Una pausa da Yamaguchi-ya

Non mi serve andare tanto lontano per poter degustare, e magari anche acquistare, del buon tè. Qui in Giappone il tè è la bevanda principe che, seppur messa a dura prova dal caffè, riesce a proteggere tenacemente il suo ruolo all’interno della società giapponese.
Assieme al numero sempre crescente di caffetterie, coffee shops (famosissimi i locali monomarca Segafredo e Lavazza), e lussuosissime sale da tè inglese, le tradizionali botteghe di tè indigeno continuano ad offrire i loro prodotti sia alla popolazione locale che ai turisti curiosi.
In un qualunque quartiere del Giappone, assieme alle immancabili 豆腐屋 toofu-ya (botteghe di tofu), s’incontrano almeno un paio di botteghe del tè, che oltre a vendere numerose varietà di tè nazionale, generalmente dispongono anche di utensili per la sua preparazione (teiere, colini, tazzine, ecc.), e alga nori. La vendita di alga nori nelle botteghe di tè è molto diffusa, perché pare che solo attraverso questi negozietti, e non tramite la grande distribuzione, si riesca ad ottenere la miglior qualità di entrambi i prodotti.     

 
Le botteghe del tè sono onnipresenti addirittura all’interno di grandi centri commerciali e supermercati, offrendo così la possibilità ai clienti di non rinunciare ad un momento di antica tradizione nemmeno nel bel mezzo di un frenetico shopping moderno.
Nel mio quartiere, ad esempio, ci sono due botteghe del tè, una delle quali si trova proprio all’interno dell’UNY, un centro commerciale che ospita al suo interno un supermercato più negozi di telefonia mobile, abbigliamento, casalinghi, cosmetici, ecc.
山口屋  Yamaguchi-ya è il nome di questa piccola bottega che, nonostante sia davvero microscopica, riesce sempre ad attirare folti gruppi di clienti grazie al suo fornito assortimento di tè e grazie anche alla disponibilità e gentilezza di 山口さん Yamaguchi-san, la proprietaria, che con il suo cordiale ed accogliente sorriso invita chiunque ad assaggiare gratuitamente una delle varietà di tè da lei consigliate.
E con l’insistente pioggia che in queste ultime settimane ha ingrigito un po’ tutta la prefettura del Kanagawa, una pausa da Yamaguchi-ya è sempre ben accetta.
Proprio alcuni giorni fa sono passata a dare un’occhiata – ed un’annusata – alle nuove miscele di tè, curiosando fra i tanti e fragranti frutti che prolifiche piantagioni come quelle di Shizuoka o di Uji regalano agli appassionati del tè, deliziandoli con i loro ventagli di profumi e colori.
Yamaguchi-ya era, come al solito, circondata da un nutrito numero di clienti ansiosi di assaggiare alcune delle nuove miscele primaverili, tra cui un pregiatissimo tipo di 煎茶 sencha di nome 春野の茶 haruno no cha (tradotto in italiano: tè di campo primaverile) di agricoltura biologica controllata, proveniente dalle piantagioni Yamatomo, nella prefettura di Shizuoka.
Come sempre, la signora Yamaguchi prepara una tazza di tè per tutti, prendendo un po’ d’acqua calda dal suo 釜 kama (teiera di ghisa) aiutandosi con un ひしゃく hishaku o mestolo di bambù. 


Il sapore di questo haruno no cha mi riporta indietro nel tempo, regalandomi ricordi di spensierati giri in bicicletta, assieme a mia nonna, attraverso i verdi campi della campagna torinese baciata dalla confortevole e delicata luce del tardo pomeriggio. Un sapore puro che si trasforma prima in un ricordo e poi in un malinconico sorriso.
E con queste rievocazioni d’infanzia scaturite da un sorso di tè, v’invito ad andare alla ricerca di buon tè giapponese con cui allietare le vostre giornate.   

お茶はいかがですか O-cha wa ikaga desu ka? Vi andrebbe un po’ di tè?
Tsubaki

 

Gli altri articoli di Tsubaki:
Una merenda invernale: dorayaki e hoojicha
La cultura del tè in Giappone e il sencha 

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8 Commenti a “Una pausa da Yamaguchi-ya”

  1. JasminePearl Scrive:

    Ma che bei colori che hanno i tè giapponesi della foto,si vede che sono freschi!!!

