Gongfu cha

Quella giapponese non è l’unica cerimonia del tè. Ne esiste una cinese, probabilmente meno conosciuta, ma di altrettanto interesse e fascino.
Si chiama Gongfu, o Kung fu, a cui viene associata la parola cha che in cinese significa tè.
Si tratta di una maniera molto raffinata di bere il tè, è una specialità della regione cinese del Fujian dove ancora oggi il tè che vi si coltiva è molto richiesto dal mercato interno e internazionale.
Letteralmente Gongfu significa “arte”, “fallo bene”, “metodo”. L’espressione si riferisce anche alle arti marziali e a tutte quelle attivitĂ  in cui è richiesto tempo e impegno per acquisire una buona padronanza e raggiungere un buon risultato. Esprime modalitĂ  di comportamento che richiedono osservanza di regole precise, come un complesso sistema per preparare tè pregiati.

Solitamente il tè utilizzato per questa cerimonia è del tipo semi-ossidato o Oolong (o Wulong), le cui foglie attorcigliate sono simili «alle pieghe degli stivali dei cavalieri tartari» (Lu Yu).
Più raramente si utilizzano anche tè verdi, purché siano di qualità eccelsa.
Il tè preparato in questo modo è molto più forte di un normale infuso e si sorseggia quindi come un liquore in tazze minuscole.
I movimenti sono estremamente aggraziati, fluidi e precisi. L’intero processo richiede circa dieci minuti, sebbene i maestri più esperti ne impieghino appena cinque.
Ogni oggetto deve essere piccolo, delicato.
La teiera per il servizio Gongfu dev’essere preferibilmente in terra Yixing e tanto il tè quanto l’acqua devono essere della migliore qualità.
Se il tè è semi-ossidato si riempie metà teiera, se invece si tratta di un tè verde se ne riempie solo un terzo; la quantità di tè può sembrare eccessiva rispetto alle dimensioni della teiera e rispetto all’acqua: quest’ultima però ad ogni infusione bagna le foglie solo per pochi secondi.

Il primo passo consiste nel lavare e scaldare la teiera e le tazze, all’interno e all’esterno. Indispensabile per questa operazione e per l’intera durata della cerimonia è il vassoio-serbatoio in legno o bambù, le cui fessure raccolgono l’acqua in eccesso.
La teiera va tenuta in un modo molto preciso: l’indice deve premere sul coperchio in modo da tenerlo in posizione.
Con un cucchiaino di bambù si estraggono le foglie dal barattolo e si mostrano a ciascun ospite, iniziando dal più anziano. Questo è un gesto molto importante perché, quando si prepara il tè con la cerimonia del Gongfu, si prediligono dei tè speciali. Alcuni di essi sono spesso molto cari e quindi gli ospiti importanti o gli intenditori sono lieti di guardare e ispezionare le foglie del tè scelto.
Dopo aver mostrato la forma e il colore delle foglie del tè, si versano nella teiera pulita e riscaldata.
Si comincia a versare l’acqua bollente intorno alle pareti interne della teiera: in questo modo il tè ammucchiato al centro può assorbirla lentamente. I cinesi sostengono che questa operazione sia utile a non “spaventare” il tè.
A questo punto si riempie la teiera fino all’orlo e si chiude con il coperchio. Immediatamente si procede a gettare via anche questa prima velocissima infusione sul vassoio, sia per lavare le foglie, sia per iniziare a sprigionarne l’aroma.
Così si riempie nuovamente la teiera con acqua bollente e si lascia il tè in infusione per meno di un minuto: secondo i cinesi dovrebbe corrispondere al tempo di quattro o cinque respiri lenti.

E adesso si versa il primo vero infuso di tè.
Si solleva la teiera, si asciuga la base con un tovagliolo di buon tessuto e si comincia a versare.
Ci si muove avanti e indietro lungo la fila delle tazze fino a riempirle: è un movimento che deve mantenersi continuo in modo che il flusso di tè rimanga costante.
Poco dopo si è pronti per la seconda infusione delle stesse foglie (si può arrivare fino a quattro infusioni): dura un po’ di più rispetto alla prima e possiede un aroma più debole ma un sapore più deciso. Questo accade perché le sostanze volatili sono quelle che generano l’aroma ed è evidente che esse siano più presenti nella prima infusione piuttosto che nella seconda, mentre il sapore è dato dalle molecole che non evaporano così facilmente e che quindi si concentrano nella seconda infusione.
Il tè va centellinato, sorseggiato piano e con cura. Va trattenuto sotto il palato per qualche secondo con lo scopo di apprezzare al meglio ogni sfumatura del suo sapore.
Finito di gustare, le foglie e il liquido avanzati si gettano via subito e si strofinano gli accessori finché non sono perfettamente asciutti e puliti.

