gio, 4 febbraio 2010

La camomilla ha un posto nei ricordi di ognuno.
Il mio è rimasto in via Michelangelo Buonarroti, in una cucina piccola e accogliente, su un frigorifero bianco. Era lì che la nonna Mimma era solita conservare i suoi mazzetti di fiori di camomilla, in un barattolo di vetro.
Erano i tempi in cui alcune donne ancora la raccoglievano, per poi spargerla sui teli di cotone al sole, lasciarla essiccare e sgranarla. Mi raccontava che nella sua giovinezza molti uomini la utilizzavano come tabacco per la pipa.
Avevo poco più di cinque anni e quell’odore di fiori soleggiati mi colpiva, mi piaceva molto osservare la ritualità e allo stesso tempo l’ormai veloce abilità con cui lei sapeva prepararla. Il pentolino di rame dal manico rotto, il colino che aveva perso la sua lucentezza e le grandi tazze bianche e blu.
Rimanevo spesso a riposare da lei nel primo pomeriggio e l’aroma di camomilla, che spesso sorseggiavamo dopo pranzo, nutriva la flanella delle lenzuola. Per qualche tempo ho creduto che anche i fiori disegnati sui cuscini sprigionassero quell’odore.
Al risveglio, il più delle volte c’era il gelato, sedute sul balconcino stretto.
Amavo l’immagine di mia nonna riflessa nello specchio mentre spazzolava a lungo la sua chioma grigia, per poi raccoglierla in un corposo chignon che affrancava con fermagli di corno.
La camomilla mi fa tornare ai suoi occhi, che non ci sono più.
A lei devo il merito di avermi trasmesso il fascino e l’arte dell’infuso, di avermi insegnato il piacere suscitato da un aroma familiare. Per questa ragione da oggi, nella bottega virtuale, la sezione dedicata agli infusi si arricchisce con i fiori di camomilla.
È il modo in cui posso rendere omaggio al suo ricordo, ai miei ricordi. È la mia maniera per concederle di entrare nelle vostre case e tenervi compagnia alla sera, o dopo pranzo com’era sua consuetudine.
La tazza che vedete nella fotografia apparteneva a lei, è una delle sue cose che ho voluto tenere dopo che ci ha lasciati, insieme ad una scatola di legno in cui conservava bottoni, ditali, uncinetto e medagliette.
Nella sua tazza bianca e blu bevo la mia camomilla dal 4 ottobre. E vi ritrovo la morbidezza delle sue lenzuola.
Tag: camomilla, fiori di camomilla, infusi, tisane
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4 febbraio 2010 alle 18:04
Io non ho particolari ricordi legati ai fiori di camomilla, che pure uso di frequente da una vita per lenire ogni tipo di disagio, sia esso nel corpo o nei pensieri… A maggior ragione ti sono grata per avermi donato questo tuo, dolcissimo e sinceramente commovente.
Un abbraccio.
5 febbraio 2010 alle 14:08
Con questo racconto mi hai fatto commuovere, e non poco….Ero legatissima anche io alla mia nonna, e conservo tutti i suoi attrezzi da cucina, anche se molti ormai vecchissimi: li uso quando voglio stare in sua compagnia, ricordarmela, e pensare che sia ancora con me, che mi aiuti a preparare il pranzo….Un abbraccio forte…Complimenti, la Bottega Virtuale sta diventando sempre più fornita!
6 febbraio 2010 alle 12:14
Anche io mi sono commosso leggendo questo racconto… Toccante, complimenti. Sono racconti del genere che mi ricordano quanto sono fortunato ad avere i miei nonni ancora accanto a me (seppure non tutti, purtroppo): sono una fonte inesauribile di conoscenza e cultura di tempi passati, e quando li si perdono, una parte di noi se ne va con loro… per questo bisogna godere appieno della loro compagnia, finchè sono tra noi.
Anche se è da un pò che non ti scrivo, continuo a seguirti e a rifugiarmi in questo angolo virtuale ogni qualvolta sento il bisogno di ricordarmi che la vita, dopotutto, è bella.
Un abbraccio, Riccardo
6 febbraio 2010 alle 19:24
Non ho alcun ricordo della camomilla perchè non ne ho mai apprezzato l’aroma. Tuttavia, ho letto con piacere questo racconto profondo, che parla all’animo toccando il cuore.
Un abbraccio.
8 febbraio 2010 alle 09:19
i fiori di camomilla li ho scoperti da grande, quando ho cominciato a guardarmi intorno e a non essere per nulla soddisfatta delle camomille vendute in bustine, senza sapore e odori. La mia nonna ci ha lasciato da poco, e la sua mancanza è ancora un dolore fisico. Spero che col tempo il ricordo diventi più leggero.