lun, 2 novembre 2009
Nel gergo tecnico le mandorle, le nocciole e tutto ciò che si immerge nello zucchero sciolto perché diventi confetto, si chiama anima. Quella del confettare dunque non può che essere un’arte fortemente simbolica, poetica. L’abbraccio di un colore, di un manto di dolcezza.
Pare sia comparso un secolo antecedente al Mille il primo confetto, grazie ad uno scienziato persiano che ha contribuito in maniera incisiva in campo medico e chimico. Razhes (o Al-Razi), questo è il suo nome, sembra abbia dato inizio alla tradizione confettiera in modo del tutto inconsapevole, coprendo con lo zucchero le pillole più amare con l’intento di renderle più gradevoli ai bambini.
Esistono anche testimonianze che risalgono al 447 a.C. sull’uso dei confetti nei festeggiamenti delle nascite e dei matrimoni romani.
Altre tracce si trovano nelle opere di G. Villani, di G. Boccaccio, di L. Ariosto e nel 1493, quando Lucrezia Borgia sposò Giovanni Sforza, “dopo lo sposalizio Rodrigo Borgia presentò cinquanta coppe d’argento piene di confetti che, in segno di letizia, furono versati nel seno di molte donne“.
Dal 1500 i confetti diventano i protagonisti della conclusione ideale di ogni grande pranzo, soprattutto per il loro prestigio e costo e ancora oggi si offrono nelle occasioni e cerimonie che si desidera ricordare con piacere.
Sono simbolo di fortuna dunque i confetti, di prosperità, di buon auspicio. Per questa ragione ho scelto di chiedere ausilio ad un’antica fabbrica confettiera della città di Andria (BA) per realizzare, in occasione del Natale, dei confetti bianchi di marzapane che sigilleranno alcune delle confezioni regalo che vi mostrerò nella bottega virtuale. Il valore aggiunto è rappresentato dal marchio di Insieme a Tè dipinto a mano (con colori rigorosamente alimentari) su ciascun confetto, insieme all’augurio di Buon Natale.
È un piccolo gioiello che sintetizza cura, unicità, preziosità.

La scelta dell’azienda Mucci di definirsi “casa”, casa Mucci, è emblematica dello spirito che dal 1894 anima la tradizione della sua arte dolciaria. Custodi della più alta pratica confettiera, gli eredi del nonno Nicola, fondatore dell’azienda e figlio di Raffaele, già titolare di un caffè-pasticceria, confermano tutt’oggi un’attenta lavorazione del prodotto in maniera artigianale. “Il segreto della qualità è soprattutto una forte passione e un grande amore per il proprio lavoro“, recita il loro motto.
Nicola iniziò appena quindicenne a seguire un corso di perfezionamento dell’arte dolciaria a Napoli, presso la nota scuola della famiglia Caflish, dove ebbe occasione di specializzarsi nella manifattura di confetti, caramelle e cioccolato.
Molte sono state le onorificenze ricevute da casa Mucci fin dal 1900: medaglia d’oro all’esposizione universale di Bruxelles del 1910, medaglia d’oro e gran croce d’onore all’esposizione internazionale di Roma del 1911, a quella di Parigi e di Londra, medaglia d’oro dell’Accademia degli inventori industriali in Francia nel 1911 e gran croce d’onore all’esposizione internazionale industrie alimentari di Genova nel 1913.
Da quando nel 1467 per fare i confetti bastava mettere a bagno le mandorle, i pinoli, i semi di coriandolo e altro ancora nell’acqua pulita per poi immergerli nello zucchero sciolto, si sono fatti molti progressi; a casa Mucci infatti la fabbricazione richiede una preparazione estremamente complessa, soprattutto per poterne produrre diverse tipologie. Dalla liquirizia al rhum, dal cocco alle fave di cacao, dal peperoncino alla mela verde alla banana, fino ad arrivare al ripieno di sorbetto di nocciole.
Anticamente il confetto veniva lavorato con la bassina o bacinella a mano chiamata “branlante” (che significa oscillante) e risultava perciò tenero e delicatissimo. Negli ultimi tempi grazie a mani sapienti si possono ottenere gli stessi risultati con le bassine di rame a trazione meccanica, il cui compito è quello di costituire il guscio di zucchero composto da molti strati sottilissimi (da 50 a 80).

