Una merenda invernale: dorayaki e hoojicha

I dolci sono senz’altro l’aspetto meno noto della cucina giapponese all’estero, eppure anche il Giappone vanta un’arte pasticcera di origini antiche. Nel suo repertorio zuccherino, la terra del Sol Levante annovera centinaia di specialità che variano in base alla stagione e alla zona di provenienza.
I dolci tradizionali giapponesi sono noti col nome di 和菓子 wagashi, ossia dolci del Giappone; sono quasi sempre a base di ingredienti molto semplici come la farina, l’acqua, la marmellata di fagioli azuki (la cui ricetta Acilia ha scritto per voi qui), erbe, foglie di tè, zucchero e non contengono quasi mai ingredienti occidentali come il burro, il latte o il cioccolato.
I wagashi sono l’accompagnamento ideale per una tazza di tè verde, non a caso infatti sono i dolci prediletti durante la celebre cerimonia del tè: le loro forme e i loro colori sono sempre aggraziati e mai lasciati al caso. In Giappone anche se una tazza di tè ha ragione di esistere senza wagashi, il contrario non è possibile (fattibile certo, ma non consigliabile).              

Affascinata da queste piccole poesie, ho iniziato di recente a dedicarmi all’arte dei wagashi, e tra i dolci autunnali e invernali ho scelto i どら焼き dorayaki. Sono dei piccoli panini di frittelle con un ripieno di fagioli azuki (che in Italia potete acquistare presso i negozi alimentari asiatici e nei negozi di alimentazione biologica); sono dolci giapponesi le cui origini sono avvolte in una nube d’incertezze, di date imprecise e di resoconti contradditori ed è per questo che è assai complesso collocarli storicamente. Pare però che siano tra i wagashi più recenti: le prime testimonianze in proposito ci riportano in una Tōkyō degli anni Venti.
 


Ingredienti per dieci dorayaki:

  • 120g di farina bianca
  • 2 uova
  • 80g di zucchero
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 cucchiaino di bicarbonato sciolto in un cucchiaino d’acqua
  • 3 cucchiai d’acqua
  • 2 cucchiaini di tè matcha (facoltativo)
  • 8 cucchiai di marmellata di azuki (sostituibile con marmellate di frutta, Nutella o altre creme spalmabili)
  • un po’ d’olio (per ungere la padella)

Sbattete le uova assieme allo zucchero, al miele e al bicarbonato sciolto in un cucchiaino d’acqua. Sbattete fino a quando il composto sarà diventato giallo pallido. Aggiungete la farina a pioggia e i tre cucchiai d’acqua.
Se desiderate preparare dei dorayaki verdi, suddividete la pastella a metà e aromatizzate una parte con i due cucchiaini di tè matcha, lasciando l’altra al naturale. Mettete a riposare la pastella a temperatura ambiente per circa mezz’ora.
Fate scaldare una padella antiaderente a fuoco basso e ungete il fondo con un po’ d’olio vegetale. Servendovi di un cucchiaio da minestra, versate una cucchiaiata di pastella nella padella. Lasciate cuocere le frittelle a fiamma bassissima fino a quando sulla superficie inizieranno a formarsi delle bollicine; a questo punto, potrete girare le frittelle dall’altra parte e lasciarle cuocere per pochi secondi.
Aspettate che le frittelle si raffreddino, dopodiché farcitele con la quantità desiderata di marmellata di azuki o altro.
 

Io ho accompagnato i miei dorayaki con una tazza rigenerante di buon ほうじ茶 hoojicha (il nome in italiano significa tè tostato), preparato essenzialmente con una base di foglie di bancha.
L’hoojicha viene fatto tostare in grosse pentole di porcellana fino a quando assume un color rossastro/marroncino scuro. La tostatura elimina buona parte della caffeina, rendendo questa bevanda leggera, gradevole e adatta a persone di tutte le età. È talmente leggero e delicato che è l’unico tè servito negli ospedali giapponesi.
L’hoojicha, assieme al sencha, è uno dei tè maggiormente amati dal popolo nipponico ed è anche uno dei più serviti nei ristoranti grazie al fatto che si sposa perfettamente con una grande varietà di pietanze salate e dolci. È un tè umile che, pur non godendo del sofisticato glamour del 玉露 gyokuro o del un 抹茶 matcha di Kyōto, occupa un posto speciale nel cuore dei giapponesi, per la schiettezza e la semplicità del suo sapore.
 

 

Un saluto dal freddo Giappone e…お茶はいかがですか。O-cha wa ikaga desu ka? Vi andrebbe un po’ di tè?
Tsubaki

*Qui trovate l’articolo precedente di Tsubaki: “La cultura del tè in Giappone e il Sencha”.

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15 Commenti a “Una merenda invernale: dorayaki e hoojicha”

  1. astrofiammante Scrive:

    io approfitto subito per una ciambellina e una tazza di tè….anzi prima me le copio …..ciaoooo!!

  2. Francesco Scrive:

    Data la mia passione per il cibo Giapponese, mi hai fatto proprio venir voglia di incominciare a provare qualche ricetta dolce con questo post. Sembra abbastanza facile perciò la proverò immediatamente non appena prendo gli ingredienti.

