mar, 22 luglio 2008
L’estate è spesso sinonimo di viaggio. Che sia reale o virtuale, breve o lungo, è un percorso che compiamo fuori e dentro di noi, mossi dalla voglia di cercare.
L’augurio per queste vacanze è che vi lasciate meravigliare: da un paesaggio, un profumo, dal movimento delle nuvole che si riflette sul finestrino di un’automobile.
Ovunque andiate, fate buon viaggio.

Mi dirigo verso il centro della città e là sotto la Torre del Tamburo c’è una casa da tè. È la prima casa da tè che visito.
È un luogo a cielo aperto. Gli ascoltatori sono già seduti, alcuni sono stranieri. Mi seggo anch’io su una delle sedie di legno lucide per il lungo uso, attorno al tavolo di pietra.
Tutti bevono il tè al gelsomino servendosi di ciotole munite di coperchio. Vengono qui per ascoltare la storia raccontata da un uomo cieco con gli occhiali neri, seduto su uno sgabello sopra un palco di legno.
Ogni sera entra nella casa da tè e racconta una puntata di una lunga storia che per tradizione accompagna la consumazione. Gli ascoltatori sorseggiano il tè versato continuamente da una giovane cameriera. Quasi tutti gli uomini fumano la pipa sottile dalla canna lunga con il fornello di metallo.
Il cieco prende in mano un liuto di bambù e ne batte sul tavolo l’estremità coperta da un sottile budello di maiale; con voce monotona comincia a raccontare; a tratti canta.
È la storia di una madre infelice che non potendo più custodire il suo bambino lo abbandona in un cesto vicino a un ponte, perché qualche persona di buon cuore ne prenda cura. Un’anziana coppia lo trova e lo alleva come figlio proprio. Il bambino diventa grande e sa delle sue origini, lascia la casa per ritrovare la vera madre e ci riesce. La madre lo ammonisce di non dimenticare chi gli ha dato affetto, ma quando il giovane diviene mandarino finge invece di non riconoscere i genitori adottivi. Così muore colpito da un fulmine, perché è stato ingrato.
Il cieco racconta la sua storia nel dialetto antico. Saputo che non ho capito niente o poco, un anziano che la conosce a memoria mi da fa interprete, un po’ nella lingua ufficiale cinese e un po’ in inglese,
Il fascino della storia è nel suo modo di raccontarla, di ricamare a piacimento i personaggi descritti perché sembrino sempre verosimili e attuali. Accompagnato dallo strumento, il tono della voce è così bello che ne rimango affascinata.
Approfittando dell’intervallo, vado a rendergli omaggio. Si chiama Zhang, è nato cieco.
Ho assistito a una puntata soltanto della storia che non poteva essere conclusa in una serata sola. Mi dicono che occorrono sette serate per raccontarla.
Per ogni tazza di tè consumata ha diritto a un decimo di yuan. Ogni sera riesce a guadagnare così due yuan (circa 800 lire).
In questa serata di luna piena non ricordo di aver mai consumato tante ciotole di tè, tante da tenermi sveglia tutta la notte. Pensavo a questa città dove permane ancora l’antica tradizione dei cantastorie che frequentano le case da tè.
Pensavo anche al cieco, dicono che conosce duecento storie e calcolavo a mente quante ciotole di tè avrei bevuto se fossi rimasta per tutte e sette le sere”.
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22 luglio 2008 alle 15:21
Auguro anche a te un buon viaggio.
Grazie sempre,
Lu
23 luglio 2008 alle 11:29
Per me l’estate quest’anno non sarà sinonimo di viaggio, ma non mancheranno di certo le gite fuori porta in giornata immersi nella natura.
Buon viaggio a te, cara Acilia.
25 luglio 2008 alle 16:40
Io putroppo sono appena tornata … ma cerco di prolungare dentro di me il più a lungo possibile la dolce sensazione della vacanza. Infatti mi sono comprata qualche regalino e (come faccio sempre) li ho nascosti in fondo all’armadio o in alcuni cassetti,senza più guardarli, e ancora nelle loro buste: li tirerò fuori a uno a uno fra qualche giorno: sarà come gustare ancora il sapore della vacanza (a proposito,due dei regalini sono..due teiere…ma va?) !!! Ciao, un abbraccio e …buon viaggio! Romy
6 agosto 2008 alle 21:51
Ciao e grazie per questo racconto…per il momento non vado in vacanza, ma come dici tu l’importante è farsi meravigliare anche dalle piccole cose:) intanto mi godo i miei meravigliosi posti! e poi auguro anche a te di far un buon viaggio ovunque tu sia:)
6 agosto 2008 alle 21:54
il commento n 4 è il mio cioè
Carla di letto e mangiato
7 agosto 2008 alle 09:19
Bello lo stralcio di questo racconto di viaggio…e bella l’idea di coniugarlo con il tuo post di saluti.

Ti immagino in qualche luogo magico a sorseggiare decine di tazze di tè
Le mie vacanze saranno virtuali quest’anno ma accolgo con piacere il tuo suggerimento, cercherò qualcosa fuori e dentro di me. Grazie Acilia cara
Paola C.
26 agosto 2008 alle 13:31
…mossi dalla voglia di cercare, di conoscere di capire che tutto quello che troveremo è anche una parte di noi stessi, magari nascosta dentro di noi. Scoprire altre abitudini, capirle e “carpirle” per farle un poco nostre. Partire con valige vuote che saranno riempite di ricordi e nuove emozioni.
un abbraccio.
26 agosto 2008 alle 17:22
Aspetto il tuo ritorno, ciao. Giulia