Anna Biancardi: un modo di essere nel fare

Ho iniziato a raccontarvi della genesi di questo progetto in questo post.
Le protagoniste sono essenzialmente tre: una donna, la ceramica, l’arte. Con questa intervista mi accosto a loro con discrezione ed estrema delicatezza: lascio spazio alle parole di Anna Biancardi e alle immagini di quanto ha realizzato.
Il mio grazie è sincero e totale. Benvenuta tra i miei carissimi ospiti.

1- Sul tuo sito hai scritto: Quando la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco danzano al ritmo del mio cuore, allora nasce una ceramica d’arte. Che ritmo ha il tuo cuore?
Ha il ritmo dell’alternarsi della vita e della morte. Con il movimento dei quattro elementi, in un processo irreversibile, la massa d’argilla informe e morbida, si trasforma in una struttura organizzata ed “eterna”. Ritorna ad essere la roccia madre da cui proviene.
L’arte della ceramica è un ritorno all’origine: in senso metaforico il ritmo del cuore è l’equilibrio dinamico, l’alternarsi degli opposti.

2- Quando hai capito per la prima volta che lavorare l’argilla sarebbe stata la tua vita?
Provengo da una formazione pittorica ricevuta in tenera età da mia madre prima e da due anziani pittori dopo; ma a 14 anni, nel laboratorio dell’istituto d’arte misi le mani nella creta per la prima volta. E non le tolsi più.
Ho sperimentato molti materiali durante la mia formazione, ma ad esempio scolpire il legno o il marmo richiede un’aggressività che non è costante nel mio carattere, mentre l’argilla nella sua morbidezza permette lo spostamento, il movimento e il ripensamento dopo l’azione. La determinazione che richiede nell’essere modellata mi è connaturata.

3- Cosa si prova quando dal nulla si riesce a dare forma a qualcosa? Cosa significa per te creare?
Io provo completezza.
Creare è  trasformare. Sono ciò che creo e creo ciò che sono. È un modo di essere nel fare.
Non sono io che scelgo di creare, accade spesso il contrario. È un impulso potente, un guizzo interiore che si concretizza attraverso l’abilità tecnica esprimendo qualcosa che va oltre l’aspetto materiale dell’oggetto. Mentre creo traduco in forma tangibile qualcosa che proviene da quel “mondo di mezzo”, da quel bacino di memoria collettiva, una dimensione invisibile e spirituale.
Spesso l’idea originaria mi arriva da dentro durante il sonno o in uno stato di rilassamento meditativo, oppure dal mondo esterno, studiando le molteplici espressioni degli artisti classici o contemporanei che preferisco e che sono sempre fonte di grande ispirazione.
Ma succede altrettanto spesso che anche qualcosa di insignificante può suscitare in me il pretesto per un’opera. Questo non basta naturalmente, ma si parte da lì .
Poi ci sono approcci diversi nel creare. Personalmente ho una formazione progettuale, quindi dal momento in cui accolgo l’idea comincio la raccolta dati, l’elaborazione, il confronto, l’analisi degli obiettivi e la scelta degli strumenti e delle tecniche operative. Ho bisogno di avere il massimo controllo tecnico prima, per potermi permettere l’improvvisazione poi.

4- Gioielli dei sensi”, “Les mains du sabotier”, “Effetto nascita”: sono alcuni tra i tuoi progetti più importanti. Qual è il percorso attraverso cui arrivi a scegliere un tema intorno al quale sviluppare un nuovo progetto artistico?
In genere è determinato da un’incubazione più o meno lunga di esperienze personali. Oppure, come nel nostro caso, nasce da interessi condivisi con altri creativi, dove sinergie  di  molteplici espressioni convergono in un comune obiettivo.
Più raramente è un tema proposto da un committente.

5- Il tuo primo incontro con il tè.
Il primo non me lo ricordo esattamente, ma quando insegnavo ceramica alla scuola d’arte di Aosta (quasi 30 anni fa), per questioni tecniche durante le lezioni di laboratorio avevamo unito i due intervalli creando un break di 15/20 minuti. In quel lasso di tempo preparavamo il tè in un’enorme teiera rossa di metallo smaltato e lo bevevamo in una semplice ciotola in ceramica che si faceva girare tra studenti e insegnanti, oppure nelle tazze auto prodotte. Eravamo un grande e giovane team e bere il tè era diventato un rito irrinunciabile.

6- Che ruolo ha il tè nella tua quotidianità?
È una bevanda che prendo in ogni momento della mia giornata, anche durante i pasti. Una pausa per me stessa o una condivisione amichevole.

7- Qual è la tipologia che preferisci e quella che meglio ti rappresenta?
Di quello sfuso e a foglia larga preferisco i tè dolci e in generale tutti i tè aromatizzati. Ma i miei gusti dipendono dalla stagione: d’estate adoro le perle di tè profumate al gelsomino o il tè alla menta; d’inverno amo il tè più speziato, per esempio con cannella e vaniglia; in primavera i tè fruttati e fioriti; in autunno i tè nella loro naturalezza, senza alcun aroma aggiunto.

