sab, 28 luglio 2007
Negli ultimi anni, con l’arrivo dell’estate, puntualmente si ricomincia a parlare di tè verde. Se ne scrive sui giornali, se ne sente ciarlare in televisione e molte signore si affrettano ad acquistarlo perché da qualche parte hanno sentito dire «che fa bene». Ho ricevuto anche numerose email in merito.
Mi è venuta voglia di capire e distinguere, allora, i luoghi comuni dalle verità.
Certo, una trattazione esaustiva dell’argomento richiederebbe molte pagine; io proverò ad offrirvi un piccolo sunto che ambisce ad essere comunque efficace ed esauriente.
Nella medicina naturale cinese sono noti da molto tempo gli effetti positivi del tè verde sulla salute, sebbene la bevanda sia stata analizzata scientificamente solo da trent’anni.
Il padre della medicina cinese Shen Nongshi, già nel terzo millennio a.C. affermava che “La salute del nostro corpo dipende dai succhi delle piante”.
Le proprietà terapeutiche del tè verde dipendono essenzialmente dal tipo di produzione: le differenze stanno tutte nella lavorazione.
Come molti di voi già sapranno, nel tè nero le foglie vengono fermentate, sottoposte cioè ad un processo di ossidazione. Nel tè verde invece la fermentazione non viene attivata, ma interrotta immediatamente dopo il raccolto riscaldando le foglie con il fuoco o con il vapore.
In realtà, la fermentazione è un processo distruttivo nel corso del quale si perdono le sostanze preziose contenute nelle foglie. Ecco perché è frequente considerare il tè verde un prodotto naturale puro e pregiato, al contrario del tè nero definito spesso un prodotto voluttuario con scarsi effetti terapeutici.
Ciononostante, oggi due terzi delle esportazioni mondiali di tè provengono da India, Pakistan, Ceylon e Indonesia e in questi paesi viene prodotto principalmente tè nero che domina l’80% del commercio di prodotti a base di tè.
Dicevamo delle ricerche scientifiche. I tannini, tra i principali componenti del tè verde, e in particolare il gruppo delle catechine, rappresentano un validissimo ausilio per la prevenzione del cancro, per la protezione dalle malattie cardiovascolari e per l’eliminazione dei virus. In più, calmano le mucose dello stomaco e dell’intestino adattandosi molto bene al trattamento di malattie di origine nervosa e infiammatoria del tratto gastrointestinale.
Inoltre, le saponine abbassano il livello di colesterolo e rafforzano il sistema immunitario.
La quantità di vitamine contenuta nel nostro nettare erbaceo è notevole (con particolare riferimento alla vitamina C): alcune sono presenti in concentrazioni così elevate che circa tre tazze basterebbero a soddisfare il fabbisogno giornaliero. Le vitamine del complesso B sono molto importanti per il cervello e i nervi, perché sono in grado di stimolare il metabolismo di grassi, proteine e carboidrati, fornendo inoltre energia al cervello e permettendo di mantenere un alto livello di concentrazione.
La vitamina K, presente in natura negli ortaggi verdi, nelle insalate e quindi anche nella pianta del tè, svolge un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue, nella cicatrizzazione delle ferite, nel metabolismo delle ossa e dei tessuti e nel funzionamento di fegato e reni.
Un altro elemento contenuto nel tè verde è il fluoro, che previene, come sappiamo, la formazione di carie ed è anche un importante componente delle unghie e delle ossa.
Chi patisce lo stress, chi è sottoposto a lunghe cure antibiotiche, chi consuma esageratamente alcol o si cimenta in sforzi impegnativi, riduce la quantità di zinco presente nel proprio organismo: il tè verde diventa così la bevanda ideale perché contiene numerosi minerali e oligoelementi.
In Cina utilizzano un farmaco a base di tè verde per combattere gli effetti collaterali della chemioterapia che purtroppo riduce la percentuale di globuli bianchi: si chiama Shen bai dshr e pare aumenti la percentuale addirittura del 90%.
In definitiva, in seguito a queste scoperte e studi scientifici, risulta evidente che bere il tè verde non ha alcuna controindicazione. Fa bene.
Si tratta di un prodotto naturale, privo di effetti collaterali (se non quelli legati eventualmente alla teina che variano da soggetto a soggetto).
Per godere di tutte le sue proprietà benefiche vi consiglio di assumerlo regolarmente in grandi quantità. I medici giapponesi raccomandano di bere circa dieci tazze orientali al giorno, che corrispondono mediamente a sei tazze occidentali.
A me piace alternare, nell’arco della stessa giornata, alcune tazze di un verde giapponese ad altre di un verde cinese. E mi piace utilizzare tazze diverse per ciascuno.
Spesso scelgo il tè verde cinese per pasteggiare e prima di andare a letto è il compagno ideale per una buona lettura.
Voglio esortarvi a provare: diventerà un’irrinunciabile abitudine capace di regalarvi energia e benessere come mai vi è accaduto prima.
Per approfondire ulteriormente l’argomento vi consiglio la lettura de “Il tè verde” di Hu Hsiang-Fan e Marion Zerbst, Ed. Tecniche Nuove.
Vi suggerirei anche di dare un’occhiata qui, qui e qui.

