Tè-atro

È stato un incontro importante quello con Sergio Porro. Una personalità geniale, una presenza famigliare, un uomo dal fascino indiscusso: un regista teatrale.
Una lunga barba bianca, sorriso beffardo, gli occhi buoni.
L’ho invitato qui con il piacere e l’onore di offrirgli uno spazio da usare in maniera libera e spontanea.
Così gli porgo una tazza di tè, una vecchia poltrona di velluto e accolgo il suo racconto.

È nelle notti di rintronante tempesta che si crea. È sui lampi argentati che le immagini volteggiano, impazzite nel buio, a gran velocità, come nel finestrino della monorotaia di Shanghai in folle corsa a 430 km l’ora. È nelle notti di luna piena, se i lupi tacciono, che il cuore si riposa e la mente comincia i suoi viaggi di sogno e si ferma nelle memorie, antiche e future.
E si comincia a scrivere… E ti viene spesso da chiederti: sono mai stato piccino? 

Ma l’incontro con una maestra del tè (almeno così io considero Acilia per il suo blog che frequento da tempo, unico per raffinatezza, sapienza dei colori, documentazione storica, approfondimenti e stimolanti suggerimenti) è risultato spontaneo e disciolto come liquido dorato chiuso dentro una brocca di vetro.
Quella sera ho imparato che blog si dice (e si scrive) con la “g” e non con la “b” e ho imparato che il tè prima di essere una bevanda è una cultura: ha bisogno del suo tempo e dà l’imbeccata ai suoi momenti in successione imponendoli quasi con timidezza: bisogna scoprirlo, individuare quello giusto, odorarlo da freddo e da caldo, osservare i suoi vapori leggeri, assaporarlo, sorseggiarlo, gustarlo e poi… ringraziarlo.
Io non faccio mai il tè. La fretta di tutte le mie azioni non mi consente di muovermi coi suoi tempi. Mi manca la calma e la pazienza della sua attesa. Mi mancano però anche i suoi profumi.
Ho conosciuto Acilia a Milano una sera di tardo settembre, ancora mite. Intorno a noi, le note laceranti di un sassofonista sdraiato e l’odore del Duomo. Quattro foglie di insalata. Qualche pomodorino affettato a metà. Un nodino che ancora piangeva un pochino di sangue… E tante, tante parole sul tè e suoi nostri interessi reciproci. Acilia ti guarda sempre negli occhi, senza timore. Lei che ha due occhi verdi (luminosissimi), come certe foglioline adagiate in fondo a una tazza di tè giallino, quasi incolore… proprio come, di regola, lo servono in Cina.

A giugno sono stato in Cina e in questo paese lo donano sempre, a tutte le ore, a colazione e prima e dopo i pasti principali. Spesso il cibo viene scelto a buffet tranne, ovviamente, il tè. Sui girevoli di tutti i tavoli viene posta a disposizione una tazza, generalmente bianca, che aspetta… Aspetta la teiera che l’inserviente stringe al petto e che, col suo pallido sorriso a mandorla, puntualmente arriva. Si china devotamente e scrupolosamente bisbiglia: Tè? (unica parola che conosce in tutte le lingue). Nonostante sia sempre chiara, qualche volta addirittura smorta, nonostante le foglioline verdi sul fondo della scodellina, l’infusione ha sempre sapori diversi. Ora dolciastri, ora pungenti, ora acerbi. Ecco perché, spesso, diventa predominante il desiderio di un prosecco.
E all’interno, dove i campi sterminati verso l’estate sono smeraldi, certi sperduti villaggi immutati nel tempo e nella storia, affascinanti come presepi, ovunque, ricordano che il tè è nato qui, in Cina. Incredibile.
Del resto quante innovazioni provengono dai Cinesi, anche la bussola e la polvere da sparo, la carta e l’arte della stampa, tutte cose importate in Europa secoli e secoli dopo. Una volta sono rimasto stupito che in fondo a un orinatoio non c’erano le solite palline deodoranti e maleodoranti, ma petali di rosa e foglie di tè molto larghe e aromatiche, chissà di quali specie… Ancora oggi non lo so, nessuno me l’ha saputo dire, nemmeno la nostra guida così buona e generosa.

