Imparare a star zitti

Gli allievi della scuola di Tendai solevano studiare meditazione anche prima che lo Zen entrasse in Giappone.
Quattro di loro, che erano amici intimi, si ripromisero di osservare sette giorni di silenzio.
Il primo giorno rimasero zitti tutti e quattro. La loro meditazione era cominciata sotto buoni auspici; ma quando scese la notte e le lampade a olio cominciarono a farsi fioche, uno degli allievi non riuscì a tenersi e ordinò a un servo: «Regola quella lampada!».
Il secondo allievo si stupì nel sentire parlare il primo: «Non dovremmo dire neanche una parola» osservò.
«Siete due stupidi. Perché avete parlato?» disse il terzo.
«Io sono l’unico che non ha parlato» concluse il quarto.

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11 Commenti a “Imparare a star zitti”

  1. utente anonimo Scrive:

    Troppo carino, questo racconto! Come va? Spero bene! Ti abbraccio. Romy

  2. utente anonimo Scrive:

    Ogni storia ha un suo scopo, e anche questa insegna molto…come stai? spero bene.

    Un saluto

    Lu

  3. Acilia Scrive:

    @Romy e @Lu

    E’ una delle storie zen che preferisco.

    Va abbastanza bene, grazie. Sono reduce da un breve soggiorno veneto :-)

    Ricambio il saluto e l’abbraccio.

  4. utente anonimo Scrive:

    Non solo silenzio, via di purificazione dei sensi, ma monito per l’errore in agguato, quello che subito riconosciamo negli altri e con difficoltà scorgiamo in noi.

    Amo questo racconto, come il silenzio che spesso trovo in una calda tazza di the.

    Sono felice per il tuo soggiorno veneto, ogni viaggio ci regala nuovi pensieri

    Insula

  5. utente anonimo Scrive:

    Imparare a stare zitti.

    Ma il buddhismo insegna anche la “retta parola”.

    Consapevole che le parole possono creare felicità o sofferenza, il Buddha insegnava a coltivare la parola amorevole e l’ascolto profondo, allo scopo di portare gioia e felicità agli altri e confortarli nelle loro sofferenze.

    Ma “retta parola” è anche non diffondere informazioni di cui non si è certi e a non criticare o condannare cose di cui non si è sicuri.

    “Retta parola” è anche non pronunciare parole che possano causare divisione o discordia e che possano portare rotture in famiglia o nella comunità.

    Grazie per lo stimolo a cui ho voluto contribuire con questo piccolo intervento.

    Angela Tagliani

  6. NYBRAS Scrive:

    Angela> Non si è mai certi di nulla. Ma ad un certo punto, sarai chiamato a prendre posizione. Con i “dati” che hai, eppure… dovrai decidere. Pensaci.

  7. utente anonimo Scrive:

    molto carina.

  8. alessia Scrive:

    comunque era veramente fico il racconto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  9. Eleonora Scrive:

    Questa sera tornando a casa mi sentivo davvero stanca e anche un po’ triste, mi sono seduta davati al pc e ho navigato in rete, non mi rilassavo cercavo qualcosa di speciale e allora sono venuta a prendere un te’ virtuale da Acilia.
    Sembrera’ incredibile ma questo racconto mi ha riconciliato con me stessa, i ha trasmesso un po’ di saggezza, vorrei approfondire l’argomento cosa mi consigliate?
    Grazie Acilia, è sempre piacevole stare qui’.
    Eleonora

  10. Acilia Scrive:

    @Eleonora
    Cara Eleonora, ti ringrazio per aver voluto condividere con me quello che è stato un momento intimo insieme alle sensazioni che hai provato. Sono felice che sia piacevole per te stare qui.
    Se vuoi approfondire l’argomento delle storie Zen, potresti tentare con “La tazza e il bastone. Storie zen”, di Taisen Deshimaru. Ci sono vari testi in libreria, basta lasciarsi guidare dall’istinto.
    Ti abbraccio, mi fa piacere tu mi legga ancora.

  11. Eleonora Scrive:

    Grazie di tutto Acilia, oggi sono stata in libreria e ho richiesto il libro da te così gentilmente suggerito, arriverà giovedi’, non vedo l’ora di iniziare a leggerlo.
    Un abbraccio grande.

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