  2. mica Scrive:

    Sìììììì, mi andrebbe una tazza di tè, di QUEL Tè verde Giapponese che qui non si trova. Me ne mandi un pò?
    Volevo chiederti un consiglio. Ho trovato una drogheria che vende tè verdi giapponesi e ha questi: bancha, genmaicha, gyokuro, kukika, matcha e sencha. Gli ultimi due li ho visti nominati qui e là, ma gli altri sono un pò sconosciuti. Quale mi consiglieresti di provare?
    Grazie e alla prossima!

  3. FrancescaV Scrive:

    E’ veramente piacevole leggere i tuoi racconti dal Sol Levante, corredati sempre di immagini molto carine ed esplicative. Mi fa strano leggere che anche sulle bevande come il tè i giapponesi stanno dando tanto spazio a bevande occidentali come il caffè. In questo ultimo anno ho conosciuto varie persone giapponesi nei miei viaggi, tuttora seguo un corso di francese a Strasburgo dove ci sono 3 ragazze giap. Trovo sempre che siano delle persone deliziose, educate e molto carine. Più conosco persone giapponesi e più il mio desiderio di andare in Giappone aumenta. Spero di riuscire a realizzare anche questo sogno 🙂 Grazie per questi bellissimi post.

    @acilia: cara, ti rispondo nel finesettimana. Un bacio!

  4. Alessandra Scrive:

    Pensavo che i giapponesi trovasser il caffè quasi intossicante,forse non il caffè in sè ma con l’aggiunta del latte…non so,lo vedo molto distante dalla loro alimentazione…:)
    Quindi,buono a sapersi ^^

    Ammetto che a volte sono restìa a comprare tè nuovi,ma solo per la difficoltà di trovare qualcuno che spieghi come prepararli al meglio…adesso so che con il tuo aiuto e di acilia posso capire qualcosa in più
    Vi farò sapere presto!

  5. Acilia Scrive:

    @JasminePearl
    Non metto in dubbio la freschezza e i bellissimi colori vivaci, ma l’esposizione delle foglie all’aria aperta fa si che perdano gran parte dell’aroma originario e assorbano gli odori circostanti, oltre a subire variazioni dovute alla luce diretta e all’umidità. Devo ammettere che dal punto di vista strettamente igienico non mi convincono granché: in Italia, in Francia e in Inghilterra, nelle boutique specializzate ho sempre visto il tè conservato in scatole di legno o di latta a chiusura ermetica.

    @mica
    I tè che hai citato sono tutti molto diversi tra loro, forse solo il Sencha e il Bancha sono abbastanza simili in fatto di sapore. Inoltre, il Bancha, il Genmaicha e il Kukicha sono particolarmente poveri di teina.
    Il Gyokuro è uno dei tè giapponesi più pregiati, ma ne esistono di diverse qualità prodotte da diversi giardini. Uno dei migliori è quello proveniente da Uji, qualora lo trovassi ti consiglierei di assaggiarlo, ha un sapore erbaceo ma con una connotazione dolce piacevolissima.
    Il Genmaicha non è altro che un Bancha lavorato con chicchi di riso soffiato e tostato. Il sapore è fragrante e tostato, particolarmente adatto ad accompagnare cibi salati.
    Il Kukicha si ottiene con la raccolta e la successiva essiccazione dei rametti della pianta del tè di tre anni (che sono pressoché privi di teina); presenta una combinazione insolita di foglie verdi e piccoli rametti ed è proprio l’unione tra i due componenti che produce un gusto unico, una sorta di mix delicato tra il sapore prettamente erbaceo del tè verde e il gusto dolce delle castagne.
    Se ti servono indicazioni sulle temperature dell’acqua e i diversi tempi di infusione, scrivimi per email e ti darò tutti i consigli di cui hai bisogno 🙂

    @Francesca V.
    Hai ragione, ho conosciuto anch’io alcuni giapponesi e le ho trovate persone particolarmente educate e attente.
    Un bacio

  6. [:nybras] Scrive:

    Ma vogliamo dire qualcosa sul gusto della signora Yamaguchi, in fatto di teiere? 😀 Mamma che colorazzi!!! Molto carino, invece, lo hishaku in bambù.

  7. JasminePearl Scrive:

    Si è vero anche io mi sono detta che il tè lasciato così esposto all’aria si rovina.Boh sembra strano che lo lascino così.Tocca chiedere a “Tsubaki” … magari poi i negozianti coprono la scatola con una lastra di legno,forse lo lasciano così all’aria solo quando lo stanno vendendo e magari lì il tè va via come il “pane” quindi non rimane in quelle scatole più di tanto. Mahhh!!!

  8. Yzma Scrive:

    dev’essere stupendo il tè di campo primaverile 🙂

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