Una delle specialità di casa Mucci è il tenerello (commercializzato con il nome ufficiale di Mon amour), un confetto preparato con nocciole di Piemonte o mandorle di Puglia, con crema di caffè o con scorzette d’arancia candite, rivestiti da purissimo cioccolato declinato nelle versioni fondente, latte e bianco. Grazie soprattutto alla bontà del Mon amour, il marchio Mucci è diventato assai noto in tutta Italia.
In passato a carnevale ad Andria si perpetuava la tradizione della “petresciata“, ossia il lancio in strada dei confetti, specie nelle case di spose e fidanzate come augurio di fecondità. Oggi è una consuetudine ormai scomparsa, ma gli abitanti del luogo ricordano con affetto le strade e le case invase da improvvise esplosioni di colore. Si chiamavano ”coccole” i confetti di zucchero che si era soliti lanciare, delle dimensioni simili a palline da ping pong.
Cento anni fa volavano coccole.
Tag: Andria, confetteria, confetti, confetti Mucci, Mucci, petresciata
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2 novembre 2009 alle 12:10
Ciao Acilia,
i tuoi articoli sono sempre molto interessanti e curatissimi.
Sei davvero una professionista..complimenti vivissimi!
A presto ed un abbraccio
2 novembre 2009 alle 12:20
bellissima la cosa dell’anima. segno, segno tutto
un bacio
2 novembre 2009 alle 12:27
Ottimo articolo.
Completo nei contenuti.
Complimenti
2 novembre 2009 alle 15:23
acilia, ti leggo sempre con piacere.
ne approfitto per un saluto, tiziana
2 novembre 2009 alle 16:03
E’ da un po’ che non passo a trovarti però vedo che la tua casetta virtuale è sempre il magnifico gioiello che ricordavo! Questo post sui confetti è sublime, mi hai fatto venire voglia di mangiarli, soprattutto queste delicatezze che citi, soprattutto quelli in marzapane!!! Ignoravo che tutto ciò che si immerge nello zucchero sciolto perché diventi confetto si chiamasse anima : le prime tre righe sono una gustosa poesia!!! Ciau
2 novembre 2009 alle 17:08
belli.
2 novembre 2009 alle 20:46
ma che bello è!!!
2 novembre 2009 alle 22:12
Bell’affresco di una passione e di un’epoca fatta di semplicità e di gioia. Ricco di riflessioni. Bellissima la conclusione. Brava!
2 novembre 2009 alle 22:24
Concordo con Antonio, quella delle “coccole” che volano è un’immagine bellissima.
Perchè i confetti sono coccole…
3 novembre 2009 alle 09:15
che sublime raffinatezza, questi confetti dipinti a mano sono qualcosa di unico e magico.
3 novembre 2009 alle 14:13
l’arte del confettare e l’arte del raccontare.
3 novembre 2009 alle 15:12
I confetti, quelli bianchi con l’Avola intera, sono il mio capriccio preferito. A Milano il mio pozzo dei capricci segreti è Manganini, laboratorio artigianale d’una Lombardia forse dimenticata. Ricordo però d’aver gustato da bambina, in occasione di un matrimonio, degli eccellenti confetti alla mandorla: provenivano da Andria. E non li ho più dimenticati. Chissà se si trattava di questi.
3 novembre 2009 alle 15:14
L’abbinamento marzapane + confettatura m’è entrato in testa e mi punzecchia le papille… Dovrò trovare un modo per distrarmi
4 novembre 2009 alle 19:02
Io adoro i confetti e quindi come non apprezzare questa tua idea unica e personale. Complimenti per il post, molto interessante il racconto sulla storia dei confetti
7 novembre 2009 alle 17:28
Vi ringrazio molto tutti per le belle parole che mi avete riservato, i vostri commenti sono bellissimi. Mi fa estremamente piacere che la mia idea dei confetti dipinti a mano vi sia piaciuta, ero certa della sensibilità dei miei lettori