Il racconto del Tè di Natale: proclamazione del vincitore

“Esattamente un anno fa, stanco dei pochi stimoli che avevo attorno e in cerca di nuove avventure, ho deciso di trasferirmi in Inghilterra per qualche mese, perché tutto intorno a me era buio e avevo bisogno di vedere i colori.
Il mio non è il racconto del viaggio, ma del ritorno. Del momento in cui ho raccolto le persone a me care, davanti ad una tazza di tè, in una calda atmosfera natalizia.

Avevo invitato a casa mia chi veramente mi era mancato in quei momenti con lo scopo di stare un po’ insieme, ma la sorpresa più grande è stata ricevere da loro  un pacco con dentro un tè: il tuo TÈ di Natale.
Ricordo i loro volti riflessi nelle tazze rosse con gli agrifogli verdi , le fragorose risate nel sentire i miei racconti di viaggio e la voglia che quei momenti potessero durare per sempre, o perlomeno fino al momento in cui si mette di nuovo l’acqua a bollire e si inizia nuovamente.
Nella stanza i carillon suonavano canzoni natalizie, le lucine dell’albero coloravano le pareti e il freddo pungente riusciva solo ad appannare i vetri delle finestre.
Non so se sia quella magica atmosfera oppure la bellezza di sorseggiare del tè con chi ti è veramente vicino, ma posso dire che quel momento lo ricordo ancora ora e quando arriva Natale, ormai per tradizione, metto su il bollitore e preparo quel tè così particolare  e l’odore che  si perde per tutta la casa mi ricorda il viaggio, ma soprattutto il ritorno. Un ritorno che ha ancora il sapore di biscotto e carota, ma in compagnia”.

Il racconto appartiene alla penna di Ezio, anzi di SpEzio, un giovane travel blogger pugliese che ambisce a speziare le giornate di tutti, in un viaggio immaginario con una vecchia valigia sotto braccio che nasconde un bastoncino di cannella.
Colleziona cappelli, si definisce un cantastorie, desidera che i suoi lettori si sentano su una ruota panoramica mentre leggono i suoi racconti.
Si aggiudica il premio per il miglior racconto del Tè di Natale per l’autenticità, la semplicità e la delicatezza. Per la suggestione legata alla dimensione del viaggio, del conforto, dell’amicizia.  Del ritorno a ciò che è familiare.
Lo ringrazio per aver voluto condividere il suo ricordo e per averci trasferito l’emozione.

Il premio consiste in un cesto composto da un set di due tazze giapponesi artigianali, un libro di haiku, una selezione di tre tè, un set cucchiaini dosatori per le foglie e una deliziosa confettura di Moreno Cedroni di fragole e timo al limone.

I racconti arrivati sono stati molti, soprattutto attraverso le email. È stata una gioia accoglierli tutti: alcuni divertenti, altri malinconici, altri ancora di una tenerezza quasi inesprimibile. Tutti voglio ringraziare.
Tengo a trascrivere anche alcune righe di quello di Elena T., una cara cliente che vive in una paesino della provincia di Verona, che pure mi ha colpita per calore e bellezza.

Trovo che il Natale sia uno dei periodi più belli dell’anno. È periodo di festa e di regali e di famiglie felici.
Il mio Natale per molti anni non è stato poi così bello. Figlia di immigrati, ho trascorso la maggior parte dei miei Natali sola con i miei genitori. Quanta tristezza avevo nel cuore in quei momenti.
Ho ricordi di Natali trascorsi nella solitudine della mia stanza, in compagnia di un buon libro. Era diventato un piccolo rito comprarmi un libro da leggere il giorno di Natale. Lo sceglievo sempre qualche settimana prima e lo riponevo sul comodino in attesa del fatidico giorno.
Ora che molto è cambiato, i miei Natali sono decisamente più ricchi di sorrisi ed anche se i miei parenti sono lontani ho la fortuna di trascorrere questi giorni in compagnia delle persone che più amo.
Mi piace onorare questa magica  giornata in loro compagnia, mi piace cucinare, preparare una bella tavola piena di pietanze ed addobbare la casa a festa. Adoro il Natale e lo stare assieme.
Ma non per questo rinuncio al mio piccolo spazio che tanto mi era caro gli anni passati,  la mia tradizione personale a cui non voglio rinunciare: leggere un piccolo libro nel silenzio della mia stanza.
Da qualche anno la lettura del libro è sempre accompagnata da un’ottima tazza del tuo Tè, che mi riscalda e accompagna di pagina in pagina. Perché l’ho assaggiato per la prima volta l’anno scorso ed ha subito evocato in me ricordi di bambina, di una bambina felice ed estroversa che non aveva paura di nessuno. Ricordi di quella stessa bimba che a suon di studio e coraggio si era meritata il rispetto di tutte le persone che non la volevano.