8- Nel 2009 hai realizzato un progetto che hai chiamato Le teiere bizzarre.
Com’è nata l’idea?
Lavorando su due fronti, quello artigianale e quello artistico, mi interrogo spesso sull’arte della funzione e la funzione dell’arte, su come far entrare l’arte nella vita quotidiana, su come promuovere un’attenzione diversa verso l’oggetto d’uso quotidiano, come rendere il conosciuto sorprendente e importante.
La teiera è un oggetto presente in quasi  tutte le case, perfetto quindi per essere valorizzato ad arte. Sono nate così le teiere bizzarre, oscillano tra il moderno e lo spiritoso, come Giocagiò o L’elefante, due pezzi che stravolgono le regole della foggiatura tradizionale: sono infatti ricavate da un contenitore singolo a collo lungo tornito e poi ribaltato sul fianco affinché il collo si traformi nel beccuccio. Alcune sono molto strane, altre più classiche e funzionali, ma tutte  uniche nella propria natura artistica.

9- In che modo il tè ti ha ispirata?
Il tè è una bevanda con un carattere forte, determinato da fattori che coinvolgono tutti i sensi. La tonalità delle foglie e del liquore, il profumo, la temperatura, la trasparenza, il sapore dolce o amaro. Questi temperamenti mi hanno ispirato le forme e colori.
Voglio portarvi alcuni esempi. Il tè egiziano che i miei amici nel Mar Rosso lasciano depositare sul fondo, ha dato vita ad una teiera che ho chiamato Sabbia d’oro. Il tè nero turco dal sapore profondo e tostato si è tradotto nella teiera Black Boy; i tè verdi profumati alla rosa e gelsomino mi  hanno suggerito la teiera Campo de’ fiori.

10- Le tue teiere sono quasi tutte delle kyusu, ossia teiere giapponesi con il caratteristico manico laterale. In che modo l’arte della ceramica orientale ti ha influenzata? 
Seppur molto distante dalla mia matrice culturale occidentale, lo Zen e l’arte della ceramica sono entrate nella mia vita di pari passo: come nella pittura Zen giapponese ogni pennellata esprime la totalità del vissuto dell’artista, così nell’argilla le mani del maestro imprimono tutta la sua esperienza personale nel momento presente.
La cerimonia del Tè testimonia l’essenza dello Zen del vivere nel qui ed ora. Nè religione, nè filosofia, bensì un atteggiamento interiore della coscienza che si rivela nel fare quotidiano. Per me la chiave di questo atteggiamento è “l’attenzione”.
È noto che il tè fosse una bevanda utilizzata nei monasteri per combattere la sonnolenza nelle lunghe sedute di meditazione, apprezzata dai nobili e dai guerrieri; l’assunzione del tè divenne in Oriente una vera e propria arte spirituale (Cha-do – la Via del Tè) ritualizzata nel Cha-No-Yu – la cerimonia del tè.
La ceramica che produco, rispettando questa chiave interpretativa dell’attenzione al momento presente, non vuole copiare quella giapponese, piuttosto desidera tradurne i criteri stilistici quali per esempio l’asimmetria, la spontaneità espressiva e la severità in tazze, teiere e contenitori dalle forme uniche rispecchianti la mia realtà, consone al mio credo e funzionali ai miei ritmi di vita.

11- Nel processo di creazione delle tue opere, qual è il passaggio che ritieni fondamentale? 
Il coraggio di credere all’idea.
Il passaggio dall’idea alla realizzazione è delicato, un pò come lasciarsi andare all’indietro in una  discesa in corda doppia. C’è un momento in cui devi accettare il rischio e andare, è un piccolo momento conflittuale che richiede il coraggio di sbagliare e al tempo stesso la fiducia nelle proprie capacità. Certo qui non si fa male nessuno, è una bella differenza!
Quando poi si parte, il primo passo è decisivo: impastare l’argilla, stabilire il contatto con le mani, metterla/si in movimento, entrare in sintonia con la madre terra.

12- Cos’è la bellezza in una ceramica d’arte?
La forza espressiva (estetica) unita alla perizia dell’esecuzione (funzione). È un riflesso di polvere di vita.

