gio, 30 ottobre 2008
Questa breve intervista mi offre lo spunto per aggiornarvi in merito al concorso fotografico che ha aperto i battenti circa venti giorni fa.
Ringrazio molto tutti coloro che hanno apprezzato l’iniziativa e contribuito spontaneamente alla sua diffusione attraverso blog, siti, forum e riviste di fotografia online. Sono contenta che l’idea sia piaciuta e che stia spingendo molte persone a misurarsi con la propria creatività.
Siamo quasi a metà percorso e diversi scatti sono arrivati; vi rinnovo l’invito a partecipare, sono certa che rimarrete sorpresi dalla varietà dei modi con cui il tè si accosta alle consuetudini della gente.
Non vi ho raccontato molto circa il premio scelto per il vincitore. Ho ricevuto alcune email in cui mi hanno chiesto perché proprio una teiera di ghisa e non di terra cotta, vetro o ceramica.
La teiera di ghisa, non possedendo la memoria, quindi non assorbendo l’aroma delle foglie che contiene, si presta ad essere utilizzata per ogni tipologia di tè: dai neri aromatizzati ai verdi naturali. In più, mantiene il calore meglio di qualunque altro materiale. Quest’ultima capacità non serve solo a permettere di bere un tè caldo anche dopo mezz’ora dalla preparazione; serve soprattutto a fare in modo che l’infusione, dall’inizio alla fine, si mantenga alla stessa temperatura.
Ho voluto che fosse giapponese perché in termini di qualità, sicurezza e durata nel tempo è la migliore in assoluto, rispetto alle teiere di manifattura cinese che giungono in Italia.
È dotata di una smaltatura interna liscia e omogenea, caratteristica molto importante in quanto impedisce alla ghisa di essere a contatto diretto con l’acqua che tenderebbe così ad arrugginirla, compromettendo seriamente il sapore del tè e la nostra salute.
La teiera che ho scelto per il vincitore del concorso è munita di un resistente infusore in acciaio dove porrete le foglie dei vostri tè; avendo una capacità di 300 ml non risulta pesante, è maneggevole, graziosa e particolarmente indicata per una o due persone: per officiare il vostro rito più intimo.
A chi avrà la fortuna di riceverla raccomando di:
- non lavarla mai con detersivi o spugne abrasive, ma solo con acqua molto calda;
- asciugarla subito perfettamente;
- non porla a contatto diretto con il fuoco;
- scaldarla sempre con acqua calda prima della preparazione di qualsiasi tè.
Quanto al termometro, vi invito a leggere una delle risposte dell’intervista a cui ho fatto cenno all’inizio del post.
Vi lascio un assaggio della prima fotografia arrivata: appartiene a Giulia da Anzio (RM) e racconta il rito del tè pomeridiano come si faceva una volta nelle famiglie russe aristocratiche: una dacha, un samovar, un pomeriggio di agosto e tante chiacchiere intorno ad un tavolo pieno di torte e frutta. Sono ricordi della sua infanzia, quando tutta la famiglia ci si riuniva intorno.
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30 ottobre 2008 alle 16:29
Il samovar è una delle più belle espressioni dell’arte “di ogni giorno”. Oggetti belli da vedere, toccare ed usare. Non è “design”, non è “arte industriale”: è il risultato della selezione d’uso millenario e popolare, qualche volta (anche troppo) artisticamente arricchito per chi poteva permetterselo. Ma fondamentalmente, è un oggetto “bello inquanto pratico”, e spesso (paradossalmente) anche viceversa.
Su questo piano, avrei una domanda: in alcuni paesi dal clima molto torrido, a partire dalla Turchia (ma fin anche al deserto!) c’è l’usanza di offrire (o vendere per strada, come da noi i lupini o le caldarroste) tè mentolato a piccoli bicchierini. La cosa che mi affascina è quella specie di “samovar a spalla”, di grandi dimensioni, con un becco lunghissimo ed elegante, che lascia cadere il tè da un metro di distannza nella tazzina. La teiera è rovente e mantiene la temperatura per ore, ma questo salto del tè abbassa molto la temperatura, rendendolo quasi immediatamente bevibile.
Scusa, ma tu sai come si chiamano queste particolari teiere?
30 ottobre 2008 alle 22:30
ciao cara!
possiedo una teiera in ghisa, credo simile a quella che hai descritta. Dopo l’uso, la sciacquo e per asciugarla perfettamente la rimetto un po’ sopra il fuoco.
Una volta però mi è capitato di dimenticarmela lì, un po’ oltre il necessario. Credi che lo smalto si sia rovinato? Sapeva un po’ puzza ma obiettivamente non ha cambiato il sapore dell’acqua nei tè successivi. Secondo te continuo ad usarla tranquilla?
ciao e grazie
r.
30 ottobre 2008 alle 23:57
Acilia, cara, come mi fa piacere che la mia fotografia è stata la prima e l’hai pure esposta! Grazie!..
31 ottobre 2008 alle 09:13
Bella la tua intervista, mi è piaciuta molto. Come la foto che hai pubblicato: ma lo sai che anche io sto cercando un Samovar per farmelo regalare a Natale? Sono bellissimi: oggetti totemici attorno a cui riunirsi, e che scaldano l’atmosfera. Ma non ho ancora trovato quello giusto, quello “evocativo”, insomma, che mi ispiri un’atmosfera da “Zio Vanja”, per intenderci! In questi giorni sto facendo progressi: da brava scolaretta sto imparando a sorseggiare il tè da un Gaiwan di terracotta Yixing, e devo dire che sono rimasta piacevolmente impresionata…credo che questo sarà il mio piccolo rituale per il tè. Ti mando un forte abbraccio!