Perché è questo quello che evoca in me questo tè di Natale. Con quel profumo di biscotto così buono che solo ad annusarlo mette allegria, ti fa pensare ai biscotti e al latte lasciati la notte a Santa Lucia, e al foglio con la firma della Befana che hai custodito per così tanto tempo, e a Babbo Natale che quella volta avevi riconosciuto come tuo vicino di casa.

Perchè questo tè è capace di scatenare vortici interni di emozioni. Non si sa mai quale nota sensibile toccherà al prossimo assaggio. Ed è per questo che va bevuto lentamente e nella tazza migliore, perché è elegante ma non pretenzioso, piace a tutti e produce una piccola consapevolezza interiore che bisogna saper ascoltare.
Io preferisco berlo nella mia tazza di fine porcellana cinese color blu oltremare, di prima mattina, quando il sonno ha sfumato i ricordi del ieri e la sveglia invece ha creato i presupposti per una nuova giornata.

Perchè questo tè è speciale, perchè questo tè è Natale“.

Ci mangiamo una tisana?

Banner_ConcorsoHo scoperto per caso pochi giorni fa un grazioso food blog redatto da una ragazza di Lecco quasi mia coetanea. L’originale nome si ispira ad un vecchio negozio genovese di alimentari: “Al cibo commestibile”, semplice, essenziale.
Genny sogna di aprire un’osteria, è appassionata di cibi genuini, saporiti. Nell’attesa, ha inaugurato uno spazio virtuale che associa due sue grandi passioni: cucina e fotografia.

Il suo primo contest (concorso) ha a che fare con le foglie profumate. L’idea, che sposo in pieno e che sostengo da sempre attraverso le rubriche Le mie ricette e Il vostro ingredien-tè, è quella di utilizzare erbe, fiori, tè e tisane come ingredienti per realizzare ricette di ogni tipo; partecipo molto volentieri perché apprezzo la volontà di diffondere la cultura del tè  promuovendo anche la creatività in cucina. Apprezzo la curiosità, il confronto e le occasioni che consentono di imparare.
Le iscrizioni saranno accettate fino al 30 giugno; successivamente sarà il vasto popolo dei blogger a decretare il vincitore che si aggiudicherà una selezione di prodotti a tema.

La ricetta che propongo è la sintesi di molte delle mie passioni: la carne rossa, la frutta, il miele, naturalmente il tè e il pepe Szechuan. È un ottimo piatto unico, adatto a tutte le stagioni.
Ho utilizzato un tè nero perché sostiene degnamente il carattere della carne e contribuisce a creare un buon equilibrio insieme al sapore incisivo della salsa di soia.

FILETTO AL TÈ ASSAM CON MIELE, SALSA DI SOIA E PURÈ DI MELE E SEDANO

• 300 g di sedano-rapa
• 50 g di burro
• 3 mele Golden medie
• 4 fettine di filetto
• 2 cucchiaini di miele d’acacia
• 4 cucchiaini di salsa di soia
• 2 cucchiaini di tè Assam Mangalam
• 1 tazza del liquore dello stesso tè (preparato con 200 ml di acqua a 90°C)
•  sale e pepe Szechuan q.b.