Si conclude così questo concerto di atti semplici.
Certo non trasuda religiosità e misticismo come la cerimonia giapponese, ma rimane senza dubbio l’unico rito in grado di esaltare la bellezza, la preziosità e la bontà del tè.

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18 Commenti a “Gongfu cha”

  1. gongolo70 Scrive:

    Approfitto della tua dissertazione sul GONGFu (potevo mai sottrarmi?? :D) per riaffacciarmi in questi luoghi e sentire le tue parole.

    Sempre lente, sagge, profumate.

    RaritĂ  assoluta di questi tempi.

    bacirituali

  2. utente anonimo Scrive:

    Il Gong Fu Cha l’ho scoperto da pochi mesi e leggerne qui non può che innalzarne la mia percezione e rinnovarne l’interesse, grazie alle tue spiegazioni evocative, piĂą potenti di molte immagini. Nella mia esperienza ho assaggiato dei tè che potevano sopportare anche piĂą di una dozzina di infusioni, in cui i caratteri si evolvevano man mano, come in un racconto.

    Sarei molto felice di poter condividere con te questo rito.

    Un bacio.

    Kja.

  3. utente anonimo Scrive:

    Sempre interessanti i tuoi articoli.

    Un preprio per te dalle mie parti.

  4. Acilia Scrive:

    @gongolo70

    Che piacere ritrovarti 🙂 Spero tu stia bene.

    Ti ringrazio per il bellissimo apprezzamento, ne faccio tesoro.

    Fai in modo di non sparire ancora.

    @Kja

    E’ stata proprio una delle tue ultime email ad ispirarmi.

    Anch’io sarei felice di condividere con te questo rito. ChissĂ , forse presto potrebbe accadere.

    @Marinella

    Grazie cara per questo premio inatteso 🙂

    Mi fa molto piacere che tu ritenga questo spazio “un blog che ti fa sentire bene quando lo visiti”.

    Cose come queste mi infondono voglia ed entusiasmo per continuare a scrivere.

    Un abbraccio.

  5. Masso57 Scrive:

    passo per un abbraccio a te , e per respirare un aroma tanto intenso quanto salutare.

  6. utente anonimo Scrive:

    leggendo come si svolge la cerimonia del tè cinese mi sembrava di leggere il racconto di una danza antica, mi immaginavo la persona intenta a muoversi flettendo armonicamente e in modo flessuoso la schiena mentre procedeva a riempire el piccole tazze di tè.

  7. utente anonimo Scrive:

    beh… ciao! io di qua passo sempre, e leggo. mi piace moltissimo e ti ho persino nominata, un meme… perdono!!! 🙂

  8. utente anonimo Scrive:

    Scopro il tuo blog. Mai visto qualcosa di piĂą sublime! Complimenti!

  9. utente anonimo Scrive:

    Non conoscevo questa cerimonia,è bellissima.I tè oolong mi piacciono molto li trovo depurativi e leggeri.

    Mi piace sempre il tuo modo di raccontare le cose, riesci a catturare l’attenzione come pochi altri.

    Grazie e a presto (ti leggo spesso).

    Francesco

  10. Acilia Scrive:

    @Masso57

    Grazie per l’abbraccio, mi doni sempre un sorriso quando passi da qui.

    @Francesca V

    C’è la stessa disciplina, la stessa armonia e bellezza di una danza.

    @Adina

    Ho già provveduto a ringraziarti lasciando un commento nel tuo blog, ma rinnovo il mio grazie anche qui. Non so bene cosa ho fatto per meritare questo premio ma mi rende sicuramente felice 🙂

    @Lisa

    Addirittura sublime 🙂

    Molte grazie, a presto.

    @Francesco

    Hai ragione, i tè Oolong sono anche depurativi.

    Grazie a te, ti auguro una buonissima giornata.

  11. utente anonimo Scrive:

    Ciao,era tanto che non passavo di qui,questa ricetta sotto dei pancake sembra invitantissima

  12. Artesia1 Scrive:

    Mi complimento con tè! E’ molto accattivante il tuo blog.

    Avevo iniziato anch’io ad approfondire il culto del tè, come ricerca di armonia, di calma interiore. Purtroppo vivo in cattivitĂ , e questo mi ha portato all’abbandono e non solo del tè…

    Scopro adesso questo tuo angolo, come fosse un segnale…

    Ti leggerò con interesse.

    Artesia

  13. Acilia Scrive:

    @Artesia1

    Ti ringrazio molto per l’apprezzamento. Mi auguro si riveli un segnale positivo e di buon auspicio.

    A presto.

  14. utente anonimo Scrive:

    Gongfu cha

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  15. RainMan Scrive:

    Ho appena scoperto il tuo blog, mentre cercavo notizie per approfondire la cerimonia del tè cinese a cui ho assistito la settimana scorsa durante un corso di cinese che sto seguendo. E’ davvero affascinante e vorrei riuscire a procurarmi il tè e il necessario per prepararlo. Per caso sai dove potrei reperirlo? So che in Europa è molto difficile che arrivi il wulong cha…

  16. Francesca Scrive:

    Ciao Acilia, apprezzo molti dei tuoi articoli, ma su questo sono in disaccordo oggi, dopo cinque anni, perchĂ© crea un’aurea di spiritualitĂ  intorno a un metodo di preparazione che è…solo un metodo di preparazione.

