mer, 10 giugno 2009
Quella di questo mese è una lettera particolare: chi la scrive non chiede consigli di carattere tecnico, non chiede suggerimenti in merito alla preparazione del tè. Chi la scrive questa volta non chiede, al contrario sceglie di donare. È una delle lettere più belle che abbia ricevuto da quando l’avventura del blog è iniziata, uno di quei regali che arrivano improvvisi e sorprendono come il dispiegarsi di un arcobaleno.
Desidero condividerla con voi perché l’emozione si espanda, per conoscere un ulteriore aspetto della bevanda che amiamo. Per apprezzare una sensibilità rara e perché la tazza diventi occasione di speranza e di stimolo.
È una confidenza fatta a voce bassa, discreta come l’effluvio di un tè bianco appena tiepido. Come tale va assaporata e goduta.
La tua bella iniziativa della “Selezione” mi dà finalmente modo di farti i complimenti per la…grazia, ecco sì, direi proprio grazia, con cui porti avanti la tua passione e la doni agli altri. Leggerti mi comunica sempre un senso di serenità e naturalezza, che mi fa bene. Ecco perché, forse, complice anche la tazza di Pu-erh e crisantemi selvatici che ho qui accanto mentre ti scrivo, mi viene spontaneo raccontarti qualcosa di me prima di “approfittare” della tua Selezione.
Ho trent’anni, e da dieci soffro di depressione e attacchi di panico, pur con alti e bassi. Il mondo del tè in foglie per me è stato una scoperta quasi “terapeutica”, profondamente legata a questa mia condizione.
Col tè posso dire di essere ancora all’inizio, mi aggiro ancora un po’ spaesata tra le infinite varietà e fatico a riconoscere le sfumature più sottili, ma l’idea di aver così tanto ancora da imparare e scoprire non fa altro che accrescere la mia curiosità e il mio entusiasmo un po’ goffo e pasticcione.
Negli ultimi tempi per me il tè è diventato una specie di “angolo buono” in cui tendo a rifugiarmi (dovrei forse dire nascondermi?) con un sospiro di sollievo quando le mie malinconie e inquietudini cercano di prendere il sopravvento: è un po’ come se fosse lui ad “accogliere” me, e non viceversa. E mi prende così, pazientemente, tutta sgarrupata come sono.
È una compagnia, un conforto, talvolta quasi una promessa di qualcosa di buono che chissà, magari un giorno avrò la forza di costruire. È come se mi avesse permesso di avvicinarmi a me stessa, sfuggirmi un po’ meno, imparare – pur faticosamente – a raccogliere qualche briciola di serenità.
Solitamente non racconto ad altri queste mie sensazioni temendo di non essere compresa: in fondo si tratta semplicemente di foglioline essiccate. Certo, non c’è dubbio: ma che emozioni possono regalare, se solo si ha voglia di chinarsi ad “ascoltarle”, con ogni senso all’erta. Le ho raccontate a te, perché credo tu possa capire.
Ti ringrazio per ora e ti mando un caro saluto.
A presto.
S.
Acquista





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14 giugno 2009 alle 23:42
Cara S., depressione ed attacchi di panico (pur non potendo essere presi alla leggera, e quindi obbligatoriamente seguti da specialisti) a volte trovano lenimento in cose improbabili. I “rituali”, in particolare, sono una buona “ipnosi” che, per molti, serve davvero ad avere un attimo di sollievo. Soffrendone anche io, credo di capirti bene… In ogni caso, auguri sinceri.
17 giugno 2009 alle 13:23
Grazie mille a [:nybras] per gli auguri.
Depressione & co. sono realtà infinitamente complicate da spiegare e da gestire, indubbiamente… Ma a maggior ragione è talmente bello scoprire “oasi” di sollievo dove non ti saresti mai aspettata di trovarle. Per me ogni tazza di tè è diventata una specie di sosta entro cui riprendere fiato, e non è poco
E un grazie immenso anche ad Acilia, che mi ha accolta con la sua consueta sensibilità e comprensione.
Potevo, dopo tutto questo, non rompere il mio silenzio da timida quanto assidua frequentatrice di questo blog? Appunto
Serena