Pulite e tagliate il sedano a pezzetti, lessatelo in acqua bollente per pochi minuti. Successivamente scolatelo, sciacquatelo sotto acqua fredda corrente e asciugatelo con un panno o carta assorbente.
Pulite e tagliate le mele a pezzi non troppo piccoli; fondete il burro in una padella antiaderente, aggiungete le mele e lasciate cuocere a fuoco basso finché non si colorano. Aggiungete il sedano e lasciate ammorbidire per 3 minuti.
Insaporite con la quantità di sale e pepe Szechuan che desiderate (tenendo presente che la salsa di soia è già salata e molto saporita) e mescolate con una forchetta la poltiglia di mele e sedano.
Togliete il grasso dalla carne e cuocetela su un’altra padella antiaderente già calda a fuoco alto girandola solo una volta. Quando avrà assunto un colore marrone scuro-dorato, rimuovetela dal fuoco e mettetela su un piatto (possibilmente riscaldato).
Nella padella in cui avete grigliato la carne aggiungete il miele e lasciatelo caramellare leggermente. Aggiungete quindi la salsa di soia e fate ridurre per 1 minuto prima di versare il liquore del tè.
Quando la riduzione sarà diventata abbastanza densa, spegnete il fuoco e aggiungete le foglie del tè. Permettete alle foglie di impregnarsi della salsa per qualche minuto.
Tagliate il filetto a listarelle abbastanza spesse e sistemate il purè di mele e sedano in un grande piatto da portata o, se preferite, su piatti individuali. Adagiatevi il filetto su cui potete spolverizzare alcune foglie di Assam e versatevi sopra la salsa al tè.
Se desiderate, potete accompagnare il piatto sorseggiando una tazza di tè verde giapponese Houjicha o di un qualunque tè nero cinese.

Filetto_al_Tè

Concorso fotografico: chi ha vinto?

Scegliere il rito del tè più rappresentativo e più originale non è stato affatto semplice: la giuria avrebbe voluto quasi tutti vincitori. Tuttavia, si è ritenuto opportuno giudicare ciascuna fotografia secondo tre criteri ben distinti: bellezza estetica e capacità tecnica espressa dall’immagine; valore concettuale del rito rappresentato; aderenza al tema del concorso. La foto vincitrice ha soddisfatto pienamente tutti i parametri.

Tè, Biscotti e Parole

Tè, Biscotti e Parole

Elisa da Cuneo, 23 anni, vince la prima edizione del concorsoIl tuo rito del tè“.
Descrizione: Tè per scaldarmi il cuore. Biscotti per addolcire i pensieri. Parole per portarmi via.
Le motivazioni sono diverse:
– originale e molto efficace la scelta di una sequenza temporale che rappresenta un chiaro inno alla lentezza tipica del rito;
– bella la scelta della luce che sprigiona calore e della ciotola di vetro che evoca intimità;
– apprezzabile la cura riservata ad ogni dettaglio: tutto indica che non si tratta di un solo istante, ma di un lungo momento che si assapora e si consuma con estrema calma;
– ammirabile l’impegno e la cura profusi nella realizzazione del risultato finale dell’immagine.
Elisa vince perché ha puntato su soggetti genuini, consueti ed essenziali, ritratti con estrema  raffinatezza.
Tè, biscotti e parole, i tre protagonisti di questo rito, si intrecciano formando un incastro perfetto, per dare forma a tre stati d’animo strettamente legati al liquore ambrato: calore, dolcezza ed evasione.
Il premio consiste in una teiera di ghisa giapponese da 300 ml (che ho descritto qui) e un termometro per il tè (la cui immagine trovate qui).

Il rito del tè in ufficio

Il rito del tè in ufficio

Il Premio Simpatia va a Giovanni da Viterbo, 45 anni, per il suo rito del tè in ufficio.
Descrizione: Sappiamo bene che il tè ha i suoi tempi e i suoi riti. Ma siamo presi dal fast e dal food e qualche volta, nostro malgrado, facciamo del fast tea.
Lo scatto è originale e apprezzabile è la sua sottile vena ironica.
Attraverso la rappresentazione del rito del tè offre uno spaccato reale di un modo di vivere diffuso. Ha reso in maniera efficace il netto contrasto tra la necessità di tranquillità e lentezza proprie del momento dedicato al tè, e l’affannata corsa contro il tempo a cui tutti oggi siamo costretti.
Giovanni ha il merito di aver proposto una location insolita per il rito di cui parliamo, offrendo un taglio bizzarro.
Interessante la presenza di gestualità e la scelta di articolare l’immagine come una breve narrazione.
È una fotografia spiritosa ma che al tempo stesso offre un interessante spunto di riflessione.
Il premio consiste in un Bath Tea (descritto nel precedente post).

Il mio compagno di tè

Il mio compagno di tè

Margherita da Napoli, 18 anni, si aggiudica il Premio Speciale dedicato alla partecipante più giovane del concorso (ha compiuto la maggiore età nei primi giorni di dicembre).
Descrizione: Un tè non si prende mai soli. I miei compagni sono una allegra teiera afgana e una tazza colorata. Perché il tè non è solo quello inglese delle 5.00, o quello da caffè letterario, o l’orientale. È anche il tè di noi studenti nelle giornate fredde di studio, arrangiato e confortante.
Non sarà un rito tradizionale, ma è il mio prima di cominciare a studiare.