31 ottobre 2008 alle 09:44
@[:Nybras]
Molto bella la tua definizione del samovar.
Confesso di non aver mai visto un “samovar a spalla” e pur avendo fatto qualche ricerca non ho trovato nulla in merito. Non so rispondere alla tua domanda, mi spiace. L’espressione “salto del tè” è straordinaria
@cobrizio
Non è necessario porla sul fuoco per asciugarla bene, in questo modo si rischia di rovinarla. Basterebbe un panno di cotone e un po’ di cura.
Temo che lo smalto della tua teiera si sia certamente corroso, ti consiglierei di non continuare ad usarla. Hai un ottimo motivo per partecipare al concorso
@Rossa di sera
Grazie a te per aver partecipato cara, la tua foto ha dei colori bellissimi.
@Romy
Ti ringrazio, mi fa piacere tu abbia letto l’intervista.
Prossimamente conto di scrivere un post sul samovar, è un oggetto di culto che anch’io apprezzo molto.
Ricambio l’abbraccio.
31 ottobre 2008 alle 20:07
il tè russo…veramente interessante, ce ne saranno di belle da scoprire!
1 novembre 2008 alle 00:18
Carissima, per te e le tue specialissime “chicche” il primo commento dal mio nuovo, superlativo, fantastico I Mac.
Baci Brillanti
1 novembre 2008 alle 10:57
Complimenti a Giulia per la bellissima foto, mi ricorda una serata presso un centro di cultura russa qui a Torino in cui è stato servito il tè direttamente “spillato” dal samovar.
Concordo poi sulle proprietà della teiera in ghisa, in assoluto la migliore. Non a caso in Giappone ne viene fatto un utilizzo massiccio.
1 novembre 2008 alle 13:26
sob. sigh. sniff ;-(
1 novembre 2008 alle 21:47
una bella fotografia, una bella idea questo concorso
1 novembre 2008 alle 21:47
una bella fotografia, una bella idea questo concorso
3 novembre 2008 alle 10:01
Mi permetto di insistere, abusando della vostra pazienza, circa la domanda che ho posto sopra:
qui potete vedere la versione “mignon” del “tè col salto”
che sembra divertire tanto Acilia.
http://www.wind-drifter.com/Mali/DesertTea.jpg
http://wwwdelivery.superstock.com/WI/223/1558/PreviewComp/SuperStock_1558-26475.jpg
persino dipinto
http://www.nomadgal.com/Images/desert-tea.jpg
Questo credo sia il “rito del tè” dei nomadi e dei paesi caldi (libia, tunisia…). Io non ho un rito mio, o non l’ho più (forse ce l’avevo da piccolo, ma era un banale rito familiare di fine anni ‘70, che non posso certo più fotografare!), ma se dovessi averne uno, sarebbe certo un rito di offerta “col salto” da meravigliose teiere col lunghissimo becco a collo di cigno.
E continuo, quindi, a chiedervi informazioni circa questo particolare tipo di teiere – quelle più grandi in particolare – perchè sono anche meravigliose opere d’arte.
Il bello ed il buono devono sempre stare assieme, per avere l’eccellenza, no?
3 novembre 2008 alle 18:27
@[:Nybras]
Non ti ho mai visto così appassionato all’argomento Tè come adesso
Hai fatto un’attenta opera di ricerca, bravo. L’immagine del dipinto è bellissima, ne farei un quadro da tenere in casa.
Non sono certa che queste teiere abbiano un nome particolare, ma se qualcuno tra i lettori avesse maggiori informazioni in merito, non esiti a scriverle.
Ce lo racconti almeno a parole il tuo rito del tè di fine anni ‘70? Descrivici ogni particolare, come fosse una fotografia.
4 novembre 2008 alle 21:28
Non me ne intendo moltissimo di Tè e sicuramente non lo preparo nel modo giusto, ma è in assoluto la mia bevanda preferita.
Ho trovato questo sito molto interessante e sicuramente parteciperò al concorso, in quanto appassionata di fotografia….quindi grazie per l’opportunità di partecipare ad una così bella iniziativa e di apprendere qualcosa di nuovo sul Tè, che io adoro!
24 novembre 2008 alle 22:25
Ciao!
Siccome ho intenzione di partecipare, anche se quasi in extremis mi sa, ho pubblicato la news del concorso sul mio blog:
http://shamanic-journey.blogspot.com/2008/11/premio-insieme-t.html
In bocca al lupo a tutti, ci si rivede per la pausa del té!
Matteo
24 novembre 2008 alle 22:58
@Matteo
Grazie molte per l’articolo sul tuo blog, aspettiamo la tua foto: non preoccuparti, c’è tempo fino all’8 dicembre.
In bocca al lupo anche a te
5 dicembre 2008 alle 18:08
ciao a tutti, non so voi ma io fremo dalla curiosità di vedere le tante foto del concorso che spero verranno pubblicate; ma oramai ci siamo.
se posso permettermi, inviterei, a chi ne avesse conoscenza, di postare eventuali informazioni di altri concorsi…..mi piace dilettarmi con le foto.
buona serata a tutti, magari scaldati dal tepore della nostra tazza preferita
5 dicembre 2008 alle 19:08
@derrik
Certamente saranno pubblicate le foto di tutti i partecipanti al concorso. Mi fa piacere che ci siano persone che fremono dalla curiosità
Ti segnalo questo sito dove pubblicano esclusivamente annunci e bandi di concorsi fotografici: http://www.concorsi.altervista.org/
Buona serata anche a te, un caro saluto.