Il segno del frutteto: la raccolta delle foglie

Il termine raccolta mi fa pensare a molte cose. Tutte convergono in un gesto di estrema cura e dedizione.
Anche per il nostro infuso è così: la sua raccolta è una lenta operazione che si consuma con pazienza e delicatezza.
In Cina, ma anche in India e in Giappone, le foglie di tè vengono staccate a mano. È un processo nato con i dottori che un tempo si recavano in montagna per raccogliere erbe medicinali; richiede attenzione e destrezza e viene tuttora affidato alle giovani donne, capaci di riempire una gerla con 20/30 chili di foglie e germogli in una sola giornata.
Il movimento è il risultato della combinazione del dito medio e del pollice, noto come il segno del frutteto, che consente di afferrare le foglie con delicatezza e di staccarle con decisione, così da arrecare il minimo danno.
In altri paesi si utilizzano macchine apposite ma, non avendo la possibilità di identificare e separare i vari tipi, le foglie raccolte rischiano di produrre solo tè di media qualità.

In base al periodo di raccolta, il sapore e l’aroma del tè possono variare sensibilmente.
Come molti di voi già sapranno, di solito viene definito Primo Raccolto quello che si compie tra fine marzo e aprile; Secondo Raccolto quello tra maggio e giugno; Terzo Raccolto quello tra settembre e novembre. Il migliore pare sia quello primaverile, sebbene oggi la raccolta avvenga in tutte le stagioni al fine di garantire una produzione costante tutto l’anno.
La qualità e il prezzo del nettare che preferite dipendono anche dal momento della giornata in cui la raccolta viene effettuata. Generalmente accade due o tre volte al giorno e la qualità migliore in assoluto si ottiene alle prime luci dell’alba. Sarà per questo che i tè più buoni possiedono il dono della rinascita, il potere del rinnovamento.

Le tipologie di raccolta sono essenzialmente tre: con l’imperial plucking, un tempo riservata in Cina al tè dell’imperatore e praticata con forbici d’oro da vergini con le mani guantate, si prelevano, partendo dall’alto, il germoglio e la prima foglia; la fine plucking, riservata ai tè di grande qualità, preleva il germoglio e le prime due foglioline apicali; infine, nella coarse plucking, la scelta ricade sulle tre prime foglie con il germoglio.
Le raccolte che scendono fino alla quarta o quinta foglia sono dedicate ai tè di qualità decisamente inferiore.

Un ultimo aspetto importante riguarda la crescita delle foglie: gli agricoltori fanno sempre in modo di controllarla accuratamente; una crescita eccessiva ridurrebbe la qualità costringendoli ad un prezzo di vendita più basso.
In più, devono fare attenzione agli insetti nocivi che potrebbero rovinare l’intera piantagione: in caso di infestazione non possono utilizzare pesticidi, possono solo spezzare il ramo infetto o utilizzare il fumo per liberarsi degli insetti.

Mani, alba, primavera: le protagoniste della raccolta del tè sono sinonimo di bellezza e calore. Facciamo in modo di non dimenticare mai che in ogni tazza possiamo riscoprire il piacere di una carezza, l’incanto di una luce e il soffio di una brezza.

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14 Commenti a “Il segno del frutteto: la raccolta delle foglie”

  1. LazyBoy72 Scrive:

    Leggendoti mi è venuta voglia di svegliarmi all’alba domattina, preparare una tazza del Casablanca (per me) iniziatico acquistato qualche giorno fa e gustarla ammirando il sole nascente dalla finestra della mia cucina.

    Ah! Se non fossi così pigro…

  2. jakartacafe Scrive:

    quale migliore prima lettura, di questa mia prima mattina….

    anche la foto mi piace, e mi riporta alla mente qualche ricordo di infanzia, un’associazione strana perchè non sono mai stato in quesi posti, ma la riva scoscesa e l’acqua che scorre in basso ha generato questo ricordo nella mia testa, di quando ero ragazzetto e mi sedevo spesso in alto in mezzo al verde degli appennini a guardare lo scorrere dell’acqua giù in basso ascoltando i rumori lontani

    poi un’altra cosa mi è venuta in mente, riguardo la raccolta del te: forse l’ho letto qua, oppure ad una mostra, boh, ora non riesco a focalizzare: mi aveva incuriosito la raccolta di una varietà di tè che (leggenda o realtà?) veniva effettuata dalle scimmie, perchè non era ammesso a nessun altro l’accesso alla piantagione….

    ripensandoci ora mi sembra così assurda che forse me la sono sognata questa cosa…

    (…azzz… quanto ho scritto oggi! di solito mi esprimo a monosillabi…)

    ciao

  3. Acilia Scrive:

    @LazyBoy72

    Bel progetto. Se vuoi posso chiamarti e impegnarmi a farti da sveglia :-)

    @jakartacafe

    Non l’hai letta qua perché non ne ho ancora parlato, ma pare esista davvero la raccolta di cui parli. Generalmente si tratta di piante selvatiche che crescono sui dirupi o in altri luoghi inacessibili e le foglie vengono raccolte da scimmie addestrate.

    Tra questi tè il più noto dovrebbe essere lo Yang Hsien Yun Wun, la cui origine spiega come si giunse ad utilizzare le scimmie per raccogliere tè selvatici.

