dom, 4 gennaio 2009
Il Giappone si estende su oltre 3000 isole che si allungano per oltre 3000 km: è una nazione di grande personalità, di estremo fascino e di rara bellezza. A rappresentarla è una cultura che combina influenze asiatiche, europee e statunitensi e che per questo diventa unica.
Quello nipponico è un popolo legato radicalmente alle tradizioni e ogni sua forma di espressione si fa arte: cucina, architettura, musica, letteratura, pittura, teatro, giochi.
Molti di noi ne subiscono la suggestione, avvertendo spesso il desiderio di accostarsi alle sue consuetudini, certi di apprendere aspetti utili e interessanti.
I giapponesi, come è noto, sono appassionati cultori, consumatori e produttori di tè; dalla cerimonia del tè al consumo giornaliero, sono soliti conferire alla tazza calda un importante valore pratico e simbolico. Anche da questo nasce la voglia di offrirvi l’opportunità di aprire una finestra sugli usi e costumi del tè in Giappone.
Grazie all’aiuto di una ragazza italiana che vive a Sagamihara, nella prefettura di Kanagawa, potremo visitare i locali dove il tè si vende e si gusta, sperimentare ricette tipiche, conoscere gli oggetti caratteristici del luogo utili alla preparazione e leggere quanto di più curioso e accattivante possa esistere in fatto di tè, lontano dalla nostra esperienza e immaginazione.
Tsubaki, questo il suo pseudonimo, in lingua giapponese significa Camelia; ha 29 anni e collabora con due riviste italiane: “Mondo Japan” e “Luna & Fonte”. Il tè era la bevanda della sua famiglia: una tazza fumante di Darjeeling riuniva tutti intorno al tavolo, mentre attualmente uno dei suoi preferiti è il tè nero aromatizzato al bergamotto, arancia e limone. Da quando vive in Giappone, il tè è una passione che cresce e anche per questo sono lieta di avviare questo percorso di conoscenza, perché sia uno scambio reciproco.
Do quindi il benvenuto a Tsubaki, che ritroveremo di tanto in tanto con quella che diventerà la sua rubrica: Il Sol LevanTè. La ringrazio sentitamente per aver accettato la mia proposta di collaborazione.
Caffè, caffè e ancora caffè. Il caffè viene proposto in mille modi: dalle preparazioni più tradizionali a quelle più curiose e di foggia nipponica, magari con l’aggiunta di matcha in polvere, kuromitsu di Okinawa, kinako di Hokkaido. Senza ombra di dubbio, la presenza del caffè nel Sol Levante è così forte da essere diventata quasi capillare.
Eppure c’è qualcosa che rimane immutato nel tempo, qualcosa d’inespugnabile che da secoli scandisce, con delicati e fragranti rintocchi, la vita quotidiana di questo popolo: l’amore per il tè.
Il Giappone è un Paese, si dice, dalle mille contraddizioni; un Paese la cui facciata è in continua evoluzione. I quartieri cambiano ad una velocità impressionante; cambiano le mode, cambia persino la lingua che si rimodella per ospitare concetti e pensieri nuovi: pensiamo al katakana, uno dei sillabari della lingua giapponese, utilizzato principalmente per la trascrizione di parole di origine straniera. Questo è un Paese perennemente innamorato dell’Occidente, ed è per questo motivo che importa dalle terre lontane, soprattutto dal Nord America e dall’Europa, tutto ciò che più lo affascina.
Ma questa è anche una terra dal cuore puro ed inalterato. La sua parte esteriore evolve costantemente, ma all’interno il Giappone rimane il medesimo e non permette a nessuno di intaccare le sue tradizioni.

È dall’VIII secolo, infatti, che il tè giapponese, o お茶 o-cha come viene chiamato qui, rappresenta un irrinunciabile compagno della giornata. È una bevanda che segnala l’inizio di un nuovo giorno: al mattino, infatti, nelle case di milioni di giapponesi si prepara immancabilmente il tè, quasi sempre un 煎茶sencha, che accompagnerà una colazione tradizionale a base di zuppa di miso, riso al vapore e un pezzo di pesce alla griglia, ma magari anche solo un semplice onigiri o pane e marmellata.
Durante il giorno, sia nelle case che negli uffici, fabbriche o scuole, ad una tazza di buon o-cha non si rinuncia mai. E per facilitare il consumo di quest’antica bevanda, l’o-cha è in vendita ventiquattr’ore su ventiquattro, presso konbini (negozietti sempre aperti che vendono generi di prima necessità e non solo) e distributori automatici dove è possibile acquistare un’infinita varietà di tè verde in pratiche bottigliette e lattine che saranno disponibili calde o fredde, a seconda delle proprie esigenze.

Nei ristoranti, in genere, i giapponesi pasteggiano col tè verde, soprattutto con sushi e sashimi; abbinare sushi e sashimi ad altre bevande, infatti, sembra addirittura imbarazzante.
Nelle case, però, durante il pranzo oppure la cena, il tè non sempre accompagna i cibi; mangiando, i giapponesi preferiscono bere l’acqua oppure del buon sake, per poi chiudere in bellezza il pasto con del tè verde di primissima qualità servito in tazze alte se si è in famiglia, oppure in tazze basse se si hanno ospiti.

