mancanza di un sottofondo musicale che quasi sicuramente conferirebbe maggiore calore alla sala.
Ogni rivestimento è in legno pregiato, c’è un piacevole profumo nell’aria e gli specchi antichi donano all’ambiente una chiara impronta storica.
I tavolini posti negli angoli più belli, quelli che offrono gli assaggi più suggestivi della piazza, sono tutti rigorosamente riservati e sono gli unici ad essere impreziositi da vasi colmi di fiori.
Mancano i punti di errore, quelli che non si riescono a controllare. Mancano gli spazi imperfetti, quelli in cui l’apertura di una porta non è dove dovrebbe essere. 
Non ci sono parti non finite, non chiare. Non vedo cose poste in posizioni sbagliate, non classiche.

Babington ha ospitato famiglie reali, politici, giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura e ancora oggi offre una selezione di oltre 30 diversi tipi di tè e miscele provenienti da tutto il mondo, a cui  si possono accompagnare dolci, muffins, tea cakes e scones caldi serviti con marmellate fatte in casa. Nel corso degli anni il menu si è arricchito con tradizionali breakfast all’inglese, insalate, sandwiches e piatti salati come il famoso riso al curry. E se non fosse abbastanza, il menu propone il tradizionale Brunch all’inglese con le uova Benedictine e l’High Tea: una  selezione di crumpets caldi e pasticceria.  

Il costo minimo di una tazza di tè è di 9,00 euro e quello massimo si aggira intorno ai 23,00.
Ordino un Keemun North Congou Anhui, un semplice tè nero aromatizzato all’orchidea. Non riesco ad apprezzarne la qualità: non emana alcun odore e il sapore è quello dell’acqua calda.
Sul menu non sono indicati i tempi di infusione per ciascun tipo di tè e le cameriere sono troppo discrete per dispensare indicazioni in merito: il risultato è un’infusione assolutamente imprecisa che altera la bevanda e non ne esalta le giuste caratteristiche.

Babington’s English Tea Room
Piazza di Spagna, 23
00187 – Roma
Phone  +39 06 6786027
Fax      +39 06 6791532
email: sales@babingtons.com