    Il gong fu cha non è la cerimonia cinese del tè ed è ora che gli italiani lo sappiano. E’ un metodo di preparazione che ha lo scopo di esaltare le qualitĂ  organolettiche di un tè ricco, come può essere un oolong (non è un caso che sia nato in Fujian).

    E mi perdonerai se inizio questa conversazione, ma sono un pò stufa di leggere cose non vere, gong fu cha non significa ‘arte’ e l’espressione non si riferisce alle arti marziali. Come puoi vedere c’era anche un pingback da parte di un mio vecchio articolo, quando ero alle prime armi e mi fidavo di quello che gli esperti del tè italiani dicevano.

    Ti prego, qualora potessi farlo, di togliere il mio pingback perchĂ©, come vedi, l’articolo non è piĂą esistente.

    Grazie.

  17. Acilia Scrive:

    Cara @Francesca,
    come tu stessa hai specificato, questo articolo è stato scritto diversi anni addietro.
    Tuttavia, sebbene quello che scrivi sia senza dubbio ineccepibile, nell’articolo ho asserito che “gong fu” significa anche “metodo”, che l’espressione si riferisce ANCHE (e non solo) alle arti marziali, ma che soprattutto si riferisce a quelle attivitĂ  in cui è richiesto impegno e padronanza per raggiungere un buon risultato. Appena un rigo dopo l’ho definito un “complesso sistema per preparare tè pregiati”. E nell’ultimo rigo conclusivo ho scritto che pur non essendo una vera cerimonia che trasuda spiritualitĂ  e misticismo, è un rito che esalta la preziositĂ  e la bontĂ  del tè.
    Dunque non è molto diverso da quello che hai affermato tu.

    Mi spiace tu sia stufa, ma in tutta onestĂ  non ritengo di aver scritto cose non vere.
    Provvederò certamente a rimuovere il tuo pingback se questo ti dà preoccupazione.

  18. Serena Scrive:

    Perdonate l’intromissione… O meglio: chiedo scusa ad Acilia, essendo questa “casa sua”, per l’intromettermi in questo pubblico scambio di battute, ma, come si suol dire in certi casi: è piĂą forte di me.

    Mi rivolgo a Francesca.
    Cara Francesca, tu ti dici “stufa di leggere cose non vere”, e a me vien proprio spontaneo sorridere, ricordando di non molto tempo fa, quando sul tuo blog ti esibivi in esternazioni fantasiosissime (quanto del tutto campate per aria) circa varie tipologie di tè, tipo: oolong al ginseng creato dalle zampette delle api, puerh fatti invecchiare sotto terra, eccetera eccetera.
    T’assicuro che eran cose divertenti da leggere, e in molti sorridevamo infatti, leggendole, ma senza cattiveria, chĂ© non si può “nascere imparati” e in fondo l’immagine dell’apetta che arrotolava polline e foglie di tè era anche simpatica, alla fine, e non faceva del male al nessuno.

    Io, che pure una volta ci ho provato a farti notare che stavi affermando pubblicamente cose non vere (“attenzione: tutti i puerh costosi sono una presa in giro!”), mi sentii rispondere che il tuo blog non era un blog sul tè, bensì un diario personale, e che quindi potevi permetterti di dire quel che ti pareva, non ammettendo evidentemente che ti si facesse educatamente notare.

    Tutto questo per dire che il tuo blog è stato per anni un imbattibile baluardo d’immani inesattezze (parere non solo mio, eh, bada bene: niente di personale, insomma), come se non bastasse espresse con crescente presunzione, eppure non mi pare che alcuno si sia mai permesso di venire a redarguirti con la supponenza che hai usato tu, qui, rivolgendoti ad Acilia, per giunta relativamente a mere sfumature di significato. (perchĂ©, intendiamoci, anche preparare il caffè con la napoletana è “solo un metodo di preparazione”, ma De Filippo l’ha trasformato in “cerimonia”: cosa c’è di sbagliato in questo? Semmai è un valore aggiunto: ben venga un po’ di “spiritualitĂ ” – e per tua informazione si scive “aura”, non “aurEa” – in questa landa di ragionieri e bevitori di professione!)

    Tutto considerato, allora, tirando le somme, la domanda (retorica) che mi sorge spontanea è: ma come diamine ti permetti? Chi ti credi d’esser diventata, cara Francesca?

    Ecco tutto, ho finito. Ringrazio Acilia per la pazienza e la invito a cancellare questo mio commento qualora lo ritenesse opportuno; ma eran comunque cose che andavano dette, secondo me.

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