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29 luglio 2007 alle 07:36
Bel post, complimenti.
Anche se le dosi mi paiono esagerate (la teina è pur sempre un eccitante). Una domanda: so che chiederlo qui equivale a blasfemia, ma per i pigri esiste una bevanda già pronta che contenga REALMENTE buon infuso di té verde, magari priva di zuccheri? Grazie, ciao.
29 luglio 2007 alle 11:35
@NYBRAS
Grazie.
Le dosi non sono esagerate e la teina, come ho detto, può agire (o non agire) diversamente da soggetto a soggetto.
Ad ogni modo, vari tipi di tè hanno un contenuto di teina diverso (il Bancha per esempio ne contiene pochissima). In più, puoi controllare la quantità di teina scegliendo un dosaggio basso: minore è la quantità di tè che utilizzi, minore sarà il contenuto di teina.
Esiste un metodo per “lavare il tè” che ci hanno insegnato i cinesi per ridurre ulteriormente il contenuto di teina: puoi coprire le foglie con un po’ d’acqua bollente e colarle dopo circa 45 secondi. Dopo potrai gustare la seconda infusione decisamente più blanda.
Vedrò di fornirti notizie più precise e complete in una email
Esistono molte bevande già pronte, ma nessuna di queste contiene REALMENTE un buon tè, verde o nero che sia. Del resto, se esistessero, sarebbero in profondo contrasto con i principi base del rito del tè: la cura, la lentezza, la calma e il tempo da dedicare e dedicarsi.
Tuttavia, hanno ideato delle bustine-filtro di diverse taglie, di facilissimo utilizzo, in cui puoi mettere le foglie del tè che scegli e usarle esattamente come quelle confezionate. Sono a prova di pigri
29 luglio 2007 alle 17:07
prima di tutto complimenti… conoscere il tuo blog è stata davvero una bella scoperta… adesso cerco la tua mail, spero di riuscire a scriverti, vedo che sei molto disponibile. Grazie
29 luglio 2007 alle 17:23
Anch’io ti faccio i complimenti per il blog, dall’aspetto monotematico, mi sembra di capire.
Ho letto con interesse il tuo post e i richiami, non sono completamente convertita al tè, e soprattutto al tè verde, ma proprio in questi giorni lo sto usando con più frequenza, per il caldo e per i benefici che porta in genere.
A questo punto ne approfitto per chiederti una cosa simile a quella chiesta dall’altro blogger. Io uso le bustine di una nota ditta. Pensi che possa andare bene lo stesso o occorre essere “puristi”?
Ciao, grazie.
29 luglio 2007 alle 18:31
Sì, da qualche anno è di moda il the verde. Finalmente rivalutato dalla medicina uffficiale ma presente anche nelle creme antirughe, nei profumi, nelle nostre pause pomeridiane. Difficile per chi accetta i consigli dell’ultima ora bere the verde. Anche per questo esistono i the in bustina, che nella scelta dei verdi sono di qualità nettamente inferiore a quella dei neri, che possono, per esempio, essere bevuti senza soffrire troppo (penso ai bar, se di buona marca e serviti in una teiera – e non in tazza con la bustina dentro!). Il the verde ha un gusto non semplice, al quale si arriva con un percorso di precedenti degustazioni, passando in genere da quelli neri o aromatizzati. Come spesso succede a noi occidentali, pensiamo che bere del the verde in bustina equivale a farsi del bene. Tralasciando il nome del the, il paese di provenienza, il giardino e il momento del raccolto. Ci prepariamo una tazza senza poesia e storia. Che vino stiamo bevendo? Rosso. Sarebbe meglio sentire Brunello di Montalcino, 1995. Riserva. Succede anche quando andiamo in palestra per il corso di yoga. Ci sentiamo tanto in sintonia con il nostro equilibrio psicofisico e siamo solo alla terza lezione. E stiamo già pensando che l’anno prossimo seguiremo il corso di karate perché hanno detto che fa meglio alla circolazione. Le mie parola non vogliono in alcun modo fare polemica con chi beve il the in bustina, pratico e veloce, ma solo una riflessione per come spesso noi fagocitiamo le cose snaturandole e adattandole alle convenzioni della nostra quotidianeità. E così una buona tazza di the verde perde il senso del fermarsi, del condividere, della pace di quell’istante. Del racconto delle mani che hanno colto e arrotolato quella foglia che galleggia davanti a noi.
(Insula)
29 luglio 2007 alle 20:42
@Giovanna
Trovi la mia email nella colonna a destra, cliccando su Scrivimi.
Ti ringrazio per i complimenti, a presto.
@meriggio