Come potrete immaginare, le qualità di tè in vendita qui in Giappone sono numerose quanto i tipi di vino in Italia. Ogni Prefettura del Giappone vanta una propria varietà di tè, ma quelli della Prefettura di Shizuoka sono tra i maggiormente apprezzati. Da quest’antica regione del Paese provengono eccellenti varietà di tè come il sencha, il kabusecha, il genmaicha e molti altri. E proprio come gli italiani con il vino e il caffè, anche i giapponesi sono particolarmente esigenti quando si tratta di acquistare il tè, che sarà quasi sempre della miglior qualità e rigorosamente in foglie. Le bustine sono generalmente malviste, tant’è che nei supermercati il 95% del tè in vendita è esclusivamente in foglie, e il restante 5% è tè in bustine, prevalentemente 麦茶 mugicha, o tè d’orzo, dal color ambrato e dal forte sapore che ricorda quello del caffè. Il mugicha è quasi sempre venduto in bustine con cui si fa un’infusione a freddo e si prepara una rinfrescante bevanda molto amata dai giapponesi, soprattutto in estate.
L’o-cha quotidiano dei giapponesi è una bevanda semplice, preparata solo con acqua e tè in foglie di prima qualità; nella sua preparazione non c’è traccia del complesso intreccio di minuziose regole che governano il 茶道 sadou o cerimonia del tè.
L’o-cha è la quintessenza della semplicità giapponese; una bevanda dall’inconfondibile e confortante profumo di campi verdi e di tatami, una bevanda dal colore limpido e pulito, una bevanda che ad ogni sorso regala la stessa serenità che si prova osservando una sconfinata risaia baciata dal sole del tardo pomeriggio.

Un saluto dal Giappone e…お茶はいかがですか。O-cha wa ikaga desu ka? Ovvero, vi andrebbe un po’ di tè?
Tag: giappone, Sol Levante, tè giapponese
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4 gennaio 2009 alle 19:27
Bentornata Acilia! Abbiamo sentito tutti la tua mancanza….E benvenuta Tzubaki! Avevo già avuto modo di apprezzare il tuo ” BiancoRossoGiappone”: poterti leggere ora su un blog curato e delizioso come quello di Acilia mi rende davvero entusiasta! Auguro a entrambe una felice e fruttuosa collaborazione , e anche un bellissimo 2009!
5 gennaio 2009 alle 18:00
Io devo ringraziare tantissimo Tzubaki perché grazie a lei oltre a imparare tante cose interessanti sul Giappone ho conosciuto questo fantastico blog che ho messo già tra i miei preferiti. Buon anno a tutti!!
8 gennaio 2009 alle 09:35
Ciao!Ti ho trovata tramite lo stupendo Biancorossogiappone,mi piacerebbe aggiungerti ai miei link!
Ho conosciuto la culturagiapponese attraverso la pratica Zen,non posso nonrimanere colpita dal tuo blog,dai tuoi contenuti!
Un saluto speciale ^^
8 gennaio 2009 alle 18:46
Splendida idea questa nuova rubrica
Molto interessante e complimenti a Tzubaki che scrive bene e fa delle belle foto.
Cara Acilia quante ne sai? Ogni volta che torno a leggerti mi accorgo che sei una fonte inesauribile di idee e belle esperienze.Un abbraccio sincero
9 gennaio 2009 alle 17:14
Acilia, grazie per la segnalazione interessante!
Se passi a trovarmi, troverai un premio per te!
Baci!
10 gennaio 2009 alle 09:30
magnifico.
10 gennaio 2009 alle 19:42
per un’appassionata dell’antico giappone, di Murasaki Shikibu, dell’haiku, della cerimonia del tè, dei films di Ozu, e del vasellame giapponese che da anni ormai allieta la mia vista, quest’iniziativa e la rubrica Il sol levanTè
sono davvero un dono speciale, di cui esserVi grata, Acilia e Tsubaki!
per Voi in dedica, un mio vecchio haiku cui sono intimamente legata:
pallida geisha
coi rossi papaveri
un acquerello
11 gennaio 2009 alle 00:29
@Rossa di sera
Sono venuta a ritirare il premio nel tuo blog e ti rinnovo il mio sincero grazie anche qui
Sei stata molto gentile.
@artemisia comina
Ti ringrazio cara
@papavero di campo
Il vasellame giapponese è incantevole, concordo con te. Mi fa piacere che la rubrica ti piaccia e mi auguro vorrai continuare a seguirla
Grazie per il tuo haiku, è un bel regalo che apprezzo molto.
29 aprile 2009 alle 20:02
Bellissimo post! Dove possiamo trovare lo sencha in Italia?
13 maggio 2009 alle 21:39
questo blog è meraviglioso….
22 dicembre 2009 alle 16:36
Rubrica, ricette, commenti, tutto molto più che interessante !!!
Mi è stata regalata una pentola donabe, ma non sono riuscita a trovare alcun
libro che mi aiuti nelle ricette con l’utilizzo della pentola stessa. Potresti, per favore, scrivermi un titolo ??
Ti ringrazio moltissimo e ti aguro tanta felicità.