ven, 19 settembre 2008
In un sutra Buddha raccontò una parabola:
Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto a un precipizio si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva.
Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.
L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Aggrappandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce.
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19 settembre 2008 alle 16:59
Bellissima…è proprio vero, quando il mare è in tempesta, è inutile annaspare…tanto vale fare “il morto”, e magari è la volta buona che si rimane a galla! Solo concentrandoci sugli aspetti più dolci della vita, e sulle opportunità che si lasciano cogliere, possiamo distoglierci dalle difficoltà, e trovare un nostro equilibrio! Romy
22 settembre 2008 alle 04:20
Bellissima questa parabola davvero e molto bello il commento di Romy!
22 settembre 2008 alle 10:30
Nella pratica dello zen, l’unica cosa che ha un qualche interesse è il momento presente.
Niente a che vedere con il “fare il morto” o gli aspetti dolci della vita.
Solo cogliere l’istante, così com’è, immo…
Se davvero vi interessa lo zen, la pratica e la filosofia profondissima che vi stanno dietro, non dimenticate di prenderne in considerazione le basi: per quanto sia tentante la voglia di interpretarne i suoi koan in modo poetico, artistico o intuitivo, non dimenticate che come tutte le filosofie/pratiche, anche lo zen ha le sue chiavi indispensabili, chiavi filosofiche metafisiche e storiche.
Se no si guarda il dito invece che la luna
22 settembre 2008 alle 20:40
Forse sono stata semplicistica ed inopportuna: non conosco in profondità lo zen, e non volevo urtare la sensibilità di chi ne sa più di me: quindi mi scuso. Ho semplicemente letto questa bella storia che l’amica Acilia ha messo a disposizione di noi tutti, e ne ho dato una mia personalissima interpretazione, basata anche su quello che sto vivendo, senza avere nessuna presunzione o velleità. Penso che la grandezza di certi racconti stia nel suscitare pensieri ed immagini in tutte le menti,in tutti i cuori,e a tutti i livelli: ognuno poi usa gli strumenti che ha a disposizione, quelli che la natura ,o la cultura ,gli hanno dato. Grazie, Acilia, perchè ci dai così tanti spunti da approfondire!
24 settembre 2008 alle 12:18
Acilia, che piacere “ritrovarti”… ti avevo “perduta” nel mio vecchio computer… adesso ti incollo tra i segnalibri!
24 settembre 2008 alle 14:16
Bellissima questa parabola, ad hoc con la mia filosofia di vita.
Un piacere leggerti…
A presto.
25 settembre 2008 alle 11:19
Grazie per la tua visita. Questa parabola è spelndida, dovremo tenerla a mente sempre, ciao. Giulia