La giuria ha apprezzato l’estrema semplicità della foto, la purezza del pensiero e la chiarezza dell’intenzione. Lo scatto è compiuto, sensato, vero.
Ha centrato due aspetti fondamentali:
1) lo spirito di condivisione e contemporaneamente di intimità, entrambi caratteristici del rito del tè;
2) l’approccio di piena libertà con cui sarebbe bene avvicinarsi alla tazza calda, al di là di ogni pregiudizio e ogni valore sociale o formale.
Ha rappresentato in maniera efficace la prerogativa del conforto propria del tè, associandola in modo intelligente allo stato d’animo dell’allegria interpretato dagli oggetti che ha scelto.
Il premio consiste in un sottoteiera in marmo anticato, realizzato con motivi orientali attinenti all’universo del tè.

Di seguito i nomi e i titoli delle fotografie dei primi 10 classificati:
1) Elisa – “Tè, biscotti e parole” – n.29
2) Claudio – “Colazione borana” – n.19
3) Guendal – “Tea…nker bell” – n.17
4) Melissa – “Il tè e il viaggio”- n.18
5) Barbara – “Due tazze di tè” – n.39
6) Francesca – “Domenica dedicata al tè” – n.21
7) Margherita – “Il mio compagno di tè”- n.23
8 ) Alex – “Chai” – n.37
9) Kja – “Fiorisce il tè nel giardino segreto” – n.16
10) Marina – “Una mattina in diagonale” – n.36

Il tè e il viaggio

Il tè e il viaggio

Una breve nota di merito va a Melissa per la fotografia “Il tè e il viaggio” e a Matteo per “Un mare di te“.
Quanto alla prima, sebbene abbia rappresentato un rito occasionale, di passaggio, la giuria ha trovato molto piacevole il modo con cui ha reso la dinamicità tipica della dimensione del viaggio (attraverso il numero degli scatti e le inquadrature). L’immagine è evocativa, calda, anche per la scelta del bianco e nero. Particolari gli oggetti del tè inconsueti e sfacciatamente semplici: non ci sono teiere, né tazze convenzionali. È un rito essenziale e sostanziale, un bel modo per dire che ovunque si vada, il momento dedicato al tè significa casa.

Un mare di te

Un mare di te

Il secondo poggia su un valore concettuale del rito senza dubbio speciale. È uno scatto ricco di poesia, dallo spirito marcatamente romantico. La location è originale, l’associazione tra tè, mare e amore è sorprendente e la commistione tra immagine e parole è di discreto impatto emotivo.

Il calore tè

Il calore tè

Vera Puoti, uno dei componenti della giuria, ha riservato una menzione speciale per la fotografia n. 40 di Maurizio da Roma “Il calore tè”: l’immagine è molto piacevolmente sofisticata per la scelta degli spazi (ovvero il taglio), con molto nero nella parte alta e la serie di grigi riservati agli “attori”, mano e tazza. Inoltre mi piace la sinteticità estrema eppure efficacemente significativa. La preziosità della tazza richiama l’importanza e la cura che si dedica al momento stesso, la voluta di fumo non è solo un fatto estetico, ma suggerisce il calore che ne emana, e l’ “io”, rappresentato solo da una mano, sfumata ed elegante nel gesto, narra il piacere del rito.

Ringrazio ancora tutti i partecipanti, i giurati per la loro disponibilità e sensibilità, e porgo i miei sinceri complimenti ai vincitori. Mi piacerebbe fare delle considerazioni su altre fotografie che mi hanno colpita e di cui ho ammirato la creatività, ma rischierei di dilungarmi troppo. Ripeteremo senza dubbio l’esperienza con una seconda edizione.
Qualora aveste voglia di rivedere tutte le fotografie che hanno preso parte al concorso, cliccate qui.

Chiuso il concorso: le fotografie di tutti i partecipanti

Il concorso fotograficoIl tuo rito del tè” chiude la sua prima edizione. È stata un’esperienza bellissima, sono molto contenta di averla realizzata; ringrazio di cuore tutti coloro che hanno partecipato, raccontato, diffuso, apprezzato e condiviso l’iniziativa.