    Francesco

  3. Alex Scrive:

    Che deliziosi questi dolcetti, soprattutto quelli verdi al matcha!
    Un saluto ad entrambe

  4. Romy Scrive:

    Daiiiiii! Anche io tempo fa ho postato i Dorayaki, e la marmellata di fagioli azuki…..ero rimasta letteralmente fulminata da queste due bontà, e ho dovuto condividere con tutti la mia scoperta! Per tre giorni non ho fatto che cucinare Anko: dopo averla assaggiata, la volevano tutti: la mia mamma, i suoceri, le amiche…Credo che sia una delle cose più buone che esistano sulla faccia della terra….se poi mi ci metti anche il mio adorato Hoijicha…. cosa posso volere di più? Bellissimo post….un bacione, Tzubaki…un bacione, Acilia! 🙂

  5. FrancescaV Scrive:

    Facilissimi e deliziosi. Io sicuramente me li farei al matcha, mi piace troppo 😉 Bravissime ad entrambe anche da parte mia.

  6. Lilium Scrive:

    Ciao Acilia,
    grazie, non immagini che bel regalo tu abbia fatto a tutti coloro che come me, amano quasi alla follia i wagashi! Quanto li ho cercati per Milano, ricevendo sempre risposte negative in merito… Mi sono poi dovuta accontentare di yokan di cattiva qualità trovati in qualche spaccio alimentare asiatico, ed ho poi desistito, non trovando nemmeno ricette che mi soddisfacessero, crogiolandomi (magra consolazione!) nel ricordo di certe bontà celestiali assaggiate tanto tempo fa… Grazie ancora, spero che tu continui sulla via dei wagashi 🙂

    Lilium

  7. la francese Scrive:

    ma non è che posso venire a far colazione da te? anche uno spuntino di mezzanotte magari…
    🙂 che buoni!!

  8. [:nybras] Scrive:

    Mi son sempre chiesto se avesse senso la trascrizione in ideogrammi dei nomi giapponesi, nelle corrispondenze di Tzubaki. Voglio dire, per noi gente comune che non è in grado di leggere…
    Ho finalmente trovato un senso pratico: copiate gli ideogrammi ed incollateli nella ricerca di YouTube, per esempio.
    E ci trovate la ricetta filmata.
    http://it.youtube.com/watch?v=YO6oEhIWgAI
    Solo che adesso mi è venuta veramente fame… 🙂

  9. Alessandra Scrive:

    Sembra di sentireil profumo del te!Io amo il sapore degli azuki!Mi è piaciuto molto l’articolo!Grazie davvero!

  10. Acilia Scrive:

    @Lilium
    Sono contenta di averti fatto regalo gradito 🙂
    Sono certa che la cara Tsubaki ci delizierà ancora con altre ricette di wagashi.

    @la francese
    Quando vuoi 🙂

    @[:nybras]
    Tra la gente che definisci comune potrebbe esserci qualcuno che studia o che è appassionato di lingua giapponese 🙂
    Grazie molte per il video, è istruttivo e interessante.

    @Alessandra
    Grazie a te 🙂 Passo i complimenti a Tsubaki, il merito è suo.

  11. Yari Scrive:

    Ottimo post, molto completo. Essendo vegan, gran parte dei wagashi riesco a gustarli, e mi piacciono molto. Indispensabile associarli al tè!

  12. Paola C. Scrive:

    Grazie Acilia, perché tra le tante cose ci offri la continua opportunità di conoscere luoghi, persone, informazioni, profumi e chi più ne ha più ne metta 🙂
    seguo con molto interesse questa nuova rubrica e presto proverò a fare anche i dorayaki. Complimenti anche a Tsubaki!

  13. Anonimo Scrive:

    Eccezionale, la descrizione, la ricetta e le foto, io non amo molto i dolci giapponesi però devo ricredermi, per come li presenti potrei anche cambiare idea.
    Continua sempre così a presto

    Lu

  14. Riccardo Scrive:

    Il fatto che diciate tutti che questi dolcetti sono facili facili da fare mi deprime 🙁 io ho provato a farli ma non mi sono venuti… Ok, l’impasto è venuto bene ed è stato sì facile da fare (e oltretutto era pure buono), ma quando li ho cotti… ecco, lì è stata una tragedia. Ho seguito i consigli della ricetta: poco olio e fiamma bassissima. Mi si sono però bruciati tutti, e non sapevo come fare altrimenti! Quando cominciavano a formarsi le prime bolle provavo a girarli, ma non riuscivo, poichè la superficie era ancora troppo liquida e al momento di girarli l’impasto ancora liquido scappava da tutte le parti e si spappolavano tutti facendo un macello.. Se invece aspettavo che fossero sufficientemtente consistenti per girarli era troppo tardi, sotto erano già bruciati… Consigli da darmi per evitare, la prossima volta, uno strazio del genre? :-p

    Buona giornata a tutti
    Riccardo

  15. Marco Gallo Scrive:

    Salve!
    Voglio provare a fare una “torta-dorayaki”, cioè a creare una torta a più strati ma, invece di utilizzare il pan di spagna, usare degli enormi dorayaki per creare gli strati (del tipo la forma di una padella.. perchè comunque là andranno cucinati xD).. che ne dite? dovrei attuare degli accorgimenti per questa modifica?

    Thanks, Markus

    PS: se volete, rispondetemi su Markus93@hotmail.it

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