Animo da una vita un gruppo di teatro sperimentale e ho chiesto ad Acilia di fare una piccola cosa per me. Lei ha mosso le ciglia compiaciute rispondendomi di sì e così, in una grande officina di fabbri ferrai, dove il Teatro Artigiano presenterà un’azione collettiva ai primi di novembre, ci sarà pure un angolino tutto per lei e in questo luogo, regina indiscussa all’interno del suo salottino, in silenzio preparerà un tè profumato per le sue amiche, pure senza parole.
E l’aroma spettacolare della sua creatura si diffonderà fatalmente nell’aria insieme all’odore della ruggine e della limatura di ferro. Per siglare il patto ci siamo stretti la mano e toccare la sua mano è stato come comporre una scena.
Ecco l’incontro: il tè col teatro. Ecco l’in-fusione: il tè con atro e, come per magia, i due vocaboli nel suono si fondono: tè-atro. Il tè con lo scuro, con il fosco, il tè con il tetro… (Sapevo che teatro deriva dal greco theà-omai che significa guardare, ora, in termini poetici piuttosto che filologici, devo dare senso a questa nuova accezione: tè con atro, cioè tè-atro, cioè teatro).
Ecco comunque il rinnovato tè-atro, il teatro di sempre, il teatro di allora quando la folla sotto l’Acropoli, ad Atene così come a Epidauro o in tutta la Grecia, gettava pietre e fichi secchi sugli attori incapaci, sconosciuti, colpevoli solo di essere giovani e pieni di speranza.

La prossima volta che la incontrerò, chiederò ad Acilia una pozione benefica per la mia gotta, questa malattia, oramai cronica, che mi sta distruggendo (divorando?) di dentro e di fuori, le mani soprattutto e i piedi.
Ci sarà mai un tè capace di concreti interventi sull’acido urico? Non chiedo l’inibitore, ma un po’ di sollievo appena gli attacchi si fanno acuti e dolorosi…
Uno dei rimedi, probabilmente ancora il solo, è la colchicina: esisterà mai un’infusione con i bulbi o le radici, o coi petali del croco che umilmente pennellano di bianco e di violetto l’erba autunnale dei prati alpini?

A lato corrono i sentieri e là dove si intravede quello alto, naturalmente vien voglia di una sosta, per un’ultima occhiata. Lontano si sentono le voci che si spengono e i suoni dei campanacci che si fanno più deboli. Allora, sul muggito di una bestia in disparte, ancora fermi per questa breve interruzione, eccoci persi in uno sguardo e un sorriso…

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8 Commenti a “Tè-atro”

  1. pippopi70 Scrive:

    un incontro importante e pieno di sorprese.

    buona giornata,Giuse

  2. utente anonimo Scrive:

    spero una volta di incotrare anche io Acilia di persona, e bere con lei una calda tazza di tè. Questo angolo silenzioso e aromatico in teatro sarà magico, me lo sento. In bocca al lupo a tutti voi.

  3. utente anonimo Scrive:

    Spesso gli incontri più belli sono quelli inaspettati cara Acilia.

    Questa persona della quale descrivi così bene il suo aspetto mi incuriosisce molto. Ho letto con interesse le sue parole: mi hanno incantato, stupito e divertito.

    Ti descrive così bene, con poche parole, che mi pare di vederti davanti ai miei occhi.

    gigi

  4. Acilia Scrive:

    @Francesca V

    Grazie e crepi il lupo :-)

    Per la calda tazza di tè accadrà sicuramente presto.

    @gigi

    Ti ringrazio per la curiosità e l’interesse. Sono contenta che le idee partorite istintivamente vi piacciano e vi stimolino.

    Anch’io sono rimasta incantata dinanzi a Sergio.

  5. utente anonimo Scrive:

    Come tutto, da te, sa di buono!

    Vinaigrette

  6. quellochemanca Scrive:

    Questi si che sono incontri…

  7. utente anonimo Scrive:

    Hai sempre delle idee così originali e innovative…!

    Amo il teatro e il fatto che tu sappia collegare argomenti di grande cultura al tuo tè penso sia eccezionale, mi piace molto.

    Interessante l’esperienza in Cina!

    Carissimi saluti

    Marialuisa

  8. Yzma Scrive:

    la mente comincia i suoi viaggi di sogno e si ferma nelle memorie, antiche e future

    che bell’incontro :-)

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