13- Raccontaci di queste 3 esclusive creazioni che hai realizzato per Insieme a tè.
Queste tre teiere nascono dall’incontro con te Acilia, dal comune desiderio di creare qualcosa di unico che fosse carico di calore umano, che entri nelle case, che produca vibrazioni positive e nel suo utilizzo rimarchi la sacralità di ogni istante .
A cosa ti sei ispirata?
Mi sono ispirata ad Acilia e al marchio della bottega virtuale, ai tè che mi hai regalato, ai riccioli dei tuoi capelli, agli scritti nel tuo blog, alle foto, ai tuoi trent’anni e soprattutto alle atmosfere che sai creare, al tuo modo di coinvolgere chi ti legge.
Come hai scelto le forme e i colori?
Ciascuna delle tre teiere è realizzata a mano partendo dal progetto disegnato. Sono modellate completamente al tornio, uno strumento antico che amo particolarmente per la sua valenza meditativa e silenziosa. Sulle pareti delle teiere sono impressi i segni del lavoro delle delle mie dita, a testimonianza di quella componente umana che si è inevitabilmente persa nella produzione industriale.
Questo metodo di foggiatura è una sorta di meditazione in movimento. Ho dato a queste teiere dei caratteri diversi: l’una è più sorridente, l’altra più seriosa, una più materna, l’altra più dominante. Ho lasciato su di loro le mie impronte.
La plasticità dei motivi in rilievo disposti sui coperchi e richiamati sulle pance o sull’attacco dei manici, si rifanno alle volute del tè fumante presenti nel marchio della bottega.
Le tonalità calde dei rivestimenti vetrosi ad alto fuoco avvolgono le forme accentuando le zone d’ombra con ossidi metallici fusi in essi. La cottura ad alta temperatura degli smalti matt (1200°) produce superfici morbide e setose al tatto, talvolta brillanti, a tratti  ruvide e materiche.
Qual è la loro poetica?
Io credo che gli oggetti non entrino in contatto soltanto con la nostra dimensione fisica e visiva, bensì anche con quella  fatta di pensieri, emozioni, spirito ed energia e quando un oggetto ci piace particolarmente ciò avviene perché sta comunicando con noi a tutti i livelli. Non solo gli oggetti parlano, sanno anche ascoltare, silenziosi testimoni dello spazio e del nostro agire in esso.
Chi acquisterà e userà le mie teiere continuerà l’opera che io ho iniziato, diventando a sua volta protagonista nell’interazione con loro, attraverso cura e attenzioni, diventando un consapevole ri-creatore del proprio vivere quotidiano. È un rapporto senza soluzione di continuità tra l’artefice, l’oggetto e il fruitore, che si declina nella poetica del divenire e produrre emozioni.

A questo proposito, per regalarvi l’emozione della creazione, ho voluto realizzare questo video con cui vi invito ad entrare nel mio laboratorio e assistere alla nascita di queste 3 creature: Sorriso di melograno, Notte d’ambra e Spire dorate.

 

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9 Commenti a “Anna Biancardi: un modo di essere nel fare”

  1. roberta cobrizo Scrive:

    bellissimo progetto, Acilia.
    è una magia poetica vederle nascere da quelle mani, nel video!

  2. Francesca Scrive:

    Complimenti all’artista e a chi sa creare sapientemente con le mani. Queste opere d’arte sono ricche di vita e di conoscenza umana.

  3. Sabrina Scrive:

    Sono rimasta affascinata dai gesti, dalle pressioni misurate delle mani di Anna che hanno sapientemente dato vita a queste teiere. E’ vero, colori e finiture, i riccioli e il logo… tutto parla e respira di oriente, così come lo percepiamo tramite il blog e le foglie selezionate. Complimenti a due donne fantastiche!

  4. Lina Dau Scrive:

    Un bel tè mi ristora, mi riscalda, mi prepara ad una serata o nottata di studio o letture, mi fa ritrovare quelle idee che mi sono venute rifacendo ogni volta la strada da casa al lavoro e viceversa,mi fa ritrovare me stessa ed è bello ricordare gli altri modi di gustarlo che ho appreso da altri popoli: dolcificato con la marmellata o con dei bellissimi cristalli di zafferano disposti su una bacchetta che sembra magica!
    Buon tè!!!

  5. Paola C. Scrive:

    Complimenti ad Anna e Acilia, per ironia della sorte unite anche dall’iniziale del loro nome 😉
    È bellissimo assistere a simili fusioni di creatività e sensibilità…sono davvero ammirata.
    Non so quanta gente riuscirà ad apprezzare e comprendere questo progetto e soprattutto il suo valore, ma a me è arrivato tutto e per questo vi ringrazio.
    La mia preferita è Notte D’Ambra 🙂

  6. Agos Branca Scrive:

    Ho letto con grande piacere, e non nascondo di aver preso spunto per un simile progetto.
    Mi ripropongo, però di metterlo in pratica solo quando avrò raggiunto la medesima passione e lo stesso vostro trasporto. Quando avrò la carica interiore e il coraggio di credere all’idea.
    La mia amica neuropata Lucia mi ha aperto un mondo…

  7. Acilia Scrive:

    @Agos Branca
    E io ti auguro di trovare presto questo trasporto e questo coraggio.
    In bocca al lupo e grazie per aver lasciato traccia del tuo passaggio.

  8. salvo Scrive:

    sono molto belle le vostre creazioni…originali

  9. Anonimo Scrive:

    mi piacciono molto…

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