lun, 24 novembre 2008
Con l’interessante iniziativa di Maricler inauguro una nuova categoria del blog intitolata “Fuori tema”: una piccola selezione di notizie, esperienze e curiosità che meritano di essere menzionate e diffuse, seppur lontane dall’universo del tè.
Apre la rassegna “Il vino per la neve“, un’originale raccolta di ricette che promuove il gusto della tradizione e il valore dei cibi semplici. Il protagonista è il vincotto, un nettare dolce che affonda le sue radici nella cultura gastronomica del Salento. È un mosto d’uva dal colore scuro ottenuto dalla cottura a fuoco lento delle uve Negroamaro e Malvasia Nera, raccolte dopo un naturale appassimento di circa 30 giorni. In seguito alla cottura, il mosto si riduce ad un quinto del volume iniziale e viene riposto in botti di rovere per quattro anni.
Attualmente è considerato un esaltatore naturale di sapori, un condimento adatto ad ogni tipo di pietanza: selvaggina, formaggi stagionati, pollame, verdure, cocktail e dessert.
Valeria Righini, professoressa di storia della Produzione artigianale e della Cultura materiale presso l’Università di Bologna, ci insegna che la menzione del mosto cotto ricorre frequentemente nelle opere di Catone, Varrone, Columella e Plinio, i quali ne indicavano vari utilizzi: per la conservazione della frutta come uva, pere, sorbe, corniole, prugne e olive; per migliorare il gusto del vino aspro o del vino dal sapore poco gradevole; per la preparazione del vinello consumato dagli schiavi, come cibo per le api e per ingrassare le lumache di allevamento; per numerosi usi medici, specie di natura ginecologica.
Per sapere quante consuetudini e quante storie ancora si perpetuano celebrando la preziosità e la bontà del vincotto, Maricler chiede a ciascuno di voi di regalarle la propria ricetta: degli elisir ottenuti da fichi, uva, miele, melagrana, oppure dei possibili abbinamenti sperimentati.
Il mio contributo nasce dalla pazienza e dall’abilità di mia zia Anna, che ogni anno si adopera per produrre il vincotto di fichi utile a mia nonna Maria per impregnare le cartellate, tipico dolce natalizio pugliese (la cui ricetta potete trovare qui). La tradizione vuole che lo si faccia a fine agosto, sulla grande terrazza di mia nonna, mentre le altre sorelle e alcuni nipoti lavorano alla produzione della salsa. Ci si ritrova alle 7.00 del mattino quando l’aria è ancora fresca, si fa colazione insieme con le brioches calde imbottite di crema e cioccolato, acquistate sempre presso lo stesso bar, e si dà il via ai lavori.
La preparazione del vincotto è casereccia e le dosi sono assolutamente “ad occhio”, come ogni ricetta di famiglia che si rispetti.
Per circa 7 Kg di fichi:
Lavateli accuratamente con acqua calda, tagliatene l’estremità e poneteli in una grande pentola in cui li coprirete con molta acqua. Cuocete per circa 3 ore, finché i fichi vi sembreranno del tutto spappolati.
Successivamente mettete a scolare la polpa di fichi in un velo, con un recipiente sotto che ne raccolga il mosto. Schiacciateli per ottenere più succo possibile e poco dopo cucinate il nettare ottenuto a fuoco basso finché si sarà ristretto.
Qualora aveste voglia di partecipare alla raccolta scrivete entro il 31 dicembre a: maricler@thechefisonthetable.com
Tag: cartellate, iniziative, ricette, vincotto
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24 novembre 2008 alle 15:20
Carissima, che bello leggere questo post!
Grazie di cuore per aver partecipato con una ricetta così legata alla tua famiglia e con un post ricco di informazioni
Ci vediamo mercoledì, bacissimi!
(Ps. Mi mandi un commento o una mail con l’url del post e le altre info?)
26 novembre 2008 alle 13:55
Le cartellate sono ottime, me le ha portate una mia amica dalla Puglia. Grazie per aver riportato la ricetta del vincotto di fichi, molto interessante. Cosa ne facevate poi della polpa residua?
26 novembre 2008 alle 16:36
un post molto bello ed interessante che mi riporta con il pensiero ai dolci che preparavano le mie zie e mia nonna durante le feste con il vincotto dal gusto e dalla consitenza inconfondibile…buonissimo!
26 novembre 2008 alle 18:44
@Yari
Sono ottime, hai ragione, sono in grado di mangiarne a chili.
Purtroppo la polpa residua va buttata, pare non possa essere utilizzata per nient’altro.
@Chiara
Ti ringrazio, un caro saluto (anche alle zie e alla nonna)
3 gennaio 2009 alle 02:01
Non avevo visto il tuo post, ed è stato una bella sorpresa…noi in famiglia da sempre preferiamo il vincotto di fichi a quello di uva, ma lo abbiamo sempre comprato….penso che a settembre prossimo avrò una gran voglia di fare inceta di fichi per vedere se a NAtale le cartellate saranno completamente home made! Ciao e auguri
2 giugno 2009 alle 19:52
BellissimaRicetta Grazie! Quanti bellisimi ricordi… Per un barese che vive in brasile mi riempie di gioia pensare di poterlo fare. Sai adesso è il periodo giusto qua per i fichi, ma come si conserva poi il vin cotto? In bottiglia senza pastorizzazione? Per quanto tempo?