Grazie a te.
Immagino siano le bustine della Twinings quelle a cui ti riferisci
Vedi, sbaglieremmo se facessimo un paragone tra le bustine confezionate e il tè in foglia: si tratta di due cose estremamente e profondamente diverse. Nelle bustine confezionate quasi sempre trovi le parti più fini delle foglie e le polveri, e il tannino viene rilasciato in quantità eccessiva e molto rapidamente (ecco perché il tè risulta il più delle volte amaro).
Non “occorre” essere puristi: tutto sta nel decidere se dare più importanza alla velocità e la praticità, piuttosto che alla purezza del gusto (e del gesto).
@Insula
Concordo sul dare un nome alle cose, ma non sempre.
Non credo interessi a tutti il racconto delle mani che hanno colto e arrotolato le foglie che stiamo bevendo. E’ una questione di sensibilità e attenzione, e vale anche per molte altre cose.
Credo che l’aspetto importante sia scegliere assecondando la propria natura e il proprio modo di sentire.
E’ vero, il gusto del tè verde non è tra i più semplici: l’aroma di erba, spesso persistente, non conquista tutti all’istante. Ma lentamente si impara ad aprezzarne le note di estrema freschezza.
Pensa che alcuni tè verdi giapponesi, se respirati ad occhi chiusi, sanno condurti dinanzi al mare alle prime ore del giorno. E l’odore è quello dell’alba.
30 luglio 2007 alle 22:26
PIU’ pigri.
31 luglio 2007 alle 12:48
Grazie Acilia, preziosissime indicazioni!

Adoro il the verde ma non saprei scegliere la marca migliore. Non vorrei metterti in imbarazzo indicandone una in particolare…però mi piacerebbe molto, lo confesso!
Un abbraccio,
fior
31 luglio 2007 alle 14:18
Complimenti per la foto che immagino abbia scattato tu, molto bella la tazzina.
Interessante la scelta dell’argomento, si aveva bisogno di saperne di più, grazie.
Sonia
1 agosto 2007 alle 10:21
@fiordibrughiera
Cara, come ho detto in risposta ai commenti precedenti, temo non esista una marca che produca tè verde in foglia di buona qualità.
La Twinings commercializza il Java Green Tea, per esempio, ma personalmente non lo trovo buono.
Anche Lipton ha iniziato a produrre tè verde in filtri.
Il più delle volte il tè verde confezionato è un Gunpowder, un tè cinese sicuramente molto noto ma di modesta qualità (a seconda della grandezza delle foglie) e dal sapore amaro e aspro.
Ti consiglierei di recarti in un negozio specializzato che vende tè in foglia, il più vicino alla tua città, e ti inviterei a scegliere il tè che preferisci guardando le foglie, toccandole, sentendone l’odore e soprattutto dandoti l’opportunità di scegliere tra diverse tipologie.
Altrimenti scrivimi per email il tuo indirizzo e provvedo a spedirti qualcosa
@Sonia
Sì, ho scattato io la foto, ti ringrazio.
Ho acquistato la tazzina in una bellissima boutique del tè a Milano (di cui ho scritto una recensione poco tempo fa).
1 agosto 2007 alle 16:09
il tè verde lo bevo da anni, però si tratta delle bustine in commercio nei supermercati o, quando le trovo, quelle dell’altromercato

immagino che si trovi anche di meglio
baci
1 agosto 2007 alle 16:56
Complimenti per il post, molto attuale e interessante.

Io preferisco i tè verdi giapponesi rispetto a quelli cinesi e hai ragione quando dici che ricordano il mare, hanno un ottimo sapore di alga.
Consiglierei a Yzma (e a tutti gli altri) di convertirsi al tè in foglia
Grazie e un caro saluto, ti seguo sempre
Genny
1 agosto 2007 alle 19:41
Sono passata dal tè in bustina a quello in foglie per puro caso. Girovagavo in un negozio altromercato, ho visto una confezione realizzata con foglie di non so che, e mi son detta “Perchè non provare”. Da allora bere una buona tazza di tè è come aprire una piccola porta su una terrazza vista mare. Si crea un’atmosfera particolare. Consiglio vivamente a tutti il budda tè..è un tè verde che ho degustato recentemente…eccezionale…son passati giorni ma il suo aroma è ancora forte nella mia mente…
Goccianera
2 agosto 2007 alle 09:42
@Yzma