Le fotografie pervenute, che attendono il giudizio entro il giorno 18 dicembre 2008, sono 43: 29 scattate da donne e 14 da uomini. L’età dei partecipanti oscilla dai 18 fino ai 56 anni e le loro professioni sono le più disparate.
Vi sono grata per avermi concesso di entrare nelle vostre case, per avermi permesso di condividere i vostri luoghi intimi, i rifugi e la vostra quotidianità. Mi rende felice che tutti abbiate riconosciuto al tè un valore simbolico molto importante, che ognuno abbia visto qualcosa nel riflesso della propria tazza.
È emerso ciò che speravo, una moltitudine di modi di concepire il rapporto con questa bevanda: intimo, occasionale, celebrativo, legato solo ad un momento, associato alla musica, alla lettura, al bisogno di quiete e relax, ai ricordi d’infanzia, alle esperienze di viaggi, inteso come simbolo di unione, di calore, di pausa, raccoglimento, sicurezza. Da tutto questo possiamo trarre nuovi spunti, nuovi stimoli, possiamo sperimentare esperienze caratterizzate da nuovi colori e odori. In tutto questo possiamo scoprire una serie di sensazioni che solo il tè è in grado di regalarci.
Mi è piaciuto che alcuni di voi abbiano reso protagonisti dei loro riti gli elementi della natura: il sole al tramonto, il giardino, l’autunno, il lago, il mare, la campagna, il bosco.
Grazie anche a coloro che attraverso i propri scatti ci hanno offerto l’opportunità di conoscere e apprezzare tradizioni diverse appartenenti a popoli lontani.
Ho appreso con orgoglio che non sono pochi gli appassionati del liquore ambrato, a dispetto di quanto affermano in Italia i mass media e i luoghi comuni.

Il numero consistente di partecipanti e la sorprendente varietà di riti rappresentati, molti dei quali estremamente validi e ricchi di fascino, hanno spinto la giuria a decidere di premiare altre due persone, oltre il vincitore assoluto. Non si tratterà dei consueti 3 primi posti, ma di due premi particolari: il Premio Simpatia, che sarà aggiudicato alla fotografia più ironica, e un Premio Speciale di cui vi sveleremo i dettagli al momento della proclamazione. Il primo dei due consiste in un Bath Tea (letteralmente= tè da bagno), un sacchetto che potrete utilizzare facendo una comune infusione di 4-5 minuti nell’acqua calda della vostra vasca. L’aroma è fruttato, riuscirete a distinguere le fragranze di mela, pesca e banana, e il risultato sarà un bagno rinfrescante, tonificante e, perché no, anche divertente. Potrete riutilizzare il sacchetto per altre 3 infusioni e la sensazione sarà quella di immergersi in una grande tazza profumata capace di ristorare corpo e mente.
Il Premio Speciale invece consiste in un delizioso sottoteiera in marmo anticato, realizzato con motivi tipicamente orientali attinenti all’universo del tè.


Mi sono occupata personalmente del confezionamento di ciascun premio, con la cura e l’affetto di chi desidera allietarvi il Natale, riconoscere e lodare il vostro impegno, e prendere parte ai vostri futuri riti del tè.
Senza le vostre idee, la vostra creatività, la vostra sensibilità e il vostro entusiasmo, questo progetto non avrebbe assunto alcuna forma.


La mostra virtuale che ho allestito in vostro onore ha inizio da qui. Le fotografie sono state pubblicate in ordine di arrivo e sono divise in 5 pagine; naturalmente chiunque è libero di lasciare nei commenti le proprie impressioni relative a uno o più scatti.
Se al termine del percorso vi sentirete arricchiti, vorrà dire che almeno in parte sono riuscita nel mio intento.

Il concorso fotografico: in dirittura di arrivo

Chi sta seguendo gli sviluppi del concorso fotografico, sa che tra circa 10 giorni scadrà il termine entro cui poter inviare le fotografie. Due mesi sono quasi trascorsi e l’iniziativa ha riscosso un successo che non osavo immaginare.
Sono felice che abbiate accolto l’idea con entusiasmo, che vi siate dedicati con passione alla realizzazione degli scatti e che abbiate proposto riti unici e tutti diversi. Ringrazio ciascun partecipante e colgo l’occasione per comunicarvi che, oltre al premio riservato al vincitore assoluto, sarà aggiunto Il Premio Simpatia che gratificherà la fotografia più spiritosa.
Inoltre, tengo a ricordarvi che, come espressamente indicato nel bando di concorso, le fotografie devono essere inedite. Non è stato sempre possibile controllare gli scatti arrivati, ma quando ne abbiamo avuto la possibilità e abbiamo scoperto che erano già stati pubblicati su altri siti o album Flickr, siamo stati costretti a non accettarli. Vi invito pertanto ad essere corretti, nel pieno rispetto delle regole e degli altri partecipanti.

