Accordiamoci

Tempo fa la cara cobrizo ci ha invitati a prendere parte ad un tacito accordo, nell’accezione più letterale dei suoi molteplici significati: conformità di opinioni, di intenti; intesa, patto; emissione simultanea di più suoni, come concordanza tra soggetto e verbo.
Ebbene anch’io oggi come lei voglio farmi cassa armonica per un accordo rinnovato, per sostenere la ricostruzione del sogno di Chiara. Da appena 3 mesi, insieme alla sua socia, aveva inaugurato a Genova il delizioso ristorante Officina di cucina, frutto di impegno e passione. Il 4 novembre l’acqua impietosa ha distrutto tutto.
Una loro cara amica ha avviato una sottoscrizione per contribuire a rimettere in piedi il ristorante e insieme il sogno. Chiara alla fine riceverà un unico regalo, un unico importo totale frutto del nostro accordo e questo rispetterà sia donatori che beneficiari.

Avendo avuto l’autorizzazione a diffondere pubblicamente la notizia dell’iniziativa, riporto di seguito gli estremi: perché l’accordo possa diventare reale. E se avete piacere, vi chiedo di passare parola.

IBAN: IT86T0617501410000001648580

Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO

Ho atteso questo giorno per chiedervi di partecipare a questa iniziativa, perché oggi è il mio compleanno. Fate un regalo a me, perché io possa fare un regalo a Chiara e perché  lei possa restituirci il dono ricominciando a cucinare per noi. Perché l’emissione di piacere sia simultanea.
Grazie.

Vi rimando qui per gli ultimi aggiornamenti.

 

Fuori tema: il cibo diventa strumento terapeutico

David Servan-Schreiber, psichiatra e neuroscienziato francese, autore di un best-seller dal titolo Anticancro (edito da Sperling & Kupfer), sostiene che tutti abbiamo cellule cancerose nell’organismo. Possiamo però evitare che si attivino facendo appello alle difese naturali.
È stata la sua storia personale a condurlo a questo assunto, perché dopo la scoperta di un tumore al cervello ha accantonato l’impegno professionale in campo psichiatrico per immergersi totalmente nello studio del cancro.
Il medico francese sostiene che l’epidemia di questo male ha cominciato ad investirci dal secondo dopoguerra, da quando il nostro modo di vivere ha subìto un netto cambiamento. Dal 1945 abbiamo iniziato a consumare lo zucchero raffinato e poco dopo abbiamo inventato i grassi vegetali idrogenati, utili per garantire una facile preparazione e una lunga conservazione a molti cibi confezionati. In più, se i nostri nonni si recavano ovunque a piedi, oggi gran parte delle persone si muove esclusivamente in automobile.
Il grasso costituisce un deposito di colesterolo il quale, a sua volta, è la materia prima per la sintesi di alcuni ormoni sessuali. E, come molti sanno, numerosi tumori si dimostrano sensibili proprio a questi stimoli ormonali.
Dunque a tavola siamo soliti circondarci di nuovi nemici che sostanzialmente alimentano le cellule cancerose.
Dovremmo preferire le proteine che provengono dai pesci, dal pollame biologico, dai legumi e dalla soia, alimento della cucina orientale che non solo riduce il colesterolo, ma contiene molti isoflavonoidi, un gruppo di fitoestrogeni in grado di arginare la presenza degli ormoni sessuali.
Oltre al riso, dovremmo fare in modo di mangiare spesso orzo, farro, grano saraceno, miglio e avena, in quanto rallentano l’assorbimento degli zuccheri e non inducono i rialzi bruschi della glicemia.
Ottimi i semi di sesamo, di girasole, di lino e di zucca, tutti ricchissimi di lignani (altri fitoestrogeni).
Tra il vino bianco e quello rosso dovremmo prediligere il secondo, perché contiene un antiossidante di spicco, il resveratrolo, e dovremmo bere molto tè verde i cui polifenoli sono antinfiammatori. Naturalmente dovremmo evitare il fumo, consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, limitare le carni rosse, gli insaccati e cercare di muoverci quotidianamente per almeno 30 minuti consecutivi.
 

Chi condivide l’opinione di Servan-Schreiber è anche Ferran Adrià, cuoco di fama internazionale che ha avviato un’affascinante esperienza di ricerca con la Fondazione Alicia (il nome deriva dalle parole alimentacion e ciencia) a Barcellona. Il centro studia i temi dell’alimentazione e trasferisce la scienza in cucina per rendere la gastronomia uno strumento anche terapeutico.

Nascono così ricette facili e nutrienti per aiutare i pazienti a tollerare meglio le terapie e allo stesso tempo prevenire alcune patologie come il diabete, l’obesità, l’anoressia e le riacutizzazioni della fibrosi cistica.
I cibi morbidi e poco salati sono adatti alle infiammazioni delle mucose, mentre uno sgombro al forno con pomodori e olive si addice a chi soffre di secchezza orale. E via dicendo.