    Siediti sulle mie ginocchia, ti racconto la storia :-)

    Si narra che un addetto alla preparazione del tè, Yang Hsien per l’appunto, per guadagnarsi da vivere raccoglieva e preparava le foglie di tè da vendere ai più ricchi.

    Un giorno trovò in montagna una piccola scimmia abbandonata; decise di portarla a casa e di prendersene cura. Presto si affezionarono e ovunque l’uomo andasse, la scimmia lo seguiva.

    Poco dopo, mentre Yang Hsien si trovava in montagna in cerca di erbe, notò una pianta di tè che cresceva su una roccia alta e inaccessibile, avvolta dalle nuvole e dalla nebbia. Cercò di arrampicarsi per raccoglierne le foglie, ma l’impresa si rivelò ardua e vi rinunciò.

    Dopo aver assistito ai vari tentativi del suo padrone, la scimmia si arrampicò e raccolse le foglie, imitando i gesti dell’uomo.

  4. LaFataStronza Scrive:

    proprio così, il tè è una carezza:)

    riguardo alle scimmiette non so dare la motivazione ma è vero che venivano ammaestrate per la raccolta delle gemme

    da peter’s tea house si trova un tè che infatti si chiama white “monkey”, è un tè verde molto pregiato che viene detto white in quanto le foglioline raccole sono talmente “giovani” che hanno ancora la peluria bianca:)

    un saluto

  5. ooohopla Scrive:

    Sììì, credo anch’io, carissima Acilia, che spesso una buona tazza di tè sia come una carezza….grazie per le tue spiegazioni…non le conoscevo e le trovo fascinosissime…

    un abbraccio

    Stefano

  6. Masso57 Scrive:

    Il tea è una carezza; ma anche le parole, a volte….

  7. utente anonimo Scrive:

    nn ho mai bevuto il tè,quello caldo,ma solo quello freddo…ma devo dire ke grazie ad una persona a me molto cara ho scoperto questo nuovo piacere..quindi presto mi metterò alla prova x vedere se ne sn capace….nessuna cavia????

    il tè è come una carezza…ma nn tutte le mani possono trasmettere le stesse emozioni

  8. Yzma Scrive:

    la qualità migliore in assoluto si ottiene alle prime luci dell’alba. Sarà per questo che i tè più buoni possiedono il dono della rinascita, il potere del rinnovamento.

    certo che ne sai di cose :)

  9. utente anonimo Scrive:

    Facciamo in modo di non dimenticare : che usufruiamo di un dono di una tradizione millenaria, di sudore di uomini che con il loro lavoro ci hanno tramandato un regalo, che noi abbiamo il dovere di conservare.

    a presto.

  10. Acilia Scrive:

    @LaFataStronza

    Il White Monkey si trova non solo da Peter’s tea house :-)

    E’ un tè dell’area di Taimu nella regione del Fujian. Hai ragione, ha una foglia lanuginosa e ondulata: a me piace molto il suo sapore, possiede una piacevole nota di miele.

    A chi non l’ha mai provato consiglierei di non perderlo.

    Un caro saluto anche a te

    @ooohopla

    Professore, è un po’ che non la vedevo più da queste parti.

    Un abbraccio, grazie a te :-)

    @Sergiott

    Sì, anche.

  11. utente anonimo Scrive:

    Il termine raccolta mi fa pensare a molte cose. Tutte convergono in un gesto di estrema cura e dedizione.

    Questa frase, isolata dal contesto in cui tu l’hai collocata, mi ricorda i miei nonni, dediti tutta la vita alla raccolta della frutta e della verdura che coltivavano per poi venderla al mercato. Un lavoro che immagino molto duro, con sveglia all’alba e ritmi serratissimi; temendo costantemente la grandine che poteva compromettere i loro sforzi.

    Rammento un mattino di un’estate lontana: osservavo le piante di pomodoro che erano cariche di frutti e mio nonno che li raccoglieva. Calzava il suo cappello di paglia per proteggersi dallo stesso sole cui era grato per i pomodori maturi che staccava delicatemente dai piccoli arbusti per collocarli in un cavagn, termine che designa un cesto in dialetto comasco, lingua che parlava abitualmente anche con me.

    Kja

  12. Acilia Scrive:

    @Kja

    Grazie per i tuoi racconti e i tuoi ricordi.

    Nella mia terra di origine molte persone hanno condotto la stessa straordinaria vita dei tuoi nonni: godono di tutta la mia ammirazione.

    Ti stringo.

  13. coccagna Scrive:

    davvero una bella scoperta questo blog, leggere tra queste pagine mi fa riflettere su un pensiero finora non consapevole: la passione per il tè esprime un po’ quella voglia di concedersi uno spazio ed un momento aldilà di tutto il “fuori”. Semplice, banale detto così, ma quante volte non ci accorgiamo neanche che questo momento spesso passa inosservato, proviamo a godercelo invece…

    è la prima volta che scrivo qui, non di sicuro l’ultima, e questo pensiero che aggiugno agli altri vuole solo ringraziare

    a presto

  14. Maggio, tempo di raccolta | unastanzatuttaper(il)tè Scrive:

    [...] prese tra le dita, strappate con decisione dalla pianta madre e disposte in grandi ceste. un gesto, il segno del frutteto, fondamentale per la vita del futuro tè di cui potremo sentire l’aroma. un’aroma [...]

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