Un tè da Kazuha

Poco dopo il mio arrivo qui in Giappone, iniziai a frequentare, in compagnia di una cara amica pianista, una piccola e accogliente sala da tè dal nome poetico: 一葉 Kazuha, ossia una foglia.
Ero sempre emozionata all’idea di poter trascorrere un’oretta o due in compagnia della mia amica e di una tazza di tè pregiato servito assieme a piccoli wagashi artigianali; era una di quelle piacevoli abitudini a cui ci si affeziona e a cui non si rinuncia tanto facilmente. Ma la vita a volte va così e ciò che ci sembra non poter mutare nel tempo riesce poi, tra i mille impegni della vita quotidiana, a scivolare in quel “rimandatoio” dove vanno a finire tutte le cose che si rimandano sempre ad un futuro prossimo.
Tornai di nuovo da Kazuha una domenica pomeriggio assieme a mio marito, ma non sapevo che sarebbe passato molto tempo da allora alla mia visita successiva. Così un paio di giorni fa, passando davanti una bancarella di tè sfusi, mi sono ritrovata avvolta in una dolce nuvola profumata: era la fragranza dei tè giapponesi, un effluvio verde, acerbo e speziato al tempo stesso. Quell’odore mi ha immediatamente riportato alla mente Kazuha. Era ora di ritornarvi.
Ho regalato sia a me che a mia sorella una rilassante pausa in quell’accogliente locale. Mia sorella ha assaporato del prezioso tè 狭山 Sayama, una varietà di tè verde con alle spalle una storia di almeno ben otto secoli. Il Sayama, proveniente dalla Prefettura di Saitama, viene prodotto in modeste quantità ed è al giorno d’oggi una varietà di tè apprezzata da una stretta cerchia d’intenditori: il suo sapore deciso e sorprendentemente amarognolo mette in soggezione i più. 


L’intenso Sayama è stato accompagnato da un classicissimo dessert giapponese, 白玉ぜんざい shiratama-zenzai però in versione primaverile: gelato, pasta di fiori di sakura (fiori di ciliegio), un tocco di fagioli azuki, qualche pallina di farina di riso, il tutto adagiato su di uno strato di gelatina di petali di sakura.
Io invece ho scelto un 茎茶 kukicha e più precisamente un kukicha di Kyoto. Ho accompagnato il mio leggerissimo tè con due わらびもち warabi-mochi spolverati di kinako (farina di soia tostata) e matcha in polvere. I warabi-mochi sono piccole gelatine morbide preparate con un tipo di amido estratto dalle piante di felce, in particolar modo dalla felce aquilina.
Da Kazuha il tè viene già servito nelle tazzine e a parte vengono portati un thermos pieno d’acqua calda, una tradizionalissima 急須 kyuusu (la classica teiera giapponese) ed una scodella di terracotta nera dentro cui si versa un po’ d’acqua calda prima di versarla, a sua volta, nella teiera. Quest’operazione, apparentemente inutile, svolge in realtà due funzioni: la prima è puramente estetica ed evita di avvicinare un comunissimo thermos di plastica ad una teiera di pregio, tenendo così lontano un contrasto decisamente stridente; la seconda, invece, è molto più pratica e permette di raffreddare leggermente l’acqua affinché questa non aggredisca le delicate foglie di tè con la sua temperatura.
  


Quello del tè da Kazuha è un rituale che mi regala serenità, una serenità che sono contenta di aver potuto trasmettere anche a mia sorella. Sorseggiare una tazza di tè è come rallentare le lancette dell’orologio, assaporando così ogni singolo istante, senza ingordigia e senza fretta.

お茶はいかがですか。O-cha wa ikaga desu ka? Vi andrebbe una tazza di tè?
Tsubaki

 

Gli altri articoli di Tsubaki:
Una pausa da Yamaguchi-ya
– Una merenda invernale: dorayaki e hoojicha
– La cultura del tè in Giappone e il sencha 

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9 Commenti a “Un tè da Kazuha”

  1. Alessandra Scrive:

    Ma che meraviglia!
    Così mi sembra quasi di esserci stata!
    Grazie!!

  2. Renzo Scrive:

    Grazie per averci regalato questo attimo fuori dal tempo. Inestimabile.

  3. Marco Scrive:

    Bellissima trasposizione, come scrive Alessandra, mi sembra veramente di esserci stato.Grazie per avermi donato questo spicchio di serenità e conoscenza.

    Ciao. Marco (Roma)

  4. snooky doodle Scrive:

    Anche leggendo solo il tuo post mi sono rilassata 🙂 E bello leggere dei dolci giapponesi sono molto interessanti 🙂

  5. giugiu Scrive:

    ma che meraviglia! Grazie mille! 🙂

  6. artemisia Scrive:

    prezioso il passaggio nella ciotola.

  7. Eleonora Scrive:

    Splendida descrizione, infonde serenità e rilassa la mente.
    Grazie, grazie di cuore.

  8. papavero di campo Scrive:

    grazie Tsubaki dell’atmosfera percepibile attraverso il tuo racconto!
    se Sahama è troppo amaro forse anch’io come te avrei scelto Kukicha

    un gentile saluto!

  9. Mad Scrive:

    Grazie per questo splendido “acquerello”! Il dolce ai fiori mi incuriosisce moltissimo, chissà che un giorno non riesca ad assaporarlo in Giappone!

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