Forse quanto la natura ha messo a disposizione è già abbastanza, forse bisogna fare in modo di non sottovalutare la rilevanza delle abitudini alimentari: dobbiamo recuperare l’antico approccio di fiducia nei confronti di ciò che mangiamo.
La medicina convenzionale può salvare la vita, ma spesso rappresenta solo un attacco frontale alle malattie. Il buon cibo può essere da solo una potente arma di prevenzione.

Fuori tema: Delurking day

Sono coloro che frequentano siti web, blog, forum o altri sistemi di interazione senza mai dare cenno della propria presenza: i lurker lasciano le proprie tracce informatiche nei log di accesso senza mai partecipare.
Qualche anno fa un blogger americano ha dato vita al delurking day (che ricorre puntualmente tra il 4 e il 12 gennaio), ossia “giorno dedicato ai lurker“, spinto dalla voglia di chiedere, almeno per una volta, a tutti i lettori silenziosi di lasciare nei commenti un segno del loro passaggio, un breve saluto, una firma, a testimonianza di reciproca esistenza. Un giorno in cui non si è più solo osservatori, ma membri di una comunità; un giorno in cui si chiede a chi serpeggia tra le pagine web che apprezza e che magari consulta tutti i giorni, di dare una forma alla propria presenza.

L’iniziativa ha raccolto numerosi consensi anche in Italia e quest’anno ho scelto di lasciarmi coinvolgere dalla simpatica sfida. Certo è un gioco e come tale va considerato se vi diverte.
Vi sarò grata se vorrete accogliere l’invito.
 

Foto tratta dall’album di marcosan74

Fuori tema: Il vino per la neve

Con l’interessante iniziativa di Maricler inauguro una nuova categoria del blog intitolata “Fuori tema”: una piccola selezione di notizie, esperienze e curiosità che meritano di essere menzionate e diffuse, seppur lontane dall’universo del tè.

Apre la rassegna “Il vino per la neve“, un’originale raccolta di ricette che promuove il gusto della tradizione e il valore dei cibi semplici. Il protagonista è il vincotto, un nettare dolce che affonda le sue radici nella cultura gastronomica del Salento. È un mosto d’uva dal colore scuro ottenuto dalla cottura a fuoco lento delle uve Negroamaro e Malvasia Nera, raccolte dopo un naturale appassimento di circa 30 giorni. In seguito alla cottura, il mosto si riduce ad un quinto del volume iniziale e viene riposto in botti di rovere per quattro anni.
Attualmente è considerato un esaltatore naturale di sapori, un condimento adatto ad ogni tipo di pietanza: selvaggina, formaggi stagionati, pollame, verdure, cocktail e dessert.
Valeria Righini, professoressa di storia della Produzione artigianale e della Cultura materiale presso l’Università di Bologna, ci insegna che la menzione del mosto cotto ricorre frequentemente nelle opere di Catone, Varrone, Columella e Plinio, i quali ne indicavano vari utilizzi: per la conservazione della frutta come uva, pere, sorbe, corniole, prugne e olive; per migliorare il gusto del vino aspro o del vino dal sapore poco gradevole; per la preparazione del vinello consumato dagli schiavi, come cibo per le api e per ingrassare le lumache di allevamento; per numerosi usi medici, specie di natura ginecologica.

Per sapere quante consuetudini e quante storie ancora si perpetuano celebrando la preziosità e la bontà del vincotto, Maricler chiede a ciascuno di voi di regalarle la propria ricetta: degli elisir ottenuti da fichi, uva, miele, melagrana, oppure dei possibili abbinamenti sperimentati.

Il mio contributo nasce dalla pazienza e dall’abilità di mia zia Anna, che ogni anno si adopera per produrre il vincotto di fichi utile a mia nonna Maria per impregnare le cartellate, tipico dolce natalizio pugliese (la cui ricetta potete trovare qui). La tradizione vuole che lo si faccia a fine agosto, sulla grande terrazza di mia nonna, mentre le altre sorelle e alcuni nipoti lavorano alla produzione della salsa. Ci si ritrova alle 7.00 del mattino quando l’aria è ancora fresca, si fa colazione insieme con le brioches calde imbottite di crema e cioccolato, acquistate sempre presso lo stesso bar, e si dà il via ai lavori.
La preparazione del vincotto è casereccia e le dosi sono assolutamente “ad occhio”, come ogni ricetta di famiglia che si rispetti.
Per circa 7 Kg di fichi:
Lavateli accuratamente con acqua calda, tagliatene l’estremità e poneteli in una grande pentola in cui li coprirete con molta acqua. Cuocete per circa 3 ore, finché i fichi vi sembreranno del tutto spappolati.
Successivamente mettete a scolare la polpa di fichi in un velo, con un recipiente sotto che ne raccolga il mosto. Schiacciateli per ottenere più succo possibile e poco dopo cucinate il nettare ottenuto a fuoco basso finché si sarà ristretto.

Qualora aveste voglia di partecipare alla raccolta scrivete entro il 31 dicembre a: maricler@thechefisonthetable.com