Sì, esiste di meglio
Però trovo apprezzabile che tu lo conosca e lo beva già da anni, non è cosa comune.
Baci a te carissima
@Genny
Grazie, un caro saluto anche a te.
@Goccianera
Me lo ricordo ancora il tè bianco dell’altromercato che mi hai regalato alcuni mesi fa: mi ha fatto compagnia in un delicato momento di transizione.
Buonissimo il Buddha Tè, è come se bevendolo sentissi sciogliere sulla punta della lingua una caramella al gusto di liquirizia. E’ il tè delle nostre chiacchiere e molto presto torneremo a sorseggiarlo insieme.
Ti abbraccio
2 agosto 2007 alle 14:58
Complimenti, il tuo blog e’ davvero bello e interessante.
Anche io cerco di bere quanto piu’ te verde e’ possibile, sono riuscita anche a mettere (non inorridire pliz…) un microonde in ufficio per scaldare l’acqua e farmi il mio terino quotidiano. Ora pero’ che fa cosi’ caldo hai qualche suggerimento per preparare un buon te freddo ? Magari che posso fare a casa e portarmelo dietro ? grazie e complimenti ancora, nusit
3 agosto 2007 alle 02:54
non credevo.
e la proprietà drenante, per combattere la ritenzione idrica? vendon le capsule di tè verde, mi pare.
ciao acilia
remo
3 agosto 2007 alle 09:25
@nusit

Ti ringrazio per i complimenti.
Dunque, in merito alla preparazione del tè freddo esistono due scuole di pensiero: c’è chi ama prepararlo direttamente con acqua fredda e chi invece è certo sia meglio seguire il metodo tradizionale e poi refrigerare. Nel primo caso puoi riempire una caraffa con le foglie di tè e l’acqua fredda (vale sempre la regola di circa un cucchiaino di foglie per tazza), successivamente devi mescolare bene e lasciare in infusione (coprendo la caraffa) per circa 8 ore.
Prova in entrambi i modi e scegli quale dei due soddisfa maggiormente il tuo gusto
La miscela comunemente chiamata Tuareg (a base di tè verde con l’aggiunta di menta marocchina) credo sia una buona idea per l’estate, da portare anche in giro in un buon thermos. In caso contrario, puoi provare con altre miscele aromatizzate o con qualsiasi tè naturale tu preferisca.
@sambigliong
Caro Remo, certo il tè verde può essere utile per combattere in modo naturale la ritenzione idrica, stimolando l’eliminazione dei liquidi in eccesso e migliorando l’elasticità e la tonicità delle vene. Ma le capsule sono un’altra storia: il più delle volte contengono un estratto secco di tè titolato al 50% e polvere micronizzata. Temo non sia esattamente la stessa cosa e personalmente non rinuncerei mai al piacere dell’autenticità delle foglie.
Ciao, ti abbraccio
3 agosto 2007 alle 11:51
Ho letto con interesse il breve saggio che hai cosi` ben scritto. Hai trattato l’argomento in modo divulgativo, con l’abituale stile raffinato che conttraddistingue la tua scrittura. Spero che serva a fare chiarezza e a invogliare, una volta di piu`, le persone a bere questa bevanda meravigliosa.
Kja
4 agosto 2007 alle 03:31
acilia,
ho stampato il post e l’ho dato a una mia giornalista affinché ne faccia un pezzo sulla pagina salute (InForma) del mio giornale; con citazione del blog.
ciao remo
4 agosto 2007 alle 11:20
Ciao acilia,
possiamo aggiungere al tuo Tuareg alcuni pinoli da sistemare sul fondo della tazza?
Per il the alla menta, dopo aver esaurito tutte le scorte portate dall’Egitto da un’amica, ho gustato con piacere il gunpowder (che adoro anche se di non eccelsa qualità) unito a foglie di menta fresca e versato in una tazza con quattro/sei pinoli adagiati sul fondo. Ho visto servire così il the in Tunisia, troppo tempo fa per capire che qualità usassero. Ma ricordo con precisione la piccola tazza, le foglie di menta e i pinoli. Ho provato a preparare così anche il famosissimo “the delle scimmie”, ma il risultato non mi ha soddisfatto. Vale sempre la regola che i the pregiati è preferibile berli puri.
insula
4 agosto 2007 alle 22:41
@Kja
Grazie cara Kja, lo spero anch’io.
Un abbraccio
@sambigliong
Che dire, ti ringrazio Remo, la cosa mi fa piacere e mi lusinga.
Attenderò di leggerlo.
@Insula
La miscela Tuareg ha proprio un gunpowder come tè di base. Direi che puoi prepararlo e personalizzarlo come più ti piace.
E’ bello immaginarti intenta a fare vari esperimenti