In attesa di decretare la fine dei giochi e mostrarvi tutte le immagini, godo dell’incanto della neve e vi lascio la ricetta di un tè semplice e veloce particolarmente adatto a curare i sintomi influenzali (tratto dal libro “La via del tè“).
Secondo un’antica leggenda che risale al periodo dei Tre Regni (221-277 d.C.), un famoso generale e il suo esercito furono curati con questo tè. Si trovavano in una regione montuosa e si ammalarono di influenza.
Gli abitanti del luogo conoscevano una ricetta speciale per curare questa malattia, sebbene la formula fosse mantenuta segreta. Ciononostante, gli abitanti del villaggio decisero di aiutare comunque i soldati e prepararono il tè curativo. Il generale e l’intero esercito guarirono e ancora oggi, i visitatori che giungono nei villaggi di montagna sono accolti con questo tè.

Lei Ch’a

Ingredienti:
• 1 cucchiaino di foglie di tè verde Sencha (o qualunque altro tè verde)
• 1 cucchiaio di riso bianco a chicco lungo, crudo
• 3 fette sottili di radice di zenzero fresco
• 850 ml di acqua

Lavate il riso e tritate finemente le fettine di zenzero. Mettete il tè, il riso e lo zenzero in un mortaio con un po’ di acqua fredda e con il pestello schiacciate gli ingredienti finché non saranno diventati una pasta fine (in alternativa potete anche usare il frullatore).
Portare l’acqua a bollore in un pentolino, aggiungete il composto e fate bollire, mescolando in senso orario per 2 minuti. Togliete dalla fiamma e lasciate raffreddare leggermente prima di bere.
Potete variare la quantità degli ingredienti secondo il gusto personale.
 

Il concorso fotografico: qualche notizia

Questa breve intervista mi offre lo spunto per aggiornarvi in merito al concorso fotografico che ha aperto i battenti circa venti giorni fa.
Ringrazio molto tutti coloro che hanno apprezzato l’iniziativa e contribuito spontaneamente alla sua diffusione attraverso blog, siti, forum e riviste di fotografia online. Sono contenta che l’idea sia piaciuta e che stia spingendo molte persone a misurarsi con la propria creatività.
Siamo quasi a metà percorso e diversi scatti sono arrivati; vi rinnovo l’invito a partecipare, sono certa che rimarrete sorpresi dalla varietà dei modi con cui il tè si accosta alle consuetudini della gente.

Non vi ho raccontato molto circa il premio scelto per il vincitore. Ho ricevuto alcune email in cui mi hanno chiesto perché proprio una teiera di ghisa e non di terra cotta, vetro o ceramica.
La teiera di ghisa, non possedendo la memoria, quindi non assorbendo l’aroma delle foglie che contiene, si presta ad essere utilizzata per ogni tipologia di tè: dai neri aromatizzati ai verdi naturali. In più, mantiene il calore meglio di qualunque altro materiale. Quest’ultima capacità non serve solo a permettere di bere un tè caldo anche dopo mezz’ora dalla preparazione; serve soprattutto a fare in modo che l’infusione, dall’inizio alla fine, si mantenga alla stessa temperatura.
Ho voluto che fosse giapponese perché in termini di qualità, sicurezza e durata nel tempo è la migliore in assoluto, rispetto alle teiere di manifattura cinese che giungono in Italia.
È dotata di una smaltatura interna liscia e omogenea, caratteristica molto importante in quanto impedisce alla ghisa di essere a contatto diretto con l’acqua che tenderebbe così ad arrugginirla, compromettendo seriamente il sapore del tè e la nostra salute.
La teiera che ho scelto per il vincitore del concorso è munita di un resistente infusore in acciaio dove porrete le foglie dei vostri tè; avendo una capacità di 300 ml non risulta pesante, è maneggevole, graziosa e particolarmente indicata per una o due persone: per officiare il vostro rito più intimo.
A chi avrà la fortuna di riceverla raccomando di:
– non lavarla mai con detersivi o spugne abrasive, ma solo con acqua molto calda;
– asciugarla subito perfettamente;
– non porla a contatto diretto con il fuoco;
Рscaldarla sempre con acqua calda prima della preparazione di qualsiasi t̬.
Quanto al termometro, vi invito a leggere una delle risposte dell’intervista a cui ho fatto cenno all’inizio del post.

Vi lascio un assaggio della prima fotografia arrivata: appartiene a Giulia da Anzio (RM) e racconta il rito del tè pomeridiano come si faceva una volta nelle famiglie russe aristocratiche: una dacha, un samovar, un pomeriggio di agosto e tante chiacchiere intorno ad un tavolo pieno di torte e frutta. Sono ricordi della sua infanzia, quando tutta la famiglia ci si riuniva intorno.
 

Il tè russo come una volta

Il tè russo come una volta

Afternoon tea Award

Ho accolto con piacere l’invito a partecipare a questa iniziativa, perché chi l’ha organizzata è una persona gioviale, dall’entusiasmo contagioso e la cui creatività sono lieta di promuovere.
Naturalmente l’argomento mi è familiare, sebbene non sia granché appassionata del tea time britannico.
Sentendomi più vicina allo spirito orientale e considerando il tè una consuetudine quotidiana che appartiene ad ogni momento della giornata, ho cercato di interpretare la proposta di Twostella raccontando semplicemente un tè del pomeriggio, immaginandolo in un angolo appartato della mia casa e consumato con le poche amiche più care.
La colonna sonora è quella di “Time for tea“, una deliziosa raccolta di brani anni ’50 dedicati al tè, adatti a rendere l’atmosfera leggera e piacevolmente frivola.
Offrirei uno dei tè che preferisco, un verde naturale giapponese, il Gyokuro Uji, ma non sono certa incontri il gusto delle mie ospiti. Così preparo altre due teiere per un tè nero naturale Darjeeling Selimbong e un tè bianco cinese aromatizzato al melograno e lampone. Trovo che tutti costituiscano un ottimo connubio con i dolci a cui ho pensato: crepes con confettura di castagne al cacao, dolcetti allo zenzero e mandorle, un assaggio di scaglie di cioccolato fondente aromatizzato alla maggiorana, una ciotola di lamponi freschi bagnati con acqua di fiori d’arancio e delle frittelline di riso al miele di cui vi lascio la ricetta.

Ingredienti:
• 100 g di riso
• 1/2 litro di latte
• mezza stecca di cannella
• 50 g di farina
• un cucchiaino raso di lievito in polvere
• la scorza di mezzo limone grattugiata
• un vasetto di miele
• 3 uova
• olio di semi per la frittura
• un pizzico di sale
• 100 g di uvetta
• 40 g di zucchero

Mettete in ammollo l’uvetta in acqua tiepida (o in una tazza del tè nero che preferite).
Portate ad ebollizione il latte e la cannella in una casseruola. Unite il sale, il riso e fate cuocere quest’ultimo mescolando continuamente, finché il latte sarà assorbito.
Aggiungete, lontano dal fuoco, lo zucchero, la farina, l’uvetta ben asciugata, il lievito, la scorza del limone e i tuorli; mescolate bene e lasciate raffreddare il riso.
Successivamente amalgamatevi gli albumi montati a neve ben soda.
Fate scaldare l’olio nella padella e mettetevi a cucchiaiate il composto di riso. Fate cuocere, poche per volta, le frittelline, fino a quando saranno dorate e croccanti.
Scolatele su carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso, accomodatele su un piatto da portata e servitele tiepide, versando il miele al momento di gustarle.  

Quanto all’argomento di conversazione, mi piacerebbe proporre la lettura di una poesia di A. Machado intitolata “Sogno infantile“: per scivolare insieme sui ricordi adolescenti e tornare a fantasticare di fate, baci, feste e profumi.
 

Una chiara notte
di festa e di luna,
notte dei sogni miei,
notte di allegria
(…)
la più giovane fata
mi portò in braccio
all’allegra festa
che ardeva in piazza.
Sotto il crepitio
delle luminarie,
amore tesseva
matasse di danze.
E in quella notte
di festa e di luna,
notte dei sogni miei,
notte di allegria,
la fata più giovane
mi dava un bacio
in fronte.
Tutti i roseti
davano profumi,
tutti gli amori
offriva l’amore.
 

*Qui trovate gli altri menu di chi ha